Sergio Toppi a due anni dalla scomparsa: la forza della rottura e dell’innovazione

Il 21 agosto di due anni fa se ne andava Sergio Toppi. Proponiamo un articolo di Luciano Tamagnini sulla modernità innovativa dello stile del disegnatore e una selezione di recensioni...
Articolo aggiornato il 04/08/2017

Il 21 agosto 2012 si spegneva . Il grande e prolifico maestro del disegno, scomparso all’età di 79 anni, ha lasciato tracce importanti, soprattutto nell’approccio alla costruzione della tavola e nell’elaborazione del patrimonio culturale “umano” che confluisce nelle sue opere. Luciano Tamagnini, in un articolo apparso sul numero 84 della rivista Fumetto dell’Anafi, puntualizza la novità della ricerca grafica di Sergio Toppi, servendosi di un raffronto con Moebius e Eisner.
Per ricordare la scomparsa del maestro milanese, Lo Spazio Bianco ripropone il contributo di Tamagnini accompagnato da una selezione di articoli che la nostra testata negli anni ha dedicato a Sergio Toppi.

[Articolo apparso originariamente su Fumetto n° 84 a firma di Luciano Tamagnini]

Sergio Toppi a due anni dalla scomparsa: la forza della rottura e dell'innovazione
Il volume Africane, primo della collana Le rotte dell’immaginario (Edizioni San Paolo).

Credo che quando abbiamo ricevuto la notizia della scomparsa del grande Sergio Toppi, al di là del dolore provato nel dover dare l’addio ad un amico, nessuno abbia avuto l’esatta sensazione dell’importanza di quella perdita rispetto al nostro mondo a nuvolette. Forse perché in un certo senso il grande Sergio era un isolato, che realizzava i suoi lavori, le sue illustrazioni, i suoi portfoglio, i suoi fumetti restando distaccato dal petulante mondo degli addetti ai lavori che si agitano per emergere tra i vari personaggi più o meno di successo.
Nessuno (o pochi) ha sentito che si stava perdendo un vero innovatore dell’arte della narrazione per immagini, uno che era riuscito a percorrere un mondo espressivo personale forse più di tutti gli altri che si sono mossi in Italia tra le vignette anche con opere di grande livello, rispettosi però delle regole, non dico con il timore di cambiare qualcosa, ma senza una vera voglia di farlo.

Sarà un caso che in poco tempo con Sergio se ne sia andato anche Moebius, un altro talento che al di là delle Alpi aveva compiuto un percorso innovativo da un certo punto di vista molto simile al suo? Quando Jean Giraud decise di cambiare nome e di assumere lo pseudonimo di Sergio Toppi a due anni dalla scomparsa: la forza della rottura e dell'innovazioneMoebius, che facesse capire che tra il pur bellissimo Blueberry e le storie innovative di Metal Hurlant c’era un abisso, dopo lo shock iniziale, ci fu la gara al panegirico, perché si vedeva la rottura degli schemi che incollavano in precedenza una vignetta all’altra, si capiva che il racconto perdeva la sua naturalistica consistenza per fiondarsi nella fantasia più sfrenata, si sentiva che il disegno non era più rispettoso di ciò che si vedeva attorno a noi, ma era un rarefatto campione di panorami alieni e di personaggi diversi dall’umanità che ci circonda normalmente… per cui tutti ad elogiare Arzach e famiglia…
Ma tutto questo senza rifugiarsi in mondi alieni, ma utilizzando la storia dell’uomo come parametro da rileggere, da reinterpretare, c’era qualcuno che già l’aveva sperimentato, che gli schemi li aveva già rotti, approdando da un raccontare rispettoso delle scansioni in vignette ad una narrazione più libera, in cui il movimento lo si può ritrovare all’interno di quadri concepiti non per staccarsi l’uno dall’altro, ma per concatenarsi in un insieme capace di raccontare, di suggerire, di far sentire, di emozionare…

Sergio Toppi a due anni dalla scomparsa: la forza della rottura e dell'innovazione
Il Collezionista, celebre personaggio ideato concettualmente e graficamente da Sergio Toppi.

Quasi quasi mi viene da pensare, con le debite differenze, sia culturali che di formazione, alle ultime graphic novel di un genio come Eisner, dove le scansioni tra vignetta e vignetta sono rotte, pur nel rispetto tutto statunitense di una narrazione a cavalcioni tra il segno realistico e quello umoristico…
In fondo per un autore grande, ma solitario che, proprio perché era difficile da assimilare, non ha trovato se non pochi altri disegnatori che a lui un poco si richiamassero (mi vengono in mente Gaudenzi, Grugef e pochi altri).

Però attenzione, non cadiamo nell’equivoco di pensare che Toppi disegnasse così, come disse qualcuno, “perché non sapeva disegnare in altro modo”; sarebbe una vera stupidaggine, perché quando Sergio si è trovato nella necessità di lavorare all’interno della classica scansione in vignette e in pagine ben cadenzate ha dimostrato di possedere una abilità fenomenale: andate a rileggervi alcune delle storie realizzate per (a cui bisogna dire grazie per la monumentale edizione dei suoi lavori e delle sue illustrazioni in una serie di volumi collegati alla rivista che pochi anni fa hanno permesso a tutti coloro che avessero occhi per vedere di rendersi conto di chi fosse artisticamente Sergio Toppi) come la recentemente riproposta Il richiamo della foresta o le avventure di Magda e Moroni su testi di D’Antonio e vedrete che anche nel fumetto tradizionale era un grande.

 

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