Annalisa e il diavolo: suggestioni di umana ripugnanza

Annalisa e il diavolo: suggestioni di umana ripugnanza
L'arte concupiscente e grottesca di Guido Buzzelli torna per Coconino Press in una raccolta di storie brevi in cui le ombre si ammassano fino a trovare sostanza, ideale per scoprire o riscoprire l'opera di un grande del fumetto italiano.

Annalisa-e-il-diavolo-copertina_Recensioni Capita a chiunque, prima o poi, di prendere improvvisamente coscienza durante un sogno. Il più delle volte la realizzazione finisce per svegliarci, ma con un po’ di fortuna si può riuscire a strappare il controllo del miraggio e piegarlo alla nostra volontà, rimanendo quindi ancora immersi nel salone degli specchi del nostro inconscio, senza essere più suoi prigionieri. C’è chi ha elaborato tecniche per far scattare questo meccanismo, e chi ne ha analizzato le implicazioni scientifiche, ma se si dovesse indicare chi più di tutti è stato in grado di imprimere quella sensazione su carta, la risposta potrebbe essere soltanto una. Anzi, verrebbe addirittura naturale descriverne le fattezze: il volto affilato, la barba lunga e curata, la frusta eleganza del vestiario. È .

In Annalisa e il diavolo, raduna dieci storie di varia lunghezza e natura, composte dall’artista romano nel corso degli anni Settanta. Racconti truculenti e beffardi, visioni amare popolate da mostri e derelitti, tra cui Buzzelli stesso discende come protagonista o spettatore.

Facendosi parte integrante delle vicende da lui narrate, l’autore è il varco che permette all’orrore di colare nella realtà: alla costante ricerca di nuove storie, Buzzelli insegue i suoi demoni fin quasi a caderne vittima, in un rapporto ambivalente che conduce a diverse istanze di metanarrazione. Emblematica in tal senso è l’opera che non a caso dà il titolo all’antologia. In Annalisa e il diavolo il fumettista, esausto e senza alcuna ispirazione, cerca conforto sulle spiagge di una tranquilla cittadina balneare, solo per trovarsi dilaniato tra l’attrazione per una spigliata fanciulla e l’interesse morboso per uno squinternato diavolaccio di provincia, fino a scivolare via dalle maglie di un reale tutt’altro che solido.

L’oscurità non consiste in nulla di inusitato, ma è da scovare semmai negli anfratti più nascosti di una lontana metropoli (New York), lungo una strada fuorimano (La locanda) o tra le piazze e i palazzi di Roma (La complicata carriera del signor Temistocle, Piazza del popolo). E se le ombre possono condensarsi fino ad assumere una dimensione fisica, sono altrettanto leste a liberarsene. Basta il fortuito intervento di un ospite inatteso a interrompere la danza tra Buzzelli e i suoi seducenti spettri (L’intervista), ma pur nel loro prodigioso dissiparsi, questi hanno l’accortezza di lasciare una traccia o due, come per dirci che qualcosa è successo davvero.

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Sebbene la linea tra l’illusorio e il tangibile sia tanto sfumata, Buzzelli non abbandona mai il mondo. Lo dimostrano i suoi racconti più politici e di denuncia, come Guerra Videologica e Peisithanatos, in cui l’artista traccia un paesaggio profetico sull’avvenire delle comunicazioni e il loro inquietante impatto sul controllo sociale, ma anche la carnalità che permea ogni piega delle sue creazioni: ometti macilenti, donne innocenti e terribili, satanassi molli o flessuosi; tutti troppo fisici, troppo possenti per essere rilegati con facilità all’aleatorietà dell’incubo.

L’immaginario di cui Buzzelli è schiavo e domatore è infatti tanto corporeo da essergli valso il titolo di “Michelangelo dei mostri”: le sue figure, umane o disumane che siano, sono dotate di un’energia rara, vibrante, muscolare; una forza che esplode in linee armoniose, guizzanti di vita, e in visi dall’enorme ricchezza espressiva.

annalisaeildiavolo_alta_Recensioni È nei dettagli la chiave dell’arte di Buzzelli, un realismo dell’irreale costruito su pieghe della stoffa, sopracciglia corrugate e cavalli in corsa, in anatomie dalla bellezza rinascimentale anche quando impossibili o deformi. La precisione con cui sono rappresentati tanto gli ambienti naturali, miti, ariosi e al contempo indifferenti, quanto soprattutto ciò che è artificiale e dunque umano, sia esso l’intimo disordine dello studio dell’autore o un polveroso teatro in rovina, denota la profonda conoscenza con cui lo sguardo di Buzzelli sfiora ciò che esiste; ed è questa familiarità a permettergli di rendere credibile l’assurdo e di destreggiarsi con la prospettiva dell’azione, spostandola di punto in punto o portandola alla prima persona, senza per questo perdere in fluidità.

La composizione delle tavole, spettacolare e variegata, è ulteriormente arricchita da un magistrale utilizzo del chiaroscuro, con cui Buzzelli dona profondità alle forme e accentua di volta in volta l’esuberanza o la solennità delle sue messe in scena. Il contrasto tra luci e ombre è un perfetto parallelo grafico dello sdoppiamento dell’uomo, artefice e soggetto, che è il filo conduttore della raccolta e che tocca il suo punto più alto nel racconto L’Agnone.

Per quanto terribili possano essere i suoi fantasmi, Buzzelli non perde mai il gusto per la beffa, volgendola in primo luogo nei suoi riguardi; ma essendo egli stesso il mezzo con cui sperimenta la realtà, tutto, perfino il lettore, rimane coinvolto nei suoi scherzi amari, ed è anche questo che a distanza di quarant’anni conferma il suo indiscutibile valore di narratore.

Annalisa e il Diavolo è dunque un volume prezioso, per l’eccellenza grafica di cui è un concentrato e per il fascino visionario dei temi trattati dalla raccolta. La nuova, curatissima edizione Coconino Press, accompagnata dall’ottima prefazione di Emanuele Trevi, rende certamente onore a un maestro rimasto troppo a lungo lontano dai cuori e dagli scaffali dei lettori.

 

Abbiamo parlato di:
Annalisa e il diavolo
Guido Buzzelli
Coconino Press, 2018
192 pagine, cartonato con sovraccoperta, bianco e nero – 25,00 €
ISBN: 9788876184307

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