“Sweet Tooth” di Jeff Lemire: l’horror moderno è ibrido

Nell'ultimo volume di Sweet Tooth, Jeff Lemire risponde alle domande ancora insolute e svela l'origine dei bambini ibridi.

“Sweet Tooth” di Jeff Lemire: l'horror moderno è ibridoFine della corsa per Sweet Tooth: in una manciata di episodi (di cui l’ultimo, il # 40, dalla lunghezza extra) riavvolge i fili che aveva dipanato, rispondendo a tutti gli interrogativi che la serie aveva posto. Scopriamo quindi qual è l’origine di Gus e degli altri bambini ibridi, e se davverosiano loro i responsabili dell’epidemia che pare destinare l’umanità all’estinzione.

Quello che ha contraddistinto fin dall’inizio il progetto è stata non tanto l’originalità del plot, quanto la sua conduzione, resa peculiare dal tratto dell’autore e da una narrazione fortemente drammatica e ricca di accelerazioni improvvise in grado di spiazzare il lettore.
Questa drammaticità è sempre tesa, attraverso un’alternanza di sentimentalismo – che a tratti sfocia nel melodrammatico –  e violenza, a suscitare empatia e partecipazione da parte del lettore.
Potremmo definire Sweet Tooth un horror apocalittico dall’attitudine vintage, con una narrazione lineare e serrata, e gli ingredienti tradizionali del genere: un buono che sembra cattivo ma che in realtà è in cerca di redenzione e un manipolo di bambini da salvare, resi ancora più vulnerabili (e teneri) dalla loro condizione di sgraziati (e anche un po’ tonti) ibridi.

“Sweet Tooth” di Jeff Lemire: l'horror moderno è ibrido

Lemire non usa particolari artifici o trucchi narrativi, se si esclude un tratto molto personale su cui ci soffermeremo più avanti. Lo stile, estremamente asciutto, gli consente di percorrere il sentiero scelto con aderenza al canone e persino con una certa speditezza: su quaranta episodi sono davvero pochi quelli che potremmo definire “di transizione” o riempitivi; l’intreccio è dinamico e le vicende si aprono e chiudono in maniera rapida e verosimile. “Sweet Tooth” di Jeff Lemire: l'horror moderno è ibrido
Conseguenza di questa scelta è la mancanza, all’interno della storia, di pause che invitino chi legge a soffermarsi su quanto letto; l’autore non concede al lettore il tempo di tirare il fiato e lo lascia da solo nella ricerca di secondi livelli di lettura, che possono perdersi nella sollecitudine caratteristica di questa narrazione.

Come accennato in precedenza, il tratto di Jeff Lemire è sicuramente un elemento distintivo ed estremamente  riconoscibile dello stile dell’autore: tutt’altro che gradevole e accattivante, presenta invece linee incerte, figure dai bordi abbozzati, anatomie poco curate, scarso interesse per prospettiva e senso di profondità. Caratteristiche simili sembrerebbero scoraggiare sia il lettore in cerca del bel disegno quanto quello insofferente verso stili ostentatamente naïf; eppure la scelta grafica di Lemire è coerente e funzionale alla sua poetica. L’uso abbondante di primi piani in cui il lettore incontra e subisce gli sguardi carichi di solitudine dei suoi personaggi – personaggi immersi in un vuoto grafico che diventa esistenziale – , genera una grande forza comunicativa, che raggiunge chi legge in maniera immediata. 

Altra prerogativa apprezzabile e anticonformista del lavoro è la gestione atipica del ritmo narrativo: non di rado Lemire cambia le modalità del racconto, sempre legando in maniera funzionale forma e contenuto e lavorando sia sul lato artistico che su quello testuale.
Modifica quindi l’orientamento della pagina, da verticale a orizzontale, o ricorre a corpose didascalie che trasformano il fumetto in un racconto illustrato. Oppure si diverte a condensare in un solo episodio molteplici eventi, a volte addirittura cruciali. Ciò avviene anche nell’ultimo capitolo, nel quale Lemire non si limita a chiudere in maniera più che conclusiva la serie, ma getta lo sguardo oltre e colleziona spunti e avvenimenti che avrebbero potuto essere diluiti con tutta tranquillità in tre o quattro albi.

“Sweet Tooth” di Jeff Lemire: l'horror moderno è ibrido
Senza voler rivelare troppo del finale, vale la pena sottolineare come la tematica religiosa/spirituale che fa capolino già dalle prime pagine della serie, se pur in maniera molto discreta, venga affrontata nell’epilogo in maniera ben più diretta;  ancora una volta, e per l’ultima volta, Lemire cambia registro narrativo, gioca con le aspettative del lettore riuscendo di nuovo a stupirlo.

Con Sweet Tooth Jeff Lemire dimostra come si possano raccontare storie “classiche” aggiornandole con sensibilità e ricchezza di idee, e offre dell’intrattenimento capace di solleticare sia la pancia che il cervello del lettore.

Abbiamo parlato di:
Sweet Tooth #6 – Caccia grossa
Jeff Lemire,
Traduzione di Susanna Raule
, febbario 2015
200 pagine, brossurato, colori – € 16,95
ISBN: 9788868736774

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