47 Ronin – Raccontare il Mito

47 Ronin – Raccontare il Mito
Mike Richardson e Stan Sakai si confrontano con una delle leggende più popolari e significative della cultura giapponese, i 47 Ronin.

“Conoscere i 47 vuol dire conoscere il Giappone” (detto popolare giapponese)

e , al lavoro per la prima volta insieme, si cimentano nell’arduo compito di trasporre a fumetti una delle leggende più significative della storia e della cultura nipponiche.

Come tutte le leggende, anche quella dei 47 Ronin affonda le sue radici nella Storia e da essa si discosta, si mescola e si intreccia lasciando il dubbio su quale sia la realtà dei fatti.

Il Mito dei 47 Ronin

47-Ronin-ReNoir-CoverAsano Naganori, vittima delle continue angherie del corrotto Kira Yoshinaka, maestro del protocollo dello Shogun, viene condannato a commettere seppuku (il suicidio rituale) a seguito dell’ennesimo alterco che lo ha portato a estrarre la spada e assalire Yoshinaka.

L’ingiustizia della condanna fa sì che 47 dei suoi samurai, che perdendo il loro padrone diventano appunto ronin, pianifichino e portino a compimento la loro vendetta uccidendo Yoshinaka e tutti i suoi discendenti maschi. Sebbene l’azione susciti il plauso di gran parte della nobiltà, 46 di questi ronin vengono condannati anch’essi al seppuku. Terasaka Kichiemon, il più giovane di loro, riceve invece l’ordine di occuparsi delle tombe dei suoi compagni sepolti nel tempio di Sengaku-ji a Tokyo.

Questa vicenda ha generato un gran numero di racconti, film, rappresentazioni kabuki e bunraku (teatro delle marionette). Sin da principio la popolarità dei ronin era così alta che la versione romanzata della loro storia, il Chushingura, era nota a tutti e i nomi dei protagonisti dovettero essere cambiati per evitare la censura.

Si capisce quindi che già da subito la realtà comincia a fondersi con il Mito e, come dice lo stesso Stan Sakai nella postfazione del libro, molti fatti che gli stessi giapponesi danno per scontati e reali potrebbero non corrispondere alla verità.

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Capire il Giappone

Mike Richardson è il fondatore della Dark Horse, una delle case editrici indipendenti più valide e longeve del panorama editoriale statunitense. Egli stesso, nella postfazione, racconta di come sia venuto a conoscenza della storia dei 47 Ronin e di come ne sia rimasto affascinato, tanto da spingerlo a documentarsi per anni (dal 1986 al 2012) e, contemporaneamente, cercare un disegnatore adatto a raccontare questa storia.

È opinione comune, e anche abbastanza veritiera, che nessun occidentale riuscirà mai a capire realmente la mentalità giapponese ed è per questo motivo che lo scrittore statunitense si è avvalso della supervisione dell’amico (autore di capolavori del Gekiga quali Lone Wolf and Cub e Crying Freeman) e ha trovato in Stan Sakai () il partner ideale con il quale raccontare la leggenda dei 47 Ronin.

“La morte per difendere il torto subito dal nostro signore Asano sarebbe un onore. Deporre le armi e svignarcela sarebbe, ecco… vergognoso”

47Ronin03Il sacrificio, sociale, prima che fisico, dei samurai di Asano, l’inflessibilità dello stesso daimyo davanti alle richieste di tangenti di Kira e infine tutte le macchinazioni politiche che portano alla condanna di Asano mettono a nudo un conflitto tipico della mentalità degli abitanti del Sol Levante.
Un conflitto tra una sfera privata, per forza di cose più egoista, e una sociale, nel quale la moralità non è solo attinente alla sfera privata ma soprattutto pubblica. I ronin non possono subire l’onta pubblica, lo shogun non può non condannare i ronin senza perdere la faccia e così via.

Richardson si attiene strettamente alla leggenda immergendola in una ricostruzione fedele e accurata del Giappone del 1700.
Senza tentare di proporre un prodotto simil-manga e mantenendo uno stile e un ritmo di narrazione più vicino a quello del classico comic-book, riesce comunque a essere profondamente giapponese nei dialoghi e nella caratterizzazione dei personaggi.
Senza dubbio l’attento lavoro di revisione di Koike ha contribuito in maniera determinante al raggiungimento di questo risultato.

La sintesi prima di tutto

Quando si parla di sintesi nel disegno spesso ci si riferisce a tal autore che, pur di stare dietro a scadenze sempre più pressanti, decide di adottare un tratto “più semplice”. Nel caso di Stan Sakai parliamo invece di tutt’altra cosa.

Per la prima volta in vita sua, se non si conta qualche storia breve, Sakai si trova a lavorare su sceneggiatura altrui e con un letterista e colorista che non sia egli stesso. Sebbene già in Usagi Yojimbo l’artista abbia sviluppato un tratto molto più iconico (si tratta pur sempre di storie con animali antropomorfi) e meno realistico, in 47 Ronin Sakai decide di ridurre ancora di più il tratteggio per permettere ai colori di Lovern Kindzierski di adempiere al loro ruolo narrativo (come, ad esempio, quando questi ultimi sottolineano il passaggio delle stagioni). Questa sintesi non si limita solo al tratto ma riguarda sia l’ambientazione, che è verosimile ma non totalmente accurata (“ho preferito rendere i disegni drammatici e interessanti piuttosto che rispettare la realtà”), che i personaggi, ritratti in modo da sottolineare quasi lombrosianamente le loro qualità interiori.

47Ronin02Questa caratteristica dei disegni permette alla sceneggiatura di Richardson di respirare e fa sì che il coinvolgimento del lettore sia totale.

A questa semplificazione fa da contraltare la capacità di Sakai di far recitare in maniera incredibilmente realistica tutti i personaggi che vengono ritratti in gesti quotidiani e casuali, come grattarsi il mento o aggiustare la katana nella cintura, rendendoli più reali di quanto un tratto più complesso non avrebbe permesso. Anche i personaggi sullo sfondo, o nelle panoramiche, non sono dei meri figuranti messi “per far numero” ma sono ripresi nel mezzo delle loro attività quotidiane dando così movimento anche agli sfondi e facendo entrare, quasi fisicamente, il lettore nell’antico Giappone feudale. Si tratta quindi di una precisa scelta stilistica che mette in primo piano lo storytelling e, tramite l’iconicità del tratto, permette l’immedesimazione del lettore con i personaggi immergendoli poi in un contesto traboccante di vitalità.

Il punto, quindi, non è più quanto la storia raccontata da Richardson e Sakai corrisponda ai reali avvenimenti del tempo ma è quanto sia “vera” la storia stessa. E questa storia è vera al punto che, almeno un po’, anche noi occidentali possiamo permetterci di “conoscere il Giappone”

Abbiamo parlato di:
47 Ronin
Mike Richardson, Stan Sakai
Traduzione di Alberto Cassani
ReNoir, 2015
152 pagine, cartonato, colore – € 19,90
ISBN: 978-88-6543-528-1

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