Sangue e ghiaccio: l’inferno ai tempi di Napoleone

L’esordio su "Le Storie" di Tito Faraci e Pasquale Frisenda avviene con la campagna napoleonica di Russia vissuta fra Apocalypse now e Blair Witch Project.

Sangue e ghiaccio: l’inferno ai tempi di NapoleoneDicembre 1812, campagna di Russia: la potente armata napoleonica, costretta a fare i conti con le insidie della tattica della terra bruciata messa in atto dall’esercito dello Zar, è ormai decimata dal freddo e dalla fame, nonché ridotta a quella condizione di abbrutimento propria di chi vive per mesi a stretto contatto con la morte. Uno sparuto quanto eterogeneo gruppo di soldati francesi, avverso all’idea di arrendersi a un apparentemente ineluttabile destino, parte alla ricerca di un’improbabile salvezza, annunciata da un salvifico miraggio di calore e celata fra le bianche distese dell’implacabile inverno russo. Fra essi il giovane caporale Ecrienne, un tempo scrittore, si riserva il ruolo di narratore della storia.
È questo l’incipit di Sangue e ghiaccio, opera d’esordio di e – nei panni rispettivamente di sceneggiatore e disegnatore – all’interno della collana .

Il bello di una collana come Le Storie è che permette ai suoi autori, liberi dai vincoli della serialità imposta dai personaggi classici della Bonelli, di sperimentare diverse forme di linguaggio fumettistico: Faraci e Frisenda sfruttano fino in fondo tale possibilità. Sia sul piano della scrittura sia su quello grafico infatti, i due veterani del fumetto italiano propongono anche una straniante messa in scena del processo di stesura dell’intreccio fondamentale al fine del racconto, centrando in pieno quell’obiettivo che la collana stessa si era prefissata sin dal suo lancio.

Sangue e ghiaccio: l’inferno ai tempi di Napoleone

Quello del viaggio dei soldati – lontani dai campi di battaglia di una guerra che rimane sullo sfondo, persi fra allucinazioni e rischi concreti quanto misteriosi – è un tema già ampiamente affrontato nella letteratura così come nella cinematografia (basti pensare al capolavoro Apocalypse now), nonché in alcuni precedenti numeri de Le Storie (La pattuglia, L’ultima trincea); Faraci e Frisenda tuttavia non hanno paura di spingere fino in fondo l’acceleratore, catapultando i loro protagonisti all’interno di una vicenda dai tratti pesantemente fantastici e grotteschi, in quello che inizialmente si presenta come un tipico racconto storico ma che poi giunge progressivamente a un epilogo che si distacca dalle convenzioni del genere e che, grazie all’atmosfera creata all’interno del racconto, risulta perfettamente coerente e apprezzabile.

Un eccellente lavoro per l’immersione in tale atmosfera è svolto da Frisenda: l’intero albo è quasi interamente dominato da un tratto a mezzetinte dal piglio fortemente onirico, mentre un taglio più classico è invece riservato alle pagine raffiguranti l’interrogatorio del protagonista. L’effetto è di catapultare il lettore in vicende delle quali è difficile definire o decidere il livello di realtà: se siano cioè inventate di sana pianta dal protagonista, suoi sogni, allucinazioni, o chissà cos’altro. Aiuta il particolare uso del colore: presente solo il rosso che, inizialmente utilizzato solo per evidenziare particolari come il sangue o il fuoco, aumenta la sua presenza di pagina in pagina risultando sempre più invasivo e preponderante sul bianco e nero, andando di pari passo con la perdita nell’irreale dei personaggi.

Sangue e ghiaccio: l’inferno ai tempi di Napoleone

Come già detto, a vestire i panni del protagonista è uno scrittore: questo dà modo a Faraci di dare vita ad un interessante gioco metaletterario, coinvolgente il processo di stesura di una storia nonché la forma mentis del suo autore, desideroso sì di raccontare ma timoroso del feedback di un pubblico sempre più esigente, pronto a criticare aspramente la sua opera quando questa non risulta per lui soddisfacente. È un non meglio precisato giudice – impegnato nell’interrogatorio del protagonista – che si incarica di farsi portavoce, all’interno della storia, delle obiezioni che potrebbero sorgere in chi immerso nella lettura dell’albo; a tali puntualizzazioni controbatte il protagonista, a sua volta “voce” di Faraci, che ironicamente mette così in luce le difficoltà del suo mestiere.

Sangue e ghiaccio è, in definitiva, uno dei numeri più originali e apprezzabili dell’intera collana.

Abbiamo parlato di:
Le Storie #47 – Sangue e ghiaccio
Tito Faraci, Pasquale Frisenda
, agosto 2016
114 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,80 €
ISSN: 977228100800660046

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