VerdeCaos: il ritorno del fantastico a fumetti

Roberto Bonadimani, decano della fantascienza italiana a fumetti, torna con un’opera di grande impatto visivo e dal perfetto stile fantastico.

VerdeCaos: il ritorno del fantastico a fumettiSono numerose le cose che andrebbero dette a proposito di VerdeCaos, ultimo lavoro di Roberto Bonadimani, forse troppe per una semplice recensione.

Credo però sia necessario partire con due righe riguardo il suo autore, forse sconosciuto ai più giovani, ma attivo nel mondo del fumetto fin dal 1973, autore completo e vincitore di numerosi premi, da sempre impegnato nel genere fantascientifico con ottimi risultati e insignito del premio alla carriera a Lucca nel 1998.
Un autore di “sci-fi” puro, dalle basi classiche, e con influenze derivanti dalla purissima passione per i “vecchi” scrittori di science fiction.

E tutto questo traspare perfettamente in VerdeCaos, opera che ha avuto la sua genesi più di 20 anni fa ma che solo oggi giunge alle stampe (grazie a Luca Pozza e alla sua etichetta indipendente Self Press) in una versione riveduta, corretta e ampliata da preziose aggiunte di ottima fattura che completano e approfondiscono la trama.

VerdeCaos è una lunga storia ambientata in un mondo soffocato dalla vegetazione, anzi di vegetazione interamente composto, nel quale convivono piccoli predatori umanoidi, pseudo divinità vegetali e infine predatori mostruosi. Ognuno di questi esseri si muove secondo un piano prestabilito, e seguendo regole codificate (la più inquietante delle quali è quella per cui le “prede” senzienti non possono sottrarsi al loro destino neppure volendo, e devono spontaneamente e pacificamente lasciarsi divorare in nome dello “status quo” e dell’equilibrio).
Ma cosa accade quanto alcune di queste prede decidono di rompere il ciclo e di fuggire dalle imposizioni e dai loro stessi Signori, iniziando una nuova vita indipendente e fuori da ogni regola?

La ribellione, e le sue conseguenze – fino a un’incredibile scoperta che sposta su un piano completamente diverso quello che fino a tre quarti sembra un progetto fantasy/fantastico nell’accezione più pura del termine – sono proprio il fulcro di tutto il fumetto, fino a un epilogo che contribuisce a elevare di molto l’asticella della qualità di VerdeCaos, dando compiutezza e coerenza a un lavoro che pareva non volerla avere, e che in effetti nella sua prima versione sacrificava le proprie risposte in favore di un’atmosfera onirica e quasi fiabesca.

La lettura di VerdeCaos si svolge all’insegna della linearità e della massima comprensibilità. E’ evidentissima la personalità del suo creatore, che crea mondi (come ha sempre fatto nell’arco della sua carriera) seguendo solamente il suo istinto e la sua fantasia, lontano da mode o da influenze grafiche; e che li abbellisce via via con quello che è un suo “marchio di fabbrica”, cioè un segno elegante, ricco, pieno di panneggi e neri netti, fatto di acciai luccicanti ma soprattutto di nature rigogliose, globose, ripetute, barocche, ribelli, intrecciate su loro stesse e moltiplicate fino all’eccesso. Uno stile che in questo fumetto, che si svolge tutto su un pianeta composto di vegetali, trova forse il suo apice e il suo territorio più consono.

VerdeCaos: il ritorno del fantastico a fumettiSu questi sfondi ricchi, saturi, onnipresenti, invadenti, ma soprattutto affascinanti e tecnicamente ineccepibili, si muovono creaturine quasi fiabesche, che conservano tratti umani in alcuni casi, o sono evidentissimi parti deformi (ma ugualmente eleganti) nati dalla fantasia e dal gusto dell’autore: mostri d’impianto classico, non contaminati dal fumetto “moderno”, che non avrebbero sfigurato sulle copertine fantascientifiche degli anni ’30.

Mentre da un punto di vista squisitamente tecnico è assolutamente doveroso citare anche l’impostazione rigorosa delle tavole, che tranne pochissime eccezioni mostrano un’aderenza alle regole delle “diagonali” davvero perfetta: prendendo qualsiasi pagina è facilissimo vedere come esse siano strutturate in una forma a “S” o a “Z”, con una striscia iniziale e una finale collegate da una grande vignetta centrale che sposta il senso della narrazione diagonalmente da destra verso sinistra, proprio come le regole più classiche della composizione della tavola vorrebbero. Un ottimo esempio di mestiere.

Il segno grafico, dunque, convince in pieno; ma lo fa anche la storia, che nonostante un cospicuo numero di dialoghi non molto  felici, quasi didascalici, che invece di limitarsi a mostrare descrivono anche quando non servirebbe, ha la peculiarità di rimanere sospesa tra due mondi diversi, il passato e il presente, dei quali rimanda echi ben distinti.

VerdeCaos: il ritorno del fantastico a fumettiA una prima lettura VerdeCaos appare infatti un perfetto figlio degli anni ’70, e di un modo di fare fumetto, di scrivere storie, di ideare trame, oggi “superato”. La sensazione che ne deriva, soprattutto nel lungo flashback centrale che poi è la parte dell’opera scritta alla fine degli anni ’80, è di leggere un vecchio fumetto italo/francese da rivista, con i suoi fiabeschi mondi magici e non ipertecnologici, selvaggi e misteriosi; luoghi e narrazioni che oggi “non vanno più”.
E in un certo senso le cose stanno esattamente in questa maniera, il fumetto in questione si potrebbe definire “retrò”, e lo stile del suo autore sicuramente influenzato da decenni che non sono più i nostri.
Ma è realmente così? E la cosa è necessariamente un punto debole?

In effetti no. Per quanto non si possano mettere in dubbio le influenze retrò del suo autore, VerdeCaos è invece un fumetto innanzitutto godibile e convincente, dal bel finale che sarebbe criminale anticipare, che ha il grandissimo pregio di ricordarci che un altro modo di narrare è possibile.
Un metodo narrativo e grafico che non ha nulla a che fare con la pretesa assoluta di realismo che va tanto di moda oggi, secondo la quale un buon fumetto – specie se di avventura – deve essere assolutamente iperrealistico, con basi (pseudo)logiche solide, con situazioni e personaggi molto “terreni” e con un senso generale di scetticismo e vago degrado dato da una quotidianità esasperata.

Tale pretesa è l’inconsapevole frutto di fumetti come Watchmen, che pur tra gli enormi meriti hanno anche inserito nelle menti di autori e pubblico il concetto di “(super)eroe adulto e realistico con (super)problemi quotidiani”, idea che ha avuto come conseguenza l’allontanamento – quando non la sottovalutazione – di concetti come il fantastico “puro”, l’epico e il “meraviglioso”: quel “sense of wonder” che era un tempo la base della letteratura di genere.

VerdeCaos: il ritorno del fantastico a fumettiIl miglior pregio di VerdeCaos, dunque, è proprio il restituirci questa “meraviglia”, applicandola con coerenza a una storia che nella sua nuova versione ha trovato un equilibrio perfetto, e che ci offre un mondo affascinante e inquietante insieme a un’interessante e spiazzante riflessione sulla Creazione, sul libero arbitrio, sul ruolo dell’uomo nel cosmo, sul caso e sul caos, sul senso della vita e sulle “regole” che la rendono possibile.
Tutto questo con intelligenza e stile, e con un epilogo che come nelle migliori tradizioni offre tutte le risposte possibili lasciando però terreno fertile a molte altre nuove domande, la cui soluzione viene affidata al lettore.

VerdeCaos è dunque un fumetto che è facile “etichettare” o snobbare a priori, ma che ci permette di entrare negli universi di un vero e proprio “decano” del fumetto di fantascienza italiana (figura quanto mai unica nel nostro panorama), ci fa scoprire o riscoprire un autore dallo stile personale e solidissimo, e insieme a lui quella scuola italiana oggi praticamente dimenticata, spesso sperimentale, personale, visionaria, oggi vittima della mancanza italica di memoria storica.
Non possiamo dunque che complimentarci con il suo autore, e consigliarne il nuovo lavoro.

Se siete amanti delle belle storie, dei mondi fantastici, della fantascienza, dello stile ricercato e dei finali affascinanti, VerdeCaos è il fumetto che fa per voi.

Abbiamo parlato di:
VerdeCaos
Roberto Bonadimani con la collaborazione di Luca Pozza,
Self Press, settembre 2016
124 pagine, brossurato, bianco e nero – 15,00€

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