{"id":1472,"date":"2018-11-14T19:10:06","date_gmt":"2018-11-14T18:10:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/?p=1472"},"modified":"2018-11-14T00:07:23","modified_gmt":"2018-11-13T23:07:23","slug":"il-pianeta-di-barnard","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/il-pianeta-di-barnard\/","title":{"rendered":"Il pianeta di Barnard"},"content":{"rendered":"<p>La stella di Barnard, studiata fin dalla fine del 1800 ((Compariva in alcune lastre di Harvard datate 1888 e 1890)) prende il suo nome dall&#8217;astronomo <strong>Edward Barnard<\/strong> che nel 1916 ne scopr\u00ec il moto proprio, il pi\u00f9 grande mai osservato (([ctdoiresolve code=&#8221;http:\/\/dx.doi.org\/10.1086\/104156&#8243;])). Il moto proprio<\/p>\n<blockquote><p>(&#8230;) \u00e8 il moto apparente di una stella sulla volta celeste causato dall&#8217;effettivo movimento della stella rispetto al centro di massa del sistema solare.<\/p><\/blockquote>\n<p><figure id=\"attachment_1480\" aria-describedby=\"caption-attachment-1480\" style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2018\/11\/barnard_star-e1542149924830.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"232\" class=\"size-full wp-image-1480\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1480\" class=\"wp-caption-text\">La posizione della stella di Barnard nel 2006 &#8211; via <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Barnardstar2006.jpg\" target=\"commons\">commons<\/a><\/figcaption><\/figure>Sul finire degli anni Sessanta del XX secolo, <strong>Peter van de Kamp<\/strong> scopr\u00ec delle anomalie in questo moto proprio che vennero spiegate dallo stesso van de Kamp con la presenza di due pianeti in orbita intorno alla stella (([ctdoiresolve code=&#8221;http:\/\/dx.doi.org\/10.1086\/110852&#8243;])), uno di massa 1.1 e l&#8217;altro di massa 0.8 masse di Giove.<br \/>\nQuesta spiegazione, per\u00f2, non convinse n\u00e9 <strong>John L. Hershey<\/strong> (([ctdoiresolve code=&#8221;http:\/\/dx.doi.org\/10.1086\/111436&#8243;])), n\u00e9 <strong>Wulff-Dieter Heintz<\/strong> (([ctdoiresolve code=&#8221;http:\/\/dx.doi.org\/10.1093\/mnras\/175.3.533&#8243;])), che mostrarono come van de Kamp fosse in errore nell&#8217;interpretazione dei dati.<br \/>\nL&#8217;astronomo, per\u00f2, nonostante tutto continu\u00f2 a restare fino alla fine fermamente convinto della correttezza della sua teoria, ma anche se oggi si pu\u00f2 escludere l&#8217;esistenza di pianeti delle masse e dimensioni supposte da van de Kamp, l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.eso.org\/public\/italy\/news\/eso1837\/\" target=\"eso\">ESO ha appena annunciato la scoperta di un pianeta roccioso<\/a>, una superTerra di fatto, intorno alla stella di Barnard. Con una massa di almeno 3,2 volte superiore a quella della Terra, <em>Barnard&#8217;s Star b<\/em>, nome (si spera) provvisorio del pianeta, non \u00e8 ancora stato confermato come pianeta vero e proprio. Scoperto <em>combinando le misure di diversi strumenti di alta precisione montati su telescopi in tutto il mondo<\/em>, orbita intorno a una stella abbastanza piccola, una stella rossa di 0.2 raggi solari e distante poco meno di 6 anni luce da noi.<br \/>\nIl nome della stella, per\u00f2, accender\u00e0 immediatamente la fantasia degli amanti di <strong>Will Eisner<\/strong>, poich\u00e9 l&#8217;autore statunitense utilizz\u00f2 proprio la stella di Barnard come zona di provenienza per un messaggio apparentemente intelligente captato dal classico radiotelescopio all&#8217;inizio di <a href=\"https:\/\/dropseaofulaula.blogspot.com\/2015\/03\/will-eisner-in-viaggio-verso-la-stella.html\" target=\"dropsea\"><em>Vita su un altro pianeta<\/em><\/a>. Da una premessa scientificamente corretta, pur se di gusto puramente fantascientifico, Eisner vira verso un&#8217;avventura dai toni spionistici e dal ritmo serrato che merita di essere recuperata non solo per l&#8217;eccitante annuncio dell&#8217;ESO, che magari a qualcun altro far\u00e0 gi\u00e0 venire in mente il <em>Progetto Dedalus<\/em> che tra il 1973 e il 1977 mirava a realizzare la costruzione di sonde in grado di compiere viaggi interstellari puntati proprio verso la stella di Barnard (vista la sua vicinanza).<\/p>\n<figure id=\"attachment_1482\" aria-describedby=\"caption-attachment-1482\" style=\"width: 700px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2018\/11\/barnard_planet.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" class=\"size-full wp-image-1482\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2018\/11\/barnard_planet.jpg 700w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/alcaffedelcappellaiomatto\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2018\/11\/barnard_planet-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1482\" class=\"wp-caption-text\">Rappresentazione artistica della superficie del pianeta che orbita intorno alla stella di Barnard &#8211; <em>Credit: ESO\/M. Kornmesser<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Ad ogni buon conto eliminiamo subito ogni dubbio: questa nuova superTerra si trova fuori dalla zona abitabile: pur ruotando a una distanza di appena 0,4 volte quella tra Terra e Sole, si trova nella cos\u00ec detta zona della neve della stella, ovvero la regione in cui i composti volatili come l&#8217;acqua si condensano sotto forma di ghiaccio solido. Questo suggerisce una temperatura superficiale estremamente bassa, rendendo improbabile la presenza di vita cos\u00ec come la conosciamo. Per cui non mettetevi a fondare una religione e a cercare fondi per partire nello spazio verso la stella di Barnard e il suo pianeta roccioso: nonostante la relativa vicinanza, la nostra tecnologia non consentirebbe a un equipaggio di arrivare in una sola generazione verso il suo obiettivo, ammesso e non concesso di riuscire a risolvere tutti i problemi relativi alla schermatura e alla gestione dell&#8217;astronave stessa, senza dimenticare che un pianeta inospitale non \u00e8 nemmeno una buona direzione dove puntare il razzo, visto che una volta giunti l\u00ec ci si dovrebbe preoccupare anche della sua terraformazione in condizioni limite visto che l&#8217;energia emessa dalla stella \u00e8 particolarmente bassa. Al massimo <em>Barnard&#8217;s Star b<\/em> pu\u00f2 diventare una meta alternativa per una particolarmente lunga settimana bianca!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stella di Barnard, studiata fin dalla fine del 1800 ((Compariva in alcune lastre di Harvard datate 1888 e 1890)) prende il suo nome dall&#8217;astronomo Edward Barnard che nel 1916 ne scopr\u00ec il moto proprio, il pi\u00f9 grande mai osservato (([ctdoiresolve code=&#8221;http:\/\/dx.doi.org\/10.1086\/104156&#8243;])). Il moto proprio (&#8230;) \u00e8 il moto apparente di una stella sulla volta celeste causato dall&#8217;effettivo movimento della stella rispetto al centro di massa del sistema solare. 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