Al Porto delle Storie con Vittorio Giardino e Milvio Cereseto

Al Porto delle Storie con Vittorio Giardino e Milvio Cereseto
Reportage e interviste a opera di Bjorn Giordano dal secondo atto della nuova manifestazione sul fumetto di Camogli "Il porto delle Storie", che ha incontrato per noi Vittorio Giardino e Milvio Cereseto.

Shodo. È l’arte della calligrafia giapponese che si basa su un semplice principio: ogni gesto deve essere assoluto, preciso e definitivo. I due autori protagonisti del secondo incontro all’insegna delle possibilità della narrativa grafica incarnano alla perfezione questi principi. Sto parlando di e Milvio Cereseto, due autori che dimostrano una assoluta dedizione alla ricerca del segno grafico spingendosi a metterne alla prova le possibilità tecniche.

Al Porto delle Storie con Vittorio Giardino e Milvio Cereseto_Cronache Interviste Per cominciare ci troviamo al Museo Marinaro“Gio Bono Ferrari” alla presenza del direttore Capitano Bruno Saccella, padrone di casa e custode di un tesoro di oggetti e memorie della marineria. In mezzo a essi sono perfettamente ospitate le tavole inedite de La Saga delle Balene di Milvio Cereseto; il direttore-capitano si dice incantato da quanto corrispondano alle reali atmosfere del mare, così familiari a chi lo ha vissuto per gran parte della propria esistenza. Anche sottolinea l’odore di salmastro che idealmente emana dai soggetti delle tavole, che così si sposano alla perfezione con la cornice del museo. La grande perizia di esecuzione che traspare dalle tavole di Cereseto non manca di colpire l’altro protagonista della manifestazione, Vittorio Giardino, che le accosta alle antiche incisioni calcografiche, la cui dedizione sarebbe difficile proporre oggi in tempi dettati dalla velocità. La mostra di tanta bellezza rende questa una occasione specialmente colta, tanto da suscitare tra i presenti l’auspicio che si giunga presto a una degna pubblicazione di questa opera finora sconosciuta.

Nel suggestivo Castel Dragone hanno trovato casa invece le opere di Vittorio Giardino, che in questa occasione celebrano la Liguria e il Mar Mediterraneo. Muovendosi tra le opere in mostra, la visita diventa subito una vivace autopresentazione dell’autore stesso: “Gli emiliani, più abituati alla visione del Mare Adriatico, un mare orizzontale, rimangono spiazzati davanti alla precipitosa verticalità con cui le montagne liguri si tuffano nel mare”. Tra una domanda e una descrizione, traspare presto in lui l’amore per il mare della Liguria, “una regione che si lascia scoprire poco alla volta”. Il suo è uno sguardo attento ai più piccoli segni che contraddistinguono questo arco di terra teso sul mare: “Ho cercato di riprodurre le atmosfere dei piccoli giardini, curati come bonsai, dove anche le piante selvatiche hanno un loro spazio”. E poi ecco qualche riflessione sulla natura del fumetto come strumento narrativo: ”I fumetti sono fatti per essere stampati, pertanto devono tenere conto inevitabilmente di tutti i trattamenti richiesti dalla stampa”; e al pubblico, molto attento, Giardino spiega l’enorme mole di lavoro richiesta per realizzare fumetti, superiore a quello richiesto da queste pur splendide illustrazioni, dove il realismo diventa narrazione ma non scade mai nella fotograficità.

Il giorno dopo, l’incontro pubblico con i due autori si apre nella sala consiliare del Comune di Camogli, alla presenza del sindaco Francesco Olivari e di Ferruccio Giromini ad introdurre gli artisti.

Al Porto delle Storie con Vittorio Giardino e Milvio Cereseto_Cronache Interviste Milvio Cereseto ha creato la sua Saga delle Balene nella temperie culturale e artistica tra la seconda metà degli anni Settanta ai primi anni Ottanta: un’atmosfera animata da riviste quali Linus, Alter Alter e la francese Métal Hurlant, dove la libertà espressiva disegnava orizzonti apparentemente illimitati per la narrativa grafica. In questa storia di Cereseto, rimasta fin qui inedita, lo spirito del tempo incontra l’immaginario personale dando vita ad un risultato unico. Nelle sue parole, i primi semi dell’opera vengono gettati quando, ancora bambino, visita il Museo di Storia Naturale a Genova e si meraviglia davanti al gigantesco e misterioso scheletro di una balena appeso al soffitto di una sala del museo. La sua opera intercetta dunque  l’interesse naturalistico e la cultura marinara, ma anche l’esoterismo, creando un unicum estremamente coerente e composito dove anche le tecniche usate –  pennelli, lamette da barba, rapidograph, strumenti semplici e quotidiani – concorrono a generare tavole curate come dipinti. Tutto è realizzato all’insegna di un atteggiamento artigianale molto accurato, volto a far sì che nella stampa nulla vada perduto. Secondo la definizione entusiasta di Giardino, le tavole della Saga delle Balene sono “quadri che mettono alla prova le possibilità della stampa“.

Giunto il suo turno, Vittorio Giardino definisce sé stesso “molto meno artista di Milvio Cereseto”, che considera un pittore che crea immagini che sono “oggetti in sé”. Riferendosi poi alle proprie opere esposte al Porto delle Storie, Giardino ne parla come il risultato di un processo tecnico dove a volte gli originali sono le stampe serigrafiche, e di come le opere a fumetti seguano lo stesso destino, dovendo sottostare ai trattamenti tipografici dove segno e colore una volta venivano elaborati su supporti separati per poi essere ricomposti per la stampa. La serie in mostra si presenta allora come una raccolta di illustrazioni, dove ogni singola immagine suggerisce una storia attraverso la presenze e le assenze che si manifestano all’interno della rappresentazione e dove il mare e la Liguria hanno grande parte. Tanto la cura per i particolari quanto la ricerca che non sfocia mai nello sterile realismo fotografico rimandano al grande lavoro di documentazione storica, iconografica, di costume condotta (spesso anche sul campo) per le sue opere a fumetti.

L’attenzione costante alla precisa collocazione storica degli eventi rappresentati riporta Giardino alla mostra in corso a Città di Castello dedicata a Dino Battaglia, in fatale coincidenza della quale sono state ristampate le sue primissime storie, dove era proprio il segno di Battaglia ad averlo conquistato, a quegli esordi, ma dove la cura e l’amore per una documentazione puntuale apparivano già la cifra distintiva della sua narrazione. Per Giardino, proprio la precisione delle descrizioni sarebbe dunque in generale la specificità della narrazione propria all’autore di fumetti (riassumente in sé i ruoli di sceneggiatore, regista, scenografo), il quale rispetto allo scrittore non può permettersi di alludere o tratteggiare appena gli elementi della scena narrata, che invece in una tavola devono essere perfettamente individuati e definiti nelle proprie caratteristiche.

Intervista a Vittorio Giardino

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La storia che desidererebbe disegnare e non ne ha ancora avuto modo?
Sono tante, per fortuna, perché ho molte idee per la testa. Tanto per dirne una, vorrei tanto disegnare una storia ambientata ai tempi della liberazione di Bologna alla fine della seconda guerra mondiale, perché per una volta potrei avere del materiale inedito dato dalla mia famiglia. Io sono cresciuto con i racconti di mio padre, mia madre e i miei zii, che quei giorni li avevano vissuti. Dunque conosco cose di nessuna importanza storica ma di un discreto fascino romanzesco, che meriterebbero essere raccontate. Mi piacerebbe davvero farlo.
Questa è solo una delle tante storie che vorrei raccontare. Ho più idee che tempo per realizzarle, ma reputo che sia meglio così piuttosto che il contrario.

Lei ha accennato a Dino Battaglia come uno dei punti di riferimento al suo esordio. Quali altri disegnatori trova affini?
L’elenco sarebbe lungo, ma faccio un nome per tutti:  Moebius. Ho rubato molto da Moebius, malgrado le apparenze.
Vorrei aggiungerne alcuni altri. Parlando di fumetto e non di puro disegno: Ugo Pratt. Ho rubato da Hugo Pratt tutto quello che potevo rubare.
Poi  un nome più insospettato: Carl Barks. Io  sono un suo grande ammiratore, da quando ero bambino. Alcuni racconti di Carl Barks li so a memoria e li ho presi come esempio in alcune lezioni a seminari su come si fa una sceneggiatura. Barks ha spesso una sceneggiatura fulminante; inoltre sostengo che la quintessenza del fumetto è proprio Paperino. Le mie storie potrebbero essere narrate anche in un romanzo o in un film, come quelle di Corto Maltese,  mentre Paperino non può essere altro che fumetto. Nessun attore potrebbe incarnare Paperino. Paperino è un papero, anzi è la caricatura inverosimile di un papero; ma per il lettore è una persona, con un suo carattere e una sua storia. Paperino siamo noi.
Oltre a Moebius, Pratt, Barks c’è forse il più grande di tutti, Windsor McCay, le cui opere hanno fondato il fumetto e a distanza di cento anni vengono ancora riprese e omaggiate.

Quanto piacere le ha dato scrivere la biografia di un suo personaggio e vorrebbe ripetere l’esperienza della narrazione affidata alle parole?
Con un romanzo non mi cimenterò mai, anche perché ho letto La ballata del mare salato, sia romanzo che fumetto e mi son detto: “E’ bene che ognuno faccia il proprio mestiere”.
Lei si riferisce certo a L’avventuriero prudente, il mio libro fantasma.  Fantasma perché non è mai stato distribuito, si poteva trovare solo in una libreria di Roma che ora non esiste più. Quello vorrei riprenderlo, completarlo e modificarlo. L’idea era di raccontare la vita di Fridman dalla nascita fino a Rapsodia Ungherese, attraverso parti scritte, illustrazioni e qualche piccolo abbozzo di fumetto. Mi piacerebbe completarlo ampliando gli episodi a fumetti, ottenendo un libro dove si mescolano tre linguaggi: la scrittura, l’illustrazione e il fumetto. Sfida rischiosa ma entusiasmante. Alcuni episodi a fumetti li ho già sceneggiati,  raccontando  come e quando Fridman è stato arruolato nei servizi segreti, durante la prima guerra mondiale, e com’è andata la sua prima missione. Immaginare un libro simile mi diverte molto, anche se sono consapevole di quanto tutto ciò rappresenti un rigurgito ottocentesco .
La letteratura del Novecento ci ha insegnato che il romanzo si fa per frammenti e che l’ ansia di raccontare tutta la vita di un personaggio è qualche cosa legata a un passato ormai lontano. Ma il privilegio di questo mestiere, almeno per come lo faccio io, è  l’assoluta libertà, e se oggi alcune scelte narrative non si usano più, pazienza. Se mi sembrano valide e necessarie per quello che voglio raccontare, io le seguirò lo stesso.

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Biografie Autori

Milvio Cereseto
Nasce a Genova nel 1956, diplomandosi nel ‘70 prresso il Liceo Artistico N.Barabino. Nel 1973 si è dedicato professionalmente al fumetto pubblicando du Il Mago, Alter e La Bancarella di Gualtiero Schiaffino facendone in seguito uno strumento di ricerca figurativa. Dal 1976 è illustratore per la pubblicità ( Calendario Fiat 1979, necchi Ball, Gandini Profumi, nardinterni ) e l’editoria ( Melangolo, L’Unità, Labirinti, Emme Edizioni). Si è dedicato per diversi anni all’attività di decoratore nell’ambito della nautica da diporto realizzando tra l’altro il soffitto dell’America Offshore al Salone Nautico di Genova del 1984. Nel 1997 è stato docente di tecnica del fumetto al corso diretto da G.B. Carpi presso Sogea. È presente in campo espositivo dal 1978. Nel 2002 realizza la foto incisione de La Bella e La Bestia edita da Quadragano per Mobilclan. Dal 2002 al 2011 realizza i calendari per Nastroflex. 

Vittorio Giardino
Nasce a Bologna nel 1946. lavora come ingegnere elettronico fino al 1978 quando decide di dedicarsi al fumetto. I suoi lavori appaiono sul supplemento della rivista Città Futura. Nel 1979 pubblica la prima storia del detective Sam Pezzo.  Nel 1982 esce Rapsodia Ungherese, il debutto di Max Fridman, personaggio che lo consacra a livello internazionale e gli varrà numerosi premi e riconoscimenti tra i quali lo Yellow Kid a Lucca Comics. Dal 1986 pubblica una serie di storie brevi per giorbnali e periodici tra i quali Il Messaggero, L’Espresso, La Repubblica che verranno raccolte nel volume Vacanze fatali. Nel 1991 vengono pubblicate sulle pagine de Il Grifo le avventure di un nuovo personaggio: Jonas Fink i cui primi due volumi gli varranno l’Alph-Art al Festival di Angouleme e l’Harvey Awards al Festival di San Diego. Nel 1999 ritorna ad occuparsi delle vicende di Max Fridman con No Pasaràn, storia sulla guerra civile spagnola in tre volumi. Le opere di Giardino sono pubblicate e tradotte in Francia, Spagna, Germania, Norvegia, Svezia, Grecia, Portogallo, Argentina, Olanda, Danimarca, Islanda, Repubblica Ceca, Croazia, USA, Cina, Giappone e Brasile. 

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