Gino Gavioli

Gavioli animati, emozioni disegnate

Parliamo di questo…

Gavioli Caio GregorioMa anche di questo…

Gino Gavioli Fiabe
Senza dimenticare questo…

gavioli_9

…E sono solo frammenti. Alcune delle tante pepite scavate nella miniera del nostro immaginario da un cartoonist come Gino Gavioli, scomparso qualche giorno fa.

Gavioli, che del minatore del vecchio West aveva assunto curiosamente perfino le fattezze nel tempo, se n’è andato a 93 anni, lasciandoci in eredità un filone culturale enorme. 

Il suo patrimonio appartiene a quella cultura sottile, per usare una bella definizione del sociologo Fausto Colombo, che raramente trova spazio negli annali polverosi dell’Accademia, ma che alimenta i sogni di ciascuno di noi: cartoni animati, fumetti, libri illustrati.

“Ho sempre voluto farli fin da quando avevo nove anni…”

Raccontava ancora a 90 anni suonati, intervistato da Gianluca Testa, con la stessa, intatta, passione di sempre.

Gavioli cartoni

E dalla passione, negli anni Cinquanta, era nata la professione: quando con il fratello Roberto diede vita alla Gamma Film. E venne la grande stagione di Carosello, e vennero i film. Non vi faccio la cronistoria, trovate tanti ricordi in rete  ben documentati (per esempio il sommo Luca Boschi).

Per quel che mi riguarda, appartengo a una generazione troppo giovane per aver vissuto le gioie di Caio Gregorio, Capitan Trinchetto & Co. La mia passione per l’autore nasce da Il Giornalino, ovvero il

Gavioli a fumetti 

Parliamo dei primi anni Ottanta: all’epoca, andavo pazzo per i suoi adattamenti di fiabe e classici letterari, come pure apprezzavo la serie Vita da cani (scritta  da un certo Tiziano Sclavi), tutti pubblicati  sulla testata delle edizioni Paoline.

Gavioli Sclavi Vita da Cani

Gavioli aveva collaborato da sempre con Il Giornalino, ma vi si era trasferito matite e bagaglio espressivo, soprattutto dopo che la grande, pionieristica, stagione dell’Animazione italiana si era conclusa per mancanza di spazi e committenza – come tante altre cose in questo strano paese – nel disinteresse generale.

Non che a 8/9 anni potessi conoscere il valore del nome in calce alle pagine, ma imparai presto a (ri)conoscerne lo stile.

Gavioli adattamenti letterari

Il segno di Gavioli, a tratti (e al tratto) spigoloso, a tratti morbido e ondulato,  era sempre capace di restituire con fluidità il carattere dei personaggi, così come le emozioni del racconto.

Poi c’erano gli sfondi che non erano mai “solo sfondi”: erano lo spazio vitale delle figure che vi abitavano, fossero fate, cavalieri o geni della lampada. Erano fondali scenici di un teatro grafico fondato sulla linea, un teatro semplice ma tutt’altro che “povero”.

Ti veniva da pensare che, anche se  non potevi vederle per intero, quella cittadella orientale alle spalle di Aladino, o quella vallata alle spalle dell’Ammazzasette, proseguissero oltre la cornice della vignetta.

Potevi immaginare che c’era una storia davanti ai tuoi occhi e un mondo intero di storie oltre il bordo della tavola disegnata. Ed era un mondo tutto da scoprire, bastava voltare pagina grazie… a Gino Gavioli.

Gavioli Hamelin