Un William Boyd dai due volti si prepara alla resa dei conti

La serie ideata da Andrea Cavaletto si avvia verso l’atteso finale con due numeri in cui il protagonista scivola ancor di più nella disperazione.

Dopo lo speciale #4, assieme spin-off e prequel, con i numeri 5 e 6 Paranoid Boyd riprende la storyline principale dal punto in cui si era interrotta al termine della prima stagione, in attesa del finale. William si trova in carcere dopo la morte della figlia Gretel, solo e in preda ad allucinazioni sempre più vivide, attraverso le quali scopre di essere al centro di oscuri intrighi.

Un numero maturo

Un William Boyd dai due volti si prepara alla resa dei contiGiorni penitenziari, albo denso di eventi, aumenta l’angoscia per le sorti del protagonista, ormai in balia di forze ingovernabili, al quale non regala nessuna certezza. Il William in lacrime, con la testa tra le mani, visto nel capitolo introduttivo dell’albo rende perfettamente l’idea di un personaggio svuotato di ogni forza, le cui azioni sono il frutto della mera inerzia degli eventi. Il rovescio della medaglia è un personaggio che ancora una volta fatica a emergere per meriti propri.

In controtendenza rispetto agli episodi precedenti, la varietà grafica risulta più armoniosa col racconto, anche per via della gestione del ritmo, compassato nei primi due episodi e poi in crescendo verso il cliffhanger.

realizza il primo capitolo, e fornisce particolari interessanti sul passato di William, rivelandone poi la condizione di recluso. Il suo tratto preciso descrive primi piani particolarmente espressivi e si esalta nelle vignette a tutta pagina, che da sempre caratterizzano la serie.

Il secondo capitolo è opera di Fabio Baldolini, e si tratta di un intermezzo quasi senza balloons, la cui linea narrativa è dettata dalla spettacolare composizione delle tavole, in cui vignette e personaggi emergono da un profondo nero che tutto pervade.

A Stefania Caretta, autrice dal tratto elegante e dettagliato, il compito di disegnare una delle scene più scioccanti della serie fino a questo momento (e forse non necessaria, così come il turpiloquio che appare forzato in qualche occasione); mentre è opera di Francesco Gallo il capitolo conclusivo che lascia un grosso interrogativo sul futuro di William e sulle presenze oscure che ne forzano il destino.

Una strana deviazione

Un William Boyd dai due volti si prepara alla resa dei contiCon il #6, Sia benedetto…, il registro narrativo cambia: le tremende allucinazioni di William e la riuscita alternanza tra realtà e incubo lasciano il posto a scene molto crude, violente e
sessualmente esplicite, che non sarebbero di per sé un problema, se non fosse che la storia sembra subire un rallentamento, per concentrarsi su episodi più isolati dal flusso della trama. La sensazione è che Cavaletto abbia volutamente spinto la narrazione fuori dai limiti, ma il risultato appare compiaciuto, quasi autocelebrativo.

Il macabro gioco della bottiglia che apre l’albo e il rapporto tra William e il nuovo compagno di cella lasciano più di un dubbio sulla loro reale utilità narrativa. Anche il “Colombre”, figura affascinante e decisiva per gli sviluppi della storia, non viene sfruttata a pieno, giocando purtroppo un ruolo piuttosto marginale.

Venendo ai disegni, vi si ravvisa una certa omogeneità: i primi tre capitoli vedono alternarsi l’esordiente Sara Guidi e il veterano , accomunati da un uso molto personale ed efficace delle mezzetinte. La prima è autrice di una prova sorprendentemente matura, anche nelle scene più difficili di splatter e sesso, con qualche incertezza nella resa degli sfondi. Riccio da par suo appare convincente e offre l’interpretazione migliore del protagonista, chiudendo il terzo capitolo con una splash page che ne dimostra le brillanti capacità.

Nel capitolo conclusivo Leonardo Colapietro, neo copertinista, costruisce delle tavole dal sicuro impatto scenografico, che però risultano in qualche occasione troppo ricche di elementi, compromettendo la leggibilità di alcune sequenze.

A un passo dalla fine

La stagione si avvia alla chiusura con molti nodi rimasti da sciogliere. Giorni penitenziari sembra l’episodio meglio riuscito della serie, è quello che ha saputo rappresentare al meglio l’inquietudine e lo spaesamento del protagonista, al centro di un complotto oggettivamente più grande di lui e dalla cui risoluzione più o meno originale dipendono le sorti dell’intera serie. Peccato per “Sia benedetto…”, numero in gran parte sottotono che si risolleva solo con il finale che ben introduce la resa dei conti.

Abbiamo parlato di:
Paranoid Boyd, #5
Andrea Cavaletto, Simone Delladio, Fabio Baldolini, Stefania Caretta, Francesco Gallo
, ottobre 2016
64 pagine, spillato, bianco e nero – 5,90 euro

Paranoid Boyd, #6
Andrea Cavaletto, Sara Guidi, Renato Riccio, Leonardo Colapietro
Edizioni Inkiostro, marzo 2017
64 pagine, spillato, bianco e nero – 5,90 euro

 

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