La traduzione di un mondo: come Popeye divenne Braccio di Ferro

Luciano Tamagnini e Silvio Costa spiegano come Popeye venne reso aderente al contesto italiano. La scelta commerciale e concettuale dell'editore Bianconi permise finalmente al personaggio di penetrare anche in Italia.
Articolo aggiornato il 04/08/2017

Sono trascorsi ottantacinque anni dalla nascita del marinaio (Braccio di Ferro), creato da Elzie Crisler Segar nel 1929.
Popeye dovette aspettare gli anni Sessanta per ottenere una piena popolarità nel nostro paese, nonostante fosse già arrivato in Italia diversi anni prima. A essere determinante, secondo Luciano Tamagnini e Silvio Costa, fu la scelta di modificare il contesto narrativo del personaggio, adattandolo alla mentalità dei lettori italiani.
Nel seguente articolo, apparso sulla rivista dell’
Fumetto nel 1999, in occasione del settantesimo anniversario del personaggio, Tamagnini e Costa raccontano e analizzano la trasposizione “italiana” di Popeye, rivelatasi editorialmente vincente.

Popeye l’italiano

[Articolo apparso originariamente su Fumetto n° 31/99 a firma di Luciano Tamagnini e Silvio Costa]

Ci sono stati dei personaggi che hanno goduto di maggior popolarità quando vennero presentati in una versione non originale, reinventata rispetto a quella del loro paese di nascita, piuttosto che nelle vesti in cui avevano incontrato il successo internazionale: in un certo senso Topolino è uno di questi, visto che, al limite, la versione sia sindacata che dei comic books americani ha finito per avere minor eco nel mondo rispetto alle tante versioni che delle sue avventure sono state date nei paesi dove le sue storie vengono pubblicate.

La traduzione di un mondo: come Popeye divenne Braccio di FerroMa potremmo pensare anche ad eroi come Felix, Mandrake, Phantom, Rin Tin Tin e chi più ne ha più ne metta, visto che di ognuno di essi abbiamo finito per avere un maggior numero di storie (non stiamo parlando di qualità, è certo, bensì di popolarità) realizzate in altri paesi rispetto a quelle nate nella terra d’origine.

Così è avvenuto anche per il simpaticissimo Braccio di Ferro, che era apparso un po’ come il prezzemolo su tantissimi periodici italiani nel corso degli anni dall’anteguerra sino ai primi anni sessanta, senza mai riuscire ad incontrare un vero successo di pubblico: il personaggio era simpatico certamente, gradito ai lettori, ma si pensava non avesse la forza per sostenere da solo una pubblicazione. L’idea di farne il leader di una testata venne all’editore Bianconi, che già nel corso del 1962 aveva portato al successo un altro personaggio americano come Felix.
L’operazione condotta su Popeye fu la stessa che era già stata effettuata con il gattino nero ed ha un nome ben preciso: italianizzazione.

Dopo aver letto storie su storie realizzate sia a strisce che nei comic books da Sagendorf ed averle trovate inadatte al nostro mercato, perché troppo “leggerine” rispetto a quello che presentavano riviste comiche per ragazzi come Cucciolo, Tiramolla & c., dopo aver scartato il materiale sindacato di alta qualità prodotto da Segar, da Sims e Zaboly, perchè le storie erano troppo lunghe e “difficili”, inadatte alla lettura per un pubblico di bambini verso cui la nuova rivistina voleva indirizzarsi, si decise di procedere lungo gli stessi binari che già molti anni prima avevano assicurato il successo degli eroi disneyani nel nostro paese; ricordate quando nelle storie di Paperino e company si parlava di Ferragosto, di Epifania e di altre festività del tutto improponibili nel calendario statunitense? O quando si parlava di ferie e di lavori artigianali piuttosto strani secondo il metro americano? Era il grande periodo di G. Perego e dei suoi paperi e topi all’italiana, a cui il Braccio di Ferro di Bianconi chiaramente si ispirò.

La traduzione di un mondo: come Popeye divenne Braccio di FerroPer il forzuto marinaio venne tratteggiato un anonimo mondo di paese, che avrebbe potuto essere, con le sue casette con il piccolo giardino, alla periferia di qualsiasi città italiana e che trovavamo pari pari ripetuto nel mondo di altri grandi successi dell’editore milanese, da Trottolino a Volpetto: si mise in piedi un “tranquillo” ménage familiare, in cui piano piano le stesse figure proposte ad ogni numero potessero divenire dei punti di riferimento facilmente identificabili. Dal vasto parco personaggi inventato da Segar ed allargato, poi, dai suoi eredi, vennero fatti uscire i personaggi più adatti ad interpretare una serie di avventure semplici e divertenti che vedessero nella forza di Braccio di Ferro l’elemento ricorrente: Olivia, Pisellino, Poldo, il papà di Braccio, Nonno Trinchetto, il Gip e altri comprimari, a cui col passare del tempo se ne aggiunsero solo pochissimi come la madre di Braccio, il Gigante Grissino, i nani Mings; questi ultimi due personaggi divennero delle vere e proprie star della pubblicazione negli anni 1965-66, tanto che una loro avventura compariva praticamente in ogni albo.

A dimostrazione dell’importanza della scelta degli interpreti di queste storie possiamo ben dire che tutti questi personaggi sono presenti sin dal primo numero della pubblicazione. Anche Grissino compare sin dal primo fascicolo, ma il suo uso diverrà più costante solo nei numeri successivi, tanto da portarlo, così come accadde a quasi tutti i comprimari delle storie di Braccio di Ferro, ad avere addirittura una pubblicazione a lui intestata; Poldo e Timoteo l’ebbero, ad esempio, all’interno della Collana Raf.
Ad essi vennero anteposti degli avversari facilmente riconoscibili, pescando in maniera particolare dai cartoni animati, ricordando gli incredibili scontri che ad ogni short mettevano Popeye contro il gigantesco Bluto-Brutus, come lo si voglia chiamare; uscì così fuori il nome italiano per tale avversario, Timoteo, ed accanto a lui venne messa, elemento importante per il pubblico piccino, visto che così ci si collegava al mondo della fiaba, la strega Bacheca: che questo sia il canovaccio portante delle storie di Bracco di Ferro è evidenziato anche dal fatto che il primo incontro-scontro con Timoteo avverrà appena messi i personaggi sulla linea di partenza, nel n.2, e quello con il duo di cattivoni guidato dalla Strega nel n.3.
A Popeye viene accreditato un passato che lo renda più “normale” agli occhi dei ragazzi: si scopre nel n.12, nella storia L’ancoretta tatuata, dal racconto che Nonno Trinchetto fa a Pisellino, che Popeye si chiamava in realtà … Celestino! I suoi scontri con la Strega e Timoteo avvennero sin dalla prima infanzia, visto che il piccolo Braccio venne da loro rapito.

La traduzione di un mondo: come Popeye divenne Braccio di FerroNiente nei racconti italiani lasciava più trasparire la provenienza americana del personaggio: la vita che la famiglia di Braccio di Ferro conduceva era assolutamente “italiana”, come quella delle famiglie dei bimbi che leggevano la pubblicazione ed i vari personaggi erano stati limati di quegli elementi che li avrebbero resi poco proponibili per l’infanzia: la violenza di Braccio di Ferro finiva per assomigliare a quella di Nonna Abelarda, Timoteo era un perdente in partenza e non osava mai, diversamente dai cartoni, schiacciare in maniera molto forte il pedale della prepotenza fisica, Poldo, pur rimanendo il simpatico truffatore mangia a ufo di sempre, non assumeva quelle tinte un po’ troppo vigliaccotte che aveva nelle strisce originali, Nonno Trinchetto abbandonava quella veste misogina che aveva avuto in molte storie di Segar e così via.
L’operazione di ripulitura avveniva anche nei disegni: come aveva fatto Motta con Felix, anche qui il tratto viene semplificato ed il personaggio viene affrontato immettendolo in vignette dove gli sfondi sono di maniera, senza particolare risalto: debbono solo dare l’idea di case e di paesi del tutto normali e ci riuscivano appieno.

La seconda operazione messa in atto fu quella di far divenire la rivistina un “all Popeye”, facendo sì che i vari personaggi a rotazione, da Pisellino a Poldo, da Timoteo al Gip, potessero divenire gli eroi di una storia; quello che in altre serie avrebbe voluto dire monotonia e spesso morte certa della pubblicazione, in questo caso finisce per creare un mondo complesso, in cui le storie non poggiano solo sulle spalle del protagonista, ma anche i comprimari riescono ad esprimersi, dando vita ad un teatrino estremamente simpatico.
E questo teatrino ha permesso al personaggio di reggersi sulla scena italiana dal l963 sino ad oggi praticamente senza altri accorgimenti sia narrativi che editoriali.
La traduzione di un mondo: come Popeye divenne Braccio di FerroSotto le sigle di Ed. Bianconi o di Ed. Metro sono state sfornate un numero incredibile di testate nei formati più svariati: Braccio di Ferro Gigante, Braccio Più, Super Braccio di Ferro, Popeye, Braccio di Ferro Story, Braccio di Ferro Serie Oro, Braccio di Ferro Mese, mentre la testata principale ha presentato, prima di chiudere e di rinascere a nuova vita negli ultimi due-tre anni, ben 794 fascicoli!

l tentativi di aggiornare il personaggio, dandogli una veste più moderna, facendogli vivere una vita più consona ai nostri tempi, dando una età diversa ai comprimari (Pisellino divenuto un adolescente; Olivia mutata in una sorta di moderna femminista) o creandone altri con i quali tentare un nuovo corso delle sue avventure, non sembrano aver dato i risultati che la Premium, la ditta commercializzatrice delle sue avventure, si aspettava, tanto che la ventilata uscita alcuni anni fa di un nuovo mensile che avrebbe utilizzato questo nuovo look di Braccio di Ferro non ha mai visto la luce e che tutte le ditte che si avvicinano al personaggio per utilizzarne l’immagine per i propri prodotti o per i concorsi collegati chiedono il Popeye vecchia maniera.

Il caro, rissoso, simpaticissimo Braccio di Ferro continua ad esistere sempre simile a sé stesso con la sua corte di personaggi americani di nascita ed italiani di evoluzione: auguri di lunga vita, Popeye!

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