Alla ricerca del Paradosso Definitivo: “Time Breakers”

Alla ricerca del Paradosso Definitivo: “Time Breakers”
Rachel Pollack e Chris Weston hanno creato un'opera sui viaggi nel tempo che parte da una prospettiva inedita: i paradossi temporali non vanno evitati, ma creati scientemente per salvaguardare l'integrità del continuum e permettere la nascita della vita!

presenta per la prima volta in Italia Time Breakers, miniserie originariamente uscita nel lontano 1997 in America per la Dc Comics nell’effimera sotto-etichetta Helix. Ai testi l’americana Rachel Pollack, scrittrice di fantascienza famosa per un suo ciclo di storie di Doom Patrol, e , disegnatore inglese avvezzo agli scenari fantascientifici che vanta collaborazioni con Grant Morrison e Warren Ellis.

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I Time Breakers che danno il titolo all’opera sono un gruppo di viaggiatori nel tempo il cui scopo è causare paradossi temporali per salvaguardare l’esistenza della vita e della realtà stessa, andando quindi in totale controtendenza rispetto ai vari crononauti cui siamo abituati, che hanno come regola base proprio quella di evitare qualsivoglia paradosso. Protagonista di questa storia è Angela Attenborough che, fin dalla sua entrata in scena, prima di conoscere i Time Breakers ed essere cooptata nelle loro fila, viene presentata come in lotta con il suo tempo di origine (il 1958), con le convenzioni sociali e il ruolo remissivo che la donna deve avere in quell’epoca.

Questa sua caratterizzazione, oltre a renderla idonea ad essere reclutata in un gruppo di avventurieri a cui, evidentemente, l’epoca di appartenenza sta stretta, è anche una scelta tematica. Infatti, a differenza di molte altre opere sui viaggi nel tempo, in cui questi sono solo “una scusa” per parlare di altro (1) , in questa graphic novel il tema è proprio Uomo Vs Tempo, con i paradossi temporali e le infinite incognite della vita di un crononauta al centro costante della scena.

E di incognite Angela ne affronta a bizzeffe, mettendo a dura prova il suo carattere duro e risoluto. In primis, lo scopo ultimo del gruppo: creare il Paradosso Definitivo, destinato a originare la vita sulla Terra e che dovrebbe contemporaneamente impedire che una misteriosa anomalia temporale dal futuro divori l’esistenza viaggiando a ritroso nel tempo. Il condizionale è d’obbligo, data la particolarità della vicenda: c’è veramente il libero arbitrio e la possibilità di cambiare a proprio favore l’avvenire se, come la protagonista fa a inizio storia, è lei stessa ad autoreclutarsi dal suo stesso futuro?

La natura stessa dell’universo di Time Breakers è, quindi, ambigua: se loro riescono nella realizzazione del sopracitato paradosso e a salvare la realtà, ne consegue che è antropocentrico all’ennesima potenza, essendo loro stessi a plasmarne le condizioni che lo rendono idoneo alla vita; in caso contrario vorrebbe dire che, “semplicemente”, l’universo non doveva generare la vita, e l’anomalia è, in realtà, una correzione dello status quo. Non che i protagonisti, sovraccarichi come sono di situazioni che sfidano ogni logica lineare, e con la spada di Damocle dell’anomalia che divora l’esistenza a ritroso di anno in anno, abbiano il tempo di pensare anche a ciò.

In verità, a parte le ovvie problematiche esistenziali dovute agli anelli temporali che devono vivere e creare, non è che ne sollevino molte sul fatto di alterare la Storia e, di conseguenza, la vita di chissà quante persone, in quanto per loro è de facto un “imperativo morale” giocare con gli eventi. Siamo quindi ben lontani dai tormenti interiori vissuti da Manse Everard, il cronopoliziotto del famoso ciclo della Pattuglia del tempo del romanziere Poul Anderson: i nostri manipolano la Storia con la massima disinvoltura e paradossalmente, sono proprio le loro nemesi, i Conoscitori, fanatici religiosi che professano la liberazione dell’uomo dalla “prigione del tempo”, a evitarle con scrupolo.

Per quanto la vicenda sia ovviamente intricata per via dei vari paradossi temporali che si susseguono scorre comunque piuttosto linearmente, e questo grazie alla maestria della Pollack nel gestire l’equilibrio tra la sovrabbondanza di informazioni di contestualizzazione e azione pura e lo storytelling chiaro e senza sperimentalismi di Weston. L’infodumping non inficia minimamente la qualità dei dialoghi, che sono funzionali e non suonano mai artificiosi, nonostante gli inevitabili “spiegoni” più che mai necessari, in questo caso, per aiutare il lettore a inquadrare il contesto paradossale in cui si muovono i protagonisti e, fondamentalmente, capire cos’è che sta succedendo.

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Riguardo la chiarezza espositiva di Weston, essa non vuol dire però rigidità nella costruzione della gabbia delle vignette – le quali variano di numero e conformazione da tavola a tavola – che si adatta al ritmo della vicenda e alle esigenze narrative, non disdegna di far fuoriuscire personaggi ed altri elementi dai contorni delle stesse e lascia il passo, ove necessario, all’uso di splash page che sottolineano l’entrata in scena di nuovi personaggi o eventi particolarmente rilevanti, il tutto mantenendo sempre un’estrema leggibilità. A coadiuvarlo nell’impresa la colorista Roberta Tewes, che facilita ulteriormente la lettura usando palette monocromatiche quando è buio, quando ci sono “effetti speciali” come cose e persone colpite da avveniristiche armi a raggi o in procinto di viaggiare nel tempo, e quando ci sono flashback; in quest’ultimo caso, di norma è solo lo sfondo ad essere monocromatico e non i personaggi, tecnica usata a volte anche durante le normali scene per focalizzare i protagonisti “sfocando” il resto dell’ambiente.

Uniche note dolenti, il fatto che la storia presenta alcune sbavature nella gestione delle scene d’azione, che a volte hanno dei rallentamenti forzosi e immotivati, vuoi per la verbosità dei personaggi, vuoi per il rimandare uno scontro per “esigenze di sceneggiatura”, trasmettendo così la sensazione che protagonisti e comparse non si comportino in modo del tutto naturale; e il fatto che i personaggi appaiono spesso un po’ troppo statuari, “in posa”, per così dire, vanificando in parte l’abilità del disegnatore nel farli recitare con un linguaggio del corpo sempre appropriato al loro stato emotivo – peccato veniale ampiamente ripagato dallo stile realistico e dettagliato, dalla gamma espressiva dei volti e dall’evidente lavoro di ricerca documentaristica nei vestiti di ogni epoca e foggia e delle ambientazioni.

In conclusione, questa miniserie forse non sarà imprescindibile, ma è una lettura estremamente piacevole che può fare una sorpresa o due anche ai lettori di fantascienza più esperti.

Abbiamo parlato di:
Time Breakers
Rachel Pollack, Chris Weston
Traduzione di smoky man
Edizioni NPE, 2017
160 pag., Brossurato, colori, 14,90 €
ISBN: 9788894818208


Note:
  1. Come in The Red Wing di Jonathan Hickman e Nick Pitarra, miniserie sui viaggi nel tempo il cui tema è, in realtà, il rapporto padre-figlio. Ne abbiamo parlato qui

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