Il ritorno di Kriminal: intervista a Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Onofrio Catacchio

Il re del delitto ideato da Max Bunker torna con una nuova serie per Mondadori Comics. Ce ne parlano Matteo Casali, Giuseppe “Cammo” Camuncoli e Onofrio Catacchio, le tre menti...
Articolo aggiornato il 02/05/2016

è in procinto di tornare. Dopo un numero zero a colori e di grande formato, stampato in tiratura limitata in occasione del Lucca Comics & Games del novembre scorso e ora disponibile in formato digitale, è stata annunciata una nuova serie per il personaggio ideato da Max Bunker e portato al successo dai disegni del compianto Magnus. Per realizzarla sono stati coinvolti vari autori, coordinati da un terzetto definito “i tre K”: , Giuseppe “Cammo” Camuncoli e .

[Nota: purtroppo, a maggio 2016, dopo svariati mesi di silenzio durante i quali si sono susseguiti tante voci diverse, ha ufficialmente annunciato che il progetto Kriminal non vedrà mai la luce.]

Il ritorno di Kriminal: intervista a Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Onofrio Catacchio
Onofrio Catacchio, Matteo Casali e alla presentazione di Kriminal #0 a Lucca Comics & Games 2014.

Quale è stata la genesi dell’intero progetto Kriminal?
Giuseppe Camuncoli (GC):
Mondadori Comics e Max Bunker hanno stretto un accordo per il rilancio del personaggio e il direttore editoriale Luigi Belmonte mi ha coinvolto fin dalla prima ora per impostare, in veste di art director, la parte grafica della serie. Inizialmente erano coinvolti altri due sceneggiatori, Daniele Brolli e Riccardo Secchi, in seguito invece le strade si sono divise ma io sono rimasto a bordo e ho suggerito a Luigi di coinvolgere per i testi Matteo Casali e Onofrio Catacchio.

Siete stati lettori del Kriminal originale?
Matteo Casali (MC): Di riflesso, grazie alla collezione “di famiglia” (andata, ahimè, perduta!), dove avevo fatto la conoscenza del re del delitto. Ero sempre stato più intrigato dalle storie iperboliche di Kriminal che da quelle di Diabolik, che in casa trovavo molto meno. È stato poi attraverso Kriminal e, poco dopo, Alan Ford che ho conosciuto e imparato ad amare il maestro Magnus.
Onofrio Catacchio (OC): Io sono riuscito a leggere parecchi dei vecchi numeri perché le edicole e le bancarelle dell’usato erano piene di arretrati anche dopo la chiusura della serie regolare. All’epoca tutti leggevano Kriminal o, perlomeno, tutti sapevano che personaggio era e cosa raccontavano le sue storie. Da ragazzini lo si leggeva di nascosto in barba al “per adulti” che campeggiava in copertina.
GC: Sì, ma non da piccolo. Sono nato nel 1975 e, in casa, Kriminal non si trovava. Dal barbiere qualche Diabolik ogni tanto lo sfogliavo, ma niente da fare con il re del delitto. L’ho scoperto molto tardi, quando da aspirante disegnatore ho iniziato a documentarmi sui capisaldi della letteratura disegnata.

Il ritorno di Kriminal: intervista a Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Onofrio Catacchio
Cover di Kriminal #0

Quale scelta c’è dietro il “grande formato” del numero 0 rilasciato a Lucca C&G 2014 lo scorso novembre?
MC: Un’idea dirompente di Giacomo Callo, che ne ha fatto un “oggetto”, prima ancora che un fumetto. Come dico spesso, conosco persone che lo hanno incorniciato e appeso alla parete.
GC: Giacomo Callo era fin da subito stato coinvolto da Mondadori per il restyling grafico di serie, e già questa per me è stata una bella notizia, perché Giacomo Callo non si discute. Lavorarci poi insieme, e conoscerlo, è stata un’ulteriore bella soddisfazione. Con la sua proposta di fare uscire a Lucca il Numero Zero nel famigerato “formato Molok”, ci ha davvero sbalordito.

In che modo sono stati suddivisi i compiti nella realizzazione grafica del numero 0?
GC:
Mi sono occupato dei layout e Onofrio ha fatto quello che in America chiamano finisher, qualcosa di più dell’inchiostratore, dato che perfeziona e rifinisce il tratto abbozzato delle mie tavole. Avevamo già lavorato in questo modo, e il risultato è stato ancora una volta all’altezza delle mie aspettative. Il tratto di Onofrio, più morbido e classico del mio, stempera le mie spigolosità pur senza scadere nel classicheggiante.

Il bianco e nero della serie originale era uno dei segni distintivi del fumetto “nero” dell’epoca. Che cosa rappresenta invece per voi la scelta del colore?
OC: Il colore rappresenta una possibilità in più aggiunta alla regia della storia, perché privarsene? Il colore ci aiuta a narrare al meglio ciò che stiamo raccontando e noi ne sfruttiamo le potenzialità grazie al talento di Nicola Righi e del suo team. Aggiungo che oltre al valore espressivo, il colore è imprescindibile per quanto riguarda la pubblicazione all’estero del nuovo Kriminal.Il ritorno di Kriminal: intervista a Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Onofrio Catacchio

Quale sarà il formato e la cadenza della nuova serie?
MC: Se lo rivelo prima del tempo, sono un uomo morto.
GC: Il formato sarà quello della ristampa di Hammer (N.d.R. formato 423), sempre edita da Mondadori Comics, ma a colori. Di tutte le cover me ne occuperò io insieme al mio socio Francesco “Matt” Mattina, grazie al quale mi sento molto più sicuro nel seguire i passi di una leggenda come Luigi Corteggi.

Dopo il numero 1 realizzato dal Cammo, chi saranno gli altri disegnatori coinvolti nella serie?
GC: Non possiamo ancora rivelare nulla, ma tenete d’occhio il sito e la pagina Facebook di Mondadori Comics: proprio in questi giorni partirà la comunicazione relativa al team artistico della serie, e ogni settimana verrà rivelato un nome, e verrà pubblicato un suo omaggio a Kriminal (1) . Ne vedremo delle belle, credetemi! In qualità di art director della serie, devo dire che sono molto orgoglioso dei nomi che verranno annunciati. Ringrazio ognuno di loro per aver accettato questa sfida, e per aver reso questa serie così bella dal punto di vista della qualità grafica.

Max Bunker è noto per essere fortemente geloso dei suoi personaggi, come è stato il rapporto con lui, dall’ideazione alla realizzazione? Vi confrontate o vi siete confrontati spesso?
MC: Né Cammo, né Onofrio né io abbiamo ancora avuto un contatto diretto, ma Bunker ha approvato il soggetto di tutta la serie. I nostri rapporti, per ora, sono con Mondadori Comics e con Bunker attraverso la redazione.
GC: Personalmente, ma credo di parlare a nome di tutti noi “Tre K” (Katacchio, Kasali, Kamuncoli, come ci ha subito soprannominati Luigi Belmonte), spero di poterlo presto incontrare di persona. Ma già avere il suo supporto, e il suo benestare, è una soddisfazione enorme. Quando, poco prima di andare in stampa, abbiamo saputo che gli era piaciuto il Numero Zero, abbiamo aperto una bottiglia di quelle buone.
OC: Bunker ha seguito il lavoro che abbiamo fatto finora, almeno nelle linee generali. Se lo ha approvato probabilmente è perché ciò che abbiamo progettato è in linea con la sua concezione del personaggio e rifugge da recuperi nostalgici. Rappresenta uno sviluppo plausibile e apre la strada a nuove vicende che si muovono nel solco narrativo che ha contraddistinto la vita editoriale di Kriminal.

Il ritorno di Kriminal: intervista a Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Onofrio Catacchio

Kriminal è stato uno dei protagonisti del fumetto noir italiano, vero e proprio fenomeno sociale al tempo della sua nascita. Che cosa può avere ancora oggi di dirompente come personaggio?
MC:
È un personaggio che rappresenta una rottura. Oggi come allora, Anthony Logan/Kriminal è un personaggio che incarna perfettamente il lato oscuro dell’uomo, con la sua violenza e la sua ferocia e, allo stesso tempo, mette la società in cui si agita a confronto con le schifezze che nasconde sotto il tappeto. L’ipocrisia borghese degli anni ’60 è ancora attorno a noi, ha solo assunto molte forme diverse e in alcuni casi è così spudorata da sbatterti in faccia l’orrore, facendo finta che vada tutto bene.
OC: Kriminal è, per definizione, contro tutto e tutti. I tempi che viviamo richiedono personaggi di questo tipo per poterli raccontare adeguatamente. Nello specifico Logan, rispetto ad altri protagonisti del fumetto, è soggetto all’usura del tempo. Nella sua esistenza nulla gli è stato risparmiato. Eppure, inesorabilmente, si risolleva e riparte. In ciò che abbiamo raccontato nella serie, oltre a molto altro, c’è questo.

Il ritorno di Kriminal: intervista a Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Onofrio CatacchioUno degli aspetti più interessanti di Kriminal era l’elemento di rottura nei confronti di un certo tipo di moralismo e perbenismo, anche mediante una certa audacia nel rappresentare la violenza e il sesso. Come intendete calare tali aspetti nella realtà attuale?
MC: Credo possa rendere l’idea dire “levandoci i guanti e picchiando duro.” Parecchio duro, se me lo chiedi.
GC: Come ci viene dettato dalla situazione attuale, ben diversa a livello di concetto del pudore, rispetto a quando Kriminal veniva pubblicato. In questo devo fare un ulteriore applauso a Mondadori, che non ci ha imposto da questo punto di vista nessuna restrizione, se non quella auto-dettataci dal nostro buon senso e al tempo stesso dal nostro cattivo gusto.

Qual è il vostro approccio? Omaggio al personaggio? Attualizzazione del messaggio? Decontestualizzarne l’approccio?
MC: Il nostro Kriminal sarà un qualcosa di pensato per i lettori contemporanei, ma anche i “vecchi” appassionati avranno di che gioire: nessun reboot, nessuna reinvenzione. Si porta avanti, nel tentativo di rendere Kriminal un personaggio immerso (fino al collo) nei tempi agitati che stiamo vivendo.
OC: Riuniamo tutti i fili. Non trascuriamo gli anni trascorsi. Mettiamo in gioco nuovi personaggi in grado di ridare prospettiva a tutta la vicenda di Logan & Co. Raccontiamo storie ambientate ai giorni nostri. Dovete solo attendere appostati davanti all’edicola.

Kriminal nasce e ha successo senza mai rinnegare la sua natura di fumetto commerciale – anche i toni forti delle storie erano funzionali a creare notizia e interesse. Sotto questo punto di vista, il nuovo Kriminal sembra un progetto più ricercato. È così?
GC: Fin da subito, quando Matteo e Onofrio non erano ancora coinvolti nella cosiddetta “Operazione K”, si è deciso con Mondadori che aveva senso riprendere Kriminal, se questo avesse portato al raggiungimento di nuovi lettori. Senza che chi conosceva già il personaggio si sentisse tradito, oppure oltraggiato alla vista di un reboot o di una riscrittura totale o parziale della storia e delle gesta di Anthony Logan. Proprio per questo abbiamo poi cercato di fare un lavoro di fino che potesse piacere a una platea vasta di lettori, giovani e meno giovani, familiari o meno con il formato pocket a due vignette in bianco e nero, che poi si è decido di abbandonare. Mondadori Comics ha una potenza di fuoco a livello di expertise e di collaboratori (vedi appunto il fantomatico “caso di Callo” di cui parlavamo sopra), e non tutti tra l’altro appartenenti al mondo del fumetto, che applicare questi processi quasi da “pensiero laterale” al progettare una serie a fumetti ha per certi versi qualcosa di inebriante.
MC: Credo che toccherà ai lettori fare questo tipo di analisi a giochi fatti. Questa Prima Stagione (così la definiamo) andrà letta per intero per goderla appieno e coglierne le sfumature più particolari. Io, in genere, tendo a non preoccuparmi di “cosa penserà la gente”, piuttosto dedico tutto il mio impegno a scrivere al meglio la storia a cui lavoro. Il resto non sta a me dirlo. Di sicuro, chi conosce il mio lavoro come sceneggiatore sa che non prendo mai niente sottogamba e do il massimo perché abbia un’identità sua, pur rispettando il materiale originale – non importa si tratti di Batman o dei personaggi di Hugo Pratt.

Il ritorno di Kriminal: intervista a Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Onofrio Catacchio

Il numero zero cita la morte del commissario Patrick Milton. Come si ricollegheranno le nuove storie con la serie originale interrotta nel novembre 1974? Terrete conto anche dei vari tentativi di rilancio realizzati da Max Bunker nel corso degli anni?
MC: La “continuità” di Kriminal, per dirla all’americana, sarà rispettata a fondo. Niente retconning (altro anglicismo per cui chiedo scusa), per dirla chiaramente. Anzi, in un caso particolare, abbiamo trovato un modo a mio giudizio divertente per risolvere un problema generato da una particolare storia – non dirò quale, per ora – che spero saprà stupire i lettori.

Diabolik agisce a Clerville, città immaginaria. Kriminal opera a Londra, nel nostro mondo. Quanto la nostra attualità entrerà nelle storie?
MC: Molto. Più di quello che avrei voluto, nel senso che viviamo in tempi pericolosi e violenti, e tutto questo nel nostro Kriminal ci sarà. Non c’era altra scelta, in fondo, uno scrittore deve raccontare ciò che vive e conosce. E come dicevo, sono anni difficili, perfetti per un rinnovato re del delitto.

Il ritorno di Kriminal: intervista a Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Onofrio CatacchioChe influenza avranno prodotti contemporanei come le serie tv o le miniserie a fumetti nella strutturazione e nell’ideazione delle trame? Quanta continuità ci sarà tra i vari albi?
MC: Kriminal si leggerà come una serie televisiva. In più di un senso, ma è presto per parlarne. Il ritmo sarà elevato e i montaggi delle scene sempre serrati. Vogliamo prendere il lettore alla gola e non mollare la presa fino alla fine.

Scrivere per un pubblico più smaliziato deve essere certamente più difficile, al contempo a rileggere i vecchi Kriminal, viene da pensare che ci fosse più libertà di osare e cercare l’eccesso.
MC: Erano altri tempi. Per uno scrittore come me, cresciuto professionalmente a pane e Vertigo, il fumetto “adulto” è un dato di fatto. L’etichetta per “lettori maturi” della DC Comics mi ha affascinato fin dal suo esordio e ho trovato nelle mie corde le note giuste per lavorare con loro. La ricerca dell’eccesso non mi ha mai entusiasmato e trovo che oggi funzionerebbe diversamente, proprio perché il pubblico è più smaliziato e preparato. Di osare, invece, be’, quello non si dovrebbe mai smettere di farlo. Credo lo abbiamo fatto, anche se a modo nostro. Vedremo se altri la penseranno così.

Matteo e Cammo, dopo esservi confrontati con un grande del fumetto come Hugo Pratt (nella prosecuzione de Gli scorpioni del deserto), ora vi trovate a realizzare una serie portata al successo da altri due maestri del fumetto italiano come Bunker e Magnus: come affrontate tale peso?
MC: Con incoscienza, come faccio sempre. Ormai chi mi conosce me lo avrà già sentito dire, ma quando mi trovo davanti a un personaggio “grosso” su cui lavorare (Batman, Koïnsky, gli X-Men così come Kriminal), non avverto mai un peso vero e proprio. È più una sfida, difficile e intrigante, che mi piace sempre intraprendere a testa bassa. È un approccio che mi ha sempre aiutato a concentrarmi solo sulla storia, un modo in cui mi viene naturale iniziare, affrontare e portare a termine un lavoro. Forse è un difetto, ma è uno di quei difetti che sono contento di avere.
Il ritorno di Kriminal: intervista a Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Onofrio CatacchioGC: Con spalle larghe, sempre pronto a tutto. Ogni volta che si interpreta un personaggio, anche se si parte con le migliori intenzioni e il rispetto che per me è sacro verso il materiale e gli autori originali, c’è sempre una certa percentuale di rischio che deve essere tenuta in conto. Del resto, non è che disegnare Spider-Man comporti meno pressione, visto che sulle sue pagine si sono avvicendati fior fiore di disegnatori leggendari, e conosciuti del resto a livello mondiale. In questo, avere al mio fianco le chine di Onofrio, un autore per cui Magnus è una sorta di religione, mi fa lavorare con molta più serenità. Al tempo stesso, con Mondadori si è deciso fin da subito di impostare una serie che sia anche appetibile a nuovi lettori, e in tal senso si deve intendere ad esempio la scelta di cambio di formato, e dell’innesto del colore. Ed essendo anche l’art director della serie, questa responsabilità ovviamente va anche aldilà del mio “semplice” ruolo di disegnatore. Ma il feedback interno del team K, e la volontà comune di fare un buon lavoro, sono un’ulteriore conferma che stiamo andando in una giusta direzione. Che si riesca o no nel nostro intento, vorrei che fosse chiaro per tutti che stiamo cercando di fare del nostro meglio per riportare alla ribalta, e al posto che giustamente merita, un personaggio da troppo tempo assente dalle scene.

Magnus era un maestro, oltre che nel segno, nel trovare trucchi ed escamotage per disegnare più pagine e puntare all’effetto scenico, anche a scapito di attenzione alla correttezza e alla pulizia del disegno. Sfogliando, pensavo che oggi non gli sarebbe perdonato questo approccio, nemmeno a lui. Quindi, dal lato del segno e della costruzione delle tavole e delle vignette, come vi siete posti?
OC: Sia in fase di scrittura che di realizzazione visuale non ci siamo posti il problema del confronto con la serie originale. Matteo, Cammo ed io abbiamo una serie di esperienze alle spalle e abbiamo deciso di impegnarle in questa prova unendole alla passione per il personaggio. Abbiamo fatto ciò che sappiamo fare e abbiamo cercato di farlo al meglio, come sempre. Naturalmente l’opportunità di lavorare su Kriminal ha moltiplicato esponenzialmente l’entusiasmo e, a giudicare dalle tavole che ci arrivano dagli artisti chiamati a realizzare gli episodi della serie, questa mistura ha funzionato per tutto il team.

 

Intervista condotta via mail nel mese di febbraio 2015.


Note:
  1. Al tempo della stesura di questa intervista è stato annunciato che tra i disegnatori coinvolti ci saranno anche Andrea Accardi e Werther Dell’Edera. 

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