{"id":728,"date":"2017-04-22T14:07:32","date_gmt":"2017-04-22T12:07:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=728"},"modified":"2017-11-18T16:59:08","modified_gmt":"2017-11-18T15:59:08","slug":"learthday-topolino-bioplastiche-la-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/learthday-topolino-bioplastiche-la-terra\/","title":{"rendered":"L’EarthDay di Topolino: bioplastiche per la Terra"},"content":{"rendered":"
Negli ultimi trent’anni Topolino<\/em> ha consolidato la tradizione ecologica dei personaggi disneyani<\/em> iniziata con l’ideazione da parte di Carl Barks<\/strong> delle Giovani Marmotte<\/em>. In questi ultimi tre decenni gli sceneggiatori che si sono occupati con una certa regolarit\u00e0 del tema sono stati Fabio Michelini<\/strong>, Alessandro Sisti<\/strong>, Giorgio Pezzin<\/strong> e Massimo Marconi<\/strong>. In particolare quest’ultimo, insieme con Giorgio Cavazzano<\/strong>, ha proposto ai lettori disneyani<\/em> La spazioplastica<\/em><\/a>, avventura comparsa su Topolino<\/em> #1754 del luglio 1989.<\/p>\n La storia era abbinata al gadget<\/em> estivo che veniva distribuito quell’anno con le copie del settimanale: per quel 1989 era stato scelto un orologio realizzato con plastiche biodegradabili ricavate dall’amido di mais, seguendo un progetto sviluppato dalla ricercatrice Catia Bastioli<\/strong><\/a> ((Vedi, ad esempio, questo brevetto del 1994<\/a> che sembrerebbe risalire al 1989)) e che sarebbe diventato ben presto il famoso Mater-Bi<\/em> ((Bastioli, Catia. “Properties and applications of Mater-Bi starch-based materials.” Polymer Degradation and Stability<\/em> 59.1-3 (1998): 263-272. doi:10.1016\/S0141-3910(97)00156-0<\/a> (sci-hub<\/a>).)). Le bioplastiche dallo spazio profondo<\/em> di Fausto Vitaliano<\/strong> e Marco Mazzarello<\/strong> pubblicate sul Topolino<\/em> #3204 giusto qualche giorno prima dell’Earth Day<\/em> 2017 sono invece utilizzate dai topolinesi per sostituire le piante usuali con altre realizzate in bioplastica, in grado di produrre ossigeno ma senza bisogno di alcuna manutenzione. Altro spunto interessante sono i batteri mangiaplastica, che giocano un ruolo fondamentale nel corso della vicenda, e che si ispirano agli analoghi batteri protagonisti di un articolo su Science<\/em> ((Yoshida, Shosuke, et al. “A bacterium that degrades and assimilates poly (ethylene terephthalate).” Science<\/em>. 351.6278 (2016): 1196-1199. doi:10.1126\/science.aad6359 (sci-hub<\/a>).)), che possiamo considerare una variazione sui batteri mangiapetrolio, esistenti in natura e utilizzati con lo scopo di ripulire il mare gi\u00e0 da Giorgio Pezzin<\/strong> e Giovan Battista Carpi<\/strong> in Zio Paperone e i batteri mangiapetrolio<\/em><\/a> esattamente come si pensa di poter fare con Oleispira antarctica<\/em> e Alcanivorax borkumnensis<\/em><\/a>, ma senza dover ricorrere al bottiglione! Ah! Un felice giorno della Terra a tutti<\/strong>!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Negli ultimi trent’anni Topolino ha consolidato la tradizione ecologica dei personaggi disneyani iniziata con l’ideazione da parte di Carl Barks delle Giovani Marmotte. In questi ultimi tre decenni gli sceneggiatori che si sono occupati con una certa regolarit\u00e0 del tema sono stati Fabio Michelini, Alessandro Sisti, Giorgio Pezzin e Massimo Marconi. In particolare quest’ultimo, insieme con Giorgio Cavazzano, ha proposto ai lettori disneyani La spazioplastica, avventura comparsa su Topolino #1754 del luglio 1989. 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\nProprio la plastica biodegradabile \u00e8 protagonista della storia di Marconi: su Paperopoli atterra un’astronave in avaria con una coppia di paperi alieni alla ricerca del carburante per i loro motori. Come si scopre nella parte centrale della storia, i due alieni provengono da un mondo ecologicamente impoverito da secoli di sfruttamento: cos\u00ec gli scienziati locali hanno ideato due progetti, da un lato l’invio di astronavi nel cosmo alla ricerca di forme di vita vegetale in grado di sostituire la flora originale del loro pianeta e dall’altro lo sviluppo di una plastica biodegradabile basata sul mais in grado di sostituire l’ambiente distrutto fino alla sua completa sostituzione.<\/p>\n
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\nSe effettivamente le bioplastiche, dai tempi del Mater-Bi<\/a>, si sono ulteriormente sviluppate, come ad esempio la plastica realizzata a partire dalla ginestra presso il dipartimento di chimica dell’Universit\u00e0 della Calabria o quella realizzata a partire dagli scarti alimentari dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, \u00e8 forse difficile immaginare che delle foglie di bioplastica siano in grado di produrre ossigeno. In effetti presso il MIT hanno sviluppato delle foglie artificiali in grado di produrre energia a partire dalla luce del Sole<\/a>, riuscendo nella loro versione pi\u00f9 recente a scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno<\/a>, proprio come le foglie degli alberi!<\/p>\n
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\nA volte la natura e la scienza sono pi\u00f9 fantastiche e meravigliose della fantasia degli scrittori, che cos\u00ec non devono fare altro che prendere spunto e scrivere le loro storie.<\/p>\n