{"id":2673,"date":"2020-02-23T22:23:10","date_gmt":"2020-02-23T21:23:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=2673"},"modified":"2020-02-23T22:23:10","modified_gmt":"2020-02-23T21:23:10","slug":"paperone-pioniere-dello-spazio-sugli-asteroidi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/paperone-pioniere-dello-spazio-sugli-asteroidi\/","title":{"rendered":"Paperone pioniere dello spazio: sugli asteroidi"},"content":{"rendered":"
All’inizio di giugno del 2016, il Lussemburgo annunci\u00f2 l’intenzione di investire in un programma spaziale per portare dei minatori nello spazio<\/a> con l’obiettivo di sfruttare le potenziali risorse minerarie che potrebbero essere a disposizione nella fascia degli asteroidi<\/a>. L’interesse non dovrebbe neanche stupire, visto che in un mondo in cui cresce sempre di pi\u00f9 l’interesse verso lo spazio, proprio il Lussemburgo sta portandosi avanti anche dal punto di vista legislativo con una serie di leggi per la protezione dei diritti dei minatori spaziali<\/a>. L’idea di sfruttare gli asteroidi dal punto di vista minerario era, per\u00f2, stata utilizzata sulle pagine di Topolino<\/em> gi\u00e0 nel 1988. A scrivere la storia ci aveva pensato, come per molte storie classiche disneyane<\/em> di anticipazione uscite sul settimanale, Giorgio Pezzin<\/strong>, ingegnere prestato al fumetto, per l’accasione affiancato da Roberto Marini<\/strong>. Il rapporto di Paperone con gli asteroidi non si ferma qui. Sempre Pezzin, questa volta nel 2000, fa interagire Paperone con la fascia degli asteroidi durante La corsa su Marte<\/em><\/a>, disegnata da Stefano Intini<\/strong> e pubblicata sul Topolino<\/em> #2347. Nonostante una piccola serie di insuccessi avvenuti sul finire del XX secolo, le missioni verso Marte a partire dalla Mars Odissey<\/em> della NASA, lanciata nel 2001, e da Mars Express<\/em>, del 2003, prima missione marziana dell’ESA, l’agenzia spaziale europea. Da quel momento in poi, e con una certa regolarit\u00e0, NASA ed ESA hanno inviato satelliti e rover<\/em> per studiare il pianeta rosso, ma ancora nessuna missione umana. Si \u00e8 colpiti dalla complessit\u00e0 di questa figura che non tento neppure di disegnare.(1<\/a>)<\/sup><\/p><\/blockquote>\n Per poter disegnare questa figura bisogner\u00e0 aspettare la met\u00e0 e oltre del XX secolo quando irrompe sulle scene la teoria del caos<\/a>. Applicando quest’ultima, con l’ausilio dei moderni calcolatori, \u00e8 possibile visualizzare un sistema di tre corpi gravitazionalmente legati uno all’altro, come ad esempio nell’articolo di Alessandra Celletti<\/strong>, Letizia Stefanelli<\/strong>, Elena Lega<\/strong> e Claude Froeschl\u00e9<\/strong> del 2011:<\/p>\n L’applicazione della teoria del caos a problemi pratici dell’astronomia risale, per\u00f2, alla seconda met\u00e0 degli anni Ottanta del XX secolo. Tra il 1985 e il 1990 lavorava presso il Jet Propulsion Laboratory<\/em> della NASA a Pasadena il matematico Edward Belbruno<\/strong> che, occupandosi delle orbite dei veicoli spaziali, si rese conto che le dinamiche caotiche potevano essere sfruttate per individuare orbite a basso consumo energetico. La tecnica, definita fuzzy boundary theory<\/em> (teoria del confine sfumato<\/em>) \u00e8 stata applicata con successo nel 1991. In quell’occasione si trovava nello spazio la sonda giapponese Hiten<\/em>. Lanciata nel 1990, aveva ormai svolto il suo compito di fare osservazioni sulla Luna ed era rimasta ormai con ben poco carburante. A quel punto Belbruno calcol\u00f2 una nuova traiettoria che permise a Hiten<\/em> di compiere ulteriori rilevazioni e quindi andarsi a posizionare in orbita intorno alla Terra.
<\/a>Ispirandosi alla serie a fumetti di Buck Rogers<\/em>, a sua volta trasposizione del personaggio ideato da Philip Francis Nowlan<\/strong> per il racconto Armageddon 2491<\/em>, Carl Barks<\/strong> idea una bellissima storia di fantascienza, L’isola nel cielo<\/em><\/a>, con una caratteristica molto interessante che, seppur in grande, anticipa dei temi che stanno iniziando a fare capolino solo in questi ultimi anni.
\nLa Terra, infatti, \u00e8 circondata da anelli spaziali, ovvero delle vere e proprie stazioni spaziali che orbitano intorno al pianeta a distanze via via sempre pi\u00f9 grandi. Queste stazioni sono, a loro volta, evidentemente ispirate dal progetto di stazione spaziale ad anello concepita da Wernher von Braun<\/strong> nel 1952.
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<\/a>Questa esplosione di stazioni spaziali e la variet\u00e0 di navicelle gi\u00e0 pronte e in vendita in saloni appositi \u00e8 stata possibile, leggendo con attenzione la storia, dall’ingresso dei privati nella corsa allo spazio (che nella realt\u00e0 sta avvenendo in maniera sempre pi\u00f9 prepotente proprio negli ultimi anni), il che ha anche reso Paperopoli una sorta di “citt\u00e0 del domani”, un po’ come la Metropolis di Superman. Ognuna di queste stazioni \u00e8 anche una vera e propria stazione di servizio spaziale, dove si pu\u00f2 rifornire di carburante la propria navicella e nel frattempo aspettare rifocillandosi.
\nPaperone, alla ricerca di un nuovo nascondiglio per il suo denaro, ne trova un mucchio<\/em> proprio scrutando il cielo e puntando il telescopio in una zona particolare del nostro Sistema Solare: la fascia degli asteroidi<\/a>. Questa \u00e8 una zona tra la Terra e Marte costituita da veri e propri sassi, alcuni grandi diversi chilometri, e qualche pianeta nano, ovvero oggetti della forma all’incirca sferica e delle dimensioni paragonabili con quelle di Plutone<\/a>, che infatti oggi \u00e8 classificato proprio come pianeta nano.
\nIl rapporto di Paperone con la fascia degli asteroidi, per\u00f2, non si \u00e8 limitato al viaggio intrapreso nella storia barksiana<\/em> del 1960, ma \u00e8 proseguito in una manciata di storie, tutte in qualche modo memorabili, di cui l’ultima pubblicata sul Topolino<\/em> #3352. Andiamo, per\u00f2, con ordine, iniziando con…<\/p>\nLe colonie spaziali<\/em><\/h2>\n
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\nLe colonie spaziali<\/em><\/a>, pubblicata su Topolino<\/em> #1720 per i disegni di Roberto Marini, presenta anch’essa elementi molto interessanti. Come la storia di Barks, anche in questo caso la Terra ha una stazione spaziale orbitante, costituita da due anelli sovrapposti e da un cilindro centrale, in pratica due stazioni di von Braun una sull’altra. Questa stazione spaziale \u00e8 di propriet\u00e0 di Paperone, e all’inizio della storia lo troviamo in ambasce a causa di una serie di problemi relativi alle missioni che sta finanziando. I problemi sono legati ai sempre pi\u00f9 scarsi controlli sulle missioni, alle richieste sindacali degli astronauti, alcune obiettivamente assurde legate al colore delle tute spaziali o alle pause legate alla visione delle partite del campionato, e in generale a un lassismo diffuso sulla stazione.
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<\/a>Cos\u00ec Paperone, sfruttando una serie di sabotaggi sulle sue missioni, convince gli astronauti a spostare la stazione verso la fascia degli asteroidi e qui li invoglia a sfruttare, per suo conto, ma anche per proprio conto, le risorse minerarie presenti nella fascia stessa. L’idea dello sfruttamento minerario degli asteroidi<\/a> \u00e8, per\u00f2, vecchia di alcuni decenni: basti pensare al progetto studiato dalla NASA sul finire degli anni Settanta del XX secolo. Pezzin, per\u00f2, va anche oltre il semplice sfruttamento e pensa a una vera e propria colonizzazione degli asteroidi<\/a>, peraltro in un’epoca in cui non erano ancora stati scoperti oggetti sufficientemente grandi come i pianeti nani Cerere e Vesta<\/a>.
\nMarini visualizza l’idea di Pezzin realizzando delle vere e proprie serre abitate vaganti nello spazio che permettono agli astronauti di estrarre minerali e coltivare ortaggi e quant’altro. E’, infatti, interessante osservare come la stazione spaziale di Paperone avesse come programma di ricerca quello di sviluppare la coltivazione in condizioni di microgravit\u00e0. Altro aspetto molto interessante \u00e8 il modo in cui viene creat\u00e0 una gravit\u00e0 di tipo terrestre sulla stazione spaziale: grazie al moto circolare degli anelli. La storia, per\u00f2, non affronta il problema della coltivazione in un ambiente di questo genere, per\u00f2 \u00e8 presente una piccola curiosit\u00e0: Paperone compra gli ortaggi dagli astronauti-coltivatori per venderli sulla Terra e la sua interazione con loro \u00e8 molto simile a quella che il magnate aveva quando finanziava i minatori ai tempi del Klondike in una scena, che anche per alcune similitudini nel tratto, ricorda una analoga realizzata da Don Rosa<\/strong> per la sua Saga<\/em>.<\/p>\nPassaggi spaziali<\/h2>\n
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\nLe difficolt\u00e0 per una missione del genere sono numerose, partendo dalla lunga esposizione alle radiazioni, senza dimenticare la permanenza per un periodo stimato di almeno un paio di anni in situazioni di micro- e bassa gravit\u00e0 o la difficolt\u00e0 di comunicazioni con la Terra, dovute non solo alla distanza Terra-Marte (che non \u00e8 costante n\u00e9 sempre favorevole), ma anche alle condizioni atmosferiche marziane che spesso e per lunghi periodi dell’anno non sono favorevoli alle comunicazioni.
\nNonostante tutto questo, nel mondo disneyano<\/em>, mettere in piedi due razzi per Marte con a bordo i due principali magnati di Paperopoli non \u00e8 cosa complicata. La sfida tra Paperone e Rockerduck si gioca, in questa occasione, su chi arriva prima sulla superficie del pianeta rosso per costruire un albergo marziano per clienti danarosi, ovvero il turismo spaziale spinto all’ennesima potenza in un’epoca in cui ancora di questa nuova frontiera economica si parlava ben poco. Per battere in velocit\u00e0 il rivale, Paperone decide di costruire un razzo leggero, con poco carburante, e sfruttare gli asteroidi per raggiungere in fretta Marte. Una volta giunti nei pressi della fascia, Archimede, utilizzando le cariche di esplosivo opportune, sposta alcuni asteroidi per creare un vero e proprio convoglio di alta velocit\u00e0 spaziale in grado di trasportare senza alcun ulteriore consumo di carburante le astronavi verso il pianeta rosso. L’imprevisto, per\u00f2, \u00e8 alle porte. Per capirlo torniamo indietro fino al finire del XIX secolo.
\nLa legge di gravitazione universale di Isaac Newton<\/strong> era in grado di descrivere con pochi e semplici calcoli un sistema costituito da due corpi orbitanti uno intorno all’altro. Il sistema a due corpi, per\u00f2, era un’approssimazione, non sempre buona, del sistema reale e, in mancanza di tecniche numeriche sufficientemente veloci, l’impegno dei matematici e dei fisici teorici interessati alla gravit\u00e0 era quello di risolvere le equazioni della gravitazione di Newton anche per il primo dei sistemi complessi: il problema dei tre corpi<\/a>.
\nPrendiamo, ad esempio, il sistema Sole-Terra-Luna. Non sarebbe impossibile risolvere il sistema con i classici “calcoli a mano”, ma per portare a termine il conto \u00e8 necessario introdurre una serie di approssimazioni, che per quanto ragionevoli non rendono la soluzione esatta quanto quella per due corpi gravitazionalmente legati.
\nSulla spinta del concorso indetto da Oscar II<\/strong> re di Svezia e Norvegia per celebrare il suo sessantesimo compleanno nel 1889, il matematico francese Henri Poincar\u00e9<\/strong> propose un articolo in cui esaminava il problema e che sarebbe stato pubblicato l’anno dopo. Poincar\u00e9 vinse il premio nonostante nel suo articolo dimostrasse che non era possibile ottenere una soluzione (analitica) del problema con il grado di precisione richiesto dal concorso. Una delle affermazioni pi\u00f9 interessanti nel suo articolo a proposito della complessit\u00e0 della soluzione era:<\/p>\n
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\nA questo punto il problema in cui \u00e8 incappato Paperone \u00e8 abbastanza chiaro: Archimede, su indicazione del magnate, si \u00e8 limitato a calcolare l’orbita migliore per il convoglio spaziale costituito dagli asteroidi scelti da Paperone, senza per\u00f2 andare a esaminare l’effetto che tale modifica avrebbe generato negli altri oggetti appartenenti alla fascia. Come intuibile, la modifica nell’orbita di una decina di asteroidi ha di fatto generato un “effetto farfalla” in tutta la fascia, producendo una serie di pioggie meteoritiche sia su Marte, sia sulla Terra, in particolare su Paperopoli.<\/p>\nAstromiliardari paperopolesi<\/h2>\n