Watchmen 20 anni dopo – intervista a smoky man

In occasione dell'uscita del testo che si propone di analizzare il capolavoro di Alan Moore a venti anni dalla sua prima edizione, abbiamo intervistato smoky man, ideatore e curatore del...
Articolo aggiornato il 28/04/2017

Watchmen 20 anni dopo - intervista a smoky man è sicuramente la storia più famosa, complessa e unica del fumetto popolare americano. I suoi autori, e , in una simbiosi artistica miracolosa, hanno cambiato per sempre la percezione del mondo dei supereroi per centinaia di migliaia di lettori di tutto il mondo. Metafora politica, sociale e culturale, Watchmen continua a far parlare di sé. Il ventennale della prima edizione sembra essere l’occasione giusta per tornare ad analizzare il capolavoro “revisionista” del fumetto di supereroi. Almeno questo è l’idea che ha spinto – padre di Ultrazine.org, intervistatore, traduttore, giornalista – a curare il volume Watchmen 20 anni dopo che uscirà in anteprima a Lucca Comics & Games 2006, pubblicato da Lavieri editori.
Abbiamo intervistato smoky man per avere informazioni in anteprima sul volume e per cercare di capire cosa fa di Watchmen un’opera fuori dal tempo e sempre attuale.

Smoky man, devi avere il coraggio di dircelo: ma chi te l’ha fatto fare?! Un volume critico sul capolavoro di Alan Moore. Un’impresa da far tremare i polsi…
Infatti da buon curatore non ho scritto nulla. Ho lasciato che scrivessero gli altri. Scherzo…
La risposta è semplice. Ho avuto l’idea per questo libro, credo, a marzo del 2005. Ho incominciato a mettere insieme le ipotesi sui contenuti, a vedere chi potesse essere l’editore, a parlare con autori amici… Avevo ben chiaro sin dall’inizio lo scopo benefico del progetto, in modo analogo all’ Alan Moore: Ritratto di uno straordinario Gentlemen (volume che ha celebrato i 50 anni di Alan Moore, ndr.) ma volevo che questo fosse un concept diverso. Volevo un libro “più strutturato”, e volevo avesse un forte respiro critico pur restando una lettura piacevole e non pedante o pomposamente accademica.
Una volta ricevuto le prime adesioni e i primi materiali – penso all’autorizzazione per la traduzione delle interviste – la strada era tracciata. L’aspetto più complesso è stato concepire ed assegnare gli interventi critici. Diciamo che il “punto di non ritorno” è stato quando, pochi giorni dopo il Ferragosto del 2005, era mattina presto, verso le 10, mi sveglia uno squillo al cellulare. Era Claudio Villa (l’attuale copertinista di Tex, ndr) che mi informava d’aver ultimato la sua illustrazione, Ozymandias. Io ho risposto: “Claudio, sai che il libro, credo, uscirà a Lucca del 2006… il prossimo anno?!” E lui, “Certo, certo… ma avevo qualche giorno libero e così…”. A quel punto mi sono detto: “Oddio, Villa ha già finito! Il libro DEVE uscire, non si torna più indietro!” (risate, ndr)
E così, mese dopo mese di lavoro, eccoci qui. C’é stata anche una certa dose di “incoscienza”, forse…

Watchmen è un’opera di cui si è scritto e parlato in moltissimi modi. Amato e osannato. Rivoluzionario, spiazzante. Credo abbia anche qualche detrattore, ma non molti sono così coraggiosi da esporsi in prima persona! Perché tornare a parlarne dopo 20 anni? Quale punto di vista, in qualità di curatore, vuoi offrire ai lettori?
Credo che la fama di Watchmen sia assolutamente meritata. Lo dico per sgombrare subito il campo. E non credo, sinceramente, che possa avere dei detrattori – o per lo meno non riesco ad immaginarmeli – sull’unico terreno di confronto possibile: l’incontestabile, straordinaria qualità artistica. Watchmen è un capolavoro. Non solo nel campo del Fumetto, direi. E non penso sia mai troppo tardi per celebrare un capolavoro.
Per il decennale non ero pronto, troppo giovane? Per commemorare i 15 anni nel 2001 si parlava di un omaggio americano – circolarono persino modelli preliminari degli action figures, si parlo’ di un CD con interviste agli autori – con finalmente una sorta di pacificazione tra Moore e la DC, poi saltata all’ultimo momento. Poi per me è arrivato Alan Moore: Ritratto di uno straordinario Gentlemen con tutto il suo bagaglio di esperienze, di contatti e di positivi riscontri. è stata una grandissima avventura. Ed eccoci al 2006, 20 anni dopo! Ora è… il momento giusto, no? Non penso sia mai troppo tardi per parlare di un capolavoro.
Come curatore volevo fare una ricognizione su Watchmen offrendo 12 spunti critici – naturalmente, non esaustivi della complessità di livelli di lettura dell’opera – intelligenti e godibili, aprendo non solo a critici del Fumetto ma anche a sceneggiatori, registi e a qualche “nuova firma”. Volevo che, pur rivolgendosi a un pubblico di conoscitori, il libro avesse un tono brioso, senza trascurare l’approfondimento. E che avesse anche un appeal commerciale, per sostenere lo scopo benefico dell’iniziativa: la donazione dei profitti in favore dell’AIMA, l’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer. In quest’ottica vanno considerate le interviste, che aggiungono la voce degli autori all’analisi, i materiali rari e mai visti, e la testimonianza dell’impatto nel mondo del fumetto tramite la gallery e le parole di Moorcock e Carey. E una “doppia” copertina, credo, di grande impatto, con Dell’Otto e Brambilla.
Alla fine, lo dico sperando di non essere travisato, ho cercato di ideare e mettere insieme un libro “critico” su Watchmen, che come lettore avrei voluto leggere e che avrei sicuramente acquistato. Devo confessare che sono molto curioso di sentire e leggere le reazioni a questo volume.

Ricco, ricchissimo Watchmen. Fin troppo pieno per l’attenzione che il lettore è solitamente disposto a dedicare a un fumetto. Quali sono i temi che, a tuo avviso, rendono Watchmen davvero unico?
Credo che quello che rende unico Watchmen sia soprattutto la struttura, il modo in cui le vicende sono raccontate. è una struttura da cui il lettore finisce inevitabilmente per essere catturato e da cui non può uscire, forse, neppure dopo aver letto l’ultima pagina. Ma non è una questione di stile, non solo. C’é sicuramente molto cervello in Watchmen (anche se sentendo Moore e Gibbons c’é stata anche tanta casualità), così come, viceversa, restando alla produzione di Moore, in V for Vendetta c’é molto cuore.
Watchmen è un’opera aldilà del tempo, che si lascia leggere e rileggere mostrando sempre una faccia diversa. Per certi versi, direi, che come tutti i capolavori mantiene un certo alone di mistero. E affronta una miriade di temi, sempre attuali. è uno di quei rari fumetti che si possono mettere in mano ad una persona che non ne legge e dirgli: “Leggi questo, non te ne pentirai”. Il problema è che poi quella persona torna chiedendoti qualcosa dello stesso livello e non è mica facile accontentarla.

Riesci a sintetizzarci in poche righe quali analisi vengono sviluppate nei 12 saggi che compongono il volume? Come è avvenuta la scelta e l’attribuzione?
L’idea iniziale per i temi è stata quella di lasciarsi ispirare direttamente dai titoli dei 12 capitoli di Watchmen, cercando di attingere così, senza presunzione alcuna, alla sincronicità di scrittura del romanzo. Leggendoli, in un brainstorming insieme all’amico Eugenio Marica – che ha poi anche firmato uno degli scritti – ho buttato giù delle tracce su cui i vari autori si sarebbero dovuti confrontare. Penso fosse la tarda primavera del 2005.
L’assegnazione è stata fatta in modo diretto da me avendo già in mente il possibile scrittore oppure discutendo varie opzioni con gli autori contattati. Alla fine gli approcci sono stati piuttosto eterogenei, elemento quello dell’eterogeneità da me fortemente ricercato sin dall’inizio. Si va dall’analisi dell’aspetto grafico di Watchmen scritta da Giromini, all’excursus sulla figura del supereroe firmata Di Nocera, dall’attenzione al citazionismo rilevata da Trabacchini, all’impatto emozionale di Casali. Giusto per dare qualche coordinata.

Di quali interventi vai particolarmente fiero (non per fare classifiche, ma sarebbe bello ci indicassi l’articolo che non ti aspettavi, che ti ha colpito di più per la sua efficacia)?
Come dicevo prima, gli interventi sono piuttosto eterogenei. Ritengo che tutti abbiano la loro efficacia e un’ottima leggibilità. Non mi sento d’esprimere preferenze, posso solo dire che personalmente come curatore mi sento onorato dalla partecipazione di tutti gli autori e sono molto soddisfatto per il risultato finale. Poi, come sempre, al lettore il giudizio.

La lista dei contributi visivi, degli autori che hanno prestato il proprio talento a questo volume è davvero notevole. In particolare sono curioso di vedere i lavori di Luca Enoch, Luca Rossi e Marco Soldi… Nel suo insieme, si tratta di un apporto artistico di grande impatto. E molti sono gli autori italiani.
Quanti autori italici hanno vissuto l’impatto rivoluzionario di Watchmen secondo te? Il fumetto italiano, in qualche modo, ne è stato influenzato?
Ho volutamente pensato a una gallery che fosse realizzata da fumettisti italiani. Cercando anche di coinvolgere autori con cui non avevo mai collaborato, senza trascurare i quattro illustratori internazionali. Ne sono molto contento. Credo che le illustrazioni abbiano un forte impatto. Gibbons, che è stato sempre il primo a vederle e che è sempre stato molto disponibile e propositivo durante tutto il working progress, è rimasto molto colpito.
Riguardo l’influsso diretto di Watchmen sugli autori italiani non saprei dire con esattezza. Ma credo che sia rivelatrice l’indagine svolta dagli amici di Comicscode.net (noto sito di critica sul fumetto, ndr) che chiudevano le interviste chiedendo i tre fumetti che non dovevano mancare nella biblioteca di un vero amante del Fumetto. Ebbene, dopo decine di interviste, Watchmen è risultata l’opera più citata.
Alla fine credo che Watchmen abbia fatto capire a molti le potenzialità che il fumetto poteva offrire, anche restando nell’ambito della produzione mainstream come quella della DC Comics. Ha spostato più in là l’orizzonte, facendo anche intuire che un vero orizzonte forse non c’era. Credo che sia stato un’ispirazione a raccontare in modo maturo, intelligente, “complesso”. Un fumetto apparentemente di supereroi raccontato come un grande romanzo.

Esiste un lavoro italiano altrettanto seminale, simbolico e rappresentativo per il nostro fumetto?
Con tutte le differenze culturali ed editoriali del caso, quest’anno, non dimentichiamolo, è anche il ventennale di un seminale fumetto italiano: Dylan Dog. Non credo sia un caso. L’indagatore dell’incubo creato da Sclavi ha avuto un effetto dirompente per il nostro mercato, sia in termini di rinnovamento del linguaggio fumettistico sia dell’editoria. è un fatto innegabile.

Che tipo di partner hai trovato in Lavieri? Come è nata la collaborazione? Quale obiettivo commerciale si pone l’editore?
Nelle primissime fasi del progetto l’editore a cui avevo proposto il libro è stata Black Velvet. è stato un approdo naturale considerando che da anni collaboro con l’amico Omar Martini e che insieme abbiamo curato diversi volumi legati a Moore tra cui il Ritratto. Dopo qualche chiacchierata preliminare, Omar mi ha sinceramente detto, da amico ad amico e conscio dell’impegno profuso per il Ritratto, che preferiva passare e concentrasi sulla sua casa editrice. Ovviamente ho capito la sua posizione senza che ci fosse il minimo problema.
Mi sono allora guardato intorno e ho valutato qualche altra ipotesi senza trascurare l’auto-produzione. Poi Sergio Nazzaro, che alla fine ha supervisionato il volume, mi ha parlato di Lavieri e mi ha messo in contatto con Marcello Buonomo che, quasi immediatamente, ha abbracciato il progetto con grande convinzione e passione, condividendone anche la finalità benefica. è successo tutto in modo molto easy. Forse per la natura particolare del volume in cui erano già piuttosto definiti contributi e autori, con Lavieri ho goduto della massima libertà come curatore, sia creativa che decisionale. In questi ultimi due mesi, con la data d’uscita annunciata che si avvicinava, abbiamo lavorato davvero come pazzi. Ma alla fine, eccoci qui. E penso ne sia valsa la pena.

Watchmen 20 anni dopo - intervista a smoky mané in programma anche un’edizione in lingua inglese?
Per ora non è prevista un’edizione inglese. Al momento con Lavieri e gli autori l’accordo si limita a questa prima edizione.

Che spazio c’é, oggi in Italia, per opere critiche sul fumetto? E ancor più sul fumetto USA?
Personalmente credo che sia necessaria una riflessione critica sul Fumetto. Ovviamente si tratta di opere che non sono per tutti. E credo che la “critica”, la buona critica si possa e si debba fare anche sul web.

I lettori occasionali di fumetti perché dovrebbero avvicinarsi a Watchmen 20 anni dopo?
Il volume è naturalmente rivolto a chi conosce Watchmen, a chi è desideroso di confrontarsi ancora con un’opera attualissima, avvincente e che ad ogni lettura rivela un nuovo aspetto. Sinceramene, quello che definisci il “lettore occasionale di fumetti” non credo sia il nostro lettore di riferimento. Penso sia imprescindibile aver letto Watchmen. Certo sarebbe curioso che un lettore occasionale magari imbattendosi nel nostro volume scoprisse e leggesse l’opera originale di Moore e Gibbons.

Proviamo allora a parlare un po’ di Watchmen, ti va? è un’opera profondamente, strutturalmente legato alla sua epoca. Moore e Gibson hanno dato forma a una metafora sociale e politica forte e vivida degli anni ’80, trasferendo su carta l’immaginario occidentale della Guerra Fredda, dei suoi orrori strumentali e populisti. Ma hanno saputo anche realizzare una sintesi artistica unica di 80 anni di storia del fumetto americano. In questo senso gli anni ’80 di Watchmen sono l’apice stilistico di un percorso visivo e narrativo che ha radici ben più profonde. Dove sta, secondo te, il punto di equilibrio, il fulcro che ha permesso ai due autori di realizzare un lavoro così sfaccettato ma allo stesso tempo armonico e sintetico?
Se da un lato Watchmen è innegabilmente legato all’atmosfera politica della metà degli anni ’80 in cui è stato scritto, al contempo, ne è estraneo presentandoci un mondo parallelo, un’ucronia. è il nostro mondo ma… non lo è! Per questo rimarrà sempre attuale. Watchmen è tante cose, compreso come dici, un compendio dell’evoluzione della figura del (super)eroe. E soprattutto una dimostrazione pratica di quello che si può raccontare a fumetti, e unicamente a fumetti. Con intelligenza, originalità.
é un fumetto, un lavoro di team tra sceneggiatore e disegnatore, che diventano un “autore unico” per presentare un qualcosa che separati non avrebbero mai prodotto. In questo la simbiosi Moore-Gibbons è fenomenale.

La metafora politica è ancora attuale nel nuovo millennio?
Assolutamente sì. Forse oggi più che mai. Watchmen è anche un eccezionale terreno di discussione politica. Fin dove può spingersi il potere? Come risolvere i problemi del mondo? Cosa è lecito e cosa no? Cosa sono le nostre percezioni? Cosa sappiamo del mondo? Quanto è manipolato dai media? Di chi è la responsabilità della direzione del mondo?

Ritieni che ci siano opere a fumetti che abbiano saputo raccogliere l’eredità vera di Watchmen? Non parlo di quell’ondata dalla coda lunghissima di fumetti di supereroi cinici e violenti che di Watchmen hanno ripreso solo alcuni aspetti superficiali e che ne hanno via via banalizzato il messaggio. Mi riferisco a opere che hanno saputo riprendere con serietà e convinzione i temi, gli stili portandoli verso una fase di sviluppo nuova.
Non credo. Da una certa punto di vista è come chiedersi se esista qualcosa di analogo ad Arancia Meccanica di Kubrick. è una domanda che ha poco senso porsi. Moore stesso risponde dicendo che lui con Watchmen ha cercato di fare qualcosa di diverso, indicando, al tempo, nuove possibilità espressive per il medium. E che quindi il fare qualcosa di simil-Watchmen era una contraddizione rispetto a quello che era il suo messaggio come autore.
Occorrerebbe fare qualcosa di diverso e altrettanto dirompente. Per essere provocatore, credo che Moore, veda molto più dello spirito di Watchmen nei lavori di Chris Ware (autore americano indipendente il cui capolavoro è Jimmy Corrigan, ancora inedito in Italia, ndr) che in tutta la produzione supereroistica attuale.

Qual è la forza del fumetto di supereroi? Come ha saputo questo genere rinnovarsi e rimanere attuale e credibile in tutti questi anni, malgrado le derive eccessivamente commerciali e di marketing che lo hanno via via attraversato? Il libro di Di Nocera (Supereroi e Superpoteri), per quanto ben scritto, non credo sia riuscito a dare una risposta convincente su questo tema.
Personalmente leggo supereroi, insieme ad una miriade di altri “generi”. E ho molto apprezzato il libro di Di Nocera. Sto attento non tanto ai personaggi, quanto agli autori, specie agli sceneggiatori, coinvolti. Penso che i supereroi possano essere un veicolo per raccontare qualsiasi tipo di storie, un intrattenimento intelligente. Dipende dalle capacità di chi scrive di raccontare una storia intrigante.
Negli ultimi 10, 15 anni il livello di “maturità” di alcune serie di supereroi si è alzato notevolmente. Sono scritte come le migliori serie televisive. Pungenti, provocatorie, sorprendenti e ben confezionate. Certo sono entertainment, ma per dire la sequenza di Daredevil di Bendis (ma anche Brubaker promette bene), o per stare ad uscite recentissime come The Boys di Ennis, sono dei piccoli gioielli. Penso che il genere abbia ancora molto da dire, non è mai questione di “genere” ma di chi racconta, di cosa e come racconta.

Non ricordo chi, non ricordo in quale numero, ma sul Comics Journal ho letto recentemente il commento di un critico che, in internet, esprimeva un parere piuttosto negativo su Watchmen. Non voglio riportare tali argomentazioni perché sarei troppo approssimativo. Pensi pero’ che Watchmen e quel suo particolare modo di fare fumetto sia ancora capace di arrivare in modo così forte al lettore di oggi? O pensi che i ritmi e la costruzione delle tavole si sia indebolita nel tempo?
Per esempio, mi espongo (!), io sono un dei pochi che trova
Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller invecchiato piuttosto male in certe parti! Sono anche convinto che il lettore occasionale odierno possa fare parecchia fatica per arrivare in fondo alla lettura.
Guarda, la mia esperienza personale è che ho prestato Watchmen a numerose persone che non leggono fumetti o che lo identificano solo con il Topolino della loro infanzia e sono tutte tornate “sconvolte” in positivo dalla lettura. Non credo che Watchmen sia invecchiato. Credo che mantenga immutata la sua forza. Sono pero’ curioso di leggere questi argomentati pareri negativi.

Ti faro’ avere i riferimenti precisi, appena riesco a ritrovarli.
Quanto è stato importante il contributo di Gibbons? Quali aspetti del disegno utilizzato in Watchmen ci dicono della profonda intesa raggiunta tra i due autori?
Moore stesso dice che Watchmen non sarebbe esistito senza Gibbons. Lo stile pulito e al contempo ricco di dettagli di Gibbons è essenziale per la costruzione e l’efficacia dell’intero impianto narrativo.

Credo che Moore con Watchmen abbia raggiunto apici ineguagliati dalla sua produzione successiva. Ci sono sequenze che ancora oggi, a distanza di molti anni dalla mia prima lettura, tornano vivi alla mia mente. Penso alla perfezione formale e psicologica del capitolo in cui il Dottor Manhattan si trova su Marte, oppure al confronto sconvolgente tra lo psicologo della prigione di stato e Rorschach. Quanto è cambiato Moore dopo Watchmen, secondo te?
Dopo Watchmen, Moore si è semplicemente evoluto. Un grande autore che ha continuato, incredibilmente, a sfornare altri capolavori e grandi storie ad un ritmo impensabile. Tra i capolavori post-Watchmen metterei sicuramente From Hell, il sempre poco citato Un piccolo delitto e il romanzo Voice of Fire, che a breve potremo finalmente leggere anche in edizione italiana (verrà pubblicato da BD con la traduzione dell’ottimo Leonardo Rizzi). E metterei nell’elenco anche Lost Girls, non foss’altro per l’arditezza del concept. La recente, splendida edizione in volume Top Shelf è in cima alle mie cose da leggere. Sono stato troppo preso dal volume su Watchmen, e Lost Girls è una lettura che ha bisogno del suo tempo per essere apprezzata. I due albi editi anni fa dalla Kitchen Sink mi colpirono molto.
Tra le grandi storie metterei sicuramente Promethea, mi ha molto divertito Top Ten, alcune storie di Tom Strong sono deliziose, ma anche il suo Supreme fu una rivelazione. 49ers è stata una folgorazione.
Inutile negarlo, Moore è un’autore prolificissimo e la cosa che mi colpisce è che nonostante non sia umanamente possibile che “tutte le ciambelle riescano col buco”, nelle sue storie c’é (quasi) sempre una scintilla, un quid in più, anche in quelle meno riuscite, anche nelle storie palesemente scritte per esigenze “alimentari”. Per farti un paragone calcistico, Moore è come Maradona, anche nella giornata più storta, anche sul finire della carriera, era capace di farti vedere una magia e tu come spettatore eri felice d’aver pagato il biglietto.

Perché dedicare un volume di critica che celebra Watchmen e non piuttosto V for Vendetta o From Hell, gli altri due capolavori assoluti di Moore?
Una semplice questioni di tempi? V è stato iniziato nel 1982, ma completato nel 1988-89. La prima apparizione di From Hell è del 1989, con la prima edizione completa in volume, se non erro, del 1999. Quindi direi che abbiamo tempo, no?

Un’ultima domanda. Probabilmente è troppo presto per dirlo, considerata la fatica e l’impegno che avrai speso su questo volume, ma pensi che tornerai a riflettere sul lavoro del bardo di Northampton?
Vuoi una risposta sincera? Ho autorizzato chi mi conosce, nel caso nei prossimi anni mi sentissero parlare di un nuovo libro su Moore… li ho autorizzati, ad abbattermi (risate).
Per cui, direi proprio di no. Pero’, pero’… se Moore volesse, scriverei volentieri un fumetto con lui. Nel senso che lui detta e io scrivo!

Riferimenti:
Il sito di Lavieri Editore: www.lavieri.it/comics/homecomics.htm
Il sito di smoky man: www.ultrazine.org/
Il blog di smoky man: www.ultrazine.org/
Le interviste di Comics Code citate nell’intervista: www.comicscode.net/interviews/index.htm

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