{"id":2388,"date":"2019-09-28T21:09:04","date_gmt":"2019-09-28T19:09:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=2388"},"modified":"2019-10-04T21:12:17","modified_gmt":"2019-10-04T19:12:17","slug":"topolino-3331-il-falso-pianeta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/topolino-3331-il-falso-pianeta\/","title":{"rendered":"Topolino #3331: Il falso pianeta"},"content":{"rendered":"
Massimo De Vita<\/strong> torna su Topolino<\/em> come autore completo con una storia dedicata a uno dei personaggi cui ha maggiormente legato la sua carriera, Indiana Pipps. L’archeologo dell’avventura, ideato da Bruno Sarda<\/strong> ne I predatori del tempio perduto<\/em> del 1988, storia disegnata da Maria Luisa Uggetti<\/strong>, finisce sin da subito nelle mani di De Vita jr. con la storia successiva, La citt\u00e0 di ghiaccio<\/em> del 1989. Di fatto, salvo sporadiche storie di altri suoi colleghi, ne diventa il disegnatore esclusivo fino all’incirca al 1995, quando la presenza del personaggio si fa pi\u00f9 stabile sulle pagine del settimanale disneyano<\/em>, finendo tra le mani di altri validi artisti della scuderia di Topolino<\/em>. La vicenda ideata da De Vita prende le mosse dalla ricerca di pianeti extrasolari e soprattutto dalla non citata ma comunque presente equazione di Drake<\/em>. Questa formula matematica, proposta dall’astrofisico statunitense Frank Drake<\/strong> nel 1961, viene utilizzata per stimare il numero di civilt\u00e0 extraterrestri presenti nell’universo:<\/p>\n dove:<\/p>\n Il falso pianeta<\/em> di De Vita, dopo due pagine a met\u00e0 strada tra scienza e sogno fantascientifico, si occupa, per\u00f2, del secondo problema fondamentale in questa ricerca: l’esplorazione. Una volta scoperto un esopianeta roccioso e confermata la sua abitabilit\u00e0, diventa importante se non necessario esplorare direttamente il pianeta. Le soluzioni sono due: mandare un robot o un equipaggio di pionieri spaziali. Lo scienziato e imprenditore mostrato nelle prime due pagine, probabilmente ispirato a Elon Musk<\/strong>, anche se non nell’aspetto, circuisce Zapotec per assoldare due audaci avventurieri per compiere una particolare impresa: compiere un test per verificare l’audacia e lo spirito di intraprendenza dei primi esploratori spaziali. La recensione del numero in edicola verr\u00e0 pubblicata domenica su DropSea<\/a><\/em><\/p>\n
\nDi storie complete, non solo con Indiana Pipps ma in generale, De Vita ne ha realizzate poche, per cui questa affascinante avventura \u00e8 un vero e proprio piccolo evento celebrato dalla copertina di Giorgio Cavazzano<\/strong> in un numero che unisce due dei pi\u00f9 grandi maestri della seconda generazione dei Disney italiani<\/em>.<\/p>\nCivilt\u00e0 extraterrestri<\/h2>\n
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\nAll’interno del progetto SETI ricade anche il famoso messaggio di Arecibo, di cui spero di potervi proporre qualcosa entro la fine dell’anno.
\nAllo stato attuale delle ricerche astronomiche, per\u00f2, il pi\u00f9 grande passo avanti \u00e8 stato compiuto grazie al satellite Kepler<\/em>. Progettato espressamente per cercare pianeti extrasolari, ovvero pianeti che orbitano intorno a stelle della Via Lattea, ha scoperto oltre 3500 esopianeti. I dati, non ancora completamente esaminati, mostrano una grande variet\u00e0 di pianeti, e soprattutto mostrano l’esistenza di sistemi planetari intorno a stelle che non sembrava potessero possederne uno. Molti sono i giganti gassosi scoperti, ma non mancano i pianeti rocciosi, come ad esempio un intero sistema planetario, quello di Trappist-One, che potrebbe essere costituito proprio da pianeti rocciosi quasi tutti all’interno della zona abitabile(1<\/a>)<\/sup> della stella, una nana rossa.<\/p>\nUn archeologo nello spazio<\/h2>\n
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\nL’idea, in effetti, \u00e8 gi\u00e0 stata messa in pratica dalla NASA<\/a> in diverse missioni realizzate in luoghi isolati del nostro pianeta non solo per preparare gli astronauti alle future missioni lunari e (si spera) marziane, ma soprattutto per studiare le reazioni degli astronauti a periodi molto lunghi durante i quali avranno poche interazioni con la Terra e saranno costretti a vivere in ambienti ristretti.
\nIl progetto dell’innominato epigono disneyano<\/em> di Musk \u00e8, per\u00f2, molto meno trasparente: per avere delle reazioni spontanee dalle cavie, in questo caso Topolino e Indiana Pipps, non viene detto loro che la missione \u00e8 una simulazione. Cos\u00ec i nostri due eroi si ritrovano in un ambiente ricostruito, popolato da ologrammi e robot, una sovrapposizione tra il Truman Show<\/em> del 1998 diretto da Peter Weir<\/strong> e La notte del drive-in<\/em><\/a> di Joe Lansdale<\/strong>. Significative, per l’identificazione di queste fonti, sono l’ambientazione preistorica e la scoperta del trucco da parte di Topolino per quel che riguarda il romanzo di Lansdale, mentre il backstage<\/em> con gli operatori che modificano la sceneggiatura in corso d’opera e la scena in cui Zapotec recupera Topolino e Indiana giunti fino al limite del “cielo” rimandano proprio al film con Jim Carey<\/strong>.
\nUn’avventura divertene e stimolante, che mescola scienza e fantascienza, ma che proprio come il Truman Show<\/em> punta l’accento sin dalle prime battute sull’invasiva presenza di telecamere e di indesiderati e spesso nascosti osservatori.<\/p>\n
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