{"id":3104,"date":"2020-10-07T20:15:24","date_gmt":"2020-10-07T18:15:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=3104"},"modified":"2020-10-06T22:55:46","modified_gmt":"2020-10-06T20:55:46","slug":"impossibile-iperbase-spaziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/impossibile-iperbase-spaziale\/","title":{"rendered":"L&#8217;impossibile iperbase spaziale"},"content":{"rendered":"<p>Pubblicata dalla <em>Image Comics<\/em> nel 1993, la miniserie in sei albi <em>1963<\/em> ideata e scritta da <strong>Alan Moore<\/strong> era sostanzialmente un omaggio ai fumetti fantascientifici un po&#8217; assurdi e surreali della Marvel di <strong>Stan Lee<\/strong> in particolare e di un certo genere di fumetto fantascientifico affermatosi in quegli anni.<br \/>\nMoore, con la sua solita intelligenza, e circondato da molti dei suoi usuali collaboratori su altre serie, inser\u00ec nelle storie riferimenti scientifici stimolanti per fornire un&#8217;aura ancora pi\u00f9 surreale alle sue storie. Ad esempio nel terzo numero, intitolato <em>Tales of the Uncanny<\/em>, nella seconda storia lo sceneggiatore, affiancato da <strong>Steve Bissette<\/strong>, propone il personaggio <em>Hypernaut<\/em> (l&#8217;<em>ipernauta<\/em>) che si sposta nell&#8217;universo a bordo di una iperbase dalla forma impossibile, quella di un <em>triangolo di Penrose<\/em>:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/10\/hyperbase.jpg\" alt=\"hyperbase\" width=\"700\" height=\"341\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3105\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/10\/hyperbase.jpg 700w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/10\/hyperbase-300x146.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/10\/hyperbase-636x310.jpg 636w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p><strong>Roger Penrose<\/strong> \u00e8 quel raro caso di matematico che \u00e8 stato in grado di vincere un Premio Nobel, in questo caso per la fisica, grazie al suo lavoro teorico sui buchi neri, affiancato peraltro da <strong>Stephen Hawking<\/strong>, suo allievo.<br \/>\nVisto che <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/tag\/buchi-neri\/\" target=\"cappellaio\" rel=\"noopener noreferrer\">sui buchi neri trovate qui sul <em>Cappellaio<\/em> gi\u00e0 diversi contenuti<\/a> (e altri vi saranno giunti in queste ore), mi \u00e8 sembrato giusto celebrare Penrose, che ho avuto il piacere di ascoltare in una conferenza a Milano l&#8217;anno scorso, spendendo le classiche due parole su uno dei suoi risultati pi\u00f9 noti, il <em>tribar<\/em>. Questa \u00e8 una classica figura impossibile, la cui <em>impossibilit\u00e0<\/em> diventa evidente se suddividiamo la figura in tre regioni distinte:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/10\/tribar.jpg\" alt=\"tribar\" width=\"490\" height=\"490\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3106\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/10\/tribar.jpg 490w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/10\/tribar-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/10\/tribar-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 490px) 100vw, 490px\" \/><\/p>\n<p>In ciascuna delle regioni possiamo identificare due punti (potremmo dire due estremi) e ciascuno di questi punti \u00e8 associato con uno dei due &#8220;estremi&#8221; di una delle altre due regioni. Se, per\u00f2, osserviamo attentamente le facce, vediamo che la faccia in cui si trova ad esempio l&#8217;estremo A<sub>12<\/sub> \u00e8 diversa dalla faccia in cui si trova il punto A<sub>21<\/sub>, generando cos\u00ec l&#8217;impossibilit\u00e0 della figura.<br \/>\nIn effetti il discorso non si riduce solo a questo confronto di facce, ma \u00e8 anche legato ad altre branche della matematica. La cosa forse pi\u00f9 interessante \u00e8, per\u00f2, come questi &#8220;giochi&#8221; matematici e geometrici hanno poi avuto una ricaduta nel lavoro di Penrose sulla descrizione del nostro universo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicata dalla Image Comics nel 1993, la miniserie in sei albi 1963 ideata e scritta da Alan Moore era sostanzialmente un omaggio ai fumetti fantascientifici un po&#8217; assurdi e surreali della Marvel di Stan Lee in particolare e di un certo genere di fumetto fantascientifico affermatosi in quegli anni. Moore, con la sua solita intelligenza, e circondato da molti dei suoi usuali collaboratori su altre serie, inser\u00ec nelle storie riferimenti scientifici stimolanti per fornire un&#8217;aura ancora pi\u00f9 surreale alle sue storie. 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