Andrea Sorrentino: vi racconto il mio Batman realistico

Andrea Sorrentino: vi racconto il mio Batman realistico
Ospitiamo una intervista ad Andrea Sorrentino, disegnatore di Batman – L’impostore, miniserie a fumetti scritta dallo sceneggiatore di The Batman.

Abbiamo piacere di ospitare, in forma estesa e completa, una intervista al disegnatore italiano Andrea Sorrentino. L’intervista è apparsa in forma parziale sulle pagine del Quotidiano del Sud – Edizione di Salerno il 20 ottobre 2021.
Sorrentino è un disegnatore attivo da anni nel mercato dei comics americani e il suo ultimo lavoro è
– L’impostore, miniserie dell’etichetta Black Label della DC Comics, uscita in contemporanea agli USA anche in Italia per Panini Comics.

Batman - The Imposter_coverCiao Andrea, iniziamo dalla fine: quando e come sei stato coinvolto nel progetto Batman – L’impostore, scritto da Mattson Tomlin, sceneggiatore del film in uscita nel 2022?
Da quello che so, nel momento in cui Mattson ha finito di collaborare con alla sceneggiatura di , si è accorto di aver ancora molte idee che valeva la pena sviluppare ma che, per motivi di tempi narrativi, non erano entrati nel film. La DC Comics, nella figura di Jim Lee, gli ha proposto di rimaneggiare queste idee e di proporle, sotto forma di nuovo universo fumettistico scollegato dal film, in una serie sotto l’etichetta Black Label.
A quel punto, visto l’approccio molto realistico di Mattson al mondo di Batman, Chris Conroy (l’editor incaricato di gestire la miniserie, con il quale avevo già lavorato in passato sulla mini Joker: Killer Smile) ha pensato che potessi essere il disegnatore giusto per quel tipo di storia e mi ha chiesto se fossi interessato a essere l’artista del progetto. In quei mesi ero però già molto preso dagli ultimi capitoli di Gideon Falls, che volevamo ultimare senza ritardi, quindi dovetti declinare.
Destino ha voluto che, a causa di problematiche legate al covid e a una risistemazione interna di Warner\DC, il progetto Batman: The Imposter ha subito diversi mesi di slittamento e, nel momento in cui si era pronti a ripartire, io mi ero liberato da qualunque impegno. La DC mi ha riproposto quindi la sceneggiatura ed è così che ho accettato e iniziato a lavorarci.

Come ti è parso, da lettore, l’approccio di Tomlin al personaggio?
Credo che Mattson abbia una visione del personaggio molto simile alla mia. A lui piace quello che gli americani definiscono un approccio molto grounded (urbano, realistico) alla figura di Batman. Non ci sono molti dei super-gadget che siamo abituati a conoscere da altre produzioni (sia fumettistiche che cinematografiche) e tutto è stato reso con un design credibile e, per certi versi, possibile. Si tratta anche di un Batman molto più cupo e introverso rispetto a tante interpretazioni. Piu ossessionato, più violento, ma allo stesso modo più fallibile e nichilista. In questa ogni colpo (dato e ricevuto) si sente e lascia ferite e cicatrici.

Hai disegnato Batman più volte nella tua carriera. È la prima volta che lo disegni in un albo che lo vede assoluto protagonista (in due versioni, addirittura). Cosa pensi del personaggio?
Credo sia decisamente il personaggio che meglio si sposa con il mio stile e il mio tipico approccio (dark e noir) al fumetto. In realtà mi chiedo come mai la DC ci abbia messo tanto a darmi finalmente una sua miniserie (ride – ndr). È stato un piacere poter lavorare su una mia versione di Batman e ho decisamente la sensazione che non sarà l’ultima volta.

Quale è stata la tua reazione quando ti è stata proposta la miniserie?
Onestamente, credo fosse ormai nell’aria. Negli ultimi dieci anni ho avuto modo di lavorare con diversi editor in forza alla DC e, in un modo o nell’altro, è quasi sempre uscito fuori il discorso sul fare qualcosa riguardante Batman prima o poi. Sono contento che sia stata questa la volta buona, onestamente, perché credo che Mattson abbia un’idea del personaggio che piacerà a molti e sono sicuro sia solo l’inizio di molte future collaborazioni.

Batman - The Imposter (2021-) 001-005

Cosa hai messo di tuo nell’ambientazione e nella costruzione dei personaggi?
In questo tipo di progetti Black Label, l’idea di fondo è quella di dare agli autori coinvolti (scrittore, disegnatore e colorista) il massimo della libertà creativa e di interpretare il lavoro come fosse un progetto indipendente. Quindi fondamentalmente ho avuto carta bianca nello stile e nei design da utilizzare e la sensazione è stata molto appagante. Mi rimane il rammarico che nella storia non ci sia una Batmobile (e quindi di non averne potuto disegnare una mia versione), ma non ho perso le speranze nel caso alla DC decidano alla fine per un sequel.

Tornando indietro: come hai iniziato a leggere fumetti, quali leggevi e quando, poi, hai iniziato a disegnare?
Credo di leggere fumetti e provare a disegnarli praticamente da sempre. Ho imparato a leggere sui fumetti di Topolino e, crescendo, ho letto praticamente di tutto. Dai manga, ai comics, ai fumetti italiani a quelli francesi. Credo che ogni lettura abbia, alla fine, lasciato qualcosa nel mio subconscio e che abbia contribuito a farmi diventare l’autore che sono ora.

Come hai mosso i primi passi da professionista e, riguardando il tutto ora, da lontano, che ricordi hai di quel periodo?
Il mio primissimo lavoro retribuito risale al 2009. Furono delle illustrazioni a tema horror per una casa editrice di giochi di ruolo americana chiamata White Wolf alla quale arrivai inviando per email alcuni miei lavori. Quell’esperienza mi aprì le porte per i primissimi lavori in DC (un editor che mi aveva notato sui volumi White Wolf mi offrì lavoro per delle copertine per un crossover horror) e da lì ebbi l’opportunità di mostrare a qualcuno come lavoravo su delle pagine di fumetto.
Il mio ingresso come disegnatore titolare fu nel 2011, con I,Vampire, una serie a tinte horror\noir per la quale disegnai i primi 15 numeri. Da lì sono passato a e poi alla Marvel (con la quale firmai un contratto in esclusiva di tre anni) su Old Man Logan.
Da quel punto in poi mi sentivo abbastanza pronto ad entrare nell’ambito del fumetto autoriale americano e, con Jeff Lemire, abbiamo deciso di creare Gideon Falls.

A proposito di Gideon Falls, di cui presto potremo leggere la conclusione anche in Italia per Bao Publishing. Come è stata questa esperienza creator-owned con Jeff Lemire e che tipo di libertà creativa hai avuto rispetto a quando lavori per Marvel e DC.
Jeff e io ci conosciamo dai tempi di (che mi sembra un battito di ciglia fa, ma sono invece già passati otto anni) e abbiamo sviluppato da subito una particolare intesa lavorativa. Non è una cosa che succede sempre. A volte trovi un autore con il quale sembra andare tutto liscio e, quasi miracolosamente, ogni idea combacia alla perfezione. Con il passar del tempo siamo diventati anche amici e creare da zero dei nostri progetti ci sembrava l’evoluzione più naturale del nostro rapporto lavorativo.
Gideon Falls è nato da una vecchissima idea, mai concretizzata, di Jeff, rimaneggiata e ampliata per farne una saga lunga e più ambiziosa. Per quel che riguarda la domanda sulla libertà creativa, quella che hai alla Image è totale. In pratica, a conti fatti, loro sono fondamentalmente i publisher del tuo progetto. Ti aiutano nella logistica e si occupano di distribuzione e stampa, ma la gestione dello stesso è tutta in mano agli autori (che rimangono possessori della proprietà intellettuale). In pratica, sei l’artefice del tuo successo (o della tua rovina) in tutto e per tutto.
L’esperienza è stata probabilmente la migliore di tutta la mia carriera finora. Mi ha permesso di crescere come autore, ma anche come professionista. Mi ha fatto conoscere e prendere confidenza con aspetti gestionali che normalmente erano lontani dalla mia esperienza (la gestione dei diritti, il marketing delle serie, i contratti per la distribuzione straniera, tanto per citarne alcuni). Il fumetto è stato anche opzionato per una serie TV (della quale Jeff ed io siamo produttori esecutivi) quindi, soprattutto di recente, sto un po’ trascendendo il ruolo del solo disegnatore, per gestire i progetti con una visione più ampia.

Intervista realizzata via mail a ottobre 2021

Andrea Sorrentino

Andrea-Sorrentino-sitoAndrea Sorrentino (1982) è un disegnatore italiano che vanta numerosissime collaborazioni con le principali case editrici del mercato statunitense. Il suo esordio risale al 2010, in casa DC Comics, con la miniserie God of War seguita da una run di 15 numeri su I, Vampire. Successivamente inizia la collaborazione con Jeff Lemire sul personaggio di Green Arrow. Nel 2015 passa alla con un contratto in esclusiva di tre anni, collaborando con su alcuni albi degli X-Men e poi disegnando la miniserie Old Man Logan. Nel 2018 riprende il sodalizio con Jeff Lemire realizzando i disegni di Gideon Falls, miniserie targata Image Comics e portata in Italia da BAO Publishing. Le sue opere più recenti sono Prodigal, nuova miniserie Image sempre in coppia con Lemire e Batman – The Imposter per DC Black Label, entrambe iniziate nel 2021.

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