Ritmo lento in fondo al mare, un viaggio onirico negli abissi

Valerio Pastore e Isabella Capozzi reinterpretano la Canzone a manovella di Vinicio Capossela, raccontando l’amore e la passione con poesia e ironia.

Ritmo lento in fondo al mare, un viaggio onirico negli abissiTraendo libera ispirazione dalla Canzone a Manovella di Vinicio Capossela, Valerio Pastore esplora le luci e le ombre di un amore impossibile ed estremo senza trascurare quell’ironia di cui il visionario cantautore ha caratterizzato il testo di questa ballata.

Il capitano di una baleniera, spossato dal viaggio in mare e confuso dai fiumi di rum che si consumano a bordo, viene salvato dall’annegamento da una sensuale ed enigmatica sirena, di cui si innamora fino a sfiorare la pazzia.

I testi della poetessa pugliese Isabella Capozzi aiutano il lettore a immergersi lentamente nel clima onirico di questa fiaba dal sapore antico, che Pastore dissemina di immagini dal grande potenziale erotico così come di sfumature inquietanti, sopratutto quando si tratta di raffigurare i membri della ciurma del capitano.

Le ampie, corpose campiture nere rendono efficacemente l’inquietudine spirituale del protagonista, e gli abissi marini inesplorati in cui si immerge per ricongiungersi alla donna amata, sfuggente e crudele.

La canzone di Capossela ispira l’immaginazione degli autori, ma trova un riferimento preciso solo nell’immagine del “palombaro con la sua tuta da calamaro”, ripresa nella copertina colorata da Enrico Rollo. Il solo evocare il brano, anziché riproporlo in forma illustrata, però, valorizza il lavoro di interpretazione – e potremmo dire di riscrittura – di Capozzi.

Pastore mostra di possedere un tratto riconoscibile e molto personale, già utilizzato nel precedente Creature dal crepuscolo della percezione, che raggiunge il suo punto più alto nella rappresentazione di figure grottesche come quelle dei marinai e di scene cariche di realistici dettagli come quelle dei fondali marini. Non mancano però alcune esitazioni che coinvolgono gli aspetti più strettamente anatomici, come la rigidità di alcuni gesti che compromette la plasticità e la naturalezza dei movimenti dei personaggi.

Ritmo lento in fondo al mare, un viaggio onirico negli abissi

Non senza palesi e volontari riferimenti alla letteratura di Melville e Hemingway, di Joyce e ovviamente di Omero, Ritmo lento in fondo al mare utilizza la vecchia metafora del marinaio invaghito di una sirena per riflettere sulla potenza dell’amore e sulla inconcepibile necessità di spingere allo stremo passioni tossiche che divorano e annullano ogni forma di lucidità. L’opera riesce in questo suo compito con piacevole scorrevolezza e con momenti di straniante ironia, accompagnando chi legge verso un finale prevedibile ma carico di lucido realismo.

Abbiamo parlato di:
Ritmo lento in fondo al mare
Valerio Pastore, Isabella Capozzi
HyppoStyle, novembre 2015
80 pagine, brossurato, bianco e nero – 9,90 €

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio