Parliamo di:

Alieno americano: il classico istantaneo di Max Landis su Superman

Per Max Landis, Superman viene dal Kansas ed è un alieno che ha scelto di essere americano. Un approccio differente da quelli di Morrison, Miller o Straczynski.
Alieno americano: il classico istantaneo di Max Landis su Superman
Per la copertina del volume, ha scelto quella dell’ultimo episodio della saga – Valkiria -, firmata da Ryan Sook, mentre l’edizione USA utilizza quella del sesto.

Alieno Americano di racconta l'”educazione eroica” di attraverso sette episodi che fanno leva sulla conoscenza diffusa dell’universo del supereroe per antonomasia e coprono, in ordine cronologico, gli anni che vanno dall’infanzia ai ventiquattro anni di Clark Kent.

Il risultato gratifica tanto gli appassionati quanto i lettori occasionali, poiché i rimandi all’immaginario di riferimento sono evidenti ma non necessari alla comprensione degli eventi: si pensi all’incontro con Oliver Queen ragazzo, prima che diventi Green Arrow o allo scontro con Lobo. I fan li possono cogliere con facilità, apprezzare il senso di familiarità così indotto e l’erudizione con la quale il dettaglio è messo in scena e magari perdonare la gratuità e incongruità dell’incontro fra Clark e le Lanterne Verdi (nel sesto episodio, Angelo).

Il lettore curioso è comunque in grado di seguire il percorso attraverso il quale Clark Kent acquista consapevolezza del proprio ruolo, muovendosi per tentativi e quasi improvvisando di fronte a ogni opzione, per poi interrogarsi e confrontarsi con le persone a lui più care, riuscendo sempre a trovare in esse un aiuto e uno spunto per migliorarsi. Ogni episodio mette infatti in scena una scelta di Clark Kent, secondo una progressione continua e lineare di prove e sfide.

L’effetto risultante è la costruzione di un personaggio positivo, amabile e semplice. Tuttavia, se solo diamo uno sguardo più attento, vediamo come sotto questa superficie liscia e luminosa ci siano segni che rivelano alcune ambiguità del mito di Superman e proprio di queste intendiamo occuparci in questo articolo.

“K” sta per Kansas, non Krypton

Alieno americano: il classico istantaneo di Max Landis su Superman
Nel settimo episodio, Valkiria, l’umanità scopre gli alieni e Clark Kent sceglie di essere americano. L’efficacia dell’episodio, oltre che al ratto ruvido di , deve moltissimo alla colorazione di Lee Loughridge.

Alieno Americano è un racconto confortante, che non dice niente di nuovo sul supereroe, e che affascina perché sposta il fuoco del racconto dal soggetto ordinario: più che di Superman, infatti, è la storia di Clark Kent. Più precisamente, è il racconto della scelta fondamentale di Clark Kent, che è una scelta di identità: non kryptoniano ma terrestre.
Anzi: americano.
Del Kansas.
Lo dichiara a Lobo, poco prima di scagliarlo su in alto, attraverso il cielo, verso lo spazio: “Io non sono di Krypton… Io sono del Kansas“.

Avviene in Valchiria, l’episodio che chiude la serie: il Clark Kent di Landis sceglie di essere americano e si dichiara quindi parte del popolo che l’ha accolto e della società nella quale è cresciuto. Nella vita di Clark, questa scelta è un cambiamento drastico, una discontinuità: nell’episodio precedente (Angelo) ai suoi amici di infanzia, venuti a visitarlo da Smallville a Metropolis, aveva confessato di sperare che da Krypton qualcuno si accorgesse delle sue imprese.

Ma ora Lobo gli ha rivelato che Krypton non esiste più e lo irride: “Non hai idea di quanto tu sia davvero solo“. Clark comprende che nessuno arriverà mai da Krypton né lui potrà mai farvi ritorno (detto enfaticamente: Clark Kent non potrà mai essere Kal-El). I due sono sospesi in aria, l’uno di fronte all’altro, la scena ripresa e diffusa in diretta dalla televisione, e la prima risposta che Clark riesce ad articolare fra le lacrime è: “No. Non sono solo“.
Il Superman che ne emerge, o meglio, il Superman che possiamo proiettare da questa scelta, è quindi un Superman del tutto umano, che cerca l’integrazione, che definisce la propria identità e il proprio ruolo all’interno della comunità nella quale vive i suoi giorni.

Laddove il Superman di Grant Morrison e Frank Quitely in All Star Superman porta e forse patisce sulle proprie spalle il peso del proprio mito, vive il presente, guarda al passato ed è solo e consapevole della sua irrimediabile solitudine, quello di Alieno Americano ha trovato una comunità ed è capace non solo (non tanto) di difenderla, ma anche (soprattutto) di rivitalizzarne la capacità di sperare.

In questo senso, mentre il Superman di Morrison (al più) si preoccupa di consegnare il mito di sé come memoria positiva all’umanità, quello di Landis è all’inizio della costruzione del proprio mito ed è proiettato verso il futuro (1) . Il punto interessante è che, se ci soffermiamo sulle parole, quello che si prospetta non è esattamente un futuro radioso, poiché la speranza della quale si fa carico ha una interessante ambiguità. Nel quinto episodio (Aquila), discutendo con Lois Lane, Clark sostiene che Superman è “un tipo altruista con molto tempo libero“; nel dialogo di chiusura, la giornalista dichiara: “voglio credere che al mondo ci sia qualcuno che non faccia schifo […]. Voglio che sia qualcuno che combatte per ciò in cui crede […]. Voglio speranza“.

Alieno americano: il classico istantaneo di Max Landis su Superman
Il terzo episodio – Pappagallo – offre svariati riferimenti per fan: qui vediamo l’incontro fra Clark e Barbara Ann Minerva. Chi non è fan può comunque gustarsi il flirt, l’ironia diffusa e i volti espressivi disegnati da Mark Buckingam e Joelle Jones. La luminosità viene tutta dai colori di Rico Renzi e Jose Villarrubia.

Non si parla quindi di costruire un mondo migliore, una società equa e cose simili. Lois chiede a Superman di essere ciò che l’umanità non sa (più?) essere. Di fatto, è la richiesta di incarnare la proiezione delle speranze deluse e la confessione implicita che quelle speranze non si realizzeranno mai. L’umanità non ha prospettive di miglioramento, perché non ha (più) in sé le forze morali per migliorare e questo è evidente al punto che tocca a un alieno incarnare quelle speranze. È, consapevole o no, la delega definitiva.

En passant, notiamo che di fatto è esattamente la stessa prospettiva che Mark Millar mette in scena in Red Son. Sarebbe infatti riduttivo leggere Red Son come “What if… Superman fosse arrivato in Unione Sovietica“. La prospettiva profonda del racconto di Millar è infatti “Che cosa accadrebbe se Superman si facesse carico della realizzazione delle speranze proiettate su di lui, accettando il Potere.

Red Son mette Superman di fronte a una tentazione: esercitare il Potere come condizione necessaria per costruire un mondo migliore. Un Potere, va sottolineato, che gli viene offerto in forza dell’ovvia constatazione che solo lui è in grado di condurre con successo la marcia verso il mondo perfetto del domani. Il Superman di MiIllar cede (o, alternativamente: raccoglie la sfida) ed effettivamente si dimostra in grado di cambiare il mondo.

Anche J. Michael Straczynski, nel suo Superman: Terra Uno, affronta il punto delle tentazioni. Il racconto inizia infatti mostrando un Clark Kent che, grazie alle sue capacità superiori, colleziona una serie di proposte di lavoro accettando le quali diventerebbe ricco o famoso.

Per rendersi conto del diverso approccio, si tenga conto che il Clark Kent di Landis, appena arrivato a Metropolis subisce il furto dell’auto: quanto a Landis interessi evidenziare l’umanità del personaggio è evidenziato dal fatto che non gli fa recuperare l’auto, cosa che, se si considera la dinamica del furto, dovrebbe essergli estremamente banale.

Straczynski non riesce tuttavia a offrire una drammatizzazione efficace e il dilemma di Clark Kent ne esce banalizzato, perdendo l’occasione di esplorarne la personalità. Landis evita il rischio alla radice e fa a meno di mettere il suo protagonista di fronte a delle tentazioni: il suo Clark Kent ha una vita semplice, che progredisce linearmente verso l’illuminazione dalla piccola fattoria alla grande metropoli. È il Sogno Americano, che però solo un alieno può realizzare.

Superman? Un tipo simpatico, uno di noi!

Alieno americano: il classico istantaneo di Max Landis su Superman
Nel secondo episodio, Falco, Clark Kent adolescente incontra una violenza che ha quasi tutti gli aspetti del Male, inteso come nichilismo e desiderio di distruggere il sereno equilibrio della comunità. I fitti tratteggi di Tommy Lee Edwards (chine di Evan Shaner) rendono la disperazione e la brutalità, i colori (ancora Edwards e Shaner) avvolgono tutto in contrasti violenti fra luce ed ombra.

La caratteristica fondamentale del Clark Kent di Alieno Americano è la sua simpatia, la sua capacità di renderci empatici nei suoi confronti. Tutti i suoi momenti di vita sono messi in scena in modo da sottolinearne una quotidianità del tutto simile alla nostra.
I momenti nei quali usa o scopre i suoi poteri dichiarano la sua diversità, ma sono sempre funzionali all’espressione di sentimenti ed emozioni
che corrono fra Clark e le persone a lui care e che portano a una sua ancora più profonda integrazione. Forzando un po’, diciamo che sono pretesti per la messa in evidenza dell’umanità di Clark, secondo un crescendo che culmina nella scelta identitaria che abbiamo descritto sopra.

La ragione profonda della simpatia del personaggio è la sua semplicità: il Clark Kent di Landis realizza pienamente l’invito che Kurt Busiek nel 1996 porgeva introducendo il primo volume di Astrocity: rimettere insieme il supereroe dopo un decennio di decostruzione, che aveva fatto sì “che è diventato quasi impossibile rappresentare un supereroe che faccia quel che fa senza essere emotivamente instabile, incapace di affrontare la realtà senza mettere in scena le proprie psicosi e ossessioni (2) .

In Alieno Americano non ci sono psicosi né ossessioni: Clark Kent vive la sua natura sorretto da una rete familiare e amicale che lo ancora alla vita quotidiana. Esemplare, in questo, il secondo episodio (Falco), nel quale l’adolescente Clark sfrutta i propri poteri per salvare una famiglia presa in ostaggio da uno dei propri figli, che a suo tempo abbandonò Smallville e da allora ha trascinato la sua vita fra droga e crimine e ora è tornato per vendicarsi.

Alla fine, lo scontro con la banda è risolto da Pete, uno degli amici di Clark, mostrando l’importanza del legame di amicizia al di là dei poteri. In questo episodio, sicuramente il più carico di violenza e tensione di tutta la serie, la diversità di Clark è assorbita dall’amicizia e dall’amore delle persone care.
Non ci sono analisi complesse, prefigurazioni di scenari: l’unica tentazione che imbarazza Clark è quella di poter vedere i corpi sotto i vestiti. Lo stesso arrivo di Lobo, che annuncia all’umanità che c’è qualcuno lì fuori e non è necessariamente buono, serve giusto a focalizzare su Superman le aspettative di protezione dei telespettatori.

Alieno americano: il classico istantaneo di Max Landis su Superman
Nel primo episodio, Colomba, la visione dell’ET di Spielberg risveglia in Clark Kent la paura di essere troppo diverso per integrarsi nel mondo che ama.

Alla fine, il mondo con il quale si confronta il Superman di Landis è incredibilmente simile a quello nel quale lo mossero Jerry Siegel e Joe Shuster, fatto di piccoli criminali, truffatori, violenze e intrighi di cronaca, nel quale Superman agiva come un raddrizzatore di torti, giustiziere senza affiliazioni o investiture istituzionali (3) .

Certo, questo mondo è in evoluzione: nell’episodio Angelo, gli stessi amici di Clark pensano che la comparsa di superesseri (“Quella donna spaventosa con il lazo […] quell’uomo pesce […]. Quelli come te“) annunci un nuovo mondo: ma questa intuizione non porta a mettere in dubbio il ruolo degli esseri umani ordinari, ma solo alla raccomandazione a Clark di prendere contatto con loro. Anche qui: nessuna paura, nessun timore, ma il pensiero che, alla fine, siamo di fronte a un cambiamento di quantità (esseri più forti, più veloci) e non qualità, come invece era reso ben evidente nel Kingdom Come di Mark Waid e Alex Ross (4) .

Non si rendono conto, i ragazzi di Smallville, di incorrere in un profondo equivoco, che mette Superman sullo stesso piano di Lex Luthor e Batman/Bruce Wayne, umani che si sono effettivamente “fatti da soli”, come si vanta Luthor, mettendo a frutto le rispettive doti e fortune ereditarie.
Da parte sua, Clark passa di prova in prova con il suo faccione simpatico e il suo sorriso che ci ispira immediatamente fiducia, in contrasto netto (vedi gli episodi Gufo e Aquila) con l’arroganza di Lex Luthor e Batman/Bruce Wayne. Si deve avere un cuore di pietra per non stare dalla sua parte e un irredimibile cinismo per non fidarsi di lui: il Superman di Landis è il nostro superamico, che ci offre sicurezza e gentilezza. Impossibile averne paura.

Superman Fun Club

Fra le tante copertine della serie (tutte proposte in coda al volume), c’è n’è una che per noi riassume lo spirito e le ambiguità di Alieno Americano: quella standard del sesto episodio, firmata da Ryan Sook (che potete vedere come immagine di testa di questo articolo). Rappresenta una folla con al centro Clark Kent. Mentre tutte le persone, vestite identicamente, aprono la camicia per mettere in mostra il simbolo di Superman, con lo sguardo rivolto verso l’alto, Clark Kent guarda verso il lettore e lo invita al silenzio. Il volto è illuminato da un sorriso e da uno sguardo che chiede complicità.

Fra le tante interpretazioni, possiamo leggerla come indicazione della diversità irriducibile di Clark e conferma del suo essere diventato simbolo e franchising, personaggio pubblico di successo, verso il quale ognuno vuole dichiarare la propria ammirazione, mostrare che appartiene al club dei suoi fan, seguendo un principio che possiamo rendere con il motto “vesto come lui, sono figo come lui”. L’incommensurabilità di Superman può essere sopportata solo schierandosi dalla sua parte, dichiarando aperta appartenenza alla comunità suoi fedeli.

Un classico istantaneo

Alieno americano: il classico istantaneo di Max Landis su Superman
L’incontro fra Clark Kent/Superman e Lex Luthor in Aquila: è la collisione fra un mondo semplice e la complessità del reale: i superpoteri non bastano per risolvere problemi e assicurare la giustizia, perché la giustizia non è un’iniziativa personale, ma un aspetto della società.

La tessitura di Alieno Americano è basata fondamentalmente sui dialoghi, che marcano il tema di ciascun episodio. Predominanti rispetto alle scene d’azione, sempre e comunque centrati su un tema (ogni episodio ha almeno un dialogo caratterizzante), restano al di qua del didascalico grazie alla loro sintesi: di fatto sono enunciazioni e dichiarazioni di intenti o sentimenti, sempre in linguaggio piano e consuetudinario.

Con la possibile eccezione del dialogo col giovane Dick Grayson sulla necessità di un contraltare luminoso alla figura di Batman, tutti i dialoghi mantengono una efficace tensione retorica e in un solo caso (il confronto Superman-Luthor in Aquila) Landis ricorre a una sfumatura comica, che è d’altra parte funzionale a mettere in risalto le due personalità (5) . Sintesi, focalizzazione ed esplicitazione delle emozioni e tensioni sono d’altra parte la marca stilistica della costruzione di Landis della vicenda, che vale sia per gli episodi sia per le scene al loro interno.

Le sette stazioni della crescita di Clark Kent diventano così momenti condivisi con il lettore, segnalando il carattere comunitario della maturazione del protagonista, in questo senso contrapposto a quello autoreferenziale e quindi almeno nevrotico di Bruce Wayne/Batman e Lex Luthor. La reiterazione in ogni episodio dello schema [caso, confronto, discussione, lezione appresa] si giova della variazione di scenari e contesti e dell’intrepretazione grafica, affidata ogni volta a un diverso autore e che caratterizza l’atmosfera di ciascun episodio: così il tratto di e Matthew Clarke nell’iniziale Colomba racconta l’infanzia con lo stile di un racconto per bambini; Tommy Lee Edwards dà all’episodio Falco delle efficaci luci e volti da hard-boiled e così via, fino al pittoricismo di in Aquila, alla leggerezza di Jonathan Case in Angelo e all’enfasi espressiva di Jock in Valchiria.

Salvo soprese, Alieno Americano si guadagnerà un posto fra i classici e i long seller di Superman e un’edizione “absolute” con i dietro le quinte e i making of che farà la gioia degli appassionati. In quell’occasione, speriamo vivamente che anche nell’edizione italiana siano inserite le separazioni fra gli episodi, con associati i relativi credits, che in questa si susseguono senza soluzione di continuità (6) .
Per ora, ci accontentiamo di un racconto trascinante e coinvolgente, il cui gusto non si esaurisce alla prima lettura (7) .

Abbiamo parlato di:
Superman alieno americano
Max Landis, Jock, Jonathan Case, Matthew Clark, Nick Dragotta, Tommy Lee Edwards, Joelle Jones, , Francis Manapul
Traduzione di Giuseppe Mainolfi
RW-Lion, 2017
192 pagine, cartonato, colori – 19,95 €
ISBN: 9788893512268

Ringraziamenti: in questo articolo ho raccolto e sviluppato spunti e riflessioni tratti da alcune appassionate discussioni con gli altri membri della Gang of Five supereroica de Lo Spazio Bianco: Andrea Gagliardi, David Padovani, Emillio Cirri e Giuseppe Lamola. Resta ovviamente mia la responsabilità delle opinioni qui espresse e degli eventuali errori materiali.


Note:
  1. A questo proposito, potremmo anche vedere la differenza fra l’approccio grafico monostilistico di All Star Superman e quello plurale di Alieno Americano come funzionali a trasmettere rispettivamente l’idea di uno stato/rappresentazione consolidato e mutevole/in divenire. 

  2. Kurt Busiek: Astrocity – Vita nella grande città: Introduzione, RW Lion, 2013. 

  3. Il Superman braccio o rappresentante delle istituzioni apparirà in una fase successiva. Vedi a tal proposito il capitolo dedicato a Superman in Stefano Bettini: Grande realtà immaginaria, AgenziaX, 2016 e, diffusamente, Jeoffrey K Johnson: Superhistory: comic book superheroes and American society, 1938 to the present, McFarland, 2012. 

  4. Curiosità: la variant cover di Jock del settimo episodio è un chiaro omaggio all’Alex Ross di Kingdom Come 

  5. In questo dialogo, Luthor descrive a Superman le conseguenze legali della sua irruzione nel suo ufficio. È la messa in scena della collisione fra mondo reale e mondo supereroico, qui declinata come contrapposizione fra desiderio di semplicità e l’utilizzo strumentale delle regole di giustizia, a sua volta riflesso della differenza di educazione fra i due personaggi. La comicità nasce dal contrasto fra la fredda esposizione avvocatesca di Luthor e lo sguardo sbalordito di Superman. 

  6. La presente edizione Lion manca anche dei contenuti speciali proposti da quella statunitense: tavole o layout di lavorazione per ciascun episodio. 

  7. Invitando il lettore al confronto critico, rimando volentieri a due recensioni articolate: Ferdinando Fosso: Superman:Alieno Americano – La genesi del primo supereroe e Andrea Fiamma: American alien:Superman, fatto bene

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio