{"id":3534,"date":"2021-04-22T22:24:37","date_gmt":"2021-04-22T20:24:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=3534"},"modified":"2021-04-22T22:24:37","modified_gmt":"2021-04-22T20:24:37","slug":"una-terra-piccina-piccina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/una-terra-piccina-piccina\/","title":{"rendered":"Una Terra piccina piccina"},"content":{"rendered":"
Era il 1959 quando faceva il suo esordio sugli schermi televisivi statunitensi The Twilight Zone<\/em>. Nota in Italia come Ai confini della realt\u00e0<\/em>, la serie era stata ideata da Rod Serling<\/strong> e vedeva la collaborazione di scrittori di fantascienza come Richard Matheson<\/strong>, Charles Beaumont<\/strong>, Ray Bradbury<\/strong>, gente che non solo era l’avanguardia del genere fantascientifico dell’epoca, ma che soprattutto erano esperti in un particolare esercizio di stile non da tutti: il racconto. Molte erano anche le copertine con la Terra come protagonista, spesso presentata in situazioni pericolose o semplicemente assurde, come ad esempio una Terra in una cassaforte di cristallo sul #39 o un tiro alla fune cosmico con la Terra al centro della “fune” sulla copertina del #47. In questo Earth Day<\/em> 2021 mi vorrei, per\u00f2, soffermare su Mystery in Space<\/em> #49, dove la Terra viene mostrata rimpicciolita. Come per\u00f2 suggerisce il titolo della cover story<\/em>, The sky-high man<\/em>, disegnata da Gil Kane<\/strong>, ad aver cambiato le sue proporzioni \u00e8 il protagonista della storia, l’esploratore spaziale Harl Holt. In occasione dell’Earth Day, celebriamo la Terra facendo un salto nello spazio fantascientifico di Mystery in Space.<\/p>\n","protected":false},"author":32,"featured_media":3535,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"facebook_image":"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2021\/04\/mystery_space-49-evidenza.jpg","twitter_image":"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2021\/04\/mystery_space-49-evidenza.jpg","title":"Una Terra piccina piccina - Al caff\u00e9 del Cappellaio Matto","description":"In occasione dell'Earth Day, celebriamo la Terra facendo un salto nello spazio fantascientifico di Mystery in Space."},"_slim_seo_primary_term_category":0,"_slim_seo_primary_term_post_tag":0,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[1337,332,295,1336,408],"class_list":["post-3534","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-lo-spazio-a-fumetti","tag-alan-guth","tag-dc-comics","tag-earth-day","tag-gil-kane","tag-terra"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3534","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/users\/32"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3534"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3534\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3535"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3534"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3534"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3534"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}
\nIn effetti durante gli anni Cinquanta del XX secolo c’era un certo interesse verso il racconto breve fantascientifico. Non a caso molte serie storiche sia della Marvel sia della DC Comics, sulle cui pagine esordirono diversi supereroi, nascevano come antologici di fantascienza. Una di queste serie era Mystery in Space<\/em> della DC Comics, il cui primo numero \u00e8 datato aprile-maggio 1951, esattamente settanta anni fa.
\nLa struttura del magazine<\/em> era abbastanza standard<\/em>: una storia d’apertura, cui era dedicata la storia, affiancata da una seconda o da altre due (dipendeva dalla lunghezza delle singole avventure) e una serie di autoconclusive da una pagina, se non addirittura da mezza, che proponevano ai lettori informazioni scientifiche a tema astronomico: si spaziava dalla struttura dei pianeti, alle caratteristiche del sistema Sole-Terra-Luna, senza dimenticare i grandi astronomi del passato.<\/p>\n
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\nE’ un vero peccato che lo sceneggiatore della storia sia ignoto, poich\u00e9 essa risulta ricca di spunti scientifici interessanti. Innanzitutto, come raccontato nella prima vignetta dopo la tavola d’apertura, la storia si basa sull’idea di un universo sferico di dimensioni inimmaginabili, ma comunque finito. Come abbiamo visto nei mashup pinkyani<\/em>, la forma dell’universo<\/a> molto probabilmente non \u00e8 quella di una banale sfera, anche se questa immagine risulta la pi\u00f9 semplice per spiegare alcuni degli effetti dovuti all’espansione cosmica.
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<\/a>Altro aspetto interessante \u00e8 quello degli universi colorati, che vengono rappresentati come differenti bolle di, appunto, colori diversi. In questo caso l’aspetto interessante \u00e8 che la storia anticipa di alcuni decenni un’idea nata come conseguenza dell’inflazione cosmica<\/a> introdotta da Alan Guth<\/strong> nel 1979: l’esistenza di una sorta di universi bolla, qualcosa di simile a un multiverso, anche se non esattamente come quello supereroistico.
\nInfine il nostro Holt sintetizza in un’unica vignetta il redshift<\/em> cosmico, ovvero lo spostamento della luce verso il rosso per tutti gli oggetti che si stanno allontanando dall’osservatore (un po’ come la diminuzione del volume di una sirena che si sta allontanando dopo essersi avvicinata alla nostra auto).
\nAnche l’interazione dell’astronauta con la Terra risulta in qualche modo interessante: da un lato Holt non riesce a interagire con il pianeta: le sue molecole sono cos\u00ec distanti una dall’altra da essersi in un certo senso diradate, pur mantenendo una certa opacit\u00e0. Holt, per contro, \u00e8 in grado di interagire con l’astronave e il suo equipaggiamento, che evidentemente si \u00e8 ingigantito con lui, ma i segnali che manda hanno una lunghezza d’onda (ovvero la distanza tra due picchi del segnale) superiore alle dimensioni della Terra, che quindi non pu\u00f2 ricevere i suoi messaggi.
\nAnche se per piccoli dettagli, The sky-high man<\/em> presenta, quindi, una certa cura scientifica, abbastanza tipica dell’epoca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"