Richard McGuire sulla genesi e le tematiche presenti in Qui

Al Salone del Libro di Torino, insieme a Walter Siti e Tiziana Lo Porto, Richard McGuire ha presentato Qui, il suo ultimo lavoro edito da Rizzoli Lizard.

È innegabile che l’edizione appena trascorsa del Salone internazionale del Libro di Torino sia tornata a dare al Fumetto la dignità che gli spetta, non come arte minore ma come preciso filone letterario, quello della narrativa per immagini. In tal senso, uno degli incontri più attesi  e interessanti è stato quello del 16 maggio con , che insieme a Walter Siti e Tiziana Lo Porto ha presentato il suo ultimo lavoro, Qui, edito per l’Italia da

Richard McGuire sulla genesi e le tematiche presenti in Qui
Richard McGuire, Walter Siti e Tiziana Lo Porto

Pubblicato per la prima volta su Raw, nel 1989, in una forma di appena 36 tavole che potremmo definire embrionale, Qui viene ripeso e ampliato da McGuire venticinque anni dopo, plasmando un corposo volume nel quale il tempo e lo spazio si sovrappongono e si mescolano, spingendosi al di là di ciò che il Fumetto aveva dimostrato fino a oggi di poter fare. D’altronde McGuire utilizza il solo mezzo attraverso il quale avrebbe potuto dare vita a un’opera di questo tipo, sul piano narrativo e visivo.

Ed è in particolar modo sull’aspetto narrativo del libro che Walter Siti – critico letterario, saggista e vincitore nel 2013 del Premio Strega con il romanzo Resistere non serve a niente – si è soffermato.

«Sebbene la prima cosa che colpisce di questo libro sia il suo grande fascino grafico» ha introdotto Siti «ciò che mi interessa è la storia in esso raccontata, che è quella di un luogo, di un salotto realizzato come lo vediamo nel 1907, e di ciò che c’era prima che esso venisse costruito. L’avere un luogo come protagonista di una storia è un esperimento che in letteratura e nel cinema è già stato compiuto, ma che McGuire eleva all’ennesima potenza, dilatando i tempi narrativi e facendo di questa dilatazione temporale il vero centro di interesse del libro».

Richard McGuire sulla genesi e le tematiche presenti in QuiL’analisi di Siti è proseguita offrendo spunti all’interpretazione più filosofica del lavoro di McGuire, partendo da basi di carattere visivo: «Il modo migliore per approcciarsi a Qui è porre estrema attenzione ai dettagli. Facendolo, il lettore si renderà conto che nella prima tavola, datata 2014, è presente nel salotto una libreria con dei volumi ordinatamente disposti al suo interno e al centro della stanza uno scatolone vuoto, lo stesso scatolone che presumibilmente poco prima conteneva quei libri. Nell’ultima tavola, sempre datata 2014, invece, vediamo una situazione invertita: la libreria è vuota e i libri sono nello scatolone. Così poste, alle due estremità del libro, queste due tavole sembrano significare che la casa, il luogo fisico protagonista dell’intero racconto, si sia rimangiato i libri e li abbia rimessi dentro la scatola, a chiudere una progressione temporale di tipo circolare».

Secondo l’interpretazione del critico, la volontà di McGuire è comunicare la supremazia del Tempo sulla cultura e una sorta di disordine che domina la Storia e il destino dell’umanità: «Sembrerebbe prevalere la concezione postmoderna che nega qualsiasi filosofia della Storia. Eppure, accanto all’apparente incapacità della cultura umana di dominare il Tempo, se ne configura una sola abilità e un solo scopo, quello di celebrare il ricordo di se stessa. Nella penultima tavola vediamo infatti una donna con un libro in mano – una delle molte donne ritratte in questo modo nel corso del racconto – che pronuncia questa battuta: “Ora mi ricordo”».

Ha proseguito Siti: «Ho visto tavole, che tra l’altro mi ricordano molto le opere del pittore statunitense David Salle, in cui sono mostrate scene su piani temporali diversi in cui i protagonisti compiono però azioni fra loro identiche, come ballare, litigare, piangere, e ciò a cui ho pensato è che, infondo, la Storia è immutabile. Questa Storia si dipana però senza una precisa e reale durata, tutto ciò che accade è raccontato per lampi momentanei, come schegge impazzite nel tempo. Le sole cose alla cui crescita si assiste sono gli alberi e i bambini, questi ultimi ritratti in alcune foto di famiglia, ossia le creature più vicine al mondo naturale».

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«Credo» ha chiosato Siti «che questo libro voglia dirci che la Storia non ha una direzione né uno scopo. Ma questa interpretazione non va presa in una dimensione apocalittica e pessimistica, in quanto McGuire offre una chiave di lettura speculare: conoscendo l’ineluttabilità del destino dell’Uomo e il disordine che guida le sue azioni, la casa diventa il rifugio degli affetti, la quotidianità diventa il dove la vita può ritrovare la tenerezza di cui ha bisogno in questo inarrestabile caos».

Prima di passare a una domanda diretta all’autore (e rifacendosi alla battuta della donna con il libro in mano poco prima citata), Siti prende spunto per un ultimo stralcio di analisi del lavoro di Richard McGuire, ossia quella relativa ai dialoghi presenti nel libro: «Mi ha colpito quanto poco in Qui vengano pronunciate delle parole e che la maggioranza di quelle utilizzate alludano al concetto di dimenticanza. Diversi sono i personaggi che tendono a non ricordare qualcosa, a perdere degli oggetti, fino alla donna che vediamo dire “Più vado avanti con la vita e meno so”. È come se McGuire dipingesse un mondo dominato all’amnesia e in cui azioni, talvolta particolarmente violente come omicidi o incendi, e parole pronunciate non sembrano avere alcuna conseguenza nel futuro, almeno quella parte di futuro che nel libro viene descritta».

Richard McGuire sulla genesi e le tematiche presenti in QuiA questo punto la domanda che Walter Siti ha rivolto a McGuire: «Ho notato nel libro una strana asimmetria: andando a ritroso nel tempo si arriva a 3miliardi e 500mila anni fa, quando la Terra era ancora in formazione, e spingendosi più avanti viene mostrato il nostro pianeta nel 22mila d.C., quando una natura lussureggiante ha ripreso pieno possesso dell’ambiente. Il questa estrema dilatazione temporale decine sono le immagini che raccontano il passato dell’umanità, ma vi è solo un piccolo fotogramma – l’immagine di uno schermo televisivo che preannuncia la trasformazione del Sole in una Gigante Rossa – che ne mostra la fine. Qual è il perché di questa scelta?»

La risposta dell’autore, concisa e ironica: «Quando ho iniziato questo libro ho dovuto tenere bene a mente che non stavo scrivendo un libro di Storia, ma che volevo raccontare di piccoli momenti di vita, dando alle piccole cose la dignità dei grandi eventi e, viceversa, alle cose grandi restituire la dimensione della quotidianità. Per questo la fine di tutto è rappresentata come una minuscola immagine su uno schermo televisivo».

Attraverso la successiva domanda di Siti all’autore, si è potuti venire a conoscenza di alcuni dettagli e retroscena poco noti della realizzazione del libro: «In che modo McGuire pensa al tempo?», ha domandato il critico. «In Qui ci sono scene in cui il movimento, come quello di un gatto o una freccia che attraversano la stanza, è rappresentato in modo assai particolare, come per attimi staccati, e mi domando perché McGuire voglia sottolineare questa frammentarietà del tempo e del movimento».

«Penso che questa scelta derivi dal fatto che in passato ho prodotto film di animazione e pertanto tendo a dare molta importanza all’aspetto appunto dell’animazione e del movimento nello spazio» ha spiegato l’autore. «Ad esempio, la sequenza della freccia la mostra attraversare più stanze nelle pagine successive. Oppure la scena dell’uomo che prende in braccio e bacia un bambino… Ecco, quella scena è tratta da un filmato reale della mia famiglia e quell’uomo che vedete è mio padre. Ma nel filmato originale quella sequenza dura pochi istanti, mentre nel mio libro viene rallentata, il tempo si dilata e l’effetto ottenuto è completamente diverso. Direi che infondo è un po’ così che funziona la memoria, ricordando sequenze di singoli eventi, piuttosto che una progressione fluida di momenti».

Richard McGuire sulla genesi e le tematiche presenti in Qui

Ha proseguito McGuire: «Da quanto ho appena detto circa l’utilizzo di un vecchio filmato di famiglia appare chiaro che questo libro, pur non essendo autobiografico, ha molto di autobiografico. Per scegliere un luogo e conferirgli tutta la credibilità necessaria, per esempio, ho scelto la casa nella quale sono cresciuto e per riprodurlo fedelmente ho utilizzato molte fotografie della mia famiglia. In questo racconto c’è la mia famiglia e ci sono persino io che faccio diversi camei in momenti diversi della mia vita, ma, per quanto la componente personale sia molto forte, di base c’è un messaggio universale rivolto a chiunque legga il libro che ho scritto».

Sulla scorta di una domanda rivoltagli da Tiziana Lo Porto – giornalista e autrice con Daniele Marotta di Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald –, McGuire ha ripercorso le tappe che hanno condotto alla genesi di Qui e alle approfondite ricerche svolte sulla storia americana, i nativi e l’ambiente naturale della zona, soprattutto attraverso le cronache giornalistiche e i diari personali che ha potuto consultare durante un periodo di lavoro, grazie a una borsa di ricerca, all’interno della New York Library.

Richard McGuire sulla genesi e le tematiche presenti in Qui«Un libro di questo tipo può essere potenzialmente infinito, avere poche decine di pagine come migliaia», ha spiegato McGuire. «Ma è proprio il libro a dirti in quale direzione andare, quali fili narrativi seguire e quando fermarti. In questo caso, sul piano strutturale, Qui ha molte afferenze con la musica. Mentre lo scrivevo ho iniziato ad appendere le tavole alle pareti del mio studio e ho capito che somigliavano molto a uno spartito ed è stato in quel momento che mi sono reso conto della grande musicalità di quello a cui stavo lavorando, alla presenza di un ritmo e di veri e propri andamenti nella narrazione. Grazie a questa rivelazione ho capito che i grandi temi di cui in partenza avrei voluto scrivere avrebbero appesantito il racconto e ho completamente cambiato direzione».

«Tuttavia non posso dire che questo libro sia finito quando la sua ‘musica’ è finita, perché sento che in effetti non ha una fine, e lo si può vedere soprattutto nella sua versione elettronica, grazie alla quale le scene di cui si compone possono essere continuamente rimescolate sino a ottenere un numero altissimo (e che io non ho mai contato) di combinazioni. In tal senso Qui rispetta a pieno le potenzialità offerte dal suo supporto e questo ricombinarsi dei disegni tira ogni volta fuori dei collegamenti e delle trame che non avevo considerato prima».

Il quesito conclusivo, necessario per meglio comprendere a quali fonti McGuire attinga per la sua ispirazione, è spettato a Lo Porto, che gli ha domandato se si sia sentito influenzato dal lavoro di Chris Ware come quest’ultimo da quello dello stesso autore americano: «A influenzare il mio lavoro sono soprattutto le mie numerose letture sulle teorie quantistiche,» ha confessato McGuire «ma ovviamente il fumetto ha avuto una grandissima importanza nella mia formazione personale. Ricordo di aver seguito una conferenza di Art Spiegelman, molti anni fa, e dalle sue parole, dal mio incontro con lui ho capito che il fumetto è un diagramma narrativo alternativo e ancora del tutto inesplorato. Quella è stata la scintilla da cui tutto è scaturito».

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