
Ma mentre quest’ultima è opera che definiremmo in sintonia con il sogno americano, American Born Chinese è invece un racconto tripartito le cui storie, all’apparenza slegate, mettono in luce le discriminazioni cui sono soggette le minoranze negli Stati Uniti. In una il protagonista è Jin Wang, ragazzo americano figlio di emigrati cinesi, che proprio per le sue origini ha difficoltà ad inserirsi a scuola. Nella seconda invece è Danny, ragazzo americano che vede minata la sua popolarità dall’arrivo dell’odioso cugino Chin-Kee, che incarna tutti gli stereotipi più comuni sui cinesi. Infine la terza storia, che si rifà alla letteratura classica cinese, è un libero adattamento della leggenda del Re Scimmia.
Tre modi di raccontare l’emarginazione sociale che portano ad un’unica soluzione: accettare le proprie origini, non uniformandosi alla cultura dominante, ma facendo della propria diversità un valore. Un insegnamento che trae sostegno anche dalla genuinità del racconto che si rivela già dalla biografia del suo autore. Gene Luen Yang è infatti americano ma figlio di emigrati cinesi, i genitori, un ingegnere elettrico di Taiwan e una programmatrice di Hong Kong si sono conosciuti, durante la specializzazione, alla San Jose State University. Il personaggio di Jin Wang, è dunque alter ego dell’autore che di lui si serve per una disamina, assai intelligente e profonda, del sistema educativo americano. Perché se alla radice di certi comportamenti dei giovani c’è l’industria dell’intrattenimento (che per anni ha presentato gli asiatici in forma stereotipata stigmatizzandone cultura e tradizioni 1 ), dall’altra la scuola non ha saputo fare da argine all’influenza dei media promuovendo questi stereotipi.

Ma non c’è situazione o personaggio che non sia funzionale a mettere in luce un aspetto di questa consuetudine, discriminatoria e lesiva dell’identità, ponendo la storia al servizio della sua stessa morale. Scopriamo infatti, con l’avanzare del racconto, che Danny non è altri che l’immagine di ciò che Jin Wang vorrebbe essere, mentre Chin-Kee è la personificazione di tutte le sue insicurezze, legate proprio alle sue origini. Il Re Scimmia riveste infine il ruolo di mentore del protagonista facendosi carico di ricondurlo alla ragione impartendogli un’importante lezione di vita.
Il disegno di Gene Luen Yang è essenziale, sobrio e spesso incline, anche per esigenze narrative, allo stereotipo. Frequenti i primi piani e una certa staticità delle figure, l’autore raramente ricorre all’azione, che quando c’è ha i toni farseschi dei cartoon per bambini. Il colore è dato per tinte piatte, e l’assenza delle sfumature toglie profondità soffocando la prospettiva. Alcune vignette, se con molti personaggi, risultano caotiche eppure il risultato complessivo è elegante, maturo. I volti, espressivi seppur tratteggiati con poche linee, favoriscono l’immedesimazione e una certa empatia, necessaria per apprezzare un’opera che è diventata, in molte scuole, testo didattico. Un’immedesimazione a cui giova la naturalezza con cui viene dipinto il sentimento amoroso, quell’imbarazzo che accomuna tutti i ragazzi di tutte le estrazioni sociali e di tutte le culture. Quel sentirsi inadeguati di fronte alla persona cui siamo attratti e non avere una bussola che ci sappia dire come comportarci. Ecco che Gene Luen Yang dedica intere tavole al suo protagonista e al suo dramma di avere le ascelle sudate e per questo non poter abbracciare la ragazza di cui è innamorato mentre è al cinema. Non c’è cultura che tenga, in amore ci scopriamo tutti ugualmente imbranati.
Perché in American Born Chinese non è raccontata solo la storia di un ragazzo sino-americano, ma di tutti quei ragazzi fatti oggetto di bullismo o che semplicemente vorrebbero fuggire dalla propria vita e dal proprio corpo. Sì, questo libro si rivolge a loro e sì, questo libro può salvarli.
Abbiamo parlato di:
American Born Chinese
Gene Luen Yang
Traduzione di Omar Martini
Tunué, Settembre 2022
240 pagine, rilegato, colori – 19,00 €
ISBN: 9788867904662
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Si veda ad esempio le critiche mosse ai personaggi dei gatti siamesi di Lilli e il Vagabondo, ritenuti offensivi per la cultura cinese e per questo in parte censurati nella versione live action; ↩
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Per le note biografiche visitare il sito ufficiale dell’autore: About – Gene Luen Yang ↩









