Roman Muradov, spunti per la comunicazione visiva

Partendo dalle risposte di Roman Muradov, intervistato da Martina Caschera, abbiamo evidenziato alcuni concetti propri della comunicazione visiva.

Roman Muradov è un giovane illustratore e fumettista russo, che da qualche tempo vive a San Francisco e che in questi anni ha lavorato per le riviste statunitensi più prestigiose (tra queste, New Yorker, New York Times e Vogue). Invitato a partecipare al BilBOlbul 2014, Roman ha esposto molte sue tavole in una mostra ben curata, presso la pasticceria-libreria Zoo. Inoltre, per l’evento bolognese, l’autore ha proposto un workshop “per esplorare i confini del linguaggio fumetto” e ha collaborato con il gruppo Teiera alla realizzazione di un volume autoprodotto on-the-spot, Limbos.

Roman Muradov, spunti per la comunicazione visiva
Roman Muradov, tavola per l’albo a fumetti “(In A Sense) Lost & Found”

Martina Caschera lo ha intervistato per Lo Spazio Bianco nel gennaio 2015 e prendendo spunto dalle sue risposte, ho evidenziato alcuni concetti propri della comunicazione visiva. 

Roman Muradov si discosta un po’ dal tipico approccio occidentale al lavoro di un artista visivo. Martina lo ha descritto come eclettico, dotato di una personalità particolare, un grande senso dell’ironia, sogni inaspettati e una visione artistico-letteraria molto personale, che ben si sposano con la sua cultura di origine, aggiungo io.

Facciamo un piccolo passo indietro osservando l’opera di Chagall e Kandinskij, due grandi pittori russi del XX secolo, giusto per inquadrare il possibile immaginario di riferimento di Roman.

Roman Muradov, spunti per la comunicazione visiva
Marc Chagall, “Il compleanno” 1915
Roman Muradov, spunti per la comunicazione visiva
Vasilij Kandinskij, “Giallo, rosso, blu” 1925

L’illustrazione ha uno scopo, mentre il fumetto no. Questa scissione è applicabile a tutta la mia produzione.

Secondo alcuni è il tipo di narrazione a differenziare l’illustrazione dal fumetto: la prima deve condensare più concetti in una sola immagine, mentre nel secondo è sequenziale.

L’illustrazione è una rappresentazione visiva usata generalmente in editoria per rappresentare un testo scritto o per descriverlo visivamente, ma può essere anche decorativa o usata in pubblicità e come base per storyboard di film e animazioni. Il fumetto è un linguaggio costituito da più codici, tra i quali si distinguono principalmente il testo e l’immagine, che insieme generano una temporalità. È utilizzato in larga parte a fini narrativi e illustrativi, ma non solo.

Hugo Pratt definiva il fumetto come “letteratura disegnata”, mentre Will Eisner usava l’espressione “arte sequenziale”.

Di solito della storia conosco l’inizio e la fine, oppure non ho né un inizio né una fine. Con i disegni è lo stesso, a volte la prima cosa funziona e basta, a volte ci metto ore a trovare il giusto aspetto.

Credo che lo stile sia sostanza, la parola “estetica” suggerisce un apprezzamento esclusivamente visuale. Per me, lo stile non è l’aspetto ma la teoria e il concept dietro l’aspetto, così come in moltissimi romanzi modernisti il linguaggio e lo stile sono più importanti della trama.

Prima di affermarsi, pensare a se stessi come artisti può essere un grosso ostacolo. Come ha scritto Alessandro Gottardo, in arte Shout, un bel giorno il confine tra illustrazione ed arte può farsi più sottile, ma non è il caso di complicarsi la vita fin dall’inizio.

Il libro di James Joyce “Gente di Dublino” edito da Penguin contiene già tutto l’immaginario, perciò perché qualcuno dovrebbe volerlo illustrare? Di certo quando mi è stato assegnato il compito, non avrei mai potuto rifiutarmi, ma ho lottato contro la sensazione di fare un torto al mio autore preferito. E, per gli autori che non sono Joyce è sempre un piacere avere un incarico di tipo letterario, Il processo è più simile alla critica visuale che all’illustrazione, un tentativo di riuscire a comprendere meglio il testo, e quando le persone mi dicono che hanno comprato e amato il libro dopo aver visto la mia copertina, questo mi scalda davvero tanto il cuore.

Roman Muradov, spunti per la comunicazione visiva
Roman Muradov, illustrazione per la copertina del libro “Dubliners”
Roman Muradov, spunti per la comunicazione visiva
Roman Muradov, design per la copertina del libro “Dubliners”

Ci sono ambiti in cui l’arte ha una funzione prevalentemente commerciale, ovvero di promuovere il prodotto visualizzato, ma può averla anche estetica, ed essere artisticamente collegata al prodotto promosso.

Questo passaggio è particolarmente interessante, perché la figura del cover artist, non solo in ambito letterario ma anche musicale, cinematografico e videoludico, rimane particolarmente apprezzato, in Italia e nel resto del mondo.

Non definirei il mio stile “romantico”, in effetti io provo ad essere più freddo e distaccato possibile, attenendomi ai dettami di T. S. Eliot. Definirei il mio lavoro “intimo” e “introspettivo”. Un critico ha descritto una volta il mio lavoro come “bizzarramente di cuore”.

Il porsi dei limiti e distanziarsi volontariamente dall’espressione di sé ha incoraggiato ciascuno ad avere idee davvero originali che alla fine non sembravano nemmeno lontanamente forzate o frutto di una limitazione. Il workshop di Bologna ha confermato la mia idea sulla natura del processo creativo e ha dato modo agli studenti di esplorare aree alle quali di solito non si avvicinano.

Roman Muradov, spunti per la comunicazione visiva
Roman Muradov, Doodles pt. 4

Alcune delle risposte di Roman Muradov sono quelle di un artista che esprime se stesso attraverso l’immagine, altre sono quelle di un professionista. Un illustratore è pagato per quello che fa e per il servizio che offre. Non dimentichiamo che la concorrenza è alta e deludere un committente significa correre il rischio di non essere richiamati.

Yellow Zine raccoglie i miei lavori più sperimentali, spesso non sono nemmeno fumetti, piuttosto esperimenti di stile, poemi visuali e storielle. Di solito è la mia materia preferita, dal momento che giocosità e umorismo in queste assumono una posizione centrale e non devo rispondere a nessun direttore o direttore artistico che potrebbe voler abbassare la carica provocatoria dei giochi di parole o adottare un immaginario meno astratto.
Non ho alcuna intenzione di fare di queste riviste una fonte di guadagno in ogni caso, per questo sono stampate in piccole quantità e distribuite direttamente alla gente a cui già piaccio abbastanza.

Roman Muradov, spunti per la comunicazione visiva
Roman Muradov, lavori sperimentali per “Yellow Zine 5”

Gli editori sono liberi di rifiutare tutto ciò che non ritengono interessante e nel mestiere di illustratore si offrono la propria mano e le proprie idee: parliamo quindi di un rapporto di scambio commerciale. 

Sperimentare è sempre un bene, oppure può esserlo anche essere editori di sé stessi, così come curare progetti editoriali altrui.

Sto lavorando a un nuovo libro da un tempo ridicolmente lungo e non ne ho disegnato nemmeno una pagina, ci son solo scritti, una marea di bozze. Sono attaccato all’idea duchampiana del ritardo, infatti, il fatto di dare alle idee moltissimo tempo per svilupparsi passivamente per me ha un suo senso. Io vedo le mie passeggiate e i miei sogni come una parte essenziale del processo creativo, probabilmente molto più importante del disegnare e dello scrivere.

Citando Davide Cali, uno dei buoni motivi per non fare l’illustratore è cadere nella trappola del “Vorrei fare un libro a modo mio, senza avere limiti di tempo. Vorrei avere tutta la libertà che voglio”. Per la maggior parte di noi è difficile trovare qualcuno disposto ad investire su un nuovo progetto editoriale, senza averne in mano uno definitivo. La mia non vuole essere una critica, ma solo un punto di vista personale.

L’intervista originale è di Martina Caschera

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