Quello che mi sta succedendo: l’Europa che viviamo

Miguel Brieva dedica la sua prima storia lunga a una riflessione a tutto tondo sul clima di vita spagnolo e di conseguenza europeo.

Quello che mi sta succedendo: l'Europa che viviamoVictor è un giovane disilluso e depresso, aggredito e privato della sua dignità dalla società moderna, che ormai (r)esiste fra un lavoro umiliante e l’altro e inizia a dare i primi segni di un cedimento che rappresenta anche la sua liberazione, con delle allucinazioni di oggetti animati.

Quello che mi sta succedendo di Miguel Brieva è un fumetto politico e sovversivo.
L’autore spagnolo, alla sua prima storia lunga, dipinge in definitiva un malumore: con efficacia l’opera riesce a contestualizzare l’ambiente che ci è familiare, quello europeo attuale, costituito da una società di individui sempre più alienati, appiattiti e totalmente sradicati da contesti psicologicamente salubri e legati alla natura.

Le riflessioni spaziano a tutto campo, dall’economia alla politica (con espliciti riferimenti a personaggi pubblici quali Angela Merkel o scene di scontri con la polizia), all’esistenza del singolo individuo.
Tra le episodiche conversazioni, quasi degli intermezzi, fra Victor e le sue allucinazioni, spiccano in particolare due situazioni. La brillante e breve conversazione con una pianta d’appartamento sull’abbattimento dell’egoismo del singolo e il recupero della dimensione collettiva; e la descrizione del sogno del protagonista riguardo la sua idea di diffusione dell’arte, intesa nel senso letterale della parola: non solo sdoganarla ai più, ma anche dislocarla dovunque nei luoghi della vita quotidiana, impregnando la routine di nuova linfa.

Quello che mi sta succedendo: l'Europa che viviamoLa sua idea è quella di svuotare i musei, luoghi in cui l’arte si concentra, che causano una sorta di overdose in cui la “massa” di opere presenti soffoca la loro potenza stessa, e operare una sorta di diaspora dell’arte, dando ad esempio la possibilità agli avventori serali di un pub di soffermarsi durante le chiacchierate su un singolo dipinto, appeso nel locale al posto del televisore, per riscoprire la bellezza in ogni luogo e a piccole e più concentrate dosi.
Tali interessanti riflessioni sono tuttavia condite in alcuni passaggi da pensieri e affermazioni che forse fin troppo si avvicinano alla via facile, al sentire popolare che rischia pericolosamente di confondersi col populismo.
Non c’è però malizia o generalizzazione negli spunti dell’autore, che anzi vi inciampa proprio poiché descrive situazioni che vive quotidianamente e su cui non ha alcun tipo di certezza. Non vi è insomma la lucidità di chi vive dall’esterno, ma un fisiologico trasporto personale.
L’opera è dunque pregna di tutti quei dubbi che ogni giorno assalgono ognuno di noi e che Brieva decide di fermare su carta, sotto la forma di diario tenuto dal protagonista. Diario che ha il sapore di un memoriale che il fumettista dedica soprattutto a se stesso, per cercare di comprendere i suoi tempi.
L’autore sembra proporre una risoluzione di Marcusiana memoria attraverso due fasi.
La prima consiste nella consapevolezza di essere investiti quotidianamente da parole apocalittiche e irrimediabili come “crisi”, a tormentare la nostra esistenza, che hanno il peso di un inspiegabile e autoimposta flagellazione, lo spauracchio di un pantano immaginario dal quale ci siamo convinti di non poter uscire.
La seconda vede la soluzione di tutto nella rivolta degli ultimi, coloro che sono al di fuori di questo assoggettamento al sistema, in quanto dallo stesso respinti. Una parola, rivoluzione, che i personaggi hanno timore di pronunciare durante il racconto, e del resto non lo fanno mai.

Quello che mi sta succedendo: l'Europa che viviamo

Il tratto di Brieva è tipicamente underground, ispirato principalmente a maestri statunitensi come Robert Crumb e Daniel Clowes.
Le sue tavole grottesche, sospese nell’onirico e a tratti lisergiche, indugiano spesso sulle espressioni vuote e malate dei suoi personaggi. Non è certamente un caso che il segno tipico di Brieva, portatore di messaggi di consapevolezza e resistenza, debba molto ai maestri di quella corrente che rappresentò una rottura del fumetto nei confronti delle censure e dei moralismi della società moderna.
Con Quello che mi sta succedendo – Diari e deliri di un giovane intraprendente, aggiunge al suo catalogo un’opera interessante e piacevole, soprattutto per le scelte grafiche dell’autore, con uno sviluppo pregno di riflessioni attuali e stimolanti, che tuttavia dà l’impressione di non riuscire a chiudere il cerchio, lasciando spesso i suoi spunti come segnali isolati in un caos.
D’altro canto, considerando che in passato Brieva si era cimentato solo su storie brevi, possiamo considerare questo come un valido esordio in storia lunga per il futuro.

Abbiamo parlato di:
Quello che mi sta succedendo – Diari e deliri di un giovane intraprendente
Miguel Brieva
Traduzione di Francesca Bianchi
Eris Edizioni, settembre 2015
112 pagine, brossurato, a colori – 16,00 €
ISBN: 9788898644148

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