{"id":1884,"date":"2019-04-10T22:47:17","date_gmt":"2019-04-10T20:47:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=1884"},"modified":"2019-04-10T22:47:17","modified_gmt":"2019-04-10T20:47:17","slug":"un-tuffo-nel-buco-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/un-tuffo-nel-buco-nero\/","title":{"rendered":"Un tuffo nel buco nero"},"content":{"rendered":"
Era il maggio del 1981 quando su Topolino<\/em> #1327 Paperon de’ Paperoni e i suoi nipoti intraprendevano il viaggio pi\u00f9 incredibile e fantastico della loro carriera fumettistica. Oggi 10 aprile 2019, quasi 38 anni pi\u00f9 tardi, gli astronomi dell’ESO<\/strong> (European Southern Observatory<\/em>) sono riusciti a fornire per la prima volta una fotografia del bordo esterno di un buco nero<\/a>, il suo orizzonte degli eventi:<\/p>\n Prima di capire cosa \u00e8 un buco nero, partiamo da lontano, con le cos\u00ec dette…<\/p>\n Nel 1783, in una lettera inviata a John Cavendish<\/strong> e successivamente pubblicata in forma di articolo nel 1784 dalla Royal Society<\/em>, il geologo, fisico e astronomo John Michell<\/strong><\/a> ipotizzava l’esistenza di una stella scura<\/strong> (o stella nera<\/strong>) che aveva delle caratteristiche inusuali per l’epoca: la sua massa e la sua densit\u00e0 erano tali per cui la velocit\u00e0 di fuga, ovvero la velocit\u00e0 necessaria per abbandonare la superficie di un corpo celeste, risultava superiore a quella della luce. Un astro luminoso, della stessa densit\u00e0 della Terra, e il cui diametro sia 250 volte quello del Sole, non permetterebbe, a causa della sua attrazione, ad alcuno dei suoi raggi di giungere fino a noi; \u00e8 pertanto possibile che i pi\u00f9 grandi corpi luminosi dell\u2019universo possano, a causa di ci\u00f2, essere invisibili<\/p><\/blockquote>\n Sin dal 1600, infatti, si riteneva la luce costituita da corpuscoli, concettualmente simili ai pi\u00f9 moderni fotoni, e quindi soggetta alla gravit\u00e0, mentre le osservazioni gioviane di Giovanni Cassini<\/strong> e del danese Ole R\u00f8mer<\/strong>, che per un breve periodo fu assistente di Cassini, indicavano che la velocit\u00e0 della luce dovesse essere finita. Quindi non deve stupirci che l’esistenza di un corpo celeste molto simile ai moderni buchi neri sia nata sin dalla seconda met\u00e0 del 1700 ((Per saperne di pi\u00f9: Una buona e sintetica definizione, peraltro poco tecnica, viene fornita proprio nella storia che apre il Topolino<\/em> #1327, Il tuffo nel black hole<\/em><\/a>, scritta da Giorgio Pezzin<\/strong> per i disegni di Guido Scala<\/strong>:<\/p>\n Cosa ci trova di cos\u00ec fantastico Paperone in un buco nero? La possibilit\u00e0 di trasformarlo in una discarica cosmica per la Terra, motivo per cui i paperi intraprenderanno il viaggio fantastico di cui scrivevo all’inizio. Seguendo la definizione di Roger Penrose<\/strong>, l’orizzonte degli eventi \u00e8 la superficie intorno al buco nero che separa la zona del non ritorno, quella dalla quale non sfugge alcun segnale, neanche la luce, da quella dove sarebbe ancora possibile riuscire a sfuggire all’attrazione gravitazionale del buco nero. Questa superficie \u00e8 definita dal raggio di Schwarzschild<\/em><\/strong><\/a>:<\/p>\n [latex]r_s = \\frac{2 G M}{c^2}[\/latex]<\/p>\n Torniamo, allora, alla fotografia di M87*, il buco nero al centro della galassia nota come Messier 87:<\/p>\n Mentre la zona scura che vediamo al centro \u00e8 il buco nero, le zone colorate intorno a esso sono i fotoni che si trovano poco oltre il suo orizzonte degli eventi. La fotografia, per\u00f2, non \u00e8 stata scattata utilizzando la luce visibile, quella che ci permette di vedere gli oggetti che ci circondano, ma utilizzando le onde radio. In particolare queste sono state catturate da una rete di radiotelescolpi che, lavorando insieme, hanno funzionato pi\u00f9 o meno come un radiotelescopio grande quanto il pianeta, l’Event Horizon Telescope<\/em><\/a> (EHT). I dati raccolti dai radiotelescopi della rete erano talmente numerosi che sono stati necessari due anni per esaminarli: per avere un’idea di quanto grandi erano basti pensare che EHT ha raccolto qualcosa come 350 terabyte al giorno per telescopio, e stiamo parlando di una decina di radiotelescopi, giusto per contare i principali, alcuni dei quali a loro volta costituiti da una rete di radiotelescopi pi\u00f9 piccoli. La scelta delle onde radio per fotografare un buco nero \u00e8 dovuta al fatto che la maggior parte dell’energia intorno ai buchi neri supermassicci viene emessa proprio in quella banda. Inoltre \u00e8 pi\u00f9 semplice, rispetto ai telescopi ottici, realizzare una rete di radiotelescopi che, grazie all’interferometria, funzionano come un unico grande radiotelescopio. O come la prima immagine simulata di un buco nero ruotante realizzata dal fisico-matematico Jean-Pierre Luminet<\/strong> nel 1979:<\/p>\n La gravit\u00e0 si indebolisce sempre pi\u00f9 quanto pi\u00f9 ci si allontana dalla stella, cosicch\u00e9 la forza gravitazionale che si esercita sui piedi del nostro intrepido astronauta sarebbe sempre maggiore di quella che si esercita sulla sua testa. La differenza fra le forze \u00e8 tale da stirare il nostro astronauta come una fettuccina o da strapparlo in due o pi\u00f9 parti prima che la stella si sia contratta fino al raggio critico a cui si forma l’orizzonte degli eventi! Noi crediamo per\u00f2 che nell’universo ci siano oggetti molto pi\u00f9 grandi, come le regioni centrali di galassie, che possono subire anch’essi il collasso gravitazionale per produrre buchi neri; un astronauta che si trovasse in una di queste regioni non sarebbe lacerato prima della formazione del buco nero.
\nIl satellite Paperon I<\/em> delle Officine Aereospaziali de’ Paperoni<\/em> aveva, infatti, compiuto un’impresa epocale: fotografare un buco nero!<\/p>\n
<\/p>\n
<\/p>\nStelle nere<\/h2>\n
\nUn’idea simile venne espressa anche dall’astronomo e matematico francese Pierre Laplace<\/strong> nel 1796 nel suo famoso Exposition du Systeme du Monde<\/em>:<\/p>\n
\nSchaffer, S. (1979). John Mitchell and Black Holes<\/a>. Journal for the History of Astronomy<\/em>, 10, 42. doi:10.1177\/002182867901000104<\/a>
\nMontgomery, C., Orchiston, W., & Whittingham, I. (2009). Michell, Laplace and the origin of the black hole concept<\/a>. Journal of Astronomical History and Heritage<\/em>, 12, 90-96.)).
\nPer raffinare e arrivare all’idea moderna di una singolarit\u00e0 in grado di “strappare” lo spaziotempo in modo tanto forte e violento da impedire persino alla luce di sfuggire sarebbe stata necessaria la teoria della relativit\u00e0<\/em><\/strong> di Albert Einstein<\/strong>, e le soluzioni particolari trovate successivamente da Karl Schwarzschild<\/strong> nel 1916 e da David Finkelstein<\/strong> nel 1958. In particolare fu quest’ultimo a introdurre il concetto di orizzonte degli eventi<\/em><\/strong>, la superficie che circonda il buco nero superata la quale \u00e8 impossibile sfuggire alla sua attrazione gravitazionale.<\/p>\nCos’\u00e8 un buco nero?<\/h2>\n
<\/p>\n
<\/p>\n
<\/p>\n
\nA un certo punto la Terra si trova sbalzata dalla sua orbita intorno al Sole e attratta inevitabilmente dal buco nero appena scoperto: l’ipotesi, estremamente fantastica, permette per\u00f2 di introdurre a un concetto essenziale per i buchi neri, l’orizzonte degli eventi.<\/p>\nVerso la singolarit\u00e0 e oltre<\/h2>\n
<\/p>\n
\nL’immagine, infine, mostra un altro elemento interessante: c’\u00e8 un’asimmetria nell’energia intorno all’orizzonte degli eventi, che indica come il buco nero sta ruotando. E qeusta osservazione \u00e8 compatibile con i modelli e le simulazioni teoriche, come il famoso Gargantua<\/em><\/a> di Interstellar<\/em>, peraltro realizzato dal fisico teorico Kip Thorne<\/strong>:<\/p>\n
<\/p>\n
<\/p>\nSpaghettificazione<\/h2>\n
Sul finire della prima puntata, la Terra viene sbalzata verso il buco nero scoperto dagli astronomi di Paperone: inizia cos\u00ec la parte fantascientifica della storia, con la cattura e il successivo attraversamento dell’orizzonte degli eventi fino al futuro remoto. In realt\u00e0, in maniera un po’ pi\u00f9 sensata, ci\u00f2 che avverrebbe \u00e8 la cos\u00ec detta spaghettificazione<\/em>, ovvero un allungamento degli estremi che costituiscono qualsiasi oggetto che attraversa l’orizzonte degli eventi.
\nVediamo, per\u00f2, come lo spiega Stephen Hawking<\/strong> (peraltro citato nel corso della conferenza stampa di oggi pomeriggio) in questo passaggio tratto dal bestseller<\/em> Dal big bang ai buchi neri<\/em>:<\/p>\n
\nEgli non sentirebbe in effetti niente di speciale nel raggiungere il raggio critico, e potrebbe superare il punto di non ritorno senza neppure accorgersene. In capo a poche ore, per\u00f2, al continuare del collasso gravitazionale della regione, la differenza nelle forze gravitazionali che si esercitano sulla sua testa e sui suoi piedi diventerebbe cos\u00ec grande da farlo di nuovo a pezzi.<\/p><\/blockquote>\n