
Sicché, che cosa ho potuto godermi del Cartoomics? Beh, come sempre i lettori che passano allo stand, comprano, chiacchierano, danno consigli, critiche e così via. La presenza di amici e colleghi, incluso Michele Ginevra del Centro Fumetto Andrea Pazienza: giunto al Cartoomics un po’ all’ultimo momento, era sprovvisto di stand e quindi si è accampato nel nostro, con la sua valigetta e i suoi volumi (tra cui il buffissimo – divertentissimo – spassosissimo Un’avventura di Drug Lion, scritto e disegnato da Davide Reviati, una deliziosa satira sul conformismo che consiglio e tutti).
Lunghe e gradite chiacchiere anche con Ade Capone e Luca Enoch, ai quali tento sempre di estorcere informazioni riservatissime su progetti e pianificazioni personali e delle case editrici con cui lavorano, e regolarmente ho successo solo se prometto di non dire niente a nessuno, quindi… ciccia. Veloce come la folgore, è passato Tito Faraci in compagnia di Roberto Recchioni, seguiti poi da Glauco Guardigli, redattore Bonelli ma anche amico di FdC di lunga data, e da Leo Cimpellin, ansioso di sapere quando pubblicheremo la sua storia breve (risposta spudoratamente pubblicitaria: su FdC 118 e 119).
Di fronte a me, lo stand Panini, talvolta deserto, talvolta assediato da fan e lettori. Impossibile comprendere la legge per cui un attimo primo al tuo stand (o a un altro) non c’é un cane, e un attimo dopo i tavoli sembrano crollare sotto l’assalto del pubblico. Che peraltro, in media, era abbondante: lo stesso Gianni Bono, organizzatore della fiera, commentava soddisfatto un incremento dei visitatori rispetto all’anno prima, e attribuiva la ragione di questo aumento alla scelta del tema vincente “i cattivissimi”. Per quanto mi riguarda, i più divertenti (visitatori, non cattivissimi!) sono stati i membri del Rat-Man Fan Club, che si sono precipitati in massa ad acquistare una cartolina di Ortolani, raffigurante Rat-Man e Zio Paperone, che abbiamo allo stand da anni, ma si vede che a loro non era mai capitata sott’occhio: è stato come vivere uno stampede.
Che altro ho visto? Beh, mi sono concessa un quarto d’ora al piano di sopra: volevo frugare un po’ fra librai e collezionisti, cercare di accorciare un pochino la famosa mancolista, ma l’impresa era disperata: tavoli a perdita d’occhio, tanti, troppi. Non avendo tempo e modo di fare un giro sensato e ponderato, ho rimesso in tasca la povera mancolista e sono tornata allo stand, abbacchiata come non mai.
Ah, e poi cosplayers, tanti cosplayers, miriadi di cosplayers. Tra cui i simboli viventi di uno shock generazionale: Pac-Man e relativo Fantasmino. Alla vista di così tante (ma tante!) persone che non capivano neppure lontanamente cosa fossero quei due cosi, uno giallo e uno azzurro, a noi “matusa” non rimaneva che sorridere con indulgenza. Si impara sempre qualcosa, alle mostre…








