Wonder Woman, le donne e la sfida a Hollywood

Un'analisi del possibile impatto di Wonder Woman sull'industria di Hollywood e il ruolo delle donne nei film di animazione in un summit ad Annecy.

L’uscita nelle sale di Wonder Woman nei giorni scorsi ha rilanciato la discussione a Hollywood sul ruolo delle donne nell’industria cinematografica, un argomento che il genere dei film di supereroi e in particolare l’adattamento sull’eroina DC Comics ha aiutato ad ampliare.
Le notizie degli ultimi giorni, che hanno visto la Sony affidare la regia dello spin-off sulla Gatta Nera e Silver Sable a Gina Prince-Bythewood, sono la conferma che la Warner è riuscita con il primo film su una supereroina realizzato da una donna a scardinare le porte di un sistema che fino a poco tempo fa sembrava perlopiù interessato a sfruttare il talento femminile solo davanti alla macchina da presa, dando poche chance nel dietro le quinte.
La scelta di , che ha sorpassato la collega Kathryn Bigelow in quanto a budget di un singolo film diretto da una donna (150 milioni di WW contro i 100 di K-19 ) è stato un atto di grande fiducia, che sembra sia stato ripagato se si guarda all’accoglienza avuta in patria dalla critica specializzata.

In un interessante analisi/ritratto della Jenkins e della protagonista del film, , realizzato da The Hollywood Reporter, le due donne hanno parlato della complessa nascita di questa pellicola e delle sfide affrontate per realizzarla, sottolineando la pressione che il progetto ha avuto, anche per i grandi significati che portava con sé nei confronti del mondo femminile a Hollywood (e non solo).

Non posso andare contro il 50 per cento della popolazione solo perché sono una donna – ha dichiarato la regista – sto solo cercando di fare la versione più grande che posso di Wonder Woman per le persone che amano il personaggio tanto quanto la sottoscritta e spero che il film viva oltre questa pressione.

Questa è la sfida. Come raccontare la storia di una donna e renderla universale. – ha affermato invece Gal Gadot – Siamo tutti abituati ad avere protagonisti maschili in film diretti dagli uomini. Ma il modo in cui Patty ha catturato il personaggio di Wonder Woman è di facile immedesimazione per tutti. Ragazzo, ragazza, uomo, donna, tutti possono connettersi con lei.

Wonder Woman, le donne e la sfida a Hollywood
La regista di Wonder Woman, Patty Jenkins, nel foto-ritratto di The Hollywood Reporter.

Ad aiutare la Jenkins nel diventare una regista e affrontare questa sfida è stata anche la sua vita personale che l’ha vista nascere in California ma anche crescere in paesi come la Thailandia e la Germania, a seguito del padre ufficiale dell’Air Force. Una educazione militare che lei esprime anche sul set e che l’ha portata anche a rifiutare progetti come Thor: The Dark World, che per sua opinione non era un film che poteva essere diretto da una donna.

Per essere un regista devi essere affidabile, in tempo, fiducioso, calmo: tutte cose che sono evidenti nei militari. Ci sono state possibilità che hanno attraversato la mia strada e avevano tutta l’aria di essere progetti con dei problemi – dice riferendosi, senza citarlo direttamente, al film – E ho pensato: se prendo questo film, sarà un grande disappunto per le donne. Se prendo questo progetto sapendo che ci saranno dei problemi, sembrerò che li ho creati io, e questo sarà un problema. Se lo fanno con un uomo, invece, sarà solo un altro errore che lo studio ha compiuto ma con me sarà come aver dato un messaggio molto brutto. Per questo sono molto attenta a quello che faccio.
Sona sicura che c’è un motivo dietro al fatto che certi lavori siano maschili – ha poi affermato la Jenkins – ma perché quello di regista cada in quella categoria mi rende molto confusa, perché invece sembra un lavoro molto naturale per una donna, è qualcosa di incredibilmente materno in un certo senso, in quanto ti stai occupando di un sacco di cose.

Nell’articolo di THR, viene raccontato come la Jenkins sia arrivata a lavorare al progetto sull’amazzone DC Comics, che inizialmente sarebbe dovuto essere diretto da Michelle Maclaren, entrata in conflitto con la Warner perché decisa a dare un’altra direzione alla pellicola. Dopo che la Maclaren lasciò il progetto fu Rebecca Roven (figlia del produttore Charles Roven) a tenere i contatti con la Jenkins, che già nel 2010 aveva espresso interesse nel film e aveva presentato la sua idea di una pellicola sulle origini a Themyscira e ambientato nella prima guerra mondiale ai dirigenti dello studios.
Ora, a sette anni di distanza, la pellicola è diventata non solo una realtà, ma anche l’inizio di qualcosa di nuovo per il genere dei film tratti dai fumetti e per l’industria di Hollywood. In un ambiente in cui, secondo dati recenti citate proprio da THR, solo il 7% delle donne sono registe di film facenti parte della classifica dei 250 più importanti (in calo del 2% rispetto al 2015), Wonder Woman potrebbe finalmente dare uno scossone a un sistema che non sfrutta appieno le potenzialità del mondo femminile. E per quanto riguarda la Jenkins, il suo futuro la vedrà ancora al timone dell’amazzone?

Quello che non voglio mai fare è iniziare a telefonare e fare le cose solo per dimostrare che posso fare grandi film. Non mi interessa per niente. Voglio solo fare dei film fantastici. E questo potrebbe provenire da qualsiasi direzione. Potrebbe essere un film da 10 milioni di dollari o potrebbe essere un film di 200 milioni di dollari.

Wonder Woman, le donne e la sfida a Hollywood
Gal Gadot è Wonder Woman. Il film sull’amazzone potrebbe ridefinire il ruolo delle donne nel sistema hollywoodiano.

L’uscita di Wonder Woman nelle sale, come già sottolineato, potrebbe avere ripercussioni molto forti sul sistema hollywoodiano, anche in termini di salariato. Citata alcuni giorni fa dal Los Angeles Times, in un lungo articolo inerente la pellicola, l’analista di Needham & Co. Laura Martin ha sostenuto che se il film dovesse avere un successo pari a progetti come il primo Iron Man dei Marvel Studios potrebbe dare una forte scossa alle major e aiutare le donne a chiudere il divario retributivo con i colleghi uomini. Ma non solo.
Durante il Festival di Cannes, l’attrice Jessica Chastain si è più volte lamentata con i giornalisti di come molti personaggi femminili nei film fossero poco riconoscibili e poco rappresentati. Per la Chastain, l’antidoto potrebbe essere l’avere più sceneggiatrici di sesso femminile.
Alla fine, la compassione di Diana Prince presente sullo schermo, potrebbe avere un effetto molto più dirompente di quello che ebbe Kathryn Bigelow alcuni anni fa con la vittoria dell’Oscar per The Hurt Locker. Ma, dopotutto, stiamo parlando di Wonder Woman.

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L’animazione femminile ad Annecy

Il mondo femminile si muove non solo nell’ambito dei film live action, ma anche in quello dell’animazione. Nei giorni scorsi Women in Animation (WIA) e Les Femmes s’Animent (LFA) hanno annunciato  insieme ai The Walt Disney Studios, al Centre National du Cinéma et de l’Image Animée (CNC), alla Société des Auteurs et Compositeurs Dramatiques (SACD) e Hiventy,  il primo Summit Women in Animation World in collaborazione con l’Annecy International Animation Festival e Mifa 2017.

Il Summit Mondiale delle Donne nell’Animazione avrà luogo lunedì 12 giugno presso l’Hotel Impérial Palace di Annecy e sarà caratterizzato da un simposio di panel e dibattiti che copriranno una vasta gamma di temi come la parità di genere, l’esperienza artistica e la realizzazione di nuove storie con temi femminili o vicini al mondo femminile.

Annecy è sempre stato un luogo di dibattito e di scambio e siamo orgogliosi di sostenere e accogliere il primo incontro di donne al vertice dell’animazione al Mifa. Il nostro sostegno a questa iniziativa prosegue dal nostro tema del festival di onorare le donne nel 2015 e nei due anni di ricche collaborazioni con WIA e LFA che hanno seguito – ha aggiunto Mickael Marin, Direttore Generale di CITIA, Responsabile dello Sviluppo Economico e Mifa.

Durante la Mifa 2014 abbiamo invitato Marge Dean e altre donne della WIA a presentare il loro lavoro per promuovere le donne nell’industria dell’animazione. Questo ha ispirato un gruppo di donne in Francia a lanciare un’organizzazione sorella nel 2015, Les Femmes s’Animent (LFA). Quest’anno a Annecy, LFA è entusiasta di co-ospitare le prime donne nel Summit del mondo dell’animazione, nonché una serie di incontri di colazione ogni mattina per promuovere il dialogo e la sensibilizzazione. Saremo lieti di accogliere tutti coloro che sono interessati ai nostri sforzi congiunti – ha invece dichiarato il presidente della LFA, Corinne Kouper.

Siamo onorati di co-ospitare le prime donne nel vertice mondiale di animazione ad Annecy, con il continuo appoggio di Mifa per la nostra advocacy – afferma il co-presidente di WIA, Marge Dean – Il nostro grande obiettivo per quest’anno è riconoscere e comprendere il unconscious bias (un pregiudizio verso un gruppo o una persona), un risultato che aiuterà tutti a lavorare insieme verso l’obiettivo di WIA di portare equità alla leadership creativa nel nostro settore entro il 2025.

Wonder Woman, le donne e la sfida a Hollywood

The Care And Feeding Of A Pet Black Hole

Fox Animation ha acquisito nei giorni scorsi i diritti del libro di Michelle Cuevas The Care and Feeding Of A Pet Hole Black, per realizzarne un adattamento animato per il grande schermo. Lo stesso studio sta finalizzando un accordo con il regista per produrre la pellicola attraverso la sua casa di produzione 6th and Idaho.
Il romanzo narra la storia di una ragazzina di 11 anni, Stella Rodriguez, che ha recentemente perso il padre e che si presenta alla NASA per richiedere che la sua registrazione sia inclusa nel Golden Record di Carl Sagan. Un buco nero, che lei chiama Larry e inghiotte tutto ciò che tocca, la segue con l’intenzione di essere il suo nuovo animale domestico. Quando il cane di famiglia si perde all’interno di Larry, Stella si immerge per recuperare l’animale ma viene risucchiata insieme a suo fratello in un’avventura all’interno che la porterà a rendersi conto di alcune cose che riguardano la morte del genitore e di come il dolore la stia consumando.

Radioactive

Al Festival di Cannes, conclusosi nei giorni scorsi, StudioCanal ha avuto un grande successo nella vendita all’estero della nuova pellicola Radioactive, l’adattamento cinematografico del graphic novel di Lauren Redniss Radioactive: Marie & Pierre Curie: A Tale of Love and Fallout che sarà diretto da e vedrà protagonista Rosamund Pike nel ruolo di Marie Curie.
Studiocanal distribuirà direttamente Radioactive attraverso il proprio canale in Regno Unito, Francia, Germania, Australia e Nuova Zelanda.
Su Radioactive, Studiocanal ha concluso una vendita chiave per la Cina con Huayi Brothers, in Polonia, con Monolith, dove si conta di promuovere la pellicola grazie alle origini polacche di Marie Curie. Ulteriori offerte sul fim sono arrivate da Hong Kong (Golden Scene), Singapore (Shaw), Svizzera (Impuls), ex Jugoslavia (Blitz), Malaysia (Tanweer), Taiwan (Catchplay) , Portogallo (Lusomundo), Israele (Forum), India (Imageryworks) e da alcune compagnie aeree tramite Cinesky.

Questo film su una delle donne più famose come Marie Curie sarà interpretato da un’attrice molto potente, Rosamund Pike, e diretto da un’altra donna, Marjane Satrapi. Penso che questo pacchetto al femminile si sia dimostrato veramente interessante per i distributori – ha dichiarato Anne Cherel, capo del ettore vendite internazionali di studiocanal.

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