Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti

Con una storia basata sul paradosso della conoscenza, Casty e Massimo Bonfatti celebrano Topolino accostando due epoche del mito.
Articolo aggiornato il 20/12/2016

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Per celebrare il compleanno 2015 di Topolino, che ha esordito nelle sale cinematografiche il 18 novembre del 1928 con Steamboat Willie, coinvolge in una classica storia di viaggi del tempo, utilizzando la macchina ideata da Marlin e Zapotec nella serie di Giorgio Pezzin e Bruno Concina.
Non manca il classico paradosso, in questo caso quello della conoscenza, che ha fornito alla fantascienza spunti per tante ottime storie di genere.

Il paradosso della conoscenza

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Prima pagina di Topolino e il naufragio nel tempo

Così definito da David Deutsch e Michael Lockwood (1) , il paradosso della conoscenza ha come suo primissimo esempio il romanzo 1846 e 1946 dello scrittore svedese August Blanche: in questo caso il protagonista, l’archeologo Bautastenius, viaggia nel futuro e, venuto a conoscenza di alcuni fatti incresciosi causati da suoi comportamenti futuri, decide di cambiare il corso del tempo modificando radicalmente il suo comportamento una volta tornato a casa.

Un esempio più raffinato di tale paradosso è invece contenuto nel dramma radiofonico La scoperta di Morniel Mathaway di William Tenn: il pittore Mathaway ottiene un grandissimo successo grazie a un critico d’arte del futuro che, in maniera incidentale, gli porta un catalogo con i suoi quadri, che ovviamente il pittore provvederà a ricopiare. Un po’ come se uno studente tornasse indietro nel tempo con la teoria della relatività generale per farsela firmare da Albert Einstein prima che questi la scopra, permettendo allo scenziato di impararla e non di scoprirla.

Un caso simile, ma incentrato su Beethoven, viene sviscerato nei minuti introduttivi al quarto episodio della nona stagione della serie britannica Doctor Who, o, per restare in ambito disneyano, in Topolino e il naufragio nel tempo, dove Pippo consegna a un giovane Marlin l’equazione fondamentale per la costruzione della stessa.

È su questo scambio di informazioni tra passato e futuro che si gioca anche Tutto questo accadrà ieri, utilizzato però da Casty e Bonfatti come ottimo espediente narrativo per mettere a confronto il Topolino degli anni Trenta con quello più recente.

Il tempo, sai, è come il vento

Il format delle storie della macchina del tempo è più o meno sempre lo stesso, e segue un modello che negli anni è cambiato molto poco: i professori Zapotec e Marlin del museo di Topolinia contattano Topolino e Pippo e, a fronte di un mistero storico da risolvere, li mandano nel passato per dirimere la questione.

Ci sono state delle eccezioni, come in Topolino e il ritorno al passato di Massimo Marconi e Massimo De Vita nella quale Topolino riporta incidentalmente nel presente un ragazzino del Cinquecento e deve conviverci per una settimana, o in Topolino e l’intruso spazio-temporale di Giorgio Pezzin e Massimo De Vita, dove Gambadilegno e Trudy scoprono l’esistenza della macchina del tempo e cercano di farne uso in modi non proprio limpidi, salvo poi dimenticarsi della propria scoperta.

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Topolino spiega i paradossi nel tempo, da Topolino e l’intruso spaziotemporale

Proprio partendo da Gambadilegno, Casty imbastisce una trama che sfrutta la macchina del tempo solo come mero spunto, cambiando la struttura usuale delle avventure della serie.

In questo caso, infatti, non sono i due scienziati a convocare Topolino, ma quest’ultimo che finisce suo malgrado a dover viaggiare indietro nel tempo a causa di un vecchio conto in sospeso nel passato. Altra anomalia infatti, è che stavolta Topolino usa la macchina non per risolvere un mistero legato alla Storia, ma un paradosso emerso nella sua linea temporale, legato ad un avvenimento della sua giovinezza che ha inspiegabilmente rimosso della propria memoria.

Il viaggio a ritroso e l’incontro con Minni e il suo se stesso più giovane diventano uno spunto per Casty e Bonfatti per far rivivere sul settimanale le atmosfere delle strisce e delle tavole domenicali di Floyd Gottfredson e dei suoi collaboratori.
Un incontro dello stesso genere era già avvenuto in Topolino e l’incredibile avventura di Giorgio Pezzin e Giampiero Ubezio (2) , che, escludendo ambientazione e trama, ha alcuni punti di contatto essenziali con Tutto questo accadrà ieri: l’incontro tra le identità giovani e quelle passate; la sfida con un nemico storico mosso dal desiderio di conquistare il mondo; un espediente per far dimenticare alle identità giovani l’avventura perduta, della quale anche i lettori erano all’oscuro.

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Il titolo dell’avventura perduta

Rispetto a Pezzin però, le fascinazioni utilizzate da Casty sono molto più esplicite: l’avventura perduta nel passato viene infatti enfatizzata con un suo titolo, Il guanto di Amnézja, e costituisce, in perfetto stile borgesiano, una vera e propria “storia dentro alla storia” che si discosta dal resto dell’avventura per via dei colori più tenui con cui sono trattate le vignette.

A questo incastro si devono aggiungere le fascinazioni di genere, legate soprattutto ai pulp magazine e alle atmosfere dei fumetti golden age, che hanno attraversato la letteratura e il fumetto sin dai tempi di Wilkie Collins, uno dei primi giallisti grazie a romanzi come La donna in bianco o La pietra di luna che univano presunti elementi mistici alle indagini scientifiche.

A un soggetto che segue la linea inaugurata da Collins, Casty aggiunge un antagonista credibile e crudele, fortemente debitore dei suoi corrispettivi golden age, come i criminali raccontati sulle pagine, per esempio, dei Detective Comics pre-Batman, ottenendo nel complesso una storia che potrebbe tranquillamente essere paragonata a uno degli scontri di Blake e Mortimer dell’omonimo fumetto con il colonnello Olrik.

La belle epoque

Il viaggio nel tempo, il paradosso temporale, l’avventura dimenticata sono tutti pretesti che permettono a Casty e Bonfatti di scrivere una classica storia del Mickey Mouse delle daily strip gottfredsoniane degli anni ’30, periodo artistico di riferimento per entrambi gli autori.

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Topolino incontra Topolino!

La mimesi con quelle storiche avventure si raggiunge tramite tanti piccoli dettagli, che non si riducono all’aspetto dei Topolino e Minni del passato. La figura di Gambadilegno e il suo piano di conquista del mondo sono un topos tipico di quegli anni, poi andato perso col tempo facendo dell’avversario di Topolino un ladro con più modesti obiettivi. La caratterizzazione del Topolino “antico” viene resa in modo credibile, come quella di un ragazzino scavezzacollo pronto a buttarsi nella mischia, inguaribile ottimista ma capace di farsi valere e di aiutare volentieri il prossimo. All’opposto la versione matura proveniente dal futuro è più tranquilla, ma non per questo meno temeraria, frutto di una visione più meditata e sfaccettata della realtà rispetto a quella delle origini. I due sono però piuttosto simili, come giusto che sia: le minime differenze messe in luce sono quelle che permettono loro di agire insieme senza rischiare ridondanza nei ruoli.

Ne consegue che anche l’andamento narrativo della storia assume quel respiro avventuroso e movimentato che le strisce quotidiane offrivano grazie alla loro scansione. Travestimenti, corse in auto, ricerche su vecchi libri, pericoli dai quali uscire per il rotto della cuffia: la quintessenza della narrativa per ragazzi era condensata nelle peripezie di un piccolo Topo coraggioso, e Casty e Bonfatti guardano direttamente proprio a quel mood e riescono a riproporlo in modo efficace, nonostante i tempi, il contenitore e il personaggio stesso siano cambiati.

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Il Topolino posato portato a spasso dal Topolino scavezzacollo

Non solo l’avventura “perduta” gode di queste dinamiche, ma anche le vicende ambientate nel presente fanno proprio quell’afflato genuino di cui erano capaci le storie di Floyd Gottfredson: ad esempio la scena iniziale con Gambadilegno che ricorda all’improvviso quanto avvenne nel passato ha una forza espressiva e narrativa che guarda alle opere di Alfred Hickcock e Orson Welles (3) .

Si riesce infatti a prendere sul serio Gambadilegno mentre minaccia di lasciar cadere da una scogliera Minni, perché i due autori costruiscono la scena in modo tale che il pericolo diventa palpabile. Grazie ad una felice commistione tra sceneggiatura e disegni, infatti, abbiamo una quadrupla di grande impatto (tredicesima tavola) che rappresenta uno scenario piuttosto inquietante composto dalle rovine di un faro distrutto, il mare in lontananza e una piccola gru alla quale si trova legata e appesa l’inerme Minni. Gambadilegno se la ride con il classico ghigno e Topolino ha un viso preoccupato.

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Minni inerme, Gambadilegno se la ride e Topolino preoccupato

Tutto questo accadrà ieri rappresenta per Gambadilegno una sorta di ritorno alle origini. Casty non è nuovo a questo utilizzo del personaggio, ma nella suddetta storia tale presa di posizione appare più marcata e significativa.
Viene infatti ripescata l’innata cattiveria di Pietro Gambadilegno, tipica delle storie di Floyd Gottfredson e Romano Scarpa e un po’ smarrita nel corso degli anni: quel suo essere spietato con una costante brama di potere, che in passato non si è fatto scrupoli a sposare le cause più abbiette e ad appoggiare gli individui più loschi pur di raggiungere i propri scopi, solitamente riconducibili a denaro e dominio.

Un cattivo da manuale, perfettamente funzionale per contrastare in modo serio Topolino e renderlo, di conseguenza, l’eroe valoroso che tutti conoscono.

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Confronto tra il Gambadilegno del presente (a sinistra) e quello del passato (a destra)

Anche graficamente questo Gambadilegno si fa più temibile, grazie allo sforzo congiunto di Casty e Bonfatti: il volto di Pietro appare terribile, quasi luciferino, sensazioni dovute all’accentuazione dei tratti “gatteschi” del viso e alla barba incolta, dettaglio che salta subito agli occhi. Tanto nella versione contemporanea (si prenda come esempio la seconda vignetta della quattordicesima tavola) quanto in quella del passato, in particolare nella seconda vignetta della quindicesima tavola del secondo tempo, l’espressione di Gamba assume contorni ben poco rassicuranti che, uniti alla corporatura massiccia che riesce a rendere realmente la sensazione della “pesantezza” del corpo, ne fanno un personaggio davvero temibile.

Tutti questi elementi contribuiscono a creare una tensione narrativa notevole e di pregevole fattura, che raramente si riscontra sulle pagine del settimanale e che segue la lezione di Floyd Gottfredson e Romano Scarpa, che di quella tradizione fu il primo e più limpido erede.

Fusione di stili

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Omaggio a Leo Pulp

La mano di Massimo Bonfatti si sente molto lungo tutta la storia, e non solo nelle vignette disegnate da lui. Si può infatti notare come in diverse situazioni lo stile grafico di Andrea Castellan muti leggermente rispetto al solito, andando ad avvicinarsi a quello del collega, in una sorta di mimesi stilistica che da una parte omaggia il co-autore e dell’altra offre una maggior coerenza estetica generale.

Se per quanto riguarda i personaggi principali non ci sono grosse differenze rispetto alla norma, salvo ovviamente rilevare il sempre gradevole design di Topolino e Minni anni ’30, è nelle comparse sullo sfondo che lo stile bonfattiano diventa più marcato: tra una citazione al suo Leo Pulp e alcuni generici personaggi dalle sembianze tipiche del segno di Bonfatti, gli esempi abbondano, assieme a personaggi secondari chiaramente debitori dello stile grafico di Floyd Gottfredson, ben riconoscibili tra la folla che ascolta Gambadilegno, nei poliziotti e nell’archeologo del quale Pietro era assistente all’inizio del suo losco piano.

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Topolino giornalista e Gambadilegno suo avversario

Come anticipato in alcune immagini a corredo dell’intervista concessa a Lo Spazio Bianco, Casty e Bonfatti hanno lavorato scambiandosi le tavole, ognuno disegnando e inchiostrando alcune particolari porzioni. Le caratteristiche distintive dei due tratti, più rotondo quello di Castellan, più dettagliato e tridimensionale quello di Bonfatti, si sono completate a vicenda, pur risultando ben distinguibili in alcuni dettagli, come ad esempio negli sfondi tipicamente bonfattiani o nei personaggi, ora realizzati nello stile di Casty, ora incredibilmente dettagliati come nello stile di Bonfatti. In particolare la maggior parte dei primi piani di Gambadilegno sono riconducibili a quest’ultimo.

Di difficile attribuzione, invece, il parco dei personaggi secondari, tutti chiaramente debitori allo stile del primo Gottfredson: questo non solo fornisce l’idea di una Topolinia in evoluzione, una città che sta vivendo la trasformazione da borgo contadino a centro urbano vero e proprio, ma è l’esempio più fulgido dell’alto livello di sintesi grafica raggiunto dai due autori, in grado di realizzare pagine al tempo stesso “moderne” e “antiche”.

È, in questa dicotomia, il senso stesso della storia presa nel suo complesso: una celebrazione di Topolino e della sua capacità di risultare ancora oggi fresco e accattivante nonostante lo scorrere del tempo.

Topolino incontra Topolino: i due Mickey di Casty e Bonfatti
Molto jacovittiana la casa di Pippo e la sua scarpa nella seconda vignetta

Abbiamo parlato di:
Topolino #3130 – Tutto questo accadrà ieri
Casty, Massimo Bonfatti
Panini Comics, 18 novembre 2015
164 pagine, brossurato, colori – 2,50 €


Note:
  1. Deutsch, D., & Lockwood, M. (1994). The Quantum Physics of Time Travel, Scientific American, 270 (3), 68-74 DOI: 10.1038/scientificamerican0394-68 

  2. Mentre nella storia di Casty e Bonfatti non c’è alcun riferimento esplicito a storie precedentemente pubblicate, questa di Pezzin e Ubezio si pone come un sequel dimenticato di Topolino e il misterioso S di Ted Osborne e Floyd Gottfredson, prima apparizione del pirata Orango 

  3. Per i lettori appassionati di cinema si suggerisce un confronto tra Gambadilegno e il regista/attore ne L’infernale Quinlan 

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