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Star Trek: La città ai confini dell’eternità

19 Agosto 2021
In occasione del centenario di Gene Roddenberry, facciamo un salto nel tempo con il fumetto tratto dalla sceneggiatura originale di Harlan Ellison del 28.mo episodio della serie originale di Star Trek

Il 19 agosto del 1921 nasceva Gene Roddenberry, che di lì a qualche anno sarebbe diventato famoso come il creatore della serie di fantascienza più longeva della televisione statunitense: Star Trek. Il primo episodio venne trasmesso l’8 settembre del 1966 sulla NBC e la serie proseguì per 29 episodi. Dopo questa prima stagione ne seguirono altre due, di 26 e 24 episodi che costituiscono la così detta serie originale di Star Trek.
Il successo dei viaggi nello spazio della Enterprise e del suo equipaggio, guidato da Kirk e Spock, portò Star Trek a uscire dal piccolo schermo per entrare in altri media: libri, giochi da tavolo, videogiochi, film per il cinema e, ovviamente, anche fumetti.

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Vignetta di Nevio Zeccara tratta dal volume IDW Publishing che raccoglie tre storie tratte dalla serie della Gold Key

La prima serie arrivò nelle edicole statunitensi a ridosso con la serie originale: era l’ottobre del 1967 quando la Gold Key, etichetta della Western Publishing che pubblicò anche i fumetti disneyani, diede alle stampe il primo numero del comic book dedicato a Star Trek. La serie era costituita di 61 numeri, l’ultimo dei quali uscì nel marzo del 1979(1), venne monopolizzata per i primi 37 numeri da due disegnatori italiani: Nevio Zeccara, che disegnò i primi due numeri e il 29.mo, e Alberto Giolitti il resto, con lo sporadico contributo di Angelo Todaro e (forse) Giovanni Ticci(2). E’ sul 56.mo numero di questa serie che Kirk, Spock e McCoy tornano sul pianeta del Guardiano dell’eternità, misteriosa entità in parte artificiale introdotta nel 28.mo episodio della serie originale: The city on the edge of forever, giunto in Italia come Uccidere per amore.

Al salvataggio della storia

Uno dei principali successi di Roddenberry con Star Trek fu la sua capacità di coinvolgere gli scrittori di fantascienza a collaborare alla scrittura dei vari episodi. Tra i primi a essere contattati ci fu Harlan Ellison, che scrisse proprio la sceneggiatura per The city on the edge of forever. L’episodio, ritenuto il migliore in assoluto della serie originale, è stato però fonte di contrasti tra Ellison e Roddenberry. La stesura finale della sceneggiatura, infatti, è stata riscritta dallo stesso Roddenberry e dai suoi collaboratori. A complicare la faccenda ci fu anche l’affermazione di Roddenberry che nella versione originale di Ellison il dottor McCoy vendesse droga all’equipaggio. Giustizia venne in un certo senso ristabilita nel 1976 quando la sceneggiatura di Ellison venne pubblicata nell’antologia Six Science Fiction Plays curata da Roger Elwood: non era McCoy a vendere droga, ma un personaggio creato ad hoc, Richard Beckwith.

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Un cattivo sull’Enterprise: in effetti l’idea di Hellison risulta molto più realistica, visto che figure del genere sono spesso presenti nelle organizzazioni con struttura militare

Non era l’unica modifica apportata dagli autori di Star Trek, ma per fortuna è stato possibile aggiungere un nuovo tassello alla storia della Città ai confini dell’eternità grazie alla IDW Publishing che nel 2014 ha dato alle stampe una trasposizione a fumetti realizzata da Scott e David Tipton con gli splendidi disegni acquarellati di J.K. Woddward.
Confrontando le due versioni dell’episodio, quella effettivamente realizzata e quella originariamente scritta, l’idea di Ellison era indubbiamente più interessante e appassionante, mentre la sceneggiatura finale correggeva l’unico punto non chiarito dallo scrittore (ci arriveremo a breve). L’impianto generale dell’episodio, però, resta abbastanza invariato, e anche molte scene chiave: l’Enterprise entra in contatto con un pianeta sede dei Guardiani dell’eternità. Questi abitano una città al cui interno si trova una macchina del tempo che permette di mostrare la storia di qualunque pianeta nell’universo.

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Sebbene il titolo italiano catturi uno degli aspetti centrali della storia di Hellison, è fuor di dubbio che La città ai confini dell’eternità, traduzione letterale del titolo dell’episodio, risulta molto più evocativo.

Kirk chiede di vedere la storia degli Stati Uniti d’America, ed è proprio mentre scorrono le immagini che il fuggitivo attraversa lo schermo e viaggia sulla Terra in uno specifico punto temporale, modificandone il corso della storia. A quel punto Kirk e Spock gli vanno dietro con l’idea di fermarlo prima che modifichi gli eventi.
La principale differenza sta nell’identità dell’uomo in fuga: nel caso dell’episodio televisivo è il dottor McCoy, che si inietta una dose eccessiva di un medicinale che lo fa impazzire; nel caso della sceneggiatura di Ellison è Beckwith che fugge dall’Enterprise dopo aver causato con le sue droghe la morte di un membro dell’equipaggio (che nell’incipit dell’episodio subisce un infortunio a causa di un problema sulla nave spaziale).
Un altro cambiamento significativo è nella parte ambientata sull’Enterprise dopo la fuga nel tempo di Beckwith, completamente assente nell’episodio televisivo: la squadra che scende sul pianeta dei Guardiani dell’eternità ritorna sull’Enterprise ritrovandosi circondata da predoni spaziali, l’equipaggio della nave spaziale in questa nuova linea temporale. E’ in quel momento che si rendono conto che la storia della Terra è stata profondamente modificata, dando il via a una seconda scena d’azione, dopo quella della fuga di Beckwith, che mostra anche come Ellison fosse, tutto sommato, una scelta perfetta per Star Trek: nella squadra di recupero, infatti, era presente anche Yeoman Janice Rand, che non si tira indietro nel malmenare i banditi e rinchiudersi all’interno della sala del teletrasporto per consentire a Kirk e Spock di tornare sul pianeta e andare dietro il fuggitivo.

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Sopra il Guardiano dell’eternità canonico, tratto da Star Trek #56 della Gold Key. Sotto i Guardiani dell’eternità di Hellison nell’interpretazione di Woodward

Altro elemento di differenza è l’accorpamento dei Guardiani dell’eternità e del loro dispositivo temporale in un’unica entità, il Guardiano dell’eternità, una sorta di specchio delle mie brame in versione fantascientifica.
Anche il ruolo dei rispettivi guardiani risulta leggermente differente: mentre per Ellison siamo di fronte a esseri che hanno raggiunto un livello tecnologico tale da permettere loro di fermare il tempo per il loro pianeta in tutto l’universo (e di modificare se stessi in esseri di pura energia), nell’episodio televisivo abbiamo invece una sorta di supercomputer che fornisce giusto le informazioni essenziali ai suoi visitatori, anche se il parlare per enigmi resta un elemento comune tra le due differenti versioni.

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Il momento chiave della sceneggiatura di Harlan Ellison

A restare comune è, invece, il dilemma centrale dell’episodio: è in grado, Kirk, di impedire a se stesso di salvare Edith Keeler dalla morte, donna di cui nel frattempo si è innamorato? E’ infatti salvandola che Beckwith ha modificato la storia della Terra, ed è qui che troviamo il punto debole della sceneggiatura di Ellison. Sembra, infatti, che il fuggitivo si comporti proprio come se stesse cercando di impedire la morte della Keeler, ma questo atteggiamento non viene completamente chiarito, lasciando al lettore come unica risposta l’idea che Beckwith, in fondo, fosse migliore di quel che sembrava, nonostante la sua punizione finale risulti particolarmente crudele.
Nel complesso la sceneggiatura di Ellison si lascia preferire rispetto a quella modificata da Roddenberry e collaboratori, molto più ricca d’azione, ma anche con più implicazioni filosofiche e con un maggiore approfondimento nel rapporto tra Kirk e Keeler.
In chiusura vi lascio con una serie di link di approfondimento dedicati più o meno esplicitamente a Star Trek:

  1. Era effettivamente previsto un numero conclusivo, il 62, mai uscito. La sceneggiatura di questo numero venne pubblicata in una collezione di fumetti di Star Trek e quest’ultima è stata successivamente disegnata da Matt Shults e pubblicata online 
  2. Le informazioni più dettagliate sulla serie si trovano su Star Trek Gold Key Comics series 
Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli (Cosenza, 1977) ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università della Calabria. Attualmente lavora presso l'Osservatorio Astronomico di Brera (Milano) dove si occupa di Edu INAF, il magazine di didattica e divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica di cui è editor-in-chief.
Tra i suoi interessi, le applicazioni della teoria dei gruppi alla fisica e la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico.
Last but not least, è wikipediano.

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