Tony Sandoval: le storie, il colore, la musica

Abbiamo intervistato Tony Sandoval che ci ha parlato delle sue tecniche di disegno, delle sue fonti di ispirazione e della sua passione per la musica.

In occasione della mostra monografica ospitata a Palazzo Ducale a Lucca dal 17 ottobre al 1° novembre, e a pochi mesi dall’uscita in Italia di Mille tempeste (Tunuè), abbiamo rivolto alcune domande a , parlando delle sue tecniche di disegno, delle sue fonti di ispirazione e della passione per la musica presente in ogni suo lavoro.

Tony Sandoval: le storie, il colore, la musicaTony Sandoval nasce a Esperanza, in Messico, nel 1973. Approda all’illustrazione e al fumetto dopo aver lavorato per diversi anni in agenzie di grafica e design, occupandosi tra l’altro di libri per l’infanzia e illustrazioni editoriali a Città del Messico, e la sua arte lo porta in Europa dove fa tappa a Barcellona, Parigi e Berlino.
Trasferitosi nel Vecchio continente, pubblica in Francia con le edizioni Paquet e nel 2005 esce il suo primo libro, Veille Amerique. In Italia Tunué inizia la pubblicazione delle sue opere a partire dal 2011 con Il cadavere e il sofà, Nocturno e il graphic novel per ragazzi Oltre il muro. Seguono Watersnakes, Echi Invisibili (scritto a quattro mani con Grazia La Padula) e Mille tempeste.

Tony Sandoval è quello che si definisce un autore completo, sceneggiatore e disegnatore dei propri lavori. Ma quale vocazione, quella di scrittore e quella di disegnatore, è nata per prima? E in quale delle due ti senti più a tuo agio?
Mi sono sempre considerato un disegnatore. Amo disegnare molto più di tante cose nella vita.

Il rapporto con il disegno e con l’atto fisico del disegnare appare come molto sentito nelle tue tavole. Possiamo pensarlo come al tuo modo di entrare in contatto diretto e profondo con il lettore?
In alcuni casi sì, dato che realizzo opere per così dire intime. Penso che i miei lettori siano un po’ come me da questo punto di vista, perciò è facile instaurare un rapporto con qualcuno di loro.

Tony Sandoval: le storie, il colore, la musica

Con la realizzazione di Echi invisibili hai invece collaborato con Grazia La Padula che si è sostituita a te nella realizzazione dei disegni. Come hai vissuto questa collaborazione, e in che modo vi siete suddivisi il lavoro?
Lavorare con Grazia è stato facile. Abbiamo opinioni simili e lavoriamo allo stesso modo. Ho lavorato allo storyboard, ma con Grazia ho discusso continuamente della storia. Si può dire che nei disegni c’è un po’ di me e che nella trama c’è un po’ di lei. L’opera non è divisa in modo chiaro.

Tornando al disegno, è evidente una tua predilezione per i colori cupi e sfumati e per l’utilizzo quasi esclusivo della tecnica dell’acquerello. Quale processo di ricerca stilistica risiede dietro questa scelta? Come sei arrivato ad adottare questo preciso stile nel tratto e nell’uso del colore?
Per quanto riguarda i colori, dipende dal tono della storia. Mi piace che siano come l’atmosfera delle trame, che spesso hanno molti moment cupi e horror (anche se penso che questo stia cambiando negli anni).
Per la tecnica, invece, è tutta una questione di pratica. Disegno continuamente e quindi mi viene naturale.

Tony Sandoval: le storie, il colore, la musicaSul piano puramente logistico cosa comporta l’utilizzo degli acquarelli, in termine di tempistiche di lavorazione delle tavole e di materiali utilizzati?
Gli acquerelli richiedono più tempo e una maggiore pianificazione di quello che voglio fare. Alcune volte il digitale fa un lavoro migliore, perché è una tecnica più controllata ed è più facile lavorare con la luce. Tuttavia gli acquerelli sono decisamente più magici ed emozionanti.

Una peculiarità dei tuoi fumetti è la continua alternanza di diverse scelte cromatiche e di utilizzo di materiali. Nel tradurre le storie in immagini sono queste ultime ad adattarsi alla sceneggiatura, oppure hai già in partenza in mente quali tecniche di disegno utilizzare ed è quindi il racconto a plasmarsi strada facendo sulle immagini?
Ogni volta che comincio a lavorare su un fumetto è troppo difficile scegliere una tecnica o le modalità con cui voglio raccontare la storia. Lascio che la storia vada da sé e scelgo il suo significato dopo diversi tentativi, a seconda del tipo di opera su cui sto lavorando.

In molte tue opere racconti storie di adolescenti, storie di crescita sia fisica che spirituale. Cosa ti spinge a concentrare l’attenzione su questo particolare momento della vita di un individuo?
Perché è un’età di scoperta, in tutti i sensi, ed è perfetta per le mie storie o il mio stile. Ma non è detto che non si possa cambiare in futuro! Vedremo.

Cosa ti affascina delle diversità comportamentali e emozionali dell’essere umano, tanto da desiderare di farne il fulcro della tua produzione fumettistica?
La quotidianità è generalmente ciò che ci è più vicino e ci permette di rendere personale una storia. Sono attratto dalle cose semplici della vita e da come queste si possano mescolare col fantastico o il surreale, mescolandosi bene con la stranezza dei sentimenti umani.

Tony Sandoval: le storie, il colore, la musicaSolitudine, cambiamento, diversità sono i tratti carateristici di tanti tuoi personaggi, come dicevamo. Al di fuori della tavola a fumetti, che significato hanno questi argomenti per il tuo personale percorso di vita? Che adolescente è stato Tony Sandoval?
Da bambino ero molto solo. Amavo gli animali e osservare a distanza, e ho passato gran parte della mia infanzia tra i campi. Non ero un ragazzo asociale, però. Mi piace la compagnia degli altri, ma è quando sono solo che le idee affiorano e vengono da me. Questo è un momento che amo particolarmente ed è ovvio che il mio carattere contenga anche questi tipi di dettagli. Il cambiamento è sempre emozionante, perché qualcosa di nuovo sta per accadere.

La stretta vicinanza tra il mondo reale e un mondo ‘altro’ – fatato, magico o spaventoso che sia – rivela un tuo forte attaccamento all’universo spirituale. Al di là della metafora più evidente e dell’espediente narrativo, immaginiamo sia parte di una tua più ampia visione della vita. Da dove si origina questo immaginario e quanto ti è familiare?
Proviene dal mio Paese e dalla mia infanzia. Crescendo ero circondato da storie su spiriti e fantasmi e anche se ora non credo in queste cose, sono ancora affascinato da loro.

Immancabile nei tuoi fumetti è l’utilizzo della componente musicale, con una certa preferenza per il goth-metal. Ritieni che questo genere musicale sia il mood giusto per le storie che hai scritto fino a ora, e da qui il suo utilizzo al loro interno, oppure è una scelta derivante da una tua personale passione del tutto slegata dal fumetto?
È una scelta personale. Mi piace la musica metal e tempo fa avevo anche una band in cui suonavo! Molte delle idee per le mie storie derivano proprio da lì, come quelle per Doom e Nocturno.Tony Sandoval: le storie, il colore, la musicaVeniamo a Mille tempeste. Il finale che offri è criptico e l’intreccio non trova un preciso scioglimento. La storia ti è in un certo qual modo sfuggita di mano, oppure la tua scelta era intenzionale? E qual era il tuo scopo nel lasciare tanti ‘non dettì?
La storia continua, ma ho comunque deciso di concludere il fumetto in quel momento. è difficile per me chiudere una storia, perché i personaggi continuano ad andare avanti ancora e ancora. Per questo motivo ho deciso di lasciare la fine così, un po’ aperta all’interpretazione del lettore.

Abbiamo detto che ci sono tematiche precise che ricorrono in ogni tuo lavoro e che negli anni si sono affermate come la tua riconoscibile cifra stilistica. Temi mai che i lettori possano iniziare a trovarti sempre molto simile a te stesso, con una produzione narrativa senza differenze sostanziali fra una storia e l’altra?
Ovviamente non voglio ripetermi. In Watersnakes e Mille tempeste è evidente questa ripetizione, ma è anche vero che li ho realizzati nello stesso periodo di tempo ed entrambe le storie sono quindi in qualche modo collegate allo stesso universo. Dovrò fare una terza opera per chiudere quel ciclo, ma al momento sto lavorando a qualcosa di molto diverso rispetto a quello che normalmente faccio.

Tony Sandoval: le storie, il colore, la musicaSu cosa sei al lavoro in questo momento? Puoi darci qualche anticipazione sulle tue prossime pubblicazioni?
Sto lavorando su una storia autobiografica, una con il viaggio illegale di un emigrante messicano diretto negli Stati Uniti. È una storia di avventure che parla dell’esperienza di attraversare il confine senza documenti.
Un’altra cosa a cui sto lavorando è un art book, di cui sono molto soddisfatto.

Un fumetto che tutti dovrebbero avere? E magari una canzone o un album con cui accompagnare la lettura?
Beh, questa è davvero una domanda molto aperta. Ovviamente per ognuno di noi dipende dal momento che stiamo vivendo, ma propongo Bone di Jeff Smith, Hey, wait… di Jason e Cages di Dave McKean. Infine, prendete un bicchiere di vino o di whiskey e ascoltare l’interno album Shadows of the Sun di Ulver.

Ringraziamo Tony Sandoval per la disponibilità a concederci parte del suo tempo, e attendiamo con impazienza la pubblicazione dei suoi prossimi lavori.

Intervista realizzata via mail nel mese di ottobre 2015.

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