Trame perdute in Dylan Dog #363

I compagni immaginari dell’infanzia di Dylan Dog tornano a tormentarne il presente in una storia scritta da Paola Barbato e disegnata da Giovanni Freghieri.

Quella fune che appare, come per magia, durante il confronto fra e il suo antagonista di Cose perdute è un po’ un simbolo dell’intero numero: architetta un racconto proteso verso una conclusione ad effetto, in un crescendo destinato al suo climax, ma l’ansia di arrivare al colpo di scena prefissato tende la storia in modo innaturale, distorcendola a più riprese, fino a togliere mordente a un finale altrimenti interessante.

Problemi tecnici

Trame perdute in Dylan Dog #363I problemi sono vari: anzitutto un Groucho che sembra il ricalco meccanico del suo ruolo di spalla, fra battute sciorinate quasi per senso del dovere e quel ritrovamento fortuito di una foto che, come da grammatica del personaggio, genera una svolta nelle indagini ma appare un ingrediente obbligato, piuttosto che organicamente inserito.

Poi una struttura investigativa raffazzonata, che alterna (seguendo uno schema ormai abusato, per la testata) le gesta di uno spietato e narcisistico vendicatore a un lavoro di indagine da parte di Rakim, Carpenter e Bloch, retto da intuizioni azzardate e incontri fortuiti. Sarà che il nucleo della storia è la discesa al passato nascosto di Dylan, ma l’impressione è che le poche pagine a disposizione abbiano forzato la mano. Verrebbe da augurarsi, in casi del genere, che il filone poliziesco fosse risolto lontano dagli occhi del lettore e che la narrazione si concentrasse su ciò che è fondamentale.

Se si guarda, infine, la dinamica interna dell’antagonista ritorna la fune di cui si parlava in apertura: Cose perdute è una storia di vendetta che parte da un antefatto davvero poco solido. Quell’antefatto avvia la corruzione di una giovane mente che si cementa attraverso una serie di esperienze negative, amplificate di volta in volta dalla stessa psiche distorta che le ha vissute, in un circolo vizioso.

Nella maggior parte delle scene però ci si ritrova a chiedersi se una semplice parola chiarificatrice da parte di uno dei personaggi coinvolti avrebbe potuto disinnescare il peggioramento della situazione. Il fatto che la domanda riguardi praticamente tutti gli eventi salienti della storia, e non si limiti a un singolo episodio, fa capire la scarsa solidità dell’intera vicenda, che appare costruita ad arte per il finale a cui si è supposto che tendesse.

Note di ripetizione

Trame perdute in Dylan Dog #363Nella recente produzione della Barbato hanno forse troppo spesso campeggiato donne forti: si pensi a Nora, di Mai più, ispettore Bloch, alla tassidermista Lauren Stetson de La morta non dimentica, alla dottoressa Billingham di L’uomo dei tuoi sogni. La Rania di questo numero si inserisce nello schema, e mostra uno status perennemente altissimo (scalfito solo in uno scampolo di dialogo con Carpenter) che la mette in costante competizione con i colleghi per motivi di genere, oltre che di etnia. Se si perpetrerà un suo utilizzo in tal senso si correrà il rischio di scavarle addosso una nicchia politica che potrebbe diventare scomoda.

Peraltro in questo numero Dylan è in vera e propria balia di tutte le personalità forti che dividono con lui il racconto, con la conseguente e fastidiosa sensazione che non sia mai realmente motore dell’azione: quel “dorme come un bambino” sussurrato da Rania nel Maggiolone sul finale pare proprio il commento dei genitori davanti al letto di un bimbo che riposa dopo gli incubi notturni, tanto incolpevole quanto inerme nel recepirli.
Sebbene la cosa non sia tecnicamente inammissibile e anzi rappresenti uno dei topoi più classici del genere horror, è un altro clichè a cui la Barbato attinge un po’ troppo spesso (ultimamente se n’è davvero distaccata solo in Remington House e, in parte, in L’uomo dei tuoi sogni).

Lo stesso viaggio nella storia del personaggio sta diventando un ingrediente pericoloso: abbiamo visto proprio nei (bei) numeri di luglio, agosto e settembre squarci di un Dylan giovane o bambino. Ritrovare un altro tassello del suo passato in questo albo, e sapere che anche il prossimo continuerà sulla stessa strada, rischia di far percepire queste escursioni biografiche non più come eventi eccezionali ma come una nuova routine, con un effetto molto meno forte su chi legge.

Il comparto artistico

è autore della consueta prova solida e affascinante, soprattutto quando si concentra sui primi piani o su inquadrature ravvicinate o quando distorce la realtà (e la gabbia Bonelliana) nelle numerose sequenze oniriche. A tratti però, specie quando l’inquadratura si allontana, qualche fisionomia appare stranamente tirata via, troppo spoglia o poco coerente con il contesto.

Trame perdute in Dylan Dog #363Gigi Cavenago, qui alla prima prova come copertinista regolare, ci presenta il suo Dylan Dog dalle linee morbide e allungate, mettendo in posa l’indagatore e il suo assistente e quasi citando se stesso nella copertina dell’Old Boy di Halloween 2015.

L’approccio è duale rispetto a Stano: se il maestro pugliese fa del tratto il motore dell’immagine e il suo nucleo di inquietudine, il talento milanese parte dal colore. Ed è proprio nelle differenti tonalità, che da calde precipitano verso toni freddi intorno al Dylan bambino, che si rintraccia il gioco horror della copertina.
Nonostante la bellezza dell’immagine rimane comunque un dubbio sulla sua etica grafica: le figure, pur ottimamente rappresentate, appaiono accomodanti, accoglienti e danno un’impressione di comfort visivo che pare andare in senso opposto alla morale che sottende la testata.

La sensazione, al di là di una resa visiva su cui è difficile eccepire, è che Cavenago debba ancora trovare il giusto registro per rappresentare al meglio l’inquilino di Craven Road.
Nulla di grave, intendiamoci, e c’è da scommettere che le prossime uscite annulleranno quest’impressione. Verrebbe da osservare che se fosse rimasto ai soli Old Boy, probabilmente il suo ruolo di cover artist episodico avrebbe fatto passare in secondo piano questo aspetto.

In due parole

Se il nuovo corso cerca le sfide e invita ad osare, qui troviamo tutt’altro: Cose perdute è un incastro fra ingredienti vecchi e nuovi del format Dylan Dog. Non una storia, piuttosto un prodotto, per quanto graficamente ben confezionato.

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog 363 – Cose perdute
Paola Barbato, Giovanni Freghieri
, novembre 2016
96 pagine, brossurato, bianco e nero – 3.20 €
ISBN: 977112158000960363

Trame perdute in Dylan Dog #363

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