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Categories: Essential 300 comics

AA.VV – Tijuana Bibles

Hazard Edizioni, 2001 (USA, anni ’30)

I Tijuana Bibles… la carica anarchica del proibito!
(Art Spiegelman)

Personaggi dei comics presi di mira. Ma i Tijuana Bibles parodiavano anche star del cinema e della politica.

Ricordate quando negli anni ’80, da buoni dodicenni sulla via del brufolo in faccia e gli ormoni alla stelle, sfogliavamo i mitici giornaletti porno? Ricordate quel senso di trasgressione, quel leggerli di nascosto come se stessimo facendo qualcosa di proibito agli occhi del mondo, dei nostri genitori o ancora peggio delle varie parrocchie d’appartenenza?

Eppure, alla fine, i giornaletti porno erano legali (ma naturalmente la vendita era consentita a un pubblico maggiorenne) e poi, che diamine, gli anni ‘8o sono stati il decennio della rivoluzione sessuale e niente in seguito sarebbe stato più come prima: aperture di cinema a luci rosse a manetta, film dai titoli al limite della libido e naturalmente i mitici fumetti porno che hanno accompagnato la nostra adolescenza prima dell’avvento di internet.

Arcibaldo nell’episodio intitolato Fiuu.

Ora proviamo a fare un passo indietro, più o meno di sessant’anni; spostiamoci dagli anni ’80 alla fine degli anni ’20; cambiamo paese e dall’Italia andiamo negli USA, dove era in atto una vera e propria rivoluzione culturale che coinvolgeva anche il fumetto.

Negli anni ’20 s’imposero artisti come George Herriman, E.C. Segar, Hal Foster, Winsor McCay, Rube Goldberg, i fratelli Young ecc… che con i loro personaggi riempivano i quotidiani di mezza America, con le loro storie intrise di humor, azione, poesia e soprattutto morale.Perché, attenzione, siamo negli Usa, il paese dalla nascosta immoralità che però sbandiera a tutto vento e a tutto il mondo la sua moralità.

E affinché non vi sia qualcuno che voglia compromettere quest’integrità morale, chi di dovere si affrettò a fare qualche linea guida, tipo il codice Hays che negli anni ’30 ammoniva chi, tramite i film, inviava messaggi “malvagi” offensivi verso la religione e naturalmente proibiva qualsivoglia sequenza di nudo parziale e integrale.

Poldo e Olivia come non li avete mai visti.

Che frustrazione per tutti i ragazzi americani non poter vedere qualcosina in più delle bellissime star del tempo come Clara Bow o Mae West, donne dalla forte carica erotica repressa dai vari codici morali americani.
Ma se i benpensanti volevano fare dell’America la succursale di un paradiso moralistico, non avevano ancora fatto i conti con dei piccoli albetti, stampati un po’ alla buona e rilegati alla meno peggio, ma dal contenuto esplosivo e oltre la trasgressione più assoluta: i Tijuana Bibles.

Negli anni ’20, l’epoca in cui il proibizionismo non fece che aumentare il vizio di bere di ogni americano, questi albetti venivano spacciati in totale clandestinità mettendo letteralmente a nudo i più noti personaggi della politica, del cinema e soprattutto del fumetto rendendoli protagonisti di esilaranti e deliranti avventure porno, per la gioia di tutti quegli americani che leggevano le eroiche avventure di Braccio di Ferro, Topolino, Flash Gordon, Tarzan e Dick Tracy che difendevano il bene con le loro micidiali armi sui più importanti quotidiani d’America, per poi rileggerli in versione per adulti in cui davano sfogo alla loro natura sessuale usando ben altre armi.

Una trasgressione pura, clandestina spesso nascosta in enormi volumi di etica, (un po come quando chi comprava le riviste porno in edicola, usava nascondendole tra le pagine del Corriere della Sera) lontano dalle gelosie delle donne che nei Tijuana Bibles venivano dipinte come puro oggetto di libido maschile.

Parodia porno dell’episodio di Gordon Il mare del mistero.

Ma i Tijuana Bibles erano famigerati e offensivi per chiunque, non tenevano conto di razze, etnie, sesso, religione o ceto sociale; tutti erano dei perfetti bersagli per questi “Dirty Comics” che hanno sancito una vera e propria rivoluzione nel mondo dei fumetti e perché no della cultura in genere. Perché se le pagine di questi albetti erano un concentrato di sesso e stereotipi negativi che se ne fregavano di qualsiasi tipo di moralità, è anche vero che hanno rappresentato la prima vera forma di comic book americano, spianando la strada a tutto quel fumetto underground che verrà innalzato a forma d’arte, influenzando artisti come Robert Crumb, Art Spiegelman, Gilbert Shelton, e gran parte del fumetto indipendente a venire.

Quindi diciamo grazie alla Hazard che ha racchiuso in un volume (che riprende il tipico formato degli albetti clandestini) alcuni dei più noti personaggi della golden age; Gordon, Li’l Abner, e Braccio di ferro come non li avete mai visti, realizzati da artisti sconosciuti non particolarmente talentuosi che tra gli anni ’20 e gli anni ’60 riuscirono a ritrarre il lato più oscuro, perverso e osceno di quel falso perbenismo americano… quello sì parecchio perverso.

Un tipico Tijuana Bibles: brutto, sporco e cattivo.

Curiosità

Il nome Tijuana Bibles era un palese riferimento alla città del peccato posta ai confini con il Messico; era un modo per depistare eventuali tutori della legge dagli ignoti produttori.

Nonostante i numerosi sequestri avvenuti nelle principali città americane, non si conoscono casi di eventuali autori che siano stati portati in tribunale per aver realizzato i famigerati albetti.

Ainsworth H. “Doc” Rankin

I disegnatori dei famigerati albetti erano, ovviamente, sconosciuti e tutt’oggi si fatica a scoprirne le possibili identità; tuttavia secondo il critico americano Gershon Legman, uno dei possibili disegnatori dei Tijuana Bibles fu Ainsworth H. “Doc” Rankin, che, pare, ne disegnò circa duecento.

Anche al grande maestro Will Eisner fu proposta la realizzazione di uno degli albetti clandestini a tre dollari a pagina. Il maestro racconta l’episodio nel suo bellissimo libro Il Sognatore definendo il suo rifiuto “Una delle decisioni morali più difficili della mia carriera!”.

Omaggi alle Tijuana Bibles compaiono in Watchman di Alan Moore e Dave Gibbons e nel film Il miglio verde di Frank Darabont

Edizione consigliata

Quella della Hazard è l’unica in Italia, per il momento. Un’edizione ben fatta, che rispetta il formato “clandestino” originale e con un apparato critico introduttivo degno di nota a cura di G. D. Jachini. Prefazione di Pietro Adamo.

This post was last modified on 26 Giugno 2019 12:12

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Published by
Nedeljko Bajalica

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