Alla scoperta di Giada, intervista agli autori

Giada e' la pubblicazione simbolo della casa editrice Arcadia. Intervistiamo gli autori: Sfascia, Rosenzweig e Cremona hanno dato vita a un fumetto horror-adolescenziale con una chiara idea di quali spazi...
Articolo aggiornato il 23/05/2015

Alla scoperta di Giada, intervista agli autoriAnche se non tutto sembra funzionare nel primo numero, Giada si presenta come un esperimento narrativo interessante, in evoluzione, da seguire nelle prossime uscite anche per ragione delle tante riflessioni sul genere che emergono dall’intervista che segue, realizzata via e-mail con i tre autori.

Legenda: Maurizio Rosenzweig (MR), Matteo Cremona (MC), Federico Sfascia (FS)

Volete raccontare ai lettori di cosa tratta Giada?
MR, MT, FS – Giada è un teatro dove i vari stati d’animo e le stagioni di una vita indossano le maschere degli stereotipi rubati alla cinematografia horror degli anni ’80, un decennio nel quale si sono scritte alcune delle migliori pagine della storia dell’horror… Erano anni nei quali l’idea era totalmente libera di esprimersi apparentemente solo attraverso una violenta estetica, ma che altro non era che la manifestazione carnale di significati più profondi.

Come si è avviata la collaborazione per Giada? Come si è costituito il team creativo?
MR, MC – È nata come una proposta per la neonascente casa editrice, quella del negozio Le Nuvole, una fumetteria di Bergamo.
L’idea di base era quella di lavorare con un approccio realistico a un personaggio; abbiamo fotografato un’allieva della Scuola del Fumetto di Milano, in modo da avere il character design già bell’e pronto; ogni disegnatore avrebbe avuto a disposizione un’intera sessione di foto per arrivare naturalmente alla propria sintesi e caratterizzazione del personaggio.
Con lo Sfascia e il Cremona si è amici da anni, ed è stato molto naturale iniziare a lavorare insieme anche perché era un’idea che avevamo da qualche tempo; scrivere e disegnare una storia da adattare ai nostri tre differenti stili…

Quanto tempo di lavorazione ha richiesto Giada? Come avete lavorato per trovare una complessiva omogeneità di stile?
MR, MC – La lavorazione ha richiesto due mesi di lavoro, fra sceneggiatura, storyboard e realizzazione delle tavole definitive.
Federico ci ha fornito degli storyboard estremamente precisi e definiti, e questo ci ha aiutato tanto, non solo nei tempi d’esecuzione, ma anche nell’intento di preservare al massimo il lavoro registico deciso da Federico nel movimento delle scene. I tre stili seguono il crescendo della storia: dalla simmetria della vita normale alla manifestazione caotica del disagio che trasfigura la percezione della realtà. Questo a dirti che il lavoro si è parzialmente allontanato da un qualsiasi tentativo di omogeneizzazione; ci siamo preoccupati di più di rispettare proprio le differenze fra gli stili.

Avete quindi voluto suddividere la storia in modo da valorizzare per ogni parte le caratteristiche stilistiche di ognuno di voi. è così?
MR, MT, FS – Sì, come ti dicevamo prima, abbiamo proprio giocato sul modo differente di ognuno di noi di vedere Giada e i suoi comprimari. Questo per raccontare al meglio il suo mondo in trasformazione nella presa di coscienza del suo incubo.

Il progetto è nato che aveva già “casa” in Arcadia, oppure l’editore è stato trovato in un secondo momento?
MR, MT – Il progetto di Giada è nato proprio come testata di punta della casa editrice di Bergamo. L’idea di partenza è stata proprio quella di inaugurare il catalogo dell’Arcadia con una serie horror; Mario e Max ci hanno creato attorno un atmosfera e un terreno assolutamente cordiale e tutte le decisioni le prendiamo assieme.

Il racconto è autoconclusivo, ma sembra porre le basi per possibili ulteriori storie. Come si svilupperà il progetto Giada?
FS – L’idea è proprio quella di una miniserie composta da 12 numeri, ognuno dei quali fruibile anche singolarmente, ma con elementi di continuità e sottotrame che alla fine formeranno una epopea completamente coerente, e che proietterà nuova luce anche su particolari apparentemente marginali già presenti dalla prima storia.
Oltre che all’azione e all’intreccio molta importanza verrà data allo sviluppo dei caratteri dei personaggi grazie anche ad un più ampio respiro di ogni episodio; dal numero due infatti Giada passerà a 64 pagine. Da ” maschere “superficialmente stereotipate, i personaggi passeranno ad avere una vita e un carattere definiti.
Come lo sviluppo vero e proprio dell’identità di una persona, il primo numero era solo la prima indistinta ombra sul muro del mito Platonico di ER; quando uscirete finalmente a vedere il sole, scoprirete Giada completamente diversa e inedita.

Definirei Giada una storia horror-adolescenziale. è più horror l’adolescenza o più adolescente il genere horror (lo so, domanda alla Marzullo)?
FS – L’horror è l’unico genere che denuncia un momento sociale e culturale. Di conseguenza ha ben poco di quella leggerezza apparente che legge solo un occhio inesperto. L’horror, diretto discendente delle favole, usa un linguaggio fantastico che altro non è che la materializzazione di un’introspezione celata sotto gli archetipi. Il succedersi degli eventi (la storia) diventa lo sviluppo fisco di quello che qualunque altro genere dovrebbe spiegare con le parole. Tranne l’Action e Stallone, che è l’unico imprescindibile archetipo moderno. Di conseguenza, come ben sai, l’adolescenza è il peggiore dei film horror.

La storia mi sembra radicata in un certo modo di raccontare tipico dei comics statunitensi, in particolare nel ritmo, nella scansione delle tavole e nell’approccio visivo esplosivo. Avete pensato a qualche riferimento di autori o storie particolari nel realizzare Giada?
FS, MR, MC – Ti confessiamo che di fumetti horror ne abbiamo letti e seguiti ben pochi. Il punto di partenza ci viene dal cinema; Evil Dead, del sommo maestro Sam Raimi, il favoloso Gremlins del sagace Joe Dante, e naturalmente tutto quello che insegna il cinema dell’eternamente immenso Sylvester Stallone.
Abbiamo tenuto quasi tutta la cinematografia horror degli anni ’80, compresi titoli sconosciuti qualiDimensione Terrore, Scuola di Mostri, entrambi di Fred Dekker, Autostrada per l’Inferno, Neon Killers, Sookies, Beauty Full Beast, Morte a 33 Giri, The Gate 1 e 2… e potremmo andare ancora avanti, ma non vogliamo spaventare chi si è visto solo Nightmare di quel paraculo di Wes Craven, che ha bissato il suo colpo di culo con Scream e poi ci ha regalato solo mediocri filmetti fintoautorialieverbosi che hanno tradito la sua mancanza di talento.

Non sono convinto che il taglio grottesco di alcune scene di Giada funzioni alla perfezione. Soprattutto sul piano visivo, mi sembra che si sia cercato di forzare eccessivamente la mano, come si faceva in produzioni tipiche di alcuni anni fa (penso a un filone che ha radici nel fumetto underground britannico e che poi è stato banalizzato in molte produzioni USA degli anni ’90). Cosa ne pensate?
FS, MR, MC – Qui ci trovi in disaccordo. Innanzitutto la scelta del grottesco nella terza parte è voluta, proprio per raccontare la manifestazione fisica del tremendo incubo in cui precipita la realtà di Giada.
Inoltre non siamo d’accordo con il riferimento alla filmografia degli anni ’90.
In realtà è proprio il cinema degli anni ’80 che ha come sua caratteristica la deformazione grottesca di corpi e situazioni. Un titolo su tutti: Evil Dead (la Casa)… si parte da una situazione normale per arrivare ad un climax di delirio finale in cui persino le ombre deformano e scarnificano corpi ed espressioni, e la parabola prosegue mettendo l’acceleratore fino all’epica del tormento e dell’assurdo che trova ne L’Armata delle Tenebre il suo apice inarrivabile.
Cosa intendi, per “underground britannico”? L’horror nella seconda metà degli anni ’90 è andato lievemente in letargo. A quali titoli ti riferisci?

In effetti facevo riferimento al fumetto della seconda metà degli anni ’80 e inizio ’90, produzioni come il britannico AD 2000 su cui hanno visto la luce Slaine, Judge Dredd, ecc. Che hanno poi sviluppi importanti nei primi ’90 con l’invasione statunitense di autori come Bisley ed emuli. Penso anche a certe esasperazioni visive proprie di esperimenti italiani, quali Egon di Horley e così via. Insomma riferimenti fumettistici non strettamente horror.
FS, MW, MC – OK, capito. Comunque ripetiamo… ci dispiace che il taglio grottesco non ti abbia convinto ma, come già detto, segue di pari passo lo svolgersi della trama. Quindi, noi non parleremmo di “banalizzazione”.

Inoltre, mi sembra che la trama non brilli particolarmente per originalità. Lo svolgimento, anche le dinamiche tra i personaggi, mi sembrano decisamente prevedibili. Ho l’impressione che abbiate voluto raccontare una storia facile (aggettivo che non uso in senso negativo), leggera, spettacolare… Mi sembra sia mancata la voglia, il coraggio o la forza per reinterpretare quei modelli, attualizzarli con un punto di vista fresco e attuale. è un fumetto che mi sembra rimanere a metà tra la voglia di raccontare un vero horror e una sua parodia. Cos’é davvero Giada?
FS, MR, MC – Non ci siamo preoccupati dell’originalità, ma della funzionalità. La Casa non ha una trama originale, ma le atmosfere sono indimenticabili. Non come quella schifezza di Shining che non fosse per Jack Nicholson non esisteva; guardatevi la versione per la televisione scritta dallo stesso King e diretta da Mick Garris e poi ne riparliamo.
Pero’ nonostante gli stereotipi usati per raccontarla, a noi non sembra di aver letto da nessuna parte una storia in cui il mito di Frankenstein trovi la sua origine nell’Uomo Vitruviano di Leonardo e nel suo studio per la morte, poi collegato al viaggio fisico di Dante in un altro mondo.
Dr. House, ti sembra originale? Eppure lui è Sherlock Holmes.
L’Uomo Ragno? Ulisse: Peter diventa eroe dopo che la sua arroganza viene punita; non ferma il ladro che ucciderà suo zio, così come Ulisse non riconosce l’aiuto di Poseidone per la conquista di Troia.
Superman? Achille: semidio che incarnava tutti gli ideali di potenza e ” giustizia ” della civiltà che gli ha dato i natali (quelli letterari, non Krypton). Watchmen? L’Eneide: l’umanizzazione completa dell’eroe.
A parte poi che chiunque abbia studiato letteratura greca, sa bene che hanno scritto qualsiasi storia.E comunque i signori Alan Moore e Frank Miller (che sia chiaro ci piacciono un casino) le mega ville non se le sarebbero comprate senza decenni di storie ” leggere ” che sono diventate il terreno mitologico sul quale costruire le loro reinterpretazioni.
Inoltre ci sembra molto impreciso dire che “giada è a metà tra un vero horror e la sua parodia”. Perdonaci, ma tutta la filmografia cui Giada fa riferimento, filmografia che è un capitolo fondamentale della storia dell’horror (quindi non capiamo cosa intendi tu con “vero horror”) è un ibrido tra commedia e horror.
Il cinema horror degli anni ’80 ha come sua caratteristica fondamentale, oltre che l’esasperazione della fisicità, proprio l’ironia, la comicità, addirittura le situazioni da cartone animato (siano essi i looney tunes o quelli di Tex Avery) o da sketch slap’n’stick dei tre marmittoni.
Quindi non ci sembra assolutamente che dal punto di vista del background culturale Giada sia un ibrido indeciso. Tutt’altro. Ha dei riferimenti molto solidi e ci permettiamo di dire stra-rispettati, sui quali è stata impiantata una morale Stalloniana che era anche un po’ il cuore di quegli anni così passionali e vivi. Sangue che pompa ritmo nel muscolo della vita: il cuore. E poi magari schizza ovunque.
Va da se che quella morale poi dovrebbe essere una regola di esistenza in generale. Ma di questo parleremo più avanti. Onore a Sylvester Stallone.
Cos’é davvero Giada, quindi? Una grandissima figata se siete pronti a salire su un ottovolante spegnendo il cervello e aprendo i sensi, una volta scesi capirete quanto è stato rischioso e vi renderete conto di cosa ha scavato in voi quella corsa. Per ora: divertitevi e fatevi trascinare. Non ve ne pentirete.
Sai…. è anche difficile scrivere in totale libertà quello che si vorrebbe, anche perché c’é sempre la tendenza ad autoregolarsi in funzione di una ” diplomazia” compositiva quasi obbligatoria. Gli editori, da parte loro, hanno tutti gli interessi che non si violino certi taciti accordi con il costume, a meno che non ti vada bene essere venduti incelofanati porta a porta o durante qualche messa satanica o in uno sexy shop di periferia gestito dal cugino tossicodipendente. Per quanto riguarda l’elaborazione di quegli ” schemi ” dei quali parli e per i quali ci troviamo in disaccordo, dacci tempo e speriamo che già nel secondo numero le cose ti piacciano un po’ di più.

Certamente il primo numero offre una visione parziale di quello che avete in programma. Tuttavia, i tanti riferimenti cinematografici da voi citati mi sembra mettano in luce un’altra riflessione su cui vorrei avere il vostro punto di vista. Malgrado una lettura non superficiale di Giada, non mi sembra emergano con chiarezza i tanti riferimenti che citate ora. Da un lato quindi mi chiedo se, nel tempo, vogliate esplicitare di più tali riferimenti. In secondo luogo mi domando se siete certi che quei modelli, senza dubbio efficaci sul piano cinematografico, lo sono anche all’interno di un fumetto, che ha regole, sviluppi visivi e narrativi differenti. è possibile che tradotti in un medium come il fumetto certi elementi risultino impoveriti o diventino grotteschi? è così semplice rielaborare in chiave fumettistica quegli elementi propri del cinema?
FS, MR, MC – Innanzitutto, e qui forse non siamo stati chiari visto che la domanda salta fuori di nuovo, Giada non è un fumetto citazionista. Quello che dovrebbe venire fuori da Giada è lo spirito di quel tipo di Horror. E la spiegazione, con tanto di titoli citati, voleva proprio mettere in luce che Giada non è un ibrido indeciso, ma un prodotto che riprende quello spirito di racconto horror tipico di quella cinematografia.
Sirito, non citazione. Giada ha una vita a se stante. E qui andiamo al secondo punto.
Hai ragione quando dici che cinema e fumetto hanno dei linguaggi e dei tempi di fruizione totalmente diversi. E forse Giada “risente” un po’ di questa cosa, essendo proprio un esperimento di quel tipo. Diciamo che quello che abbiamo intenzione di fare è, aggiustando il tiro, creare il giusto equilibrio tra i due linguaggi, e saranno poi i lettori a darci torto o ragione. O a darci fuoco.

Ho sempre trovato molto difficile raccontare a fumetti horror che funzionano. Quelli più riusciti sono, a mio avviso, i fumetti che hanno posto l’accento soprattutto sull’aspetto psicologico e simbolico (reputo che alcune storie di Swamp Thing di Alan Moore siano inarrivabili in questo senso, così come certe vecchie storie EC Comics). Al contrario, l’horror di recente pubblicazione (torno a guardare agli USA) mi sembra troppo spettacolarizzato, banalizzato, ridotto alle implicazioni principalmente adrenaliniche e spettacolari. Credo che Giada risenta di questi stessi limiti. Perché è così difficile tracciare una nuova strada nel fumetto horror?
FS, MR, MC (parlando contemporaneamente!) – Per quanto riguarda il simbolico, ti rimandiamo alle domande precedenti: non esiste horror che non sia simbolo di un momento storico-sociale.L’horror è simbolo. La spettacolarizzazione dell’horror non necessariamente si deve tradurre in banalizzazione. Anzi, noi diremmo che approcciarsi così ad un genere tanto vasto nei suoi diversi linguaggi sia sbagliato.
Andando alla radice, le favole dei Grimm erano molto diverse tra di loro: si passava agevolmente da una violenza di atmosfera ad una violenza molto fisica. Ad esempio le sorelle di Cenerentola si tagliavano pezzi di dita per calzare la scarpetta di vetro, e gli autori si soffermano non poco sul particolare del sangue che inonda la scarpa.
E lo stesso vale per l’horror.
Rosemary’s Baby è completamente diverso da Evil Dead. Così come l’Esorcista nulla ha a che spartire con Gremlins o con L’Armata delle Tenebre. Eppure sono tutti horror e, senza dubbio, tutti dei capolavori.
La definizione di horror banale cucita addosso a film come quelli di Raimi solo perché c’é una fortissima spettacolarizzazione che sfocia addirittura nell’action-cartoon ci sembra quanto meno inappropriata. Il problema è che ad un certo punto l’horror non poteva più far paura. Perché l’ingenuità era bella che morta in una realtà che faceva molta più paura. E così l’ingenuità, dal pubblico si è trasferita sullo schermo, grondante di sangue e mostri assurdi, e raccontata dall’ironia e da un dinamismo vorticoso e musicale, gli anni ’80, l’horror migliore.
Quindi noi non diremmo che Giada “risenta” di questi limiti. Giada è figlia di questo modo di raccontare l’horror.

Certo, pero’ ancora spostate il piano dagli elementi fumettisti a quelli cinematografici. Come vedete la new wave horror che sta impazzando nel fumetto statunitense degli ultimi anni? Penso al “fenomeno” Steve Niles, a un horror di taglio sociologico come The Walking Dead di Kirkman, oppure a quello strano caso di ibrido narrativo che è Girls dei fratelli Luna. è una scena che state seguendo, che conoscete? Cosa ne pensate?
MR – Non ne penso moltissimo perché a parte Kirkman, non conosco. E prendendo proprio da esempio Kirkman.
Parli di taglio sociologico. Ti abbiamo spiegato che l’horror è sempre sociologico.A più livelli (di relazioni interpersonali e intercomunitarie). Quindi non sembra (senza ripetere che Giada è un esperimento di questo tipo) che l’horror, sia esso su carta o su pellicola, cambi di molto il suo valore.
Kirkman non ha inventato nulla per chi conosce i film che noi citiamo. Anzi. Diciamo pure che Kirkman (che stimiamo) non ha inventato nulla nemmeno in Invincibile. Voi (e anche noi… inutile negarlo) siamo tutti li a sbavare per ‘sta roba solo perché c’abbiamo bene in testa sia la Justice League sia gli Incredibili. E questo non è un limite… anzi.
é per dire che forse dovremmo un attimo rivedere il concetto di “geniale” e “originale” perché troppo poco spesso lo si identifica con il termine “onesto”. E comunque Invincible è una figata.
Giada non è assolutamente originale negli intenti. Ma è fruibile di per sé pur riproponendo uno spirito che sta sparendo, e lo impianta su una vicenda nuova. Che è a lunga gittata. E comunque ripeto, a noi è sembrato di creare qualcosa di onesto e, seppur lineare, divertente e pieno di suggestioni e spunti. Poi staremo a vedere. Vedremo i lettori cosa diranno.
Abbiamo già detto che Invincible è una figata?

Che spazio c’é, oggi in Italia, per una storia come Giada? Che esigenza volete raccogliere tra i lettori? (é una domanda che non tutti gli autori si pongono, ma che, allo stato attuale del mercato e per un prodotto come Giada, reputo non secondaria).
FS, MR, MC (sempre parlando contemporaneamente, per spiazzare l’intervistatore) – Cacchio! A conferma della tua supposizione, è una domanda che non ci siamo posti. Ci piacerebbe che un numero sempre più grande di lettori si affezionasse a Giada e si riavvicinasse a tutto un periodo cinematografico che si sta perdendo, fatto di idee geniali e di una forza immaginifica che ora non esiste più.

Il ritorno all’horror degli ultimi anni, nel cinema come nel fumetto (soprattutto statunitense), a cosa è dovuto secondo voi?
FS, MR, MC – Essendo l’horror, come già detto, strettamente legato alla società e alla percezione che si ha di essa in rapporto con il periodo storico, pensiamo che il ritorno sia dovuto ai grossi cambiamenti che il mondo ha subito negli ultimi dieci anni.
Pensiamo all’incremento della presenza della tecnologia nelle nostre vite, rappresentato al cinema da un intero filone di film horror, soprattutto asiatico, che ha messo in scena l’incubo della nostra dipendenza da cellulari e reti informatiche sulle cui conseguenze sappiamo ancora troppo poco.Più in generale l’inesistente horror di questi anni è rappresentato dai remake dei grandi film del passato, privati dell’ironia e della esagerazione fantastica che li aveva resi grandi, sostituiti da un eccesso morboso per la tortura e la violenza. Pensiamo a film come Saw o come Hostel.Oppure remake inutili ed insensati come quello di Non Aprite Quella Porta.
Questa nuova corrente fatta di remake probabilmente è la traduzione di una società che di fronte ad un futuro completamente incerto, a causa di terrorismo e fantasmi batteriologici, si rifugia nel ricordo piuttosto che nell’immaginazione (come invece avveniva negli horror sfrenatamente estetici eppure profondi degli ottanta cui Giada fa riferimento), ma facendo in questo modo, non fa altro che nascondersi in un ricordo fortemente contaminato dalla disillusione e dallo smarrimento della situazione attuale.
Per questo rimane solo la violenza fine a se stessa. C’é tutto un background immaginifico che è stato cancellato. Quella attuale è un estetica vuota finalizzata a mostrare l’esagerazione, l’oltre, il morboso nella sua accezione più semplicistica. Non c’é altro oltre alle budella sul pavimento.
E ritornando alle domande precedenti, non pensiamo che Giada sia gratuita. è semplice, lineare e diretta, proprio come i vecchi film degli anni ’80 di cui stiamo tanto parlando. è un estetica che serve a raccontare, trasfigurandola fisicamente e narrativamente, la crescita di un individuo.
Se a Giada viene strappato il ventre dal ragazzo dei suoi sogni che diventa un mostro mentre lei è inondata dal sangue… quello che viene messo in scena è la perdita della verginità dell’ideale (amoroso) stuprato dall’orrenda (e disincantata) realtà.
Quante notti insonni avete perso dietro la ragazza dei vostri sogni per poi scoprire che era una becera bugiarda che se la faceva col vostro migliore amico? Come stava il vostro sogno dopo la scoperta? Come stavate voi? Chi eravate voi? Avevate un paio di certezze? Poi siete usciti dalla vostra testa e… Benvenuti nel mondo reale. Benvenuti nell’incubo.
Troppo cerebrale? Non ci sembra.
Se sapete leggere i vecchi film, saprete leggere anche Giada. Altrimenti vivrete comunque un avventura semplice, ritmata e divertente. O magari vi avvicinerete a nuove chiavi di lettura, e riguardando L’armata Delle Tenebre vedrete una storia epica dove l’ignorante si fa eroe; di un Ulisse causa e soluzione dei suoi mali che ha come sua qualità la stessa prepotenza che lo ha messo nei guai piuttosto che la saggezza o la furbizia, ci vedrete la cultura del vecchio cinema in stop motion di Ray Harryhausen animato dai tre marmittoni.
E pensare che è un film liquidato da qualcuno come una ” parodia ” o ” grottesco”.
Giada inizia parlando della perdita della verginità. Lei è a terra squarciata. Aprire gli occhi sulla realtà fa paura a quella età. Fa paura anche adesso. Figuriamoci come la vive una diciottenne.Altro che film horror e mostri aberranti!
Comunque, è un genere che ciclicamente torna a far parlare di sé, alimentato dagli spettatori di ieri che ora sono diventati registi e dal fascino invincibile che certi temi hanno sul nostro immaginario. Morte, dolore, esoterismo, buio, angoscia e tutto quello che si annida dietro le nostre vite e che giorno dopo giorno si insidia fra le nostre sicurezze.

Posso chiedervi che tipo di accordi editoriali avete preso? Più che entrare nel particolare (in termini economici) mi interessa capire quali prospettive offre un piccolo, nuovo editore, per autori come voi che hanno, nel fumetto come nel cinema, una storia professionale già consolidata.
FS, MR, MC – Per noi, lavorare assieme come un rock band è una bellissima esperienza. Come ti dicevamo, siamo amici da anni e ti puoi immaginare quante serate abbiamo passato a raccontarci di fumetti che ci sarebbe piaciuto fare assieme. Giada è la conseguenza, magari non così diretta, di quelle serate. Ci stiamo divertendo, e senza sottostimare la situazione, anzi, si sa che il divertimento è una cosa seria.
Crediamo che l’Arcadia possa crescere, come editore, magari anche con il nostro aiuto. C’é una bella energia. Un sano entusiasmo e molta voglia di fare le cose.

Avete in programma altre collaborazioni con Arcadia?
FS, MR, MC – Per ora Giada raccoglie tutte le nostre attenzioni. Idee per altre cose ce ne sono; vedremo più avanti. Intanto ogni occasione è buona per ringraziare Mario e Max.

Riferimenti:
Edizioni Arcadia: www.edizioniarcadia.com

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