{"id":1872,"date":"2019-04-03T20:10:06","date_gmt":"2019-04-03T18:10:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=1872"},"modified":"2019-04-03T19:08:36","modified_gmt":"2019-04-03T17:08:36","slug":"topolino-libretto-70-anni-di-storia-a-fumetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/topolino-libretto-70-anni-di-storia-a-fumetti\/","title":{"rendered":"Topolino libretto: 70 anni di storia a fumetti"},"content":{"rendered":"<p>Come molti appassionati <em>disneyani<\/em>, questa mattina, prima di andare a lavoro, mi sono diretto in edicola per acquistare <em>Topolino<\/em> #3306, presentato per l&#8217;occasione in una veste da festa. Oltre al numero, la cui splendida copertina di <strong>Giorgio Cavazzano<\/strong> reinterpreta quella del mitico numero 1 del libretto, con le storie e pieno di testimonianze di vari giornalisti ((Personalmente penso che al massimo in due leggano ancora <em>Topolino<\/em>, <strong>Vincenzo Mollica<\/strong> e <strong>Marco Iafrate<\/strong>, che peraltro cura i contenuti di <em>Paper Fantasy<\/em>)), c&#8217;era abbinato anche un altro albetto con la stessa foliazione pieno di redazionali sulla storia della rivista ((L&#8217;idea generale della proposta, ad ogni modo, sembra richiamare alle direzioni di <strong>Mario Gentilini<\/strong> e <strong>Paolo Cavaglione<\/strong> per cui molto vicina ai lettori che erano bambini tra i 20 e i 30 anni fa, all&#8217;incirca oggi genitori degli attuali potenziali lettori di <em>Topolino<\/em>. E&#8217; indubbiamente una mossa editoriale rischiosa che per\u00f2 potrebbe pagare, coinvolgendo i bambini attraverso i genitori.)). Curato dalla redazione con la collaborazione di <strong>Luca Boschi<\/strong>, sembra proporre un testo pi\u00f9 snello e meno pesante rispetto a quelli che ultimamente ha proposto lo stesso Boschi su varie riviste <em>disneyane<\/em> e non.<br \/>\nQuesto albetto, <em>10 anni di Topolino<\/em>, ha riscosso immediatamente la mia attenzione, cos\u00ec ho iniziato a leggerlo prima del numero stesso, confermando la decisione di proporre per questo particolare compleanno la mia versione della voce <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Topolino_(fumetto)&#038;oldid=452236\" target=\"wiki\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Topolino (fumetto)<\/em> sulla it.wiki<\/a>:<\/p>\n<h2>Topolino giornale<\/h2>\n<p>Il successo di Topolino, ideato da <strong>Walt Disney<\/strong> e <strong>Ub Iwerks<\/strong> e che aveva esordito poco pi\u00f9 di 90 anni fa, \u00e8 tale che nel 1932 viene assegnato a Disney uno speciale Oscar per la creazione del personaggio. La notizia ha ampio risalto sui principali giornali di tutto il mondo, inclusa l&#8217;Italia. IL crescente interesse sul personaggio spinge quindi <strong>Giuseppe Nerbini<\/strong>, edicolante ed editore fiorentino, a dedicare un intero giornale illustrato al nuovo &#8220;<em>eroe dei ragazzi<\/em>&#8220;.<br \/>\nCos\u00ec, nel Natale del 1932 fa il suo ingresso nelle edicole italiane una nuova pubblicazione, dal titolo <em>Topolino<\/em>, anticipando di appena un mese la prima pubblicazione americana, il <em>Mickey Mouse Magazine<\/em> edito da <strong>Herman Kamen<\/strong> nel formato <em>digest<\/em> che pi\u00f9 tardi sarebbe stato ripreso proprio dalla versione &#8220;libretto&#8221; della testata italiana. La rivista di Kamen, per\u00f2, veniva distribuita solo nei grandi magazzini o nelle sale che proiettavano i film: la diffusione avviene solo a partire dal 1935.<br \/>\nNel frattempo in Italia, sulla falsa riga del celebre <em>Corriere dei Piccoli<\/em>, anche <em>Topolino<\/em> si presenta ai lettori con periodicit\u00e0 settimanale e si apre con una breve storia in cui le didascalie sono scritte in rima e realizzata da <strong>Giove Toppi<\/strong>, che in qualche modo possiamo considerare come il precursore della scuola <em>disney<\/em> italiana.<br \/>\nSul settimanale della Nerbini trovano spazio soprattutto le strisce e le tavole realizzate da <strong>Floyd Gottfredson<\/strong>, mentre il primo episodio in assoluto del Topolino dei fumetti, realizzato dai suoi creatori con la collaborazione di <strong>Win Smith<\/strong> e la cui prima striscia viene pubblicata sui quotidiani statunitensi il 13 gennaio del 1930, verr\u00e0 proposto da Nerbini solo nel 1934, sul <em>Supplemento<\/em> al giornale, con il titolo di <em>Le audaci imprese di Topolino nell&#8217;isola misteriosa<\/em>. L&#8217;edizione italiana ha, per\u00f2, una particolarit\u00e0 rispetto all&#8217;originale: si avvale infatti dell&#8217;opera di <strong>Giorgio Scudellari<\/strong>, illustratore di origine cilena, che corregge alcuni errori e incongruenze presenti nell&#8217;originale.<br \/>\nIl primo numero, invece, propone ai lettori italiani <em>Le grandi avventure di Topolino<\/em> e <em>Topolina nel West<\/em>, tratte dalle tavole domenicali <em>The Lair of Wolf Barker<\/em> e scritte da <strong>Ted Osborne<\/strong> per i disegni di Floyd Gottfredson e le chine di <strong>Al Taliaferro<\/strong> e <strong>Ted Thwaites<\/strong>. In queste storie vengono anche introdotte delle didascalie in rima, scritte dal primo direttore della rivista, <strong>Paolo Lorenzini<\/strong>, il nipote del pi\u00f9 famoso favolista italiano, <strong>Collodi<\/strong>, e viene anche assegnato il nome definitivo alla spalla di Topolino, ovvero quel Pippo un po&#8217; lunatico e un po&#8217; svampito che sui libri della Salani veniva ancora chiamato Medoro. La differenza di nome, per\u00f2, non \u00e8 solo italiana: anche negli USA Pippo ebbe due nomi: <em>Dippy tha Dawg<\/em> agli esordi, per poi diventare <em>Dippy the Goof<\/em> e finalmente <em>Goofy<\/em>.<br \/>\nPurtroppo Nerbini non si era assicurato correttamente i diritti di pubblicazione: quando aveva varato la sua rivista, infatti, si era rivolto al Consorzio Cinematografico E.I.A., il distributore dei cortometraggi di Topolino, quando in realt\u00e0 i diritti per le riviste erano stati dati in mano al giornalista <strong>Guglielmo Emanuel<\/strong> dallo stesso Disney. Per cui, per alcuni numeri, la testata pass\u00f2 da <em>Topolino<\/em> a <em>Topo Lino<\/em>, per poi riprendere il nome d&#8217;esordio con il n.7.<\/p>\n<h3>Il formato orizzontale<\/h3>\n<p>La storica testata che presentava in un unico numero delle lunghe saghe avventurose, gli <em>Albi di Topolino<\/em>, venne varata proprio da Nerbini. Il primo formato della rivista \u00e8 quello orizzontale, che consentiva di presentare le strisce in maniera fedele all&#8217;edizione originale, senza dover rimontare le vignette.<br \/>\nLa collana fa il suo esordio con <em>Topolino contro Wolp<\/em>, oggi considerato una sorta di Gronchi Rosa, di cui sembra ci siano in giro appena dieci, forse quindici esemplari in tutto.<br \/>\nQuesta rivista, comunque, fece storia e non solo Mondadori, ma anche altri editori amatoriali, su tutti la Comic Art, spesso riproponendo le storie classiche di Topolino, scelsero proprio questo formato orizzontale.<\/p>\n<h2>L&#8217;era Mondadori<\/h2>\n<p>Il numero 137 del <em>Topolino<\/em> giornale, dell&#8217;11 Agosto 1935, segna il passaggio di consegne da Nerbini alla Mondadori. L&#8217;editore milanese non cambia la linea editoriale di Nerbini e anzi, battendo la strada gi\u00e0 tracciata, rinforza le edizioni dedicate a Topolino e al resto della banda Disney.<br \/>\nPrima fra tutte \u00e8 la collana <em>Nel regno di Topolino<\/em>, il primo <em>comic book<\/em> per formato al mondo dedicato al personaggio di Disney, nato ancor prima dei veri e propri <em>comic book<\/em> <em>all&#8217;americana<\/em>. Presentava le storie quotidiane e settimanali in un unico albo e rimontate nel tipico formato di albi come <em>Four Colors<\/em> o <em>Walt Disney&#8217;s Comics and Stories<\/em>, con una copertina di fattura italiana, per la precisione opera di <strong>Antonio Rubino<\/strong>.<br \/>\nSempre Rubino era l&#8217;artefice della grafica di un&#8217;altra collana Mondadori, che esordiva il 28 marzo del 1935, appena cinque mesi prima del passaggio di consegne: <em>I tre porcellini<\/em>, ispirata all&#8217;omonimo corto animato del 27 maggio 1933, e che serv\u00ec all&#8217;editore come trampolino di lancio per avvicinarsi ai diritti del personaggio principale della scuderia Disney.<br \/>\nIn quegli stessi anni, per\u00f2, le iniziative con Topolino protagonista erano molte: soprattutto gli editori Frassinelli di Torino e Salani di Firenze gli dedicarono alcuni libri: in particolare quest&#8217;ultimo vara la versione italiana, in cinque volumi, della raccolta <em>Big Little Books<\/em>. Ogni volume, di circa 300 pagine, raccoglie dei racconti che alternano alle pagine di solo testo altre di sole illustrazioni tratte dai fumetti.<\/p>\n<h3>La crisi sotto la guerra<\/h3>\n<p>Il rapporto tra Walt Disney e <strong>Arnoldo Mondadori<\/strong> \u00e8 molto stretto (durer\u00e0 oltre trent&#8217;anni), improntato sulla fiducia e il rispetto reciproco, e soprattutto \u00e8 molto proficuo per entrambi. Con l&#8217;avvento del fascismo, per\u00f2, iniziano i primi problemi. Dal 1938, infatti, il Ministero della Cultura Popolare impone alla stampa una serie di dure restrizioni, prima fra tutte quella di non editare pi\u00f9 i protagonisti del fumetto popolare americano. Il solo <em>Topolino<\/em> \u00e8 risparmiato, e cos\u00ec il suo logo e il suo personaggio possono continuare ad esistere nelle edicole italiane, ma in piena seconda guerra mondiale, a partire dal n.476 del 27 gennaio 1942, anche il settimanale \u00e8 costretto a cedere alle restrizioni.<br \/>\nLo sostituisce <em>Tuffolino<\/em>, un ragazzetto dalle medesime caratteristiche fisiche, disegnato dal grande illustratore <strong>Pierlorenzo De Vita<\/strong>, che sarebbe poi diventato uno dei disegnatori di punta del nuovo <em>Topolino<\/em>. La crisi, e la momentanea sostituzione, per\u00f2, non evita la sospensione della testata, che avviene con il n.564 del 21 dicembre del 1943, per poi riprendere a guerra conclusa il 15 dicembre del 1945.<\/p>\n<h2>E finalmente il <em>Topolino<\/em> libretto<\/h2>\n<p>La storia e la fortuna della testata non \u00e8 da ascriversi al formato giornale, che ha il merito di aver fatto conoscere e diffondere nel nostro paese i personaggi Disney, ma al formato libretto, ben pi\u00f9 maneggevole del primo.<br \/>\nAlla fine degli anni Quaranta, infatti, i giornali a fumetti che pubblicavano storie a puntate di non pi\u00f9 di due tavole per episodio era irrimediabilmente in crisi, e cos\u00ec lo stesso <em>Topolino<\/em>, le cui vendite erano di gran lunga calate rispetto al periodo d&#8217;oro. Mondadori, per\u00f2, non poteva rinunciare alla rivista da edicola per non perdere i ricchi diritti delle pubblicazioni da libreria, cos\u00ec decise un doloroso ma necessario cambio di formato e periodicit\u00e0.<br \/>\nA quel tempo (siamo nell&#8217;ottobre del 1948), infatti, l&#8217;editore dava alle stampe la <em>Selezione dal Reader&#8217;s Digest<\/em>, e utilizzava appositamente una nuovissima e costosissima macchina, che restava inutilizzata nei lunghi periodi di attesa tra un numero e l&#8217;altro. Inevitabile, quindi, l&#8217;idea di utilizzare la macchina anche per produrre il nuovo <em>Topolino<\/em>, che ne ricalcher\u00e0, cos\u00ec, il formato (12,5 \u00d7 18 centimetri) e tutti i successivi cambiamenti (aumenti di pochi centimetri nelle dimensioni, il passaggio dalla spillatura alla brossura, cambi nel tipo di carta impiegata).<br \/>\nL&#8217;<strong>aprile del 1949<\/strong> \u00e8 cos\u00ec un nuovo, importante punto di inizio: ampiamente pubblicizzato sugli ultimi due numeri del giornale, il 737 e il 738, tornava nelle edicole, con un nuovo numero 1, <em>Topolino<\/em>, questa volta un mensile di 100 pagine di storie esclusivamente <em>disneyane<\/em>, al prezzo di 60 lire, anzich\u00e9 le 15 lire l&#8217;uno per ogni numero del precedente settimanale.<br \/>\nLa formula, per\u00f2, quando venne annunciata, fece storcere il naso ai vecchi appassionati, e anche all&#8217;allora direttore, <strong>Mario Gentilini<\/strong>, che per\u00f2 realizz\u00f2 un bellissimo primo numero. Il sommario d&#8217;esordio del libretto, infatti, conteneva l&#8217;ultima puntata di <em>Topolino e il cobra bianco<\/em>, di <strong>Guido Martina<\/strong> e <strong>Angelo Bioletto<\/strong>; quindi <em>Eta Beta l&#8217;uomo del 2000<\/em>, la storia di esordio di Eta Beta, scritta da <strong>Bill Walsh<\/strong> per i disegni di Floyd Gottfredson; quindi ben tre storie di <strong>Carl Barks<\/strong>: <em>Paperino milionario al verde<\/em>, con il cugino Bambo (uno dei primi nomi italiani di <em>Gladstone Gander<\/em> prima del definitivo Gastone), <em>Pluto salva la nave<\/em>, realizzata con <strong>Nick George<\/strong> e <strong>Jack Hanna<\/strong>, e la fondamentale <em>Paperino e il segreto del vecchio castello<\/em>, ovvero la seconda apparizione <em>barksiana<\/em> di Paperon de Paperoni, che risulta ancora vagamente tratteggiato.<br \/>\nIl sommario viene poi completato da <em>Le storie dello zio Remo &#8211; Coniglietto e l&#8217;arcobaleno d&#8217;oro<\/em>, di <strong>George Stallings<\/strong> e <strong>Dick Moores<\/strong>, con protagonisti i personaggi animati del film <em>I racconti dello zio Tom<\/em>; <em>Buci e le pulizie di primavera<\/em>, di <strong>Don Gunn<\/strong>, con protagonista la coccinella Buci (<em>Bucky Bug<\/em>), che aveva esordito in Italia sul primo numero del <em>Topolino<\/em> giornale; <em>Il piccolo Lupo Mannaro e Capuccetto Rosso<\/em>, di <strong>Carl Buettner<\/strong>, dove il protagonista (ovvero il piccolo Lupo Mannaro) altri non \u00e8 che Lupetto, il figlio di Ezechiele Lupo, l&#8217;avversario dei Tre Porcellini nell&#8217;omonimo cortometraggio; tutta una serie di rubriche, scritte principalmente da Guido Martina, a quel tempo, in pratica, unico sceneggiatore Disney a lavorare per Mondadori.<br \/>\nInfine la copertina: l&#8217;immagine di apertura era un Topolino in alta uniforme tratto dal <em>Walt Disney&#8217;s Comics and Stories<\/em> del giugno 1941, presumibilmente in cima alla parata dei personaggi <em>disney<\/em> al gran completo, con Minni in quarta di copertina, tratta, questa volta, da <em>Four Color Comics<\/em> e opera di <strong>Ken Hultgren<\/strong>; in alto a sinistra, poi, sotto l&#8217;indicazione del mese e dell&#8217;anno, c&#8217;era la dicitura <em>Vol. I<\/em>. All&#8217;inizio della sua avventura, infatti, il libretto era pensato come una raccolta di sei numeri, chiamati fascicoli, e con numerazione delle pagine continua da un numero a un altro, realizzando, cos\u00ec, alla fine di un semestre, una sorta di volume <em>disneyano<\/em>, pi\u00f9 o meno nello stile dei <em>journal<\/em> anglosassoni, ovvero le riviste che pubblicavano gli articoli scientifici e che successivamente divenne <em>standard<\/em> anche in ambiti pi\u00f9 popolari.<\/p>\n<h3>Storie italiane<\/h3>\n<p>Il <em>Topolino<\/em> libretto si caratterizza, come gi\u00e0 dal suo esordio, per presentare un sommario ricco di storie d&#8217;oltreoceano di maestri come Gottfredson e Barks, ma anche per la realizzazione di storie completamente concepite e realizzate nel nostro paese. A queste si affiancano anche le copertine realizzate in maniera originale o, in alcuni casi, come ricalchi di copertine e illustrazioni di altri artisti, da disegnatori come <strong>Ambrogio Vergani<\/strong>, Michele Rubino e lo stessi Mario Gentilini, direttore della testata. La prima storia italiana, dopo la conclusione del <em>Cobra bianco<\/em> \u00e8 una delle <em>Grandi Parodie Disney<\/em> tipica della scuola italiana: sul numero 7, per i testi di Martina e i disegni di Bioletto, inizia <em>L&#8217;Inferno di Topolino<\/em>, in cui viene fatto interpretare ai personaggi Disney l&#8217;<em>Inferno<\/em> <em>dantesco<\/em>.<br \/>\nMartina e Bioletto, comunque, sono solo gli apripista di una scuola che vedr\u00e0 nelle sue fila artisti del calibro di <strong>Ennio Missaglia<\/strong>, <strong>Abramo Barosso<\/strong>, <strong>Luciano Bottaro<\/strong>, <strong>Romano Scarpa<\/strong>, e molti altri, e che porter\u00e0 l&#8217;Italia a diventare il maggior produttore di storie <em>disneyane<\/em> al mondo.<br \/>\nNella lunga storia editoriale della testata si potranno trovare diversi modelli stilistici. Da quello di Martina, seguito da Missaglia, Barosso, Dalmasso, caratterizzato da dialoghi crudi e atmosfere da <em>noir<\/em>, a quello di <strong>Carlo Chendi<\/strong>, che pur riprendendo in parte lo spietato Paperone <em>martiniano<\/em> e il suo sfaticato nipote Paperino, inizia ad approfondire i personaggi sulla falsariga del lavoro di Barks, inserendo, pi\u00f9 spesso di Martina, delle situazioni comiche e leggere nelle sue storie.<br \/>\nI grandi maestri del disegno, invece, contano pilastri come <strong>Giovan Battista Carpi<\/strong>, che ha influenzato una gran mole di giovani artisti, Luciano Bottaro, che ha fuso nel suo personalissimo stile gli insegnamenti di Gottfredson, Braks e Biletto, Romano Scarpa, che grazie anche al suo doppio ruolo di scrittore e disegnatore ha dato un po&#8217; di respiro allo stressatissimo Martina, per arrivare ai pi\u00f9 giovani Giorgio Cavazzano, che oggi oltre a poche storie complete ci regala sempre delle splendide copertine, sia su <em>Topolino<\/em> sia sui <em>Grandi Classici Disney<\/em>, e <strong>Massimo De Vita<\/strong>, figlio di Perlorenzo: tutti insieme questi artisti hanno creato una scuola che ha influenzato giovani leve come <strong>Alessandro e Lorenzo Pastrovicchio<\/strong>, <strong>Giorgio Di Vita<\/strong>, <strong>Alessandro Barbucci<\/strong>, <strong>Fabio Celoni<\/strong>, <strong>Casty<\/strong> giusto per citarne alcuni.<br \/>\nSe siete arrivati a leggere fino a qui, non posso fare altro che ringraziarvi: ci sarebbe da scrivere ancora molto e molto altro in una storia lunga settant&#8217;anni e lo stesso articolo che qui ho ripreso non era che una parte molto piccola e riassuntiva di questa storia. Le fonti di quanto narrato, non avendole segnate in maniera puntuale all&#8217;epoca della sua scrittura, sono state molto probabilmente il volumone <em>Speciale Topolino 2000<\/em>, dedicato al 2000.mo numero del libretto, e il <a href=\"http:\/\/www.papersera.net\/\" target=\"papersera\" rel=\"noopener noreferrer\">sito del Papersera<\/a>, che ha un ricco apparato storico.<br \/>\nPer cui non mi resta che concludere con un <strong>Buon compleanno, <em>Topolino<\/em>!<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come molti appassionati disneyani, questa mattina, prima di andare a lavoro, mi sono diretto in edicola per acquistare Topolino #3306, presentato per l&#8217;occasione in una veste da festa. Oltre al numero, la cui splendida copertina di Giorgio Cavazzano reinterpreta quella del mitico numero 1 del libretto, con le storie e pieno di testimonianze di vari giornalisti ((Personalmente penso che al massimo in due leggano ancora Topolino, Vincenzo Mollica e Marco Iafrate, che peraltro cura i contenuti di Paper Fantasy)), c&#8217;era abbinato anche un altro albetto con la stessa foliazione pieno di redazionali sulla storia della rivista ((L&#8217;idea generale della proposta,<\/p>\n","protected":false},"author":32,"featured_media":1873,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Topolino libretto: 70 anni di storia a fumetti - Al caff\u00e9 del Cappellaio Matto","description":"Come molti appassionati disneyani , questa mattina, prima di andare a lavoro, mi sono diretto in edicola per acquistare Topolino #3306, presentato per l'occasio"},"footnotes":""},"categories":[308],"tags":[118],"class_list":["post-1872","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-topolino-comics-stories","tag-topolino"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1872","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/users\/32"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1872"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1872\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1873"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1872"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1872"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1872"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}