{"id":2535,"date":"2019-11-24T19:57:17","date_gmt":"2019-11-24T18:57:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=2535"},"modified":"2019-11-24T19:57:17","modified_gmt":"2019-11-24T18:57:17","slug":"topolino-3339-foglie-rosse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/topolino-3339-foglie-rosse\/","title":{"rendered":"Topolino #3339: Foglie rosse"},"content":{"rendered":"

Con un finale emozionante, ma anche in qualche modo aperto si conclude Foglie rosse<\/em>, saga in quattro puntate che ha segnato l’esordio di Claudio Sciarrone<\/strong> anche ai testi di una storia disneyana<\/em>. L’ultima pagina del quarto episodio promette almeno una seconda saga delle avventure di Tip e Tap, della loro banda e dei loro nuovi amici extraterrestri. Vediamo, per\u00f2, come \u00e8 andata in questo primo gruppo di storie.<\/p>\n

Nipoti con la valigia<\/h2>\n

\"\"
Vignetta d’esordio di Tip e Tap<\/figcaption><\/figure>Ambientata nella stagione autunnale, Foglie rosse<\/em> pu\u00f2 essere considerata in prima battuta l’equivalente delle ultime due saghe di Bruno Enna<\/strong>, Il grande gioco geniale<\/em> e soprattutto Tre paperi in gioco<\/em>. Sciarrone, infatti, focalizza la sua attenzione su Tip e Tap, i due nipoti di Topolino, costruendo intorno a loro un gruppo di amici con i quali hanno messo in piedi una piccola rock band<\/em>. Peraltro, in questa saga, viene anche citato X-Music<\/em>, talent show<\/em> dal titolo simile a quello che dovrebbe essere protagonista proprio della prossima saga di Enna, lasciando cos\u00ec nel lettore ben pi\u00f9 di un sospetto che le due operazioni siano in qualche modo collegate.
\nD’altra parte i due nipoti di Topolino sono stati molto pi\u00f9 trascurati rispetto a Qui, Quo, Qua: mentre questi ultimi sono sempre presenti nella casa di Paperino, nel caso di Tip e Tap la loro presenza \u00e8 molto pi\u00f9 casuale, probabilmente per via degli esordi di questi due personaggi.
\nI due piccoli topi esordiscono nella tavola domenicale di Floyd Gottfredson<\/strong> del 18 settembre del 1932 in una serie poi nota come Il ritratto di Minni<\/em><\/a> che si conclude il 6 novembre di quello stesso anno. All’inizio sono i figli della vicina di Topolino, la signora Fieldmouse. Successivamente questa diventa la sorella di Topolino, acquisendo il nome di Amalia nella traduzione olandese delle striscie di Gottfredson per poi diventare Amelia una volta “ritornata” a casa. Ad ogni buon conto il fatto di avere il genitore raggiungibile ha, in effetti, reso possibile la sparizione di Tip e Tap dalla casa di Topolino, anche se questa informazione nelle storie italiane \u00e8 sostanzialmente scomparsa.<\/p>\n

Tra Spielberg e King<\/h2>\n

\"\"<\/p>\n

Torniamo alla storia di Sciarrone: il disegnatore milanese, a differenza di Enna, realizza una storia fantascientifica a met\u00e0 strada tra Steven Spielberg<\/strong> e Stephen King<\/strong>, con, per\u00f2, quel pizzico di ironia tipicamente disneyana<\/em>. Una razza di rettili intelligenti con tre occhi, gli Sgharooz<\/em>, ha conquistato un pianeta popolato da pacifici scienziati, costringendoli a costruire un ponte quantistico che permetta loro di andare dal loro pianeta attuale, una fredda roccia ormai completamente consumata, a un pianeta pi\u00f9 ricco di risorse: la Terra.
\nUno degli scienziati, che sembrano una versione disneyana<\/em> dei guardiani di Oa, riesce a fuggire con un pezzo del ponte quantistico, costituito da silicio dalla colorazione rosata, approdando sulla Terra. Qui entra in contatto con la banda di Tip e Tap: il gruppo inizia un percorso per capire come aiutare il popolo di Phil, questo il nome in codice dello scienziato dalle fattezze adolescenziali, e al tempo stesso salvare la Terra dall’imminente invasione.
\nCome ovvio, la storia si conclude con un lieto fine, ma indipendentemente da ci\u00f2, o dalla chiusura aperta che promette un ritorno di Phil e compagni, questa prima prova di Sciarrone come autore completo pu\u00f2 considerarsi un piccolo successo: pur se il ritmo non \u00e8 mai realmente serrato, la storia ha comunque tenuto desta l’attenzione del lettore grazie da un lato alla vicenda lontano dalla Terra, con gli Sgharooz<\/em>, al tempo stesso minacciosi ma anche parodistici attori, e dall’altro con le avventure di Phil sul nostro pianeta, alla scoperta di una cultura diversa. Nel complesso il risultato finale ricorca molto Ray Bradbury<\/strong>, in particolare quello di storie del brivido come Il popolo dell’autunno<\/em> o L’albero di Halloween<\/em>.
\nE’ importante, comunque, far notare come Sciarrone, scegliendo un popolo di scienziati, si fa portavoce di una visione pacifica della scienza, senza dimenticare che all’autore \u00e8 bastata una semplice battuta, nel
terzo episodio<\/a>, per caratterizzare perfettamente Phil:<\/p>\n

Ricercare e sperimentare \u00e8 nella mia natura!<\/p><\/blockquote>\n

Il silicio nell’universo<\/h2>\n

\"\"<\/p>\n

Come detto, il silico gioca un ruolo fondamentale nella storia di Sciarrone. Vediamone alcune propriet\u00e0.
\nCon numero atomico 14, il silico \u00e8 l’elemento chimico subito sotto al carbonio e ne condivide una struttura molto simile, anche se leggermente pi\u00f9 compatta. Non a caso in molti romanzi di fantascienza vengono considerate forme di vita basate sul silicio e non sul carbonio, come quelle che conosciamo sul nostro pianeta. In questo caso presenta alcuni inconvenienti che lo rendono meno efficace del carbonio, ma ad ogni modo, strettamente parlando con il soggetto di Foglie rosse<\/em>, in cui la Terra \u00e8 sotto la lente d’interesse degli Sgharooz<\/em>, il silicio \u00e8 presente nella crosta terrestre con una percentuale di circa il 27.7% e dopo l’ossigeno \u00e8 il secondo elemento pi\u00f9 abbondante. E’ molto probabile che pianeti rocciosi possano avere un’abbondanza di silicio simile a quella della Terra, considerando che l’ammasso della Vergine presenta un’abbondanza molto simile a quella del nostro Sistema Solare(
2<\/a>, 3<\/a><\/span>)<\/sup>.
\nUna delle caratteristiche che il pezzo di silicio che Phil porta sulla Terra \u00e8 quello di attivarsi al suono della musica, in particolare del rock<\/em> suonato dalla banda di Tip e Tap. E’ interessante, in questo caso, osservare come negli anni scorsi sono stati comunicati i risultati di alcune ricerche che legano il comportamento del silicio proprio con le vibrazioni: ad esempio
nel 2009<\/a> un gruppo di ricerca del Caltech<\/em> ha affermato di essere riuscito a costruire una microbarretta di silicio in grado di convertire la luce in vibrazioni e viceversa, mentre nel 2017<\/a> un gruppo di ricerca australiano dell’universit\u00e0 del Queensland sembra sia riuscito a ottenere un chip<\/em> al silicio in grado di ricavare energia dalle vibrazioni (oltre ad aver sviluppato un sistema per utilizzare gli algoritmi quantistici sui chip<\/em> al silicio).
\nIndipendentemente dalle effettive verifiche sperimentali su queste ricerche (non mi sono messo a cercarle), vorrei anche osservare che i cristalli di silicio utilizzati per il ponte quantistico hanno una forma esagonale (anche se non regolare), come la struttura cristallina del carburo di silicio, un materiale ceramico composto da silicio e carbonio. Questo composto ha una durezza molto elevata, intermedia tra il corindone e il diamante, e per questo \u00e8 uno dei materiali superduri a noi noti. Inoltre, pur essendo molto raro sulla Terra, \u00e8 molto diffuso nello spazio, dove si trova all’interno della polvere stellare che si trova intorno alle stelle ricche di carbonio. Dunque non \u00e8 cos\u00ec strano che lontano dalla Terra sia stato possibile costruire un ponte quantistico(
4<\/a>)<\/sup>.<\/p>\n

Zona abitabile<\/h2>\n

Visto che Foglie rosse<\/em> si occupa di altre razze intelligenti nell’universo (ovviamente in questo caso si trascura il fatto che \u00e8 impossibile riuscire a viaggiare istantaneamente tra punti molto distanti del cosmo), ha senso provare a capire cosa \u00e8 la cos\u00ec detta zona abitabile<\/em> di cui spesso si parla quando vengono comunicate scoperte di pianeti extrasolari.
\nUna sua possibile definizione \u00e8 la seguente:<\/p>\n

Per zona abitabile si intende quella zona intorno a una stella in cui esistono le condizioni di avere acqua liquida sulla superficie di un pianeta e quindi una vita di tipo terrestre.<\/p><\/blockquote>\n

A una definizione di questo genere si sono, ad esempio, attenuti James Kasting<\/strong>, Daniel Withmire<\/strong>, Ray Reynolds<\/strong>(1<\/a>)<\/sup>. Il modello per il calcolo\/predizione della zona abitabile di ogni possibile tipologia di stella osservata fino a quel tempo (stiamo parlando di fine 1992, inizi 1993) \u00e8 un semplice modello climatico monodimensionale (nel senso che le equazioni utilizzate sono modellizzate in uno spazio a una dimensione) dove a partire da considerazioni varie sui gas si propongono equazioni termodinamiche da cui andare a determinare la grandezza e l’evoluzione della zona abitabile.
\nLa filosofia con cui si determina oggi la zona abitabile di una stella non \u00e8 molto differente da quella di Kasting e colleghi ed \u00e8 alla base spesso delle notizie roboanti di scoperte di nuovi pianeti potenzialmente abitabili intorno a stelle lontane. Il punto, per\u00f2, \u00e8 che possedere delle condizioni abitabili (ad esempio la possibilit\u00e0 di avere acqua liquida sulla sua superficie) non implica automaticamente n\u00e9 che il pianeta sia abitato, n\u00e9 che sia abitabile: le condizioni per poter sopravvivere su un pianeta sono, infatti, molte e non sono necessariamente tutte a noi note.<\/p>\n\n

    \n
  1. Kasting, J. F., Whitmire, D. P., & Reynolds, R. T. (1993). Habitable zones around main sequence stars. Icarus<\/em>, 101(1), 108-128. doi:10.1006\/icar.1993.1010<\/a> ↩<\/a><\/li>\n
  2. Simionescu, A., Werner, N., Urban, O., Allen, S. W., Ichinohe, Y., & Zhuravleva, I. (2015). A uniform contribution of core-collapse and type Ia supernovae to the chemical enrichment pattern in the outskirts of the virgo cluster. The Astrophysical Journal Letters, 811(2), L25. doi:10.1088\/2041-8205\/811\/2\/L25<\/a> (arXiv<\/a>) ↩<\/a><\/li>\n
  3. da Altrimondi possibli<\/em><\/a> ↩<\/a><\/li>\n
  4. da La musica salver\u00e0 la Terra<\/em><\/a> ↩<\/a><\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

    Con un finale emozionante, ma anche in qualche modo aperto si conclude Foglie rosse, saga in quattro puntate che ha segnato l’esordio di Claudio Sciarrone anche ai testi di una storia disneyana. L’ultima pagina del quarto episodio promette almeno una seconda saga delle avventure di Tip e Tap, della loro banda e dei loro nuovi amici extraterrestri. Vediamo, per\u00f2, come \u00e8 andata in questo primo gruppo di storie. Nipoti con la valigia Ambientata nella stagione autunnale, Foglie rosse pu\u00f2 essere considerata in prima battuta l’equivalente delle ultime due saghe di Bruno Enna, Il grande gioco geniale e soprattutto Tre paperi<\/p>\n","protected":false},"author":32,"featured_media":2538,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Topolino #3339: Foglie rosse - Al caff\u00e9 del Cappellaio Matto","description":"Con un finale emozionante, ma anche in qualche modo aperto si conclude Foglie rosse , saga in quattro puntate che ha segnato l'esordio di Claudio Sciarrone anch"},"footnotes":""},"categories":[345],"tags":[275,567,541,1058,1056,1057],"class_list":["post-2535","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-topolino-comics-science","tag-chimica","tag-claudio-sciarrone","tag-esopianeti","tag-floyd-gottfredson","tag-silicio","tag-zona-abitabile"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2535","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/users\/32"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2535"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2535\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2538"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2535"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2535"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2535"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}