Questa è un’intervista con le risposte di Sio!

Sio è il fenomeno fumettistico italiano del momento. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio i suoi fumetti e i suoi obiettivi e per capire cosa dobbiamo aspettarci dal suo lavoro.
Articolo aggiornato il 03/11/2015

Questa è un’intervista con le risposte di Sio! – pseudonimo di Simone Albrigi – inizia a realizzare fumetti sul web nel 2006, quando entra anche a far parte di Shockdom.
La sua fama si sparge a macchia d’olio, grazie alla capacità di condivisione permessa dai social network e ai video in animazione che inizia a caricare sul suo canale YouTube.
La sua produzione si riversa negli ultimi anni in alcune raccolte cartacee (Tutto tutto Scottecs del 2013, Questo è un libro con i fumetti di Sio del 2014) per arrivare ad una testata trimestrale da edicola, Scottecs Megazine, che ha confermato l’attenzione attorno all’autore e ai suoi fumetti con un più che roseo risultato di vendite.
In seguito a questo successo abbiamo deciso di intervistare Sio, per saperne di più sul suo modo di intendere il fumetto e per parlare con lui dei suoi progetti in corso d’opera e futuri.

Il tuo stile è caratterizzato da nonsense allo stato puro: come hai scelto questo percorso narrativo?
Non l’ho scelto: è lui che ha scelto me! Io scrivo ciò che mi viene più naturale, non cerco forzatamente di far ridere o di raccontare storie nonsense (anche se non faccio solo quello), è semplicemente lo stile che ho ricevuto quando ho partecipato alla famosa Lucca Comics and Magic del ’94 quando si rovesciò il pentolone di pozione. Alcuni acquisirono il potere del volo, altri la vista a raggi X, a me venne voglia di fare fumetti scemi.

Questa è un’intervista con le risposte di Sio!

Perché hai deciso di realizzare fumetti sul web?
Perché (ho iniziato nel 2006, facevo le superiori) condividerli con la mia classe non mi bastava più. Volevo avere più feedback. Sapevo che avrei voluto fare questo per tutta la vita, quindi iniziare ad avere un riscontro con un pubblico di persone che non mi conoscevano personalmente (e che quindi si concentravano esclusivamente sull’effettiva qualità di ciò che facevo) era il passo successivo più naturale. E poi perché in quel periodo George W. Bush continuava a telefonarmi e chiedermi di faxargli i fumetti, quindi ho pensato che aprire un blog sarebbe stato più semplice.

Questa è un’intervista con le risposte di Sio!Sei conosciuto grazie alle tue strisce diffuse online e grazie ai tuoi video animati su YouTube: cosa ti offre un mezzo piuttosto che l’altro per raccontare storie? E perché hai scelto anche questo canale per diffondere le tue opere?
È stata una scelta fortuita, figlia però della mia indole “smanettona”. Ogni nuova tecnologia, ogni nuovo social network, tutto ciò che è nuovo mi porta a chiedermi: “Posso raccontare delle storie buffe attraverso questo medium? E se sì, ne varrà la pena?” YouTube era un posto perfetto per sperimentare con la musica. Il giorno dopo aver pubblicato “Call Me Maybe tradotta in italiano con Google Translate” avevo più di centomila visualizzazioni. Mi sembrava valesse la pena continuare a sperimentare in quella direzione.

Quali programmi usi per animare, e quanto tempo richiede la realizzazione, dal disegno all’animazione, di un tuo video?
Uso Flash CS6 per animare. Cartoni semplici come Il bar del petrolio o Il Pesce Magico o i video musicali più semplici richiedono soltanto due-tre giorni. A volte, però, i video più complessi possono richiedere anche più di una settimana di lavoro. Invece, l’immensa saga Cyberpunk-Fantascientifico-Magica Sploffy il supercane dello spazio contro i dinosauri anche loro dello spazio è un film di dieci ore e ci sto lavorando da più di un mese.

Questa è un’intervista con le risposte di Sio!Dai video in cui traduci testi di canzoni inglesi con Google Translate ai video musicali ufficiali per una canzone dello Stato Sociale e più recentemente per il nuovo pezzo degli Elio e le Storie Tese: come è nata la collaborazione con loro? Ci sono altri progetti di questo tipo in ballo?
Semplicemente, in entrambi i casi, mi hanno contattato loro. Conoscevo già entrambi i gruppi e sono stato più che felice di lavorarci insieme. Per quanto riguarda Lo Stato Sociale abbiamo preparato qualcosa di nuovo che vedrete presto, e anche con alcuni degli Elii sono ancora in contatto. Inoltre animerò il nuovo video di Sia (no).

In che modo il tuo stile di disegno così minimale serve alla comicità surreale dei tuoi lavori?
Più che altro, non sapendo fare molto più di questi disegni molto semplici, mi ritengo fortunato che il mio “stile” si sposi così bene con quello che voglio scrivere. E per: “si sposa bene” intendo: “le linee sono talmente poche che la gente deve per forza concentrarsi su quello che scrivo, e penso di saper scrivere un po’ meglio di come so disegnare”. Penso che non funzionerei alla stessa maniera se sapessi disegnare bene.
Questa è un’intervista con le risposte di Sio!Che punti di contatto e che differenze ci sono tra Scottecs e altri web-comic?
Graficamente mi è stato fatto notare più di una volta che somiglia a Cyanide and Happiness, dal quale però secondo me si distanzia molto per quanto riguarda i contenuti: io faccio molto raramente battute su stupri o cancro e preferisco concentrarmi sulla comicità nonsense e di situazione.

Com’è stata l’esperienza di gestire una pagina tutta tua su A Panda piace… l’avventura? Com’è nata la collaborazione con Giacomo Bevilacqua?
È stata la mia primissima volta in edicola, ero emozionatissimo! Sarò sempre grato a Giacomo per essere stato uno dei primissimi ad aver creduto in me. A me Bevilacqua-senpai piaceva da sempre, e quando abbiamo iniziato a scriverci le emoticon buffe su Facebook (ad esempio lo squalo, che sulla chat di facebook si scrive così: (^^^)) ci è sembrato naturale collaborare anche sulla carta. Lui ha avuto l’idea e la gentilezza di darmi una pagina da gestire con i suoi personaggi. Avevo scritto una storiella autoconclusiva e un paio di pagine di strisce. Le strisce ci sono risultate le più appropriate da stampare in fondo al volume, e la storiella autoconclusiva l’ho riciclata e ho fatto nascere un personaggio mio: il detective Patatorfio. Ora sono un po’ triste che sia finita l’Avventura, ma d’altronde le storie più belle sono quelle che iniziano e finiscono senza dilungarsi troppo. Sì, sto guardando te, Naruto.

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Che rapporto e che differenza ci sono tra web-comics e fumetti cartacei?
I web-comics hanno dalla loro l’accessibilità, possono essere fruiti in ogni momento da chiunque con una connessione a Internet. Invece la carta ha più un rapporto intimo con il lettore, crea più ricordi perché ha anche una dimensione spaziale e sensoriale, a differenza del fumetto sul web. Per il resto, i fumetti sono fumetti.

Questa è un’intervista con le risposte di Sio!Quanto è naturale il passaggio da Internet alla carta? Un fumetto nato sul web che si trova ad essere pubblicato su carta deve adattare in qualche modo la sua forma?
Dipende. Alcuni fumetti non pensano minimamente alla pubblicazione su carta e, per esempio, si sviluppano verticalmente o sono in formato GIF animata. Anch’io una volta facevo così, ma quando ho voluto fare la mia raccolta Questo è un libro con i fumetti di Sio mi sono reso conto che forse, se avessi voluto rifarlo, sarebbe stato meglio pensare sin dall’inizio un formato che funzioni sia sul web che sulla carta. Per me questo formato è la striscia: infatti lavoro direttamente sul file del libro, disegnando due o tre strisce per pagina, per poi ritagliarle e pubblicarle online. Ma altri fumetti non possono o non vogliono passare alla carta, quindi si sentono liberi di svilupparsi in ogni dimensione possibile dal web (che aumenta le possibilità in maniera incredibile, Scott McCloud docet) ed è giusto così.

Questa è un’intervista con le risposte di Sio!Da chi è nata l’idea di realizzare una rivista da edicola con i tuoi fumetti, e qual è stato il percorso che dall’idea ha portato a Scottecs Megazine?
La prima volta che ho preso in mano Rat-Man Collection, più di dieci anni fa, ho pensato: “Anch’io voglio fare una roba con dei fumetti dentro e portarla in edicola”. Da lì ho sempre avuto in testa l’idea per il magazine: un pout-pourri di idee in rapida successione, posto dove sperimentare con i miei fumetti e un’ottima scusa per scriverne un sacco. Poi a settembre scorso, una volta tornato in Italia definitivamente, ho pensato che era l’ora di provare a vedere se riuscivo a vivere con i fumetti. Ed era ora di creare finalmente Scottecs Megazine. Ne ho parlato con Lucio [Staiano, ndr], il mio editore, che mi ha dato carta bianca (letteralmente, così ho potuto fare la brutta copia dei fumetti del primo numero) e inizialmente non pensavamo nemmeno di portarlo in edicola. Ma abbiamo voluto buttarci e siamo contenti di averlo fatto: non ci aspettavamo di doverlo ristampare così in fretta.
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Com’è stata la tua esperienza lavorativa in Giappone? Come questa esperienza ti ha influenzato per il tuo lavoro?
Ho insegnato inglese e italiano a Sapporo per più di due anni. Nel frattempo la notte tornavo a casa e facevo i video di YouTube e i fumetti brutti. La cosa più importante che questa esperienza mi ha insegnato era che i video e i fumetti brutti li volevo fare di giorno e riposare di notte. E poi ho imparato il giapponese, che è sempre utile se vuoi giocare a giochi vecchissimi del Super Nintendo oppure fare battute oscure su Scottecs Megazine che chiunque non sappia il giapponese non capirà mai.

Questa è un’intervista con le risposte di Sio!Puoi darci qualche anticipazione sul secondo numero di Scottecs Megazine?
Il capitolo di Power Chess disegnato da Dado di questo numero è bellissimo. Impareremo a fare un trapianto di cuore col Dr. Culocane! Ci sarà la pagina dei cani! Inoltre piano piano sto cercando di fare meno storie “schizofreniche” da due pagine, farne meno e un po’ più corpose. E poi in allegato ci sarà un modellino fatto a mano in scala 1:1 del Papa.

Oltre al trimestrale, c’è qualche altro progetto che bolle in pentola e per cui puoi darci qualche anteprima?
Sto lavorando con il mio amico fotografo Nicola Bernardi a un libro di foto, fumetti e racconti sulla nostra traversata in bicicletta del Giappone. E sto costruendo un sacco di modellini in scala 1:1 del Papa. Mi stanno portando via un sacco di tempo.

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Infine, ci racconti la tua esperienza di doppiaggio “professionale” per il cartone animato Over the garden wall? Come sei stato scelto?
Mi hanno contattato direttamente le responsabili di Cartoon Network, chiedendomi di fare un provino. Io mi sono buttato, l’ho fatto e, una volta reputato di poter fare un lavoro accettabile per un prodotto di così alta qualità come Over the garden wall, ho accettato l’incarico. Inizialmente dovevo fare solo Wirt, ma Greg era il personaggio che avrei voluto doppiare. Mi hanno fatto fare tutti e due. È stata un’esperienza incredibile, soprattutto per la professionalità delle persone con cui ho lavorato, prima fra tutte la magnifica Elda Olivieri, la direttrice del doppiaggio per questa miniserie. E poi è il sogno di tutti lavorare per cantare canzoni sulle patate.
Ringraziamo Sio per la disponibilità!

Intervista rilasciata via mail il 7 aprile 2015.

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