Syd Barrett: il valore di un’assenza nel mito dei Pink Floyd

Danilo Deninotti e Luca Lenci sono gli autori di “Wish You Were Here”, la prima biografia a fumetti dedicata a Syd Barrett e ai suoi Pink Floyd.

Syd Barrett: il valore di un’assenza nel mito dei Pink FloydDiventa sempre più interessante per quantità e qualità di proposte la collana Bd Rock della Edizioni Bd, orientata a raccontare in chiave fumettistica biografie di personaggi che hanno fatto la storia del rock e del costume.

Ultimo uscito in ordine di tempo, è il volume Wish you were here, scritto da e disegnato da , nel quale è tracciato un ritratto di Roger Keith Barrett, detto Syd, chitarrista, cantante, fondatore e anima dei primi successi dei Pink Floyd.

Una storia che sicuramente necessitava di essere narrata visto l’impatto che questo autore ha avuto sulla cultura del secolo scorso ed è apprezzabile la riuscita editoriale del prodotto, del quale va sottolineata la usuale elegante veste grafica con copertina rigida con inserti lucidi, tipica delle Edizioni Bd.

E Deninotti, che già per la stessa collana si era cimentato con successo nella biografia di Kurt Cobain (Kurt Cobain – Quando ero un alieno), è l’autore più adatto a un tale compito vista la sua elevata perizia e conoscenza in ambito musicale.

Il libro non manca di destare l’interesse di chi legge soprattutto grazie alla scelta degli episodi raccontati, in grado di incuriosire non sia il lettore occasionale che l’appassionato di musica. L’autore sceglie una narrazione senza flashback che procede in linea diretta presentando episodi, anche distanti anni tra loro, ritenuti significativi nel percorso di vita e artistico del musicista inglese.
Gli episodi sono raccontati con un distacco quasi freddo e le uniche concessioni al sentimento riguardano la parte finale, nella quale un ormai irriconoscibile Syd fa visita ai suoi vecchi amici in sala di incisione (fatto peraltro realmente accaduto).

Syd Barrett: il valore di un’assenza nel mito dei Pink FloydAutore geniale che ha donato al secolo scorso alcuni dei prodotti discografici di maggior rilievo artistico, Barrett è stato quanto di più vicino alla figura retorica del “genio e sregolatezza”. Deninotti (da noi intervistato qui) non si preoccupa di indagare sui motivi delle improvvise sparizioni e dei comportamenti illogici ed eccentrici di Syd, non emette alcun giudizio sull’utilizzo in alcuni casi smodato di droghe da parte del cantante.

Non segue ipotesi, che pure sono state oggetto di grandi discussioni, che indicano in una reale malattia le cause dei suoi comportamenti; si limita a portarci, e non è poco, dettagliatamente e con perizia in una epoca abbastanza lontana, illustrando la parabola autodistruttiva di un genio.

Non viene sottointesa ma più volte evidenziata la necessità degli altri componenti del gruppo dei Pink Floyd di affrancarsi da una presenza a tratti pericolosa e di difficile gestione ma necessaria per la qualità del contributo artistico. Necessità comunque combattuta visto che è palese l’affetto e l’amicizia che tutti nutrivano e hanno nutrito per Barrett sia dopo l’uscita dal gruppo che dopo la sua morte avvenuta nel 2006.

Se una chiave di lettura si deve estrarre, forse è proprio questa: il rapporto umano e di affetto verso un uomo dotato tanto di genio quanto della capacità di autodistruggersi. Sottolineato poi, più volte, anche nelle opere discografiche dei Pink Floyd successive all’uscita dal gruppo di Barrett.
È un racconto che usa più ritmi e più toni, dall’allegro e coinvolgente al riflessivo e dolente, dai momenti inebrianti della nascita e dei primi successi alla straniante assenza di Syd colmata (o sottolineata) dall’episodio di chiusura, citato all’inizio di questo scritto.

Syd Barrett: il valore di un’assenza nel mito dei Pink FloydI disegni di Luca Lenci, da poco apprezzato come autore del libro Nicola Pisano edito dalla Kleiner Flug, sembrano essere in linea con il periodo storico che descrivono.
Come detto per la sceneggiatura, l’intento principale anche del disegno è il raccontare sia le persone che i fatti accaduti non disdegnando giochi grafici che alludono all’iconografia legata all’immaginario visivo dei Pink Floyd.

Lo stile utilizzato, che guarda alla lezione di Paul Pope, è composto da molti tratti rapidi e nervosi, adatti sia a descrivere il materiale disegnato sia a delineare le forme dei personaggi, con linee quasi mai tracciate in maniera sicura e definitiva ma sovente necessarie di ingrandimenti, correzioni, sovrapposizioni.

Discorso analogo anche per gli sfondi delle vignette, mai a tinta piatta ma con l’utilizzo di una texture con effetto carta di zucchero che restituisce alle tavole un effetto stropicciato e non pulito; procedimento utilizzato anche nel libro Nicola Pisano che però non funziona al meglio quando le vignette non sono riquadrate lo sfondo stropicciato si staglia su un foglio totalmente bianco creando un effetto decalcomania.

È buona, però, la sintonia fra il mondo di illustrare e il cosa si illustra; un disegno non fotorealistico, non perfetto e a tratti onirico. Non propriamente bello e corretto anatomicamente, lo stile non mira a descrivere ma a comunicare una emozione attraverso primissimi piani, anche utilizzando lievi deformazioni care ai manga ai quali l’autore sicuramente deve tanto (è stato il vincitore del Lucca Mangaka Contest del 2013), piuttosto che a descrivere.

Un’opera in definitiva interessante non soltanto per l’argomento trattato ma anche per le potenzialità che i due autori, relativamente nuovi al mondo del fumetto, hanno mostrato in essa.

Abbiamo parlato di:
Wish You Were Here – Syd Barrett e i Pink Floyd
Danilo Deninotti, Luca Lenci
Edizioni Bd, novembre 2015
96 pagine, cartonato, colori – 13,90 €
ISBN: 9788868832919

Syd Barrett: il valore di un’assenza nel mito dei Pink Floyd

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