Trooooooppo scarsi!!! I Paninari a fumetti

Ascesa e declino dei fumetti dedicati al fenomeno dei Paninari, non-movimento nato dal vuoto pneumatico degli anni Ottanta.

Dopo due decenni estremamente politicizzati durante i quali i giovani hanno giocato un ruolo di primissimo piano nelle rivoluzioni culturali e sociali in atto nel nostro Paese, il vuoto pneumatico degli anni Ottanta partorì il discutibile fenomeno dei cosiddetti Paninari.

Trooooooppo scarsi!!! I Paninari a fumetti
Il Paninaro, copertina del numero 1

Narra la leggenda che tale non-movimento (perché di un non-movimento si trattava visto che non si prefiggeva alcun tipo di finalità e che non faceva riferimento ad una comune base ideologica) ebbe origine dal nucleo di ragazzi che si riunivano fuori dal locale milanese Al Panino. A distinguerli l’abbigliamento griffato fatto di jeans Levìs o Armani corti sulla caviglia, scarpe Timberland, cinta El Charro, felpa Best Company, piumino Moncler e zainetto Invicta, e poi capelli a spazzola pieni zeppi di gel e occhiali da sole Ray-Ban. Figli della medio-alta borghesia cittadina (quelli che potevano permettersi senza problemi tutti quei capi firmati) nel pieno degli anni della “Milano da bere”, hanno rappresentato una sottocultura giovanile votata al disimpegno che si è propagata nel Paese rapidamente quanto la diffusione dei fast food, dai primi MacDonald’s all’italica catena dei Burghy. Sulle note di Wild Boys dei Duran Duran i paninari spendevano le loro giornate a “cuccare le sfitinzie” (ovvero rimorchiare le ragazze), il loro credo era la moda (sono stati la prima generazione Si-Logo) e referente “culturale” il comico Enzo Braschi, che all’interno della trasmissione simbolo dell’Italia proto-berlusconiana Drive In, interpretava una parodia del Paninaro che finì per diventarne vero e proprio simbolo.

Da straordinario lettore dei cambiamenti sociali e di costume qual era, l’editore Renzo Barbieri (principale artefice della rivoluzione sessuale a fumetti, avviata negli anni Sessanta con la stagione dei pocket erotici) fiutò l’affare e decise di lanciare sul mercato una pubblicazione a fumetti che catalizzasse su di sé l’attenzione di un’intera generazione, cogliendo mode e modi del momento. Nel gennaio del 1986 arrivò così in edicola il primo numero di Paninaro, albo della collana I Nuovi Galli, tutto un programma sin dal titolo dell’episodio, Il galloso della Zundapp, come dagli strilli che annunciano gli altri contenuti: articoli che aiutano a scegliere “La scarpa giusta” e “La moto galla”, e il fondamentale “Dizionario del Paninaro”, indispensabile strumento per districarsi tra gli oscuri meandri del gergo paninaro e tra i mille neologismi utilizzati anche sulle pagine della rivista.

Realizzato dignitosamente da autori di provata professionalità (Paolo Ghelardini ai testi e le firme dello Studio Montanari ai disegni), Paninaro è sostanzialmente un fumetto corale, anche se soprattutto nei primi numeri l’azione ruota attorno a tale Lucido.
L’inizio è esemplare. Nella prima tavola veniamo a sapere che il giovane vive con la famiglia a Milano 2, “un quartiere costruito al brucio da Sua Emittenza, il Cavalier Berlusca”. Al risveglio dopo aver indossato i capi d’ordinanza, dai calzini Burlington alle Timberland modello “io ce l’ho e tu no”, Lucido sale in sella alla sua Zundapp 175 per passare a prendere la sua ragazza Guia, “una fighetta in stile New Preppy” che vediamo mentre prepara la “carta igienica” per la scuola, ovvero libri e quaderni.
Già questa introduzione basta per capire quali saranno i contenuti e il tono della serie, una commedia giovanilista totalmente dominata nel linguaggio e nei temi dall’estetica paninara, una serie di avventure quotidiane a base di risse e cuccate con protagonisti giovinastri davvero poco simpatici.

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Preppy #1, la rivista per le Paninare

Più divertente, a risfogliarlo oggi, il resto dell’albo, pieno di articoli fotografici sul look “trooooppo giusto” che altro non sono che spazi pubblicitari per le più note marche d’abbigliamento dell’epoca. Tra le rubriche le Panino News, che elargiva complimenti e/o mazzate ai personaggi dello spettacolo, la Panino Parade, che commentava le hit musicali del momento, e l’immancabile Panino Posta dove si possono leggere lettere deliranti come quella di Nanni “El Montana”, un megatostone di Carpi, che racconta: “Un truzzo stava molestando la mia sfitty, che è una stragalla di nome Fabia, quando dopo averlo slumato gli sono andato addosso col mio ferro […] Ora sta all’hospital e mi dispiace un po’”.
Il megatostone chiude elencando la basic-wear di Carpi, la solita lista di capi firmati “che fortunatamente i giusti come me possono permettersi in blocco”. Un gruppo di panoz di Como chiede invece consiglio su come spendere ottocentomila lire donate loro per Natale dai sapiens (i genitori): “La nostra company ci ha detto che dopo Natale cadranno tutti i miti (Timberland, Sisley, El Charro, Sebago, Durango ecc…): è vero? Noi non sappiamo più bene che cosa comprarci!”.
Problemi esistenzial-consumistici si alternano quindi a confessioni di imprese da bulli, regalandoci una fotografia dai risvolti inquietanti di giovani lettori che parrebbero lo specchio degli antipatici protagonisti delle storie a fumetti!

Dal Dizionario recuperiamo il senso di termini come gino (il tipo un po’ sfigato), Meucci (il telefono), cinese (un militante di sinistra), cinghios (il tamarro di periferia), o verbi come fiocinare (gettarsi a capofitto su un paninazzo o su una ragazza), slumare (sbirciare), cipponare (disturbare), broccolare (abbordare).

Vera e propria Bibbia del paninaro, la testata seguì di pari passo la parabola modaiola dal suo apice, arrivando a una tiratura di 140000 copie, al sostanzialmente rapido declino, cessando le pubblicazioni nel 1989 dopo 48 uscite e un fallito tentativo di trasformarsi in rivista. Stessa sorte toccò a New Preppy, testata gemella destinata ad un pubblico femminile, che la Edifumetto affiancò a Paninaro dal mese di luglio del 1986. Dopo una ventina di numeri New Preppy cambiò grafica di copertina, che divenne fotografica presentando i divi giovani di allora, da Matt Dillon all’emergente Jovanotti, ma chiuse comunque con il numero 31, nel febbraio del 1989.

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Copertina di Wild Boys #1

Inevitabilmente altri editori cercarono di seguire la strada aperta da Barbieri, mandando in edicola altre pubblicazioni che sfruttavano il fenomeno presentando il consueto mix di fumetti, articoli e rubriche. È il caso della Garden Editoriale che nel marzo del 1986 lanciò Cucador – Il giornale dei veri Paninari, chiuso dopo appena 13 uscite, o della Look Boys, ennesima etichetta varata da Giorgio Cavedon (ex socio di Barbieri), con il suo Wild Boys, quindicinale che contò alla fine 34 albi pubblicati.
Ancor più effimera l’esperienza delle Edizioni Bianconi (quelle di Geppo, Soldino, Braccio di Ferro e mille altri eroi comici per l’infanzia) che nel 1987 lanciò contemporaneamente Zippo Panino e la sua controparte femminile Sfitty. Realizzate da Nicola Del Principe e dagli autori del suo studio, le storie a fumetti presentate su queste testate si distinguevano dal modello originale per un approccio più buonista e per avere protagonisti più giovani (praticamente ragazzini delle medie), ma forse proprio per questo non incontrò i favori del pubblico. Cessarono entrambe le pubblicazioni dopo appena 5 numeri.

A fine anni Ottanta i paninari e tutti i fumetti a loro dedicati sparirono dalla circolazione, senza troppi rimpianti in entrambi i casi.

 

Si ringrazia per la disponibilità e la concessione di riprodurre le copertine la pagina Facebook “I Paninari” e il Canale Bircide di Youtube.

1 Commento

1 Commento

  1. Fam

    4 settembre 2015 a 08:33

    Articolo interessante da un punto di vista sociologico. È evidente che l’autore non ha nessuna nostalgia di queste pubblicazioni né di quel triste fenomeno che le ha generate. Come dargli torto?

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