{"id":2840,"date":"2020-05-01T14:15:42","date_gmt":"2020-05-01T12:15:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=2840"},"modified":"2020-05-01T01:36:37","modified_gmt":"2020-04-30T23:36:37","slug":"lavoratori-senza-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/lavoratori-senza-paura\/","title":{"rendered":"Lavoratori senza paura"},"content":{"rendered":"<p>Una delle foto pi\u00f9 iconiche degli Stati Uniti d&#8217;America \u00e8 stata scattata durante il periodo della Grande Depressione. La fotografia, che per molto tempo \u00e8 stata attribuita al sociologo <strong>Lewis Hine<\/strong>, \u00e8 stata in realt\u00e0 scattata da <strong>Charles Ebbets<\/strong> il 20 settembre del 1932 tra le travi di metallo del <em>Rockefeller Center<\/em>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2843\" aria-describedby=\"caption-attachment-2843\" style=\"width: 700px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/05\/lunch_atop_skyscraper.jpg\" alt=\"lunch_atop_skyscraper\" width=\"700\" height=\"540\" class=\"size-full wp-image-2843\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/05\/lunch_atop_skyscraper.jpg 700w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/05\/lunch_atop_skyscraper-300x231.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2843\" class=\"wp-caption-text\"><em>Lunch atop a Skyscraper<\/em>, 1932 &#8211; via <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Lunch_atop_a_Skyscraper.jpg\" target=\"commons\" rel=\"noopener noreferrer\">commons<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p>Degli 11 operai ritratti, si conoscono le identit\u00e0 di 3: <strong>Joseph Eckner<\/strong>, il terzo da sinistra, <strong>Joe Curtis<\/strong>, il terzo da destra, e <strong>Gust\u00e1v Popovi\u010d<\/strong>, il primo da destra. In particolare quest&#8217;ultimo \u00e8 stato protagonista di un episodio curioso: quello stesso anno invi\u00f2 alla moglie a Vy\u0161n\u00fd Slavkov una cartolina con una copia di questa stessa foto e il messaggio, a suo modo rassicurante:<\/p>\n<blockquote><p>Non preoccuparti, mia cara Mari\u0161ka: come puoi vedere ho ancora la bottiglia. Il tuo Gusti.<\/p><\/blockquote>\n<p>Una delle particolarit\u00e0 dell&#8217;opera di costruzione degli Stati Uniti moderni, che unisce questo periodo storico con quello della sua colonizzazione, \u00e8 che le basi vennero gettate grazie alla gran mole di lavoratori attirati negli USA dalle opportunit\u00e0 che si aprivano loro.<br \/>\nEd \u00e8 proprio per raccontare le storie di questi lavoratori che <strong>Mika\u00ebl<\/strong> decide di realizzare <a href=\"http:\/\/www.europecomics.com\/album\/giant-v1\/\" target=\"europe\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Giant<\/em><\/a>, opera in <a href=\"http:\/\/www.europecomics.com\/album\/giant-v2\/\" target=\"europe\" rel=\"noopener noreferrer\">due volumi<\/a> che si concentra sugli operai irlandesi che ogni mattina salgono sul <em>Rockefeller Center<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/05\/giant_at_work.jpg\" alt=\"giant_at_work\" width=\"700\" height=\"392\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2845\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/05\/giant_at_work.jpg 700w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/05\/giant_at_work-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>In particolare il fumettista franco-canadese si concentra su Jack Jordan, detto il Gigante (<em>Giant<\/em>) e sul suo strano rapporto epistolare con Mary Ann. La storia, per\u00f2, si sviluppa intorno al mondo operaio degli anni &#8217;30 del XX secolo, fatta di appartamenti sporchi e piccoli in palazzi non proprio di prima categoria (quelli che gli operai potevano permettersi con il loro stipendio), divagazioni varie tra le grazie di qualche giovane donna nonostante le famiglie lontane cui mandare parte dello stipendio, piccole allegre festicciole a bere intorno a un fal\u00f2 accesso in un cassonetto e a bere qualche goccio di birra, possibilmente irlandese. Mika\u00ebl, infatti, fa una scelta etnica ben precisa, d&#8217;altronde corroborata dal fatto che le varie comunit\u00e0 di immigrati, da sempre, hanno cercato di fare comunit\u00e0, di sostenersi uno con l&#8217;altro in un paese nuovo e sconosciuto. La storia intorno alla storia di Jack si interseca anche con quella della mafia italiana, spesso legata anche ai sindacati (ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia), che ha qualcosa da ridire proprio sulla comunit\u00e0 irlandese. L&#8217;autore, poi, non dimentica di citare anche le procedure di immigrazione prima di accogliere gli stranieri in terra statunitense, costruendo una narrazione veloce (anche grazie alle molte scene silenziose costruite seguendo in silenzio i movimenti di Jack e degli altri protagonisti tra le strade di New York), interessante e ricca di spunti.<br \/>\nStrutturalmente il fumetista franco-canadese, con un tratto molto simile a quello di <strong>Dustin Nguyen<\/strong>, propone pagine ricche di vignette, dalla griglia ordinata e abbastanza vicina a quella <em>standard<\/em> della <em>bd<\/em>, ma che non rinuncia a composizioni dinamiche, con vignettone o vignette verticali che restituiscono il senso della grande citt\u00e0. La colorazione &#8220;sbiadita&#8221;, inoltre, crea un&#8217;atmosfera al tempo stesso d&#8217;epoca, di povert\u00e0, un po&#8217; <em>hard boiled<\/em>, ma soprattutto cittadina. Le scene ambientatre in Irlanda, siano esse del presente o dei <em>flashback<\/em>, sono in effetti pi\u00f9 ricche di colori rispetto al quasi monocromatismo delle scene <em>newyorkesi<\/em>.<br \/>\nIl tutto restituisce uno spaccato molto preciso e affidabile delle condizioni di vita di un operaio medio statunitense, anche di un operaio in un certo senso &#8220;privilegiato&#8221; come Jack Jordan, che ogni mattina saliva sulle travi metalliche del cantiere presso la <em>Rockefeller Plaza<\/em> per costruire il <em>Rockefeller Center<\/em>, simbolo degli Stati Uniti tanto quanto gli operai che lo hanno letteralmente tirato su.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/05\/giant_lunch.jpg\" alt=\"giant_lunch\" width=\"532\" height=\"516\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2847\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/05\/giant_lunch.jpg 532w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/05\/giant_lunch-300x291.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 532px) 100vw, 532px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle foto pi\u00f9 iconiche degli Stati Uniti d&#8217;America \u00e8 stata scattata durante il periodo della Grande Depressione. 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