{"id":968,"date":"2017-12-18T23:42:06","date_gmt":"2017-12-18T22:42:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=968"},"modified":"2017-12-18T23:42:06","modified_gmt":"2017-12-18T22:42:06","slug":"piu-ricco-delluniverso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/piu-ricco-delluniverso\/","title":{"rendered":"Il pi\u00f9 ricco dell’universo"},"content":{"rendered":"

Una delle storie che avevo escluso dalla prima puntata dei Paperi di Barks<\/em><\/a> era La Luna a 24 carati<\/em>. La tematica di quel primo articolo era abbastanza precisa, e la Luna<\/em> era un obiettivo troppo vicino per includerla in quell’articolo. L’occasione per affrontare quella storia, per\u00f2, si \u00e8 presentata (relativamente) abbastanza presto con il secondo articolo dedicato al Club dei Miliardari<\/a>, incentrato su alcuni dei confronti di Paperone con i suoi colleghi miliardari. Non poteva, allora, mancare nel novero il confronto con Muchkale, il pi\u00f9 ricco del pianeta Venere.<\/p>\n

Un satellite nascosto<\/h2>\n<\/p>\n

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Le premesse della storia sono abbastanza semplici: dopo alcune osservazioni, gli astronomi scoprono che dietro la Luna si trova un fino all’ora ignoto satellite. L’interesse verso lo spazio in generale e la Luna in particolare intercettato da Carl Barks<\/strong> con questa storia era abbastanza alto all’epoca: solo l’anno prima i sovietici avevano mandato nello spazio il primo satellite, lo Sputnik<\/em> 1<\/a> e dopo pochi mesi il primo mammifero nello spazio, la cagnetta Laika<\/a>. Le stelle e soprattutto la Luna non erano sembrate mai pi\u00f9 vicine di cos\u00ec e la fantascienza alla Buck Rogers<\/em> persino raggiungibile!
\nCos\u00ec Barks idea una corsa verso questo nuovo satellite, ma per rendere avvincente la sfida tra le quattro astronavi che partono dalla Terra verso la Luna ecco l’informazione chiave: gli sprettrografi, ovvero quegli strumenti utilizzati da fisici e chimici per studiare l’energia emessa da un oggetto e da questa ricavare la sua composizione chimica, hanno rilevato che questa seconda Luna \u00e8 interamente composta da oro a 24 carati!
\nA partire alla volta dello spazio sono, allora, i pi\u00f9 ricchi del pianeta: il ragi\u00e0 di Okkioduole, il magnate texano Cornolungo Erbalta e ovviamente Paperon de’ Paperoni, accompagnato dai suoi fedeli nipoti. A questo terzetto si uniscono i Bassotti, ovviamente anche loro interessati all’acquisizione (il pi\u00f9 ostile possibile) del prezioso satellite.
\nL’avventura \u00e8 suddivisibile in tre parti: la prima a Terra, con la costruzione dei razzi da parte dei quattro contendenti; la seconda nello spazio, con la corsa alla Luna, che anticipa (in un modo sottilmente pessimistico) l’analoga corsa tra Stati Uniti e Unione Sovietica; la terza sulla Luna a 24 carati con il confronto con il gi\u00e0 citato Muchkale.
\nEd \u00e8 da questo confronto che trae un senso morale l’avventura, ed \u00e8 su alcuni aspetti di quest’ultimo che mi andr\u00f2 a soffermare nel seguito dell’articolo.<\/p>\n

Una cospicua ricchezza<\/h2>\n<\/p>\n

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Michkale, attuale possessore della Luna a 24 carati, \u00e8 bloccato sulla sua superficie in compagnia di un attrattore magnetico da ben settecento anni senza alcuna possibilit\u00e0 di ritorno: l’astronave che aveva mandato su Venere, suo pianeta d’origine, non \u00e8 mai rientrata. Cos\u00ec, pur di tornare a casa, il pi\u00f9 ricco di Venere \u00e8 disposto a barattare la Luna a 24 carati per una cospicua ricchezza<\/em>: una manciata di terra<\/strong>.
\nL’affare, che sembra sballato e viene concluso da Paperone in pochissimo tempo grazie alla cassetta di terra che aveva portato a bordo per convincere Paperino a seguirlo nello spazio, si rivela ben presto uno dei peggiori di Paperone: il terreno che Muchkale prende dai paperi in cambio della Luna contiene, come ricorda lo stesso venusiano<\/em>, tutti gli atomi necessari per la creazione di un pianeta abitabile. Essi vengono attratti uno all’altro e quindi combinati insieme proprio dall’attrattore magnetico, che inizia cos\u00ec a generare un vero e proprio pianeta, che man mano cresce sempre di pi\u00f9, mostrando anche segni della presenza di un clima e di nascita di vita vegetale.
\nAl di l\u00e0 dell’irrealt\u00e0 di uno strumento del genere ((Da un lato, pur se lo spazio non \u00e8 cos\u00ec vuoto, non \u00e8 nemmeno sufficientemente pieno da raccogliere abbastanza atomi per creare un pianeta; inoltre, seguendo esattamente le proporzioni presenti nel sistema solare, la maggior parte degli atomi che si trovano nello spazio sono quelli leggeri, come l’idrogeno. Questo implica che l’attrattore magnetico deve anche gestire quantit\u00e0 di energia di tipo stellare per poter raccogliere, convertire e assemblare tutti gli atomi necessari per la formazione di un pianeta)), la storia pone al lettore alcuni spunti interessanti, come il processo di formazione dei pianeti e la nascita della vita su un pianeta che presenta le condizioni di abitabilit\u00e0.<\/p>\n

Come nasce un pianeta<\/h2>\n<\/p>\n

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La teoria di formazione planetaria al momento maggiormente accettata \u00e8 quella della nebulosa stellare o solare<\/a>: una nube di gas che ruotando vorticosamente collassa verso il centro generando cos\u00ec una protostella. La materia che non ha contribuito alla formazione della stella, continua a ruotare intorno a essa, condensandosi intorno ad alcuni centri di massa maggiore, che diventano dei veri e propri attrattori gravitazionali. E’ da questi grumi di materia in crescita che nascono i pianeti.
\nLa teoria nebulare venne formulata per la prima volta nel 1734 dallo svedese Emanuel Swedenborg<\/strong> per poi venire ripresa nel 1755 da Immanuel Kant<\/strong> e nel 1796, indipendentemente da quest’ultimo, da Pierre-Simon Laplace<\/strong>, che ne diede la formulazione pi\u00f9 famosa ((Ne discusse persino Edgar Allan Poe<\/strong> in una famosa conferenza, divenuta successivamente un libro, Eureka<\/em>.)).
\nLa sua accettazione fu, per\u00f2, piuttosto travagliata: nel 1857, infatti, James Clerck Maxwell<\/strong> perfezion\u00f2 alcuni calcoli matematici relativamente agli anelli di Saturno:<\/p>\n

Dimostr\u00f2 che se gli anelli fossero stati strutture solide – come sembrava al telescopio – la forza di gravit\u00e0 di Saturno li avrebbe sgretolati. Sembrava quindi che dovessero essere un’estesa aggregazione di particelle relativamente piccole, cos\u00ec piccole da apparire solide a grande distanza. ((Isaac Asimov<\/strong>, Civilt\u00e0 extraterrestri<\/em>, trad. di Paola Cusumano e Massimo Parizzi))<\/p><\/blockquote>\n

Questo voleva dire che, applicando i calcoli di Maxwell al modello della nebulosa, al massimo sarebbero dovute nascere una serie di fasce di asteroidi e non i pianeti che oggi orbitano intorno al Sole.
\nA questa prima osservazione si andarono ad aggiungerne altre legate al momento angolare, in particolare il fatto che il Sole, che possiede il 99.8% della massa totale del sistema solare, ha solo il 2% del momento angolare totale: questa sembrava essere la prova pi\u00f9 importante per scartare definitivamente l’ipotesi nebulare.
\nVennero, allora, avanzate tutta una serie di ipotesi alternative, che coinvolgevano collisioni o catture varie di e con altri corpi celesti, ma nessuna era in grado di spiegare correttamente tutte le osservazioni astronomiche legate al Sistema Solare. L’ipotesi nebulare, per\u00f2, riprese vigore quando nel 1944 Carl Friedrich von Weizs\u00e4cker<\/strong> introdusse nel modello nebulare i vortici, evidentemente prendendo ispirazione dal modello a vortici proposto da Ren\u00e9 Descartes<\/strong> (Cartesio) tra il 1632 e il 1633.
\nL’idea era, dunque, quella di prendere l’ipotesi migliore, il modello nebulare, e introdurre nuovi elementi in grado di completare il modello e permettergli di spiegare le osservazioni. Arriviamo in questo modo all’astronomo russo Victor Safronov<\/strong> che nel testo Evolution of the protoplanetary cloud and formation of the Earth and the planets<\/em> del 1972 risolse buona parte dei problemi legati alla formazione planetaria a partire da una nebulosa di gas, fornendo le basi per l’attuale modello standard.<\/p>\n

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I due dischi di polvere osservati dal telescopio Hubble intorno a Beta Pictoris<\/em> sono una delle prove pi\u00f9 solide dell’ipotesi nebulare – via commons<\/a><\/figcaption><\/figure>\n

Generare la vita<\/h2>\n

Una volta compresa la (o comunque ottenuto un’idea sulla) formazione dei pianeti, \u00e8 inevitabile porsi domande sulla nascita della vita, almeno quella cos\u00ec come la conosciamo<\/em>. Essa si basa sul carbonio e sulle capacit\u00e0 che quest’ultimo ha di legarsi agli altri atomi della tavola periodica. E in questo \u00e8 indubbiamente l’atomo pi\u00f9 versatile in assoluto, cos\u00ec come gli altri atomi della sua famiglia, quelli che si trovano nella sua stessa colonna, come il silicio ((Non \u00e8 un caso che in molti romanzi di fantascienza vengano considerate forme di vita con una chimica basata sul silicio)), tanto che possiamo considerarci abbastanza certi che la chimica della vita un po’ dappertutto nell’universo si basi proprio sul carbonio.
\nAssodato che, almeno sulla Terra, la chimica del carbonio \u00e8 quella fondamentale per la vita cos\u00ec come la conosciamo<\/em>, la domanda successiva \u00e8: come \u00e8 nata la vita sul nostro pianeta? E’ stata portata dall’esterno (quale che sia questo agente)? O si \u00e8 generata spontaneamente?<\/strong>
\nCome nel caso della nebulosa stellare, anche la generazione spontanea ha avuto non pochi travagli, almeno fino all’
esperimento di Miller e Urey<\/a>.<\/p>\n

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Schema dell’esperimento di Miller e Urey – via commons<\/a><\/figcaption><\/figure>\n

Le basi di questo epocale esperimento si poggiano sul lavoro del biologo sovietico Aleksandr Ivanovic Oparin<\/strong>, che con il testo L’origine della vita<\/em>, pubblicato negli anni Venti e tradotto in inglese nel 1937, partiva da un’atmosfera contenente gradi quantit\u00e0 di idrogeno, sia da solo sia legato con altri atomi (carbonio, ossigeno, azoto). Essenzialmente questa Atmosfera I di Oparin<\/em> era costituita da ammoniaca, metano e vapore acqueo e, grazie all’interazione con i raggi solari ultravioletti, sarebbe evoluta in una Atmosfera II di Haldane<\/em> costituita da azoto, anidride carbonica e vapore acqueo. Infine grazie alla fotosintesi delle prime piante si sarebbe passati all’Atmosfera III<\/em> di azoto, ossigeno e vapore acqueo. Il punto in questa evoluzione era proprio la vita vegetale, che in qualche modo doveva nascere e svilupparsi, bisognava, cio\u00e8, considerare la generazione spontanea della vita: gli atomi si dovevano in qualche modo aggregare in molecole organiche.
\nNel 1952 il chimico Harold Clayton Urey<\/strong> spinse il suo studente Stanley Lloyd Miller<\/strong> a condurre in esperimento per verificare l’ipotesi della generazione spontanea.<\/p>\n

Miller cerc\u00f2 di riprodurre le condizioni primitive della Terra, ipotizzando l’Atmosfera I di Oparin. Cominci\u00f2 con una miscela chiusa e sterile di acqua, ammoniaca, metano e idrogeno, una versione semplice e in miniatura dell’atmosfera e dell’oceano primitivi. Poi us\u00f2 una scarica elettrica come fonte di energia, una minuscola versione del Sole.
\nFece circolare la miscela sotto la carica per una settimana, e poi l’analizz\u00f2. Gi\u00e0 il primo giorno la miscela originariamente incolore era diventata rosa, e alla fine della settimana un sesto del metano con cui Miller era partito si era trasformato in molecole pi\u00f9 complesse. Tra queste c’erano glicina e alanina, i due amminoacidi pi\u00f9 semplici che ricorrono nelle proteine. ((Isaac Asimov<\/strong>, Op. cit.))<\/p><\/blockquote>\n

Il significato dell’esperimento e dei suoi risultati era chiaro: sotto le giuste condizioni, la vita pu\u00f2 generarsi spontaneamente<\/strong>. E per quanto questa ipotesi possa sembrare a molti pi\u00f9 improbabile dell’intervento di una divinit\u00e0 o di una cultura extraterrestre o della pi\u00f9 semplice azione di una cometa, la generazione spontanea sembra essere, soprattutto grazie alla sua semplicit\u00e0, la candidata pi\u00f9 seria a essere l’origine della vita sulla Terra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Una delle storie che avevo escluso dalla prima puntata dei Paperi di Barks era La Luna a 24 carati. La tematica di quel primo articolo era abbastanza precisa, e la Luna era un obiettivo troppo vicino per includerla in quell’articolo. L’occasione per affrontare quella storia, per\u00f2, si \u00e8 presentata (relativamente) abbastanza presto con il secondo articolo dedicato al Club dei Miliardari, incentrato su alcuni dei confronti di Paperone con i suoi colleghi miliardari. Non poteva, allora, mancare nel novero il confronto con Muchkale, il pi\u00f9 ricco del pianeta Venere. Un satellite nascosto Le premesse della storia sono abbastanza semplici: dopo<\/p>\n","protected":false},"author":32,"featured_media":975,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Il pi\u00f9 ricco dell'universo - Al caff\u00e9 del Cappellaio Matto","description":"Una delle storie che avevo escluso dalla prima puntata dei Paperi di Barks era La Luna a 24 carati . La tematica di quel primo articolo era abbastanza precisa,"},"footnotes":""},"categories":[347,345],"tags":[352,69,239,275,356,353,33,349,354,357,213,355,351],"class_list":["post-968","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-paperone70","category-topolino-comics-science","tag-astrobiologia","tag-astronomia","tag-carl-barks","tag-chimica","tag-harold-clayton-urey","tag-isaac-asimov","tag-paperon-de-paperoni","tag-paperone70","tag-pierre-simon-laplace","tag-stanley-lloyd-miller","tag-topolino-comicsscience","tag-victor-safronov","tag-vita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/968","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/users\/32"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=968"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/968\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/media\/975"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=968"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=968"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=968"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}