Ritorno sulla Terra: intervista a Emiliano Mammucari

Uno shōnen bonelliano che parla di utopia e di (letale) speranza: questo è "Orfani: Terra" dalle parole del suo creatore Emiliano Mammucari. Illustrazione di Emiliano Mammucari
Ritorno sulla Terra: intervista a Emiliano Mammucari
Foto di Flavio Mancinelli

 inizia a fare fumetti nel 1998, esordendo con un graphic novel dal titolo “Povero Pinocchio“, edito da Montego, casa editrice che ha contribuito a creare. In seguito, tra le altre cose, ha realizzato il primo numero di “John Doe” (Eura editoriale), per poi iniziare la collaborazione con la nella scuderia di Napoleone e, successivamente, in quella di Jan Dix. Realizza tutte le copertine della mini-serie Caravan (2009), di cui disegna anche un intero albo, pubblicato nel 2010. Nell’ottobre del 2013 porta in edicola la prima serie mensile a colori della Sergio Bonelli Editore,  (creata con lo sceneggiatore Roberto Recchioni), della quale illustra il numero 1, il 12, e il numero 1 di : Ringo, serie di cui è anche copertinista. Nel 2011 ha pubblicato il libro “Lezioni spirituali per giovani fumettari“. Nel 2017 debutta come sceneggiatore per , la quinta stagione di Orfani. Sta inoltre lavorando a Nero serie di prossima uscita, da lui ideata per la Sergio Bonelli Editore.

Con Lezioni spirituali per giovani fumettari avevi già dimostrato di saper scrivere e molto bene. Adesso Orfani: Terra ti mette in “prima linea” nella veste di sceneggiatore dopo il lavoro sottotraccia nella creazione della serie. Perché questo passo e da quanto tempo meditavi di farlo?
Ho sempre amato scrivere, ma sono cresciuto in mezzo a gente più brava di me e allora fai come quando formi una band: uno è il cantante, uno prende la chitarra, chi suona meno bene di solito finisce al basso. A me disegnare veniva facile, quindi ho fatto il disegnatore. Il passaggio alla sceneggiatura non è una scelta premeditata. In questi ultimi anni, lavorando a Orfani, ho avuto modo di affrontare la fase di character design e ho scoperto che viene meglio se immagini una storia dietro a un viso. Tanti personaggi, tante storie, il resto è arrivato in modo naturale.

Cosa ti ha spinto come prima esperienza da sceneggiatore a lasciare i disegni ad altri, piuttosto che realizzare storie come autore unico?
Mica è tanto vero che lascio i pennelli ad altri così pacificamente… ne sanno qualcosa Avallone, Genovese e Cremona, i disegnatori della serie. All’inizio non riuscivo a non metter becco su scelte che sono competenza assoluta di chi ha la tavola sottomano. Sto imparando a “limitarmi”: è piuttosto facile perché Alessio, Luca e Matteo sono tre fuoriclasse. Nove volte su dieci le loro proposte sono più raffinate delle mie.

Che difficoltà hai incontrato, quali consigli ti sono stati utili?
Il linguaggio. Il parlato dei fumetti è una specie di esperanto artificioso, difficile da padroneggiare.

Per lavorare ai testi di questa quinta stagione insieme a tuo fratello Matteo, Giovanni Masi e Mauro Uzzeo avete utilizzato un metodo di lavoro particolare, allestendo una sorta di “writers’ room”. In che modo vi siete suddivisi i compiti e come vi siete integrati per le varie fasi di lavorazione? In cosa ritieni abbia influito questo modo di lavorare alle storie?
Mimiamo le scene, recitiamo le battute (rigorosamente in romanesco, perdendo ore a cercare di riportare in italiano espressioni intraducibili). Comincio a capire perché Luciano Vincenzoni raccontava che lui, Sergio Leone e Sergio Donati scrivevano le battute di Per un pugno di dollari in romanesco: non c’è alcun altro modo di scrivere una storia d’avventura.

Per questi tre albi hai realizzato e fornito ai disegnatori anche del materiale visivo su cui lavorare o hai lasciato a loro la definizione del setting e dei model sheet?
Personalmente ho creato i due protagonisti principali, Cain e Max. Tutto il resto è stato creato di concerto.

Ritorno sulla Terra: intervista a Emiliano Mammucari
Tavola di Alessio Avallone. Colori di Giovanna Niro

La storia di Orfani: Terra era nel progetto fin dall’inizio o è nata solo in seguito?
Nel primo numero di Orfani prima stagione uno dei ragazzini dice “ho sentito dire che gli Stati Uniti sono ancora tutti interi“.
C’è sempre un posto dove uno crede di star meglio, una America da qualche parte. Ma è davvero così per chi ci vive, in America? Qual è la loro utopia?
Ho immaginato che, con lo spostamento dell’asse terrestre in seguito alle esplosioni, quella che era una delle zone più ambite della terra è diventata la parte sbagliata del mondo. I nostri protagonisti vorrebbero fuggire, ma sono intrappolati dal “Muro della vergogna”, lo stesso che oggi impedisce ai messicani di raggiungere gli Stati Uniti.

Ogni stagione di Orfani affronta generi diversi di fantascienza, offrendoci uno spaccato differente dell’universo narrativo da voi ideato. Su cosa vi siete concentrati per la quinta stagione?
Nella mia testa Orfani: Terra è uno shōnen. Ha la forma di un fumetto italiano (io amo la gabbia Bonelli, è uno strumento formidabile) ma per tempi di lettura, meccaniche di costruzione del gruppo, sviluppo orizzontale della trama, ho cercato quel tipo di impronta.

In Orfani emergono, più o meno evidenti, spunti di riflessione sulla società e la politica, si è parlato di manipolazione del potere, di ribellione e terrorismo, di profughi e del business malato che ne approfitta. Quali sono i messaggi tra le righe di questa miniserie?
La speranza. In un mondo così incattivito la speranza è un lusso letale. Se sali su un barcone e rischi di morire affogato non è perché speri in una vita migliore, ma perché sei disperato.
Ho letto una frase di un nazista, direttore di Aushwitz, che mi ha fatto riflettere. Diceva che i più grandi deterrenti alla rivolta e alla fuga sono due: la famiglia e la speranza.
Se vivi nella convinzione che domani tutto andrà meglio, non lotti.

Da copertinista, cosa provi ad avere una “guest star” come Gipi alle copertine?
Tutti noi abbiamo dei “filtri” tra l’urgenza creativa e la capacità effettiva di comunicare. Gipi, tra gli artisti che conosco, è quello con i filtri meno spessi. Ha una sensibilità enorme e il dono, raro, di rappresentarla quasi nella sua interezza. E poi è così evocativo da far passare in secondo piano che tecnicamente è un mostro. Sto imparando tanto da lui.

Ultima domanda. Dopo questa miniserie attendiamo anche Nero, serie a colori che avevi annunciato qualche tempo fa. Come sta procedendo e quando potremo leggerla?
La storia di Nero è scritta quasi integralmente (anche questa a quattro mani con mio fratello Matteo). Una volta chiuso Orfani: Terra devo finire di disegnare una storia (meravigliosa) di Tiziano Sclavi e poi torno a pieno regime sul mio guerriero Arabo.

Grazie per aver risposto alle nostre domande Emiliano, in bocca al lupo per i tuoi progetti e speriamo di risentirci presto.

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