TEX 600 – Bruno Brindisi e il suo massiccio Tex Willer

SPECIALE TEX 600 - Ancora un disegnatore di spicco ed esperienza a narrarci il suo punto di vista su Tex Willer; Bruno Brindisi ci parla del suo rapporto passato (e...
Articolo aggiornato il 15/04/2015

TEX 600 - Bruno Brindisi e il suo massiccio Tex WillerFrequentandolo da anni, se dovessi descrivere fisicamente (anche rispetto a venti anni fa) a qualcuno che non lo conosce, cosa diresti?
Massiccio, ma meno alto di quanto ti aspetti, presenza ingombrante ma sfuggente, occhi che ti indagano.

Se ti chiedessero di trovare una somiglianza fisica e di portamento con un altro personaggio famoso, oggi, che veleggia verso i cinquanta anni, cosa risponderesti?
Se dovessero farne un film a Hollywood non mi dispiacerebbe il quarantaduenne Hugh Jackman.

Quali sono le caratteristiche fisiche e di portamento di Tex che ti sembrano davvero peculiari?
Tex si muove con misurata lentezza, ma è pronto a scatti immediati da leone. Ha un torace notevole e il collo importante. Forse un po’ le gambe corte.

TEX 600 - Bruno Brindisi e il suo massiccio Tex Willer
” Tex si muove con misu­rata len­tezza, ma è pronto a scatti immediati da leone”

Pensi che sia facile avere a che fare con un personaggio così sicuro di se e così di poche parole?
Lo disegno trattenendo il fiato.

Tex agisce in un mondo un po’ complicato; abbastanza “rude” nel quale spesso sono ignorati i principi base del vivere civile. Ti sembra animato da una “morale” superiore alla media nel contesto in cui agisce?
Tex non sopporta chi infrange la legge soprattutto a danno dei più deboli e chi cerca di ingannarlo. Come il protagonista della serie “Lie to me“, ha un dono innato per percepire dalle microespressioni chi mente.

Quanto credi sia difficile per lui cercare di mantenere una condotta “giusta” in un mondo (il vecchio West) decisamente violento e popolato da fin troppi “fuorilegge”?
Va avanti senza troppi dubbi e senza farsi troppe domande, altrimenti dovrebbe ritirarsi. Nel West le pistole sono più veloci dei ragionamenti.

TEX 600 - Bruno Brindisi e il suo massiccio Tex Willer

Tex ha un fratello indiano, Tiger Jack; con lui ha diviso avventure, dolori e molta “vita”. E’ esempio ante litteram di tolleranza razziale in un contesto estremamente razzista?
Tex in tempi non sospetti ha sposato la causa dei nativi di cui è anche capotribù. Per sua fortuna vive in una sorta di “limbo temporale” che lo salva dal dover assistere al tragico declino della nazione indiana. Tiger è prezioso perché ha percezioni sensoriali superiori (udito, vista, olfatto).

TEX 600 - Bruno Brindisi e il suo massiccio Tex Willer
“Car­son è la voce della sag­gezza pru­dente, però è pigro e super­sti­zioso”

Come vedi l’amicizia pluridecennale con Kit Carson? Fra litigi, innumerevoli rischi e tantissime avventure a lieto fine i due, quando si muovono in coppia, sono quasi una persona sola…
È uno dei motivi del successo della serie, i due pards si integrano benissimo e poi si lasciano andare a simpatici intermezzi verbali in cui non mancano le frecciatine.

Nel modo di fare di Kit Carson cosa vedi di complementare a Tex?
Carson è la voce della saggezza prudente, però è pigro e superstizioso. Col fucile è più bravo. E poi va a donne!

In tanti anni di avventure spesso Carson è stato spalla di Tex ma anche personaggio determinante e risolutivo. Come lo vedi tu?
Io adoro Carson, mi piacerebbe uno spin-off solo con lui! Carson ha più possibilità rispetto a Tex, recita di più, può concedersi debolezze, il fatto che venga sottovalutato per via dell’età e poi si riveli micidiale è gratificante e vista l’età sempre più alta dei lettori creerebbe un’identificazione più immediata! Tex e gli altri pards potrebbero apparire ogni tanto, sarebbe divertente anche un’avventura solo con i due Kit, il vecchio e il giovane.

TEX 600 - Bruno Brindisi e il suo massiccio Tex Willer
“pre­senza ingom­brante ma sfug­gente, occhi che ti indagano.”

I quattro pards entrano in un saloon…
Formazione a rombo, Tex vertice anteriore, a sinistra Kit, a destra Carson, Tiger sempre un po’ arretrato. Guardinghi e sicuri di sé, ma con allegria, se non sono “in servizio”. Essenzialmente con la stretta struttura fisica e praticamente la stessa altezza; Kit un Tex giovane; Carson un Tex un po’ più avanti negli anni e Tiger Jack fisicamente identico al nostro.

Ci parleresti, tu che lo osservi spesso, del modo di fare di Tex? Parlo del suo modo di muoversi, del suo scarso gesticolare, del guardare di sottecchi…
Il personaggio Tex è molto difficile da maneggiare, ti ho già detto che lo disegno, anzi più precisamente lo inchiostro in apnea. Io sono un disegnatore che tende al grottesco e che fa (o ci prova) della recitazione la sua arma migliore. Il carattere misurato e maturo di Tex lo sto imparando con l’età, ormai siamo coetanei, e si può sempre sfruttare in parte il cosiddetto “effetto Koulechov (1) . Insomma, col tempo ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba.

TEX 600 - Bruno Brindisi e il suo massiccio Tex WillerQuanto del padre Tex rivedi in Kit Willer, ormai giovanotto più che cresciuto? Fisicamente, negli atteggiamenti, che differenze vedi fra i due?
Hanno la stessa struttura, con una differenza di una quindicina di chili. Ho disegnato molto Kit nel mio Texone, qualcuno mi ha detto che l’ho fatto un po’ alla Dylan Dog. Sinceramente non credo, ma ora ci sto più attento, provo a farlo un po’ più somigliante al padre, ma con qualche carattere indiano, zigomi più larghi, occhi neri, labbra carnose.

Hai mai provato a calzare il cappello di Tex? Pensi che per lui sia solo uno strumento (per ripararsi, etc) o qualcosa in più (un feticcio, un mezzo per non farsi guardare negli occhi…)?
Lo Stetson non l’ho mai provato, cappelli simili sì, ma sono lontani dalla nostra cultura. In America li usano ancora i texani, ma più che altro per spacconeria. J.R. di Dallas era antipatico anche per quello. Diverso è il discorso per Tex e i suoi contemporanei, il cappello era un accessorio obbligato dell’abbigliamento, ed è stato così anche da noi, con modelli diversi ovviamente, fino ai primi anni ’60. Poi la modernità l’ha spazzato via assieme (per fortuna) ai calzoni corti per gli adolescenti, ma in alcune zone più tradizionaliste come i paesi dell’entroterra, soprattutto per le persone di una certa età,  ancora oggi uscire senza cappello è come essere nudi. Da qualche anno la moda rap ne ha reintrodotto l’uso, per mia fortuna giusto in tempo per coprirmi la pelata! E sono tornati i calzoni corti, più orrendi che mai.

TEX 600 - Bruno Brindisi e il suo massiccio Tex Willer

TEX 600 - Bruno Brindisi e il suo massiccio Tex Willer

Come vedi il suo rapporto con il cavallo, il suo “mezzo” principe di trasporto?
Vale il discorso fatto per il cappello, anche il cavallo è un’icona del West. A questo punto potresti chiedermi le sensazioni che prova Tex con la sua fidata Colt in pugno scantonando nella psicopatologia criminale! Sono tutti “strumenti del mestiere” che usati saggiamente possono aggiungere spessore alla recitazione. Dopo Dinamite credo che non abbia più avuto il “suo” cavallo, forse per evitare di affezionarsi, perché Tex detesta commuoversi o, peggio ancora, scoprirsi più addolorato per la perdita del cavallo che per quella di Lilith! Vabbeh, ho esagerato, ma in fondo per il west vale la frase “it’s a man’s, man’s, man’s world.“.

Tex, soprattutto quello degli inizi, era decisamente spietato (non a caso un titolo di un famoso film western); all’epoca non v’era altra via che quella della “Colt” per risolvere alcune questioni?
Beh, c’era la via della Smith and Wesson. Se giochiamo ai cowboy non ci puoi togliere le pistole. Caricate a salve. E con questo, salve a tutti.


Note:
  1. Da it.wikipedia.org/wiki/Montaggio: Nel 1920, il regista russo Lev Koulechov compì un importante esperimento: alternò col montaggio il primo piano dell’attore Ivan Mousjoukine con riprese di vario tipo -un banchetto, un cadavere, un bambino-, e sebbene l’espressione del viso dell’attore non cambiasse, il pubblico percepiva i suoi differenti stati d’animo (fame, paura, tenerezza). Questo esperimento permise in seguito a Sergej M. Ejzenštejn, e agli esponenti dell’espressionismo tedesco e del surrealismo, di dare una dimensione nuova al montaggio: attraverso la correlazione o l’opposizione di due immagini in sequenza, si ottenevano significati e simbolismi che travalicavano il contenuto delle singole inquadrature. www.youtube.com/watch?v=EmNzE_J-rpY 

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