{"id":2461,"date":"2019-10-30T21:53:16","date_gmt":"2019-10-30T20:53:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=2461"},"modified":"2019-10-30T22:00:43","modified_gmt":"2019-10-30T21:00:43","slug":"lastro-infernale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/lastro-infernale\/","title":{"rendered":"L&#8217;astro infernale"},"content":{"rendered":"<p>Meastro dell&#8217;<em>horror<\/em>, <strong>Junji Hito<\/strong> ha all&#8217;attivo una lunga serie di <em>manga<\/em> di genere che da alcuni anni a questa parte stanno arrivando anche in Italia, come il corposo <em>Remina. L&#8217;astro infernale<\/em> edito dalla Star Comics.<br \/>\nLa storia, pubblicata su un corposo volume di oltre 280 pagine, inizia con una scena che richiama al <em>Frankenstein<\/em> cinematografico: una folla assetata di sangue inneggia alla morte di una ragazza legata a una croce mentre nel cielo incombe un inquietante occhio mostruoso. La storia, dopo questo inizio, si dipana come un vero e proprio <em>flashback<\/em> fino a ricongiungersi con il momento del sacrificio a partire dalla scoperta di un nuovo pianeta, sputato fuori da un <em>wormhole<\/em> avvenuta un anno prima degli eventi del prologo.<\/p>\n<h2>La tana del bruco<\/h2>\n<p><figure id=\"attachment_2463\" aria-describedby=\"caption-attachment-2463\" style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/embedded_wormhole.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"336\" class=\"size-full wp-image-2463\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/embedded_wormhole.jpg 350w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/embedded_wormhole-300x288.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2463\" class=\"wp-caption-text\">Diagramma incapsulato (<em>embedded<\/em>) di un <em>wormhole<\/em> di Schwarzschild &#8211; via <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:LorentzianWormhole.jpg\" target=\"commons\" rel=\"noopener noreferrer\">commons<\/a><\/figcaption><\/figure>Letteralmente <em>buco di verme<\/em>, sebbene mi piaccia renderlo come <em>tana del verme<\/em> o <em>tana del bruco<\/em>, un <em>wormhole<\/em> \u00e8 tecnicamente un ponte di Einstein-Rosen, una particolare struttura geometrica (o topologica) dello spaziotempo che in pratica coincide con una scorciatoia tra due punti lontani dell&#8217;universo, permettendo di collegarli senza violare il limite superiore della velocit\u00e0 della luce.<br \/>\nA dispetto del nome, il primo a teorizzarne l&#8217;esistenza fu il fisico austriaco <strong>Ludwig Flamm<\/strong> nel 1916<sup id=\"fnref:flamm\">(<a class=\"footnote-ref\" href=\"#fn:flamm\" rel=\"footnote\">1<\/a>)<\/sup> pochi mesi dopo la pubblicazione della soluzione delle equazioni di campo relativistiche da parte di <strong>Karl Schwarzschild<\/strong>, quelle che predicevano l&#8217;esistenza dei <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/un-tuffo-nel-buco-nero\/\" target=\"cappellaio\" rel=\"noopener noreferrer\">buchi neri<\/a>. Tale genere di <em>wormhole<\/em>, detto anche <em>wormhole di Schwarzschild<\/em>, venne successivamente riscoperto da <strong>Albert Einstein<\/strong> e <strong>Nathan Rosen<\/strong> nel 1935<sup id=\"fnref:einstein35\">(<a class=\"footnote-ref\" href=\"#fn:einstein35\" rel=\"footnote\">2<\/a>)<\/sup>.<br \/>\nImmaginando che lo spaziotempo non possegga alcuno spigolo, si scopre che oltre alla <a href=\"https:\/\/dropseaofulaula.blogspot.com\/2019\/04\/le-grandi-domande-della-vita-il-buco.html\" target=\"dropsea\" rel=\"noopener noreferrer\">regione interna di un buco nero<\/a> al cui interno stanno cadendo le particelle che attraversano l&#8217;orizzonte degli eventi, deve esistere anche una regione interna di un buco bianco dall&#8217;esterno del quale \u00e8 possibile osservare le traiettorie in uscita dall&#8217;orizzonte degli eventi. Le regioni esterne delle due zone di spaziotempo sono collegate da una struttura tubolare (o ipertubolare, visto che parliamo di un universo a 4 dimensioni) che le collega: il ponte di Einstein-Rosen.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2465\" aria-describedby=\"caption-attachment-2465\" style=\"width: 700px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/wormhole_horizon.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"300\" class=\"size-full wp-image-2465\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/wormhole_horizon.jpg 700w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/wormhole_horizon-300x129.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2465\" class=\"wp-caption-text\">Interpretazione artistica dell&#8217;attraversamento dell&#8217;orizzonte degli eventi di un <em>wormhole<\/em> &#8211; via <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:FY221c15.png\" target=\"commons\" rel=\"noopener noreferrer\">commons<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p>Se gi\u00e0 cos\u00ec la faccenda \u00e8 esotica, pensate quanto esotica diventa quando nel 1962 <strong>John Archibald Wheeler<\/strong>, che aveva dato il nome <em>wormhole<\/em> al ponte di Einstein-Rosen, e <strong>Robert Fuller<\/strong> mostrarono che questo genere di <em>wormhole<\/em> non potrebbe essere stabile se le due zone dello spaziotempo collegate appartengono allo stesso universo<sup id=\"fnref:fuller\">(<a class=\"footnote-ref\" href=\"#fn:fuller\" rel=\"footnote\">3<\/a>)<\/sup>: all&#8217;interno di questa descrizione matematica l&#8217;esistenza di un <em>wormhole<\/em> diventa allora legata all&#8217;esistenza di un altro universo. Inoltre, e ci\u00f2 complica ulteriormente la faccenda, i <em>wormhole di Schwarzschild<\/em> non possono essere attraversati in entrambe le direzioni, ma sono strade a senso unico.<br \/>\nOvviamente esplorare un altro universo senza possibilit\u00e0 di ritorno non \u00e8 una bella prospettiva, cos\u00ec i cosmologi (i fisici teorici dello spazio) pensarono e ripensarono al problema fino a che non trovarono un meccanismo che avrebbe potuto permettere ai <em>wormhole<\/em> attraversabili in entrambi i sensi di essere stabili: l&#8217;<em>effetto Casimir<\/em>. Tale effetto mostra come la densit\u00e0 di energia in alcune regioni dello spazio risulta negativa rispetto all&#8217;energia di vuoto della materia ordinaria. In quest&#8217;ottica l&#8217;esistenza di un <em>wormhole<\/em> sarebbe un indizio dell&#8217;esistenza della cos\u00ec detta materia esotica, ovvero materia con propriet\u00e0 differenti rispetto a quelle della materia ordinaria (ad esempio massa e\/o energia negative).<\/p>\n<h2>L&#8217;occhio sulla decadenza umana<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/remina_wormhole.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"369\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2467\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/remina_wormhole.jpg 700w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/remina_wormhole-300x158.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Dunque \u00e8 da un oggetto fisico talmente esotico da essere per ora una semplice curiosit\u00e0 matematica all&#8217;interno della teoria che spunta fuori <em>Remina<\/em>, il pianeta che fa da sfondo alla storia narrata da Ito. Il nome \u00e8 quello della figlia del fisico giapponese professor Oguro, scopritore del primo <em>wormhole<\/em>, posto nella zona di cielo corrispondente alla costellazione dell&#8217;Idra. Il <em>mangaka<\/em> utilizza per il <em>wormhole<\/em> la sua definizione di ponte tra due universi differenti, per cui il nuovo pianeta, che costituisce prova solida dell&#8217;esistenza del <em>wormhole<\/em> stesso, proviene da un altro universo. La sua traiettoria, all&#8217;inizio abbastanza <a href=\"https:\/\/dropseaofulaula.blogspot.com\/2019\/10\/camminata-ubriaco-quantistico.html\" target=\"dropsea\" rel=\"noopener noreferrer\">aleatoria<\/a>, diventa sempre pi\u00f9 definita, aumentando man mano la sua velocit\u00e0 e puntando diretto verso la Terra.<br \/>\nMentre la figlia di Oguro, la giovane e bella Remina, diventa sempre pi\u00f9 popolare in televisione, il pianeta che porta il suo nome divora letteralmente qualunque oggetto che si trova lungo la sua traiettoria verso il Sistema Solare. L&#8217;avvicinamento di Remina e la scomparsa di stelle e pianeti aumenta la tensione millenaristica sul pianeta e in particolare aumenta sempre di pi\u00f9 l&#8217;ostilit\u00e0 intorno a Oguro e alla figlia, quest&#8217;ultima rea di portare il nome del pianeta-<em>killer<\/em> e il primo di essere lo scopritore del <em>wormhole<\/em> che ha portato Remina nel nostro universo oltre che padre della ragazza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/remina_science.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"333\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2469\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/remina_science.jpg 700w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/remina_science-300x143.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Remina stesso \u00e8 descritto come un luogo insalubre con un&#8217;atmosfera acida e una superficie &#8220;abitata&#8221; da protuberanza di forma tubolare in grado di crescere improvvisamente e di muoversi di vita propria. Inoltre il pianeta stesso \u00e8 dotato di un gigantesco occhio minaccioso e ipnotico e, nel momento di divorare il pianeta, di una gigantesca bocca dotata di una diabolica e lunghissima lingua.<br \/>\n<em>Remina<\/em> \u00e8, dal punto di vista dei disegni, di grande impatto, mentre dal punto di vista narrativo l&#8217;interesse di Ito \u00e8 proprio sulle reazioni isteriche degli esseri umani. In particolare il <em>mangaka<\/em> si concentra su un gruppo di fanatici che continuano a inseguire la giovane Remina, che a sua volta \u00e8 circondata da personaggi pi\u00f9 o meno equivoci, chi mosso da affetto sincero, chi da semplice opportunismo, chi da puro e semplice fanatismo. E&#8217; interessante come proprio il pi\u00f9 grande dei fan di Remina diventa successivamente il suo pi\u00f9 grande avversario, un modo che l&#8217;autore ha per mostrare come le pi\u00f9 grandi passioni possano facilmente trasformarsi da positive a negative.<br \/>\nIl finale, poi, \u00e8 decisamente meno ottimistico di quel che sembra: gli ultimi, casuali sopravvissuti, tra cui la stessa Remina, sono felici e spensierati per essere scampati alla distruzione della Terra, ma mostrano un atteggiamento non molto differente da quello dell&#8217;umanit\u00e0 in generale, un certo &#8220;tirare a campare&#8221; che, a conti fatti, non \u00e8 stato lungimirante per gli umani di Ito e potrebbe non esserlo nemmeno per noi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/remina_kill.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"438\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2471\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/remina_kill.jpg 700w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2019\/10\/remina_kill-300x188.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<hr\/>\n<ol>\n<li id=\"fn:flamm\">Flamm (1916). Beitr\u00e4ge zur Einsteinschen Gravitationstheorie. <em>Physikalische Zeitschrift<\/em>. XVII: 448. (&#8220;Comments on Einstein&#8217;s Theory of Gravity&#8221;).&#160;<a class=\"footnote-backref\" href=\"#fnref:flamm\" rev=\"footnote\" title=\"Jump back to footnote 1 in the text\">&#8617;<\/a><\/li>\n<li id=\"fn:einstein35\">A. Einstein and N. Rosen (1935). The Particle Problem in the General Theory of Relativity. <em>Phys. Rev.<\/em> 48(73).&#160;<a class=\"footnote-backref\" href=\"#fnref:einstein35\" rev=\"footnote\" title=\"Jump back to footnote 2 in the text\">&#8617;<\/a><\/li>\n<li id=\"fn:fuller\">R. W. Fuller and J. A. Wheeler (1962). Causality and Multiply-Connected Space-Time. <em>Phys. Rev.<\/em> 128(919).&#160;<a class=\"footnote-backref\" href=\"#fnref:fuller\" rev=\"footnote\" title=\"Jump back to footnote 3 in the text\">&#8617;<\/a><\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Meastro dell&#8217;horror, Junji Hito ha all&#8217;attivo una lunga serie di manga di genere che da alcuni anni a questa parte stanno arrivando anche in Italia, come il corposo Remina. L&#8217;astro infernale edito dalla Star Comics. La storia, pubblicata su un corposo volume di oltre 280 pagine, inizia con una scena che richiama al Frankenstein cinematografico: una folla assetata di sangue inneggia alla morte di una ragazza legata a una croce mentre nel cielo incombe un inquietante occhio mostruoso. 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