Tintin e la formula del successo: L’isola nera

Da reporter a eroe: ne "L'isola nera" Hergé smorza i toni cupi e applica la formula (quasi) definitiva del successo di Tintin.

Tintin e la formula del successo: L'isola neraPrima tavola de L’isola nera, sesta avventura scritta da : passeggia con Milou. Nel cielo, un piccolo aereo sta soffrendo un qualche guaio meccanico che lo costringe ad atterrare. lo raggiunge e nota che l’aereo è privo di identificazioni. I piloti, scesi a terra e affannati nel tentativo di far ripartire il mezzo, si accorgono dell’intruso e fanno fuoco. , colpito, cade a terra esanime.
Ultima tavola: la prima pagina di un quotidiano celebra il successo di Tintin, che appare in una grande foto con i suoi compagni di avventura. In mezzo: un lungo inseguimento senza respiro attraverso il Belgio, l’Inghilterra e la Scozia, sulle tracce di una banda di falsari.

Inizio e conclusione de L’isola nera sono una chiara dichiarazione sullo status di Tintin: l’incipit lo proietta senza preamboli nel pieno dell’avventura e la chiusa ne festeggia l’esito.
In una sorta di coming out, Tintin getta la maschera di “reporter del Petit Vingtième” e assume in pieno il ruolo dell’eroe: l’avventura non è più semplicemente una mera questione professionale, bensì un modo di essere. Tintin non insegue i malviventi che gli hanno sparato per scrivere un articolo, ma per scoprire quale mistero nascondano. Non è più l’autore di reportages, ma il protagonista degli stessi.

Nella prima (1937-38 su rivista e 1938 in volume, in bianco e nero) e nella seconda edizione (1943, a colori) questo effetto di dichiarazione è rafforzato dal fatto che anche la prima vignetta dell’avventura riproduce una pagina di quotidiano con un’immagine del protagonista. La didascalia (“Le fameux reporter Tintin se repose …“) poteva essere inserita in semplice cartiglio, ma l’essere invece commento di una foto su una pagina di giornale rende chiaro che, anche nel suo universo, Tintin è il protagonista e non il testimone delle storie.

Tintin e la formula del successo: L'isola nera
Tntin e l’isola nera: prima tavola dell’edizione del 1943.

Con questa nuova consapevolezza resa esplicita, Hergé sanziona la formula del successo di Tintin: un eroe in pieno controllo della situazione, vicende ispirate a fatti di cronaca raccontate con un ritmo indiavolato, gestito magistralmente lungo tutta la vicenda.
In particolare, in questo episodio l’autore belga smorza ulteriormente i toni che avrebbero potuto inquietare i giovani lettori, aumenta gli inserti umoristici – tavole comiche che sono una vera e propria sospensione del racconto principale, dalle ubriacature di Milou ai problemi del capo dei pompieri nel trovare la chiave del garage, elimina i cadaveri e introduce un “mostro”, che è sì minaccioso, ma che si spaventa e fugge quando Milou abbaia.
Per il resto c’è la trasposizione del fascino e dell’atmosfera dei luoghi in cui si svolge la vicenda, e sulla cui resa si è giocata l’edizione del 1966, che è quella che propone la collana de La Gazzetta dello Sport/Corriere della Sera.

Per quanto nota, la vicenda delle attualizzazione delle storie di Tintin continua a essere interessante. Per L’isola nera tutto nacque con la richiesta da parte dell’editore britannico di correggere una lunga lista di particolari (oltre 100), perché non corrispondenti ai luoghi reali che facevano da scenario all’avventura. Lo studio di Hergé eseguì quindi una revisione profonda: non solo gli sfondi naturali o paesaggistici vengono arricchiti (da Bob de Moor, che nonostante tutto resta non accreditato) ma anche tutti i mezzi meccanici vengono aggiornati. A coronamento dell’operazione, la palette cromatica venne modificata verso toni più brillanti. Se le prime due edizioni erano compiutamente opere di Hergé, la terza è decisamente un prodotto del suo studio.

Tintin e la formula del successo: L'isola nera
Tintin e l’isola nera: edizione del 1966. Gli sfondi di Bob de Moor sono molto più densi di dettagli di quelli di Hergé: molti rimpiangno la semplicità della versione del 1943.

L’aggiornamento delle “macchine” e dell’abbigliamento ci segnala che Tintin è ancora una lettura per bambini e ragazzi. Hergé vuole che siano “contemporanee”, perché suppone che il lettore di riferimento sia maggiormente coinvolto da storie che raccontino il suo presente, che mostrino le auto o gli aerei che ritrova per le strade o nelle foto delle riviste, al cinema o ala televisione.

La differenza percepita nell’atmosfera dell’avventura al cambio di edizione è una questione che riguarda l’appassionato adulto, che le confronta e che non ha un problema primario di coinvolgimento.
Questo vale in particolare per il lettore che appartenga alla generazione di lettori contemporanea alle prime due edizioni o a quelle dagli anni 1970 in poi, per i quali tutte le edizioni erano egualmente ambientate “nel passato”. La passione di questi lettori si nutre sia delle vicende avventurose del personaggio di Hergé sia di quelle delle loro edizioni e il loro peso è tale che nel corso degli anni l’editore Casterman ha via via riproposto sia le le edizioni in bianco e nero (9 volumi fra il 1981 e il 1989) sia le prime versioni a colori (22 volumi fra il 1996 e il 2007).

Nella prefazione al volume i curatori dell’edizione, Jean-Marie Embs e Philippe Mellot, con la collaborazione di Philippe Goddin, illustrano molte delle variazioni dell’edizione del 1966 rispetto alle precedenti e, sempre con grande passione e coinvolgimento, seguono l’evoluzione dei personaggi e del modo con cui Hergé li delinea. Fra gli editoriali, nota di merito per lo osservazioni proposte in Hergé, Tintin e la tecnologia nell’Isola nera, nel quale i curatori, con garbata ironia, mettono in guardia dalle esaltazioni dell’opera del maestro belga che nascono dall’ignoranza della storia e dalla superficialità.


Abbiamo parlato di:
L’isola nera
Hergé
Traduzione di Giovanni Zucca
In allegato a La Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera, Gennaio 2017
45+62 pagine, cartonato, colori – 7,99 €
ISBN: 977203975726270007

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