The unwritten: i tre passi verso la conclusione

Mike Carey e Peter Gross ci regalano uno splendido crossover e un gustoso prequel, iniziando al meglio l’ultimo capitolo della loro saga meta narrativa.

The unwritten: i tre passi verso la conclusione
The unwritten
è una serie creata da e che parla di Tom Taylor, figlio dello scrittore Wilson Taylor e ispiratore del giovane eroe suo omonimo, Tommy, creato dal padre per una serie di romanzi fantasy di successo. La vita di Tom viene sconvolta quando un vampiro, arci nemico della sua controparte immaginaria, lo rapisce e minaccia di ucciderlo. È il punto di partenza per un viaggio fra realtà e generi letterari, alla ricerca di risposte sulla sua vera identità, sui suoi poteri e sull’influenza che le storie hanno sull’umanità. La serie è stata pubblicata negli Stati Uniti dal 2009 al 2015. L’edizione italiana è in corso di pubblicazione da parte di , con l’ultimo volume previsto per febbraio 2016.

Volume 9: un passo di lato

Frau Totenkinder: Le Storie. E le persone. Penso che siate sopravvissuti così a lungo convincendovi che sono due cose diverse. Ma la maggior parte delle contrapposizioni binarie si basano sull’ignoranza

Per arrivare alla chiusura dell’arco narrativo di The unwritten, Mike Carey compie dapprima un passo “di lato”, invadendo, con la collaborazione di , la serie gemella, Fables.

The unwritten: i tre passi verso la conclusioneParrebbe una combinazione fra un what-if e un crossover, un’operazione che di solito non porta a esiti artistici degni di nota o ripercussioni importanti nelle continuity che si intersecano. E invece è molto di più: per prima cosa una bella storia, un racconto teso, ben costruito ed emozionante. Ma Carey ci mette del suo, e la deviazione a Favolandia è anche un’ulteriore (e fondamentale) tappa nel percorso che porta il suo protagonista, Tom Taylor, sempre più in profondità nella comprensione della sorgente del suo potere.

Come in tutte le fiabe che si rispettino, verrebbe da raccontare ogni passo di questo racconto di sacrificio, valore e morte. Ci limitiamo a sottolineare la maestria con cui sono utilizzati i personaggi di Willingham, che appaiono tridimensionali e coerentemente modellati dalle rispettive storie, anche quando compiono solo fugaci apparizioni.

In una vera folla di comprimari si ritagliano un loro spazio Pinocchio, un rabbioso Acchiappamosche, il Signore Oscuro, un’inedita Bianca Neve malvagia e un Luca Wolf prima prigioniero, poi letale assassino. Ma più di tutti frau Totenkinder, vera mattatrice del volume, mai è apparsa così forte, così padrona di sé e del destino (suo e degli altri), così calata nelle due facce del personaggio: la metà chiara, ovvero la difesa a oltranza della sua gente, e quell’anima nerissima che dimora, in agguato, dentro di lei.

Le frasi della strega sono memorabili, i suoi dialoghi con la collega Ozma si vestono di un velo di ironia che li rende divertenti, ma non scadono mai nella farsa, mantenendosi ben integrati alle situazioni tragiche da cui sono originati. La sua caratterizzazione meta narrativa di tessitrice in certa misura distaccata dagli eventi riesce a esprimere alla perfezione lo spirito di The unwritten. E colpisce che le sue parole, altrove enigmatiche, siano, tanto per un lettore della serie di Carey quanto per il suo protagonista, un momento di epifania, invertendo lo schema tipico della strega: invece di prefigurare situazioni senza lasciarle intendere appieno, per una volta chiarisce molto di ciò che avviene. Verrebbe da dire che ci troviamo dall’altra parte della palla di vetro, ed è una sensazione davvero appagante.

The unwritten: i tre passi verso la conclusione
Se per la sceneggiatura Mike Carey lavora in coppia con Bill Willingham, la parte grafica vede una analoga sinergia tra Peter Gross e . Il secondo, interpretando il ruolo di disegnatore “ospite”, armonizza il proprio stile a quello del primo e rinuncia alla tipica cornice in stile libro per l’infanzia che usualmente adotta in Fables, richiamandola solo a tratti con elementi di contorno (come mosche o foglie) distribuiti negli spazi bianchi intorno alle vignette. L’alternanza di pagine a carico dei due autori non presenta grosse soluzioni di continuità, grazie a un approccio teatrale nella rappresentazione delle fisionomie, caratteristica che hanno entrambi, e a una gestione di ombre e volti che mostra differenze, ma anche notevoli punti in comune. Ne deriva un lavoro sorprendentemente omogeneo che offre, specie nelle pagine più convulse e nelle frequenti battaglie campali, momenti spettacolari.

Unwritten Fables (titolo, sia detto per inciso, semplice e meravigliosamente calzante) è una vera gemma che si inserisce a pieno titolo nella complicata e affascinante dinamica della saga principale. Tanto da giustificare l’idea di Carey e Gross di finire la numerazione della serie con l’ultimo episodio di questo ciclo.

Tommy Taylor: Ma io posso dire questa inconfutabile, insostenibile verità. Che siamo fatti della stessa materia delle fiabe, e che viviamo finché la nostra storia viene raccontata

The unwritten: i tre passi verso la conclusione
Volume 10: un passo indietro

Wilson Taylor: Tom significherà Tommy e Tommy significherà Tom. Il mondo reale indicherà la fiction, la fiction riporterà alla realtà e così via, come particelle che girano in un acceleratore finché non si schiantano l’una sull’altra e nasce qualcosa di nuovo

La barca che affondò due volte è una graphic novel “cuscinetto”, uscita fra Unwritten Fables e l’arco narrativo successivo (e conclusivo) della saga. È un prequel, un “passo indietro”, ma solo in accezione temporale.

The unwritten: i tre passi verso la conclusioneIntervistati da Newsarama in merito, Mike Carey e Peter Gross hanno parlato di due storie: un racconto fantasy, infarcito di elementi stereotipati, e il freddo diario della peculiare scalata al successo di uno scrittore che crea un romanzo e genera un figlio, legando finzione e realtà in un nodo inestricabile.

Le due storie sono state sviluppate separatamente, i formati con cui sono state pensate (grafico per una ed essenzialmente testuale per l’altra) sono stati ben distinti, così come si è voluto ben differenziare le colorazioni, assegnando al fantasy colori pastello che ammorbidiscono le forme, mentre per il diario una grafia minuta invade le pagine e i colori diventano più freddi, a rimarcare l’ambientazione realistica e l’aridità emotiva del protagonista. Una volta terminati, i due filoni sono stati intrecciati a formare un corpo unico che alterna le (poche) pagine incentrate su Wilson Taylor alle (prevalenti) tavole dedicate al piccolo Tommy.

Il risultato è sorprendente: tanto per cominciare l’ortodossia fantasy di cui si permea, volutamente, il racconto principale, è talmente ben gestita da tenere sempre desta l’attenzione. Ci sono tutti gli ingredienti giusti, distribuiti bene, a dimostrazione di un ottimo controllo della materia. Il ritmo si mantiene alto, la posta in gioco è adeguata, la sfida disperata tiene in bilico protagonisti e lettori.

The unwritten: i tre passi verso la conclusioneMa ciò che più interessa del volume è il gioco di riverberi che si crea con le pagine dedicate a Wilson Taylor: lo specchio fra Tommy e Tom, la sua controparte reale. Un mago sta nascendo nei due contesti, e i tasselli per la sua formazione si snocciolano in un pregevole parallelo.

È, in sostanza, la filosofia di The unwritten nella sua più compiuta espressione, una conferma diretta delle parole pronunciate nel volume precedente da frau Totenkinder a proposito del potere della narrazione e della compenetrazione fra l’uomo e la fiaba.

Se Unwritten Fables è un ottimo what-if, La barca che affondò due volte è quello che un prequel dovrebbe essere: un’esplorazione in profondità che restituisce particolari inediti di una mitologia già consolidata, traccia un riassunto potente delle idee portanti, ma rimane al contempo ben leggibile anche per chi non abbia mai affrontato la saga.

Wilson Taylor: Tom oggi ha fatto un suono, mentre gli davo da mangiare. Era una lallazione sillabica, che è una cosa che fa da un po’ ormai, ma sembrava possedere uno schema. L’intonazione era ripetuta troppo precisamente, ogni volta, per essere puramente accidentale. L’ho ascoltato per circa dieci minuti e alla fine ho capito che quello che sentivo era “obfuscus oculi”, uno degli incantesimi del primo libro

The unwritten: i tre passi verso la conclusione
Volume 11: un passo in avanti

Aslan: Tu sei la strada. I mondi in cui cammini sono creati dal tuo avvicinarti. Si disfano quando te ne allontani

The unwritten: Apocalypse, ultimo atto della serie, azzera la numerazione, ripartendo dal numero uno, e rimette Tom al centro della continuity della testata.

The unwritten: i tre passi verso la conclusioneTornano Lizzie Hexam e Richie Savoy, Wilson Taylor, Madame Rauch, Pauly Bruckner e la nemesi Pullman. Ma nulla è come prima, perché le storie sono libere di imperversare per il mondo “reale”, dove si intrecciano e intralciano fra di loro. Il protagonista, non più semplice marionetta, è divenuto conscio che burattini e burattinai sono indissolubilmente fusi, e le regole del gioco a cui ora sa di poter giocare sono tutt’altro che fisse, quindi tutt’altro che semplici da gestire.

Storie di guerra, primo tomo di Apocalypse, sa essere frastornante: il suo intreccio non lineare giunge dopo due capitoli, il what-if e il prequel, di semplice lettura perché strutturati come fabulae e connessi in modo più lasco alla trama. Lo sforzo del lettore qui è anzitutto recuperare personaggi e cause degli eventi.
E la narrazione, tornando in primo piano i meccanismi meta-narrativi della serie, torna a mostrare la sua natura cangiante, imprevedibile e concettualmente complicata.
La Londra che viene fuori dalle tavole di Peter Gross si anima fino a diventare un maelstrom di comparse di generi affini, che si affrontano e si permeano fino alla follia di una doppia splash page dove accade tutto e il contrario di tutto, quasi un simbolo grafico dell’intera saga: il tentativo di controllo del caos brulicante di infiniti cervelli all’opera, la sfida di tracciare una parabola su una materia immensa e multisfaccettata come la creatività.

L’alternanza sempre più spinta fra fiction e realtà si riverbera nella bella rotazione di status fra controllati e controllori: lo stesso Wilson Taylor, che finora era apparso come uno dei principali architetti della trama, ora sembra una delle vittime degli eventi che ha avviato. O Pauly Bruchner, tornato umano e deciso ad auto affermarsi, che conclude la sua parabola preso inconsapevolmente all’amo da un copione a lui destinato.
Non sfugge al gioco nemmeno Madame Rauch, che tanto ricorda, nel modo di parlare, nella fisicità e nel ruolo, la frau Totenkinder di Fables: per quanto possa sembrare un’entità fuori continuity, con suoi piani e obiettivi privati, anche lei è costretta scendere a patti con Tom e prestargli il suo aiuto.

The unwritten: i tre passi verso la conclusione

…things happen in the story because we become fascinated by this or that and going in one direction or another. But Tom and Tom’s arc are very much at the heart of what we want to do in this story so hés always been heading towards a particular endpoint for us.

Sono parole di Mike Carey in un’intervista apparsa su CBR, e inquadrano bene una saga che punta a una sua risoluzione ben precisa, ma si permette deviazioni in base a suggestioni che si cibano del suo presupposto teorico, e quindi sono azzeccate “variazioni sul tema”, mai deragliamenti. Leggendo The unwritten si percepisce, in sostanza, il viaggio intrapreso da Carey e Gross, al pari dei loro personaggi, e il divertimento che hanno provato gli autori nello scriverlo. Divertimento, in questo caso, assolutamente contagioso.

Tom Taylor: “Vedo un leone” non dissi. Le parole evaporarono. E per questo erano bugie. All’istante del quasi-detto, del quasi-indicato mi trovai liberato. Dei travestimenti mi fecero irrevocabilmente sprofondare, sotto. Pelle di topo, pelle di leone affievolivano e rifrangevano l’animo al calor bianco. Ma non erano la sua verità, né la mia.

Abbiamo parlato di:
9: Unwritten Fables,
Mike Carey, Bill Willingham, Peter Gross, Mark Buckingham
RW Lion, novembre 2014
132 pagine, brossurato, colore – 11,95 €
ISBN: 9788868735364

The Unwritten 10: Tom Taylor e la barca che affondò due volte
Mike Carey, Peter Gross, Kurt Huggins
RW Lion, aprile 2015
160 pagine, brossurato, colore – 13,95 €
ISBN: 9788868738617

The Unwritten 11: Storie di guerra
Mike Carey, Peter Gross
RW Lion, agosto 2015
120 pagine, brossurato, colore – 11,50 €
ISBN: 9788869712333

 

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