Topolino #3384: La storia con gli Italici Paperi

Topolino #3384: La storia con gli Italici Paperi

Su Topolino #3465 è inziata Urbani paperi, serie realizzata da Matteo Venerus ed Emmanuele Baccinelli, già autori di Italici paperi, e con l’aggiunta del direttore di Topolino Alex Bertani. Mentre questa seconda stagione sta per volgere al termine, diamo un occhio alla stagione precedente, Italici paperi, pubblicata anche questa per cinque episodi a partire dal Topolino #3384 e successivamente ristampata in un volume cartonato con l’aggiunta di interessanti contenuti extra.
Per cui eccovi il video e, come al solito, dopo il testo su cui ho basato il video stesso:

La serie, lanciata come il racconto della grande storia antica d’Italia su Topolino, in effetti si è concentrata su vari stadi dello sviluppo della società romana, come lo sviluppo del commercio, l’apertura verso l’esterno, anche in termini culturali, la costruzione di infrastrutture e il miglioramento della vita cittadina, un processo che ha avuto bisogno di diversi decenni per svilupparsi e consolidarsi.
In breve la storia racconta le avventure del piccolo villaggio di Paperopolum, posto da qualche parte nel centro Italia. Capo della comunità è Paperonoro, ovvero Paperone, come sempre il più ricco del villaggio. Intorno a lui troviamo tutti i personaggi di Paperopoli cui siamo abituati, ma ovviamente calati in un contesto completamente diverso. Le atmosfere della serie, però, sono piuttosto moderne, visto che il riferimento principale è, evidentemente, Asterix e Obelix. Tra l’altro gli autori hanno anche confermato la cosa in una intervista concessa a Marco D’Angelo e Andrea Bramini che vi invito a guardare.
C’è anche un approccio alla storia un po’ alla Guido Martina, abbastanza evidente se consideriamo la compressione della cronologia degli eventi operata dagli autori. D’altra parte la necessità di raccontare gli eventi principali alla base della nascita della Roma Antica, in particolare quella repubblicana, senza dover ricreare continuamente nuovi personaggi, è comunque una motivazione più che sufficiente per perdonare questa licenza fumettistica!
Come vedremo più avanti, però, le puntate conclusive possono in qualche modo avere una collocazione storica piuttosto precisa.
I Paperi italici ci consegna molti spunti interessanti sulla storia dell’Antica Roma. Quello che forse spicca su tutti è legato alla nascita e allo sviluppo del commercio, uno degli elementi essenziali per portare a termine la "modernizzazione" dei popoli italici. In questo processo hanno giocato un ruolo fondamentale l’uso delle monete per gli scambi commerciali, come ad esempio i sesterzi, in luogo del baratto. Altro elemento fondamentale è stata anche l’apertura verso mercati esteri, rispetto all’Italia, e l’idea dell’acquisto delle materie prime per poi utilizzarle per produrre oggetti di uso comune, come ad esempio gli aratri o le zappe, giusto per restare su strumenti tipici di società agricole.
In particolare il periodo finale della repubblica Romana e quello noto come la Pax Romana del successivo Impero Romano produsse una rete di trasporti stabile e sicura che permise lo sviluppo degli scambi commerciali tra le varie zone poste sotto il controllo di Roma. E questo nonostante la presenza di briganti a terra e pirati per mare.

Le strade romane

In particolare a terra i romani realizzarono una delle loro più note opere di ingegneria, le strade.
Una volta stabilito il percorso della strada da parte dei progettisti, entravano in scena i mensores che, utilizzando la groma, eseguivano le misurazioni necessarie sul terreno per tracciare la griglia del piano stradale.
Fatto ciò, era poi il turno dei libratores, che scavavano la strada fino al più vicino strato di roccia o fino a uno strato sufficientemente solido. A quel punto, valutando la struttura del terreno, stabilivano la tecnica costruttiva.
Le strade romane erano sostanzialmente costruite a strati, generalmente tre: un primo strato costituito da pietre e frammenti di mattone mischiati con la calce, che serviva per drenare l’acqua; quindi uno strato intermedio di ghiaia compressa e infine la pavimentazione, realizzata con pietre e lastre squadrate, sistemate in modo tale che l’acqua piovana potesse scorrere fino alle canalette laterali che impedivano che la strada stessa si allagasse durante i periodi di pioggia. Alcune strade prevedevano anche la presenza di marciapiedi per i pedoni.
L’altra grande opera ingegneristica dei romani erano, invece, gli acquedotti.

Gli acquedotti romani

Gli acquedotti romani erano una rete di condutture in pietra, mattoni o cemento, costruiti con una lieve pendenza in modo tale da trasportare l’acqua per gravità. Il primo degli acqudotti romani risale al 312 a.C.
Proprio la tecnologia dell’acquedotto ci permette di posizionare cronologicamente il finale della saga degli Italici Paperi, peraltro ambientata proprio a Roma. Nel 145 a.C. la città, a causa di incurie varie, aveva nuovamente bisogno di aumentare le sue forniture idriche. In quell’anno il pretore Quinto Marcio Re diede inizio alla costruzione di un terzo acquedotto, che venne completato in un paio d’anni con una spesa complessiva di ben 180 milioni di sesterzi. E poiché nell’ultimo episodio Paperonoro propone proprio la costruzione di un acquedotto, progettato da Archimedio, sempre ricco di proposte in un certo senso "avveniristiche", proprio questa potrebbe essere l’epoca di riferimento per gli autori degli Italici Paperi.
D’altra parte anche il rapporto tra Roma e la Grecia, in particolare le colonie della Magna Grecia, e l’influenza di quest’ultima sulla cultura romana, risulta un argomento piuttosto vasto, non solo da trattare, ma anche proprio in termini cronologici. Roma, infatti, iniziò a interessarsi dell’Antica Grecia solo dopo le guerre puniche, nel corso del III secolo a.C. Gli scambi culturali tra le due società, però, che erano stati sporadici e mediati tramite le altre popolazioni italiche direttamente influenzate dai greci, si intensificarono prima a partire dalla vittoria romana in Asia Minore sui Seleucidi a Magnesia nel 189 a.C. e quindi con la conquista della Grecia del 146 a.C., cui potrebbe fare riferimento il penultimo episodio di Italici Paperi, e che in qualche modo conferma la collocazione cronologica degli ultimi due episodi.