Alla ricerca di se stessi con la gatta Brina

Gatti! Giorgio Salati e Christian Cornia ci raccontano dell’avventura di Brina, micetta in bilico tra vita domestica e randagia.

Una gatta d’appartamento, durante una vacanza in campagna dei suoi padroni, scappa dal cottage dove risiedono. Seguendo la voce del suo istinto primordiale, si rifugia nel bosco insieme ad altri gatti randagi e mette in discussione la sua esistenza fino ad allora, cercando di capire quale sia la sua vera natura.

Brina e la banda del sole felino ha la forza della semplicità. evita volutamente di infarcire il suo fumetto di elementi complessi, di spunti inediti o di uno sviluppo sorprendente. Anche in considerazione del target principale della collana che lo ospita (, l’etichetta di dedicata indicativamente ai ragazzini tra i 7 e i 12 anni), lo sceneggiatore punta a scrivere una storia lineare, in cui a farla da padrone sono i sentimenti e i pensieri introspettivi di una micetta nella quale i lettori nella fase della crescita possano rivedersi. Come afferma del resto anche nella nostra intervista, il desiderio di fuga volto alla riscoperta di noi stessi e alla conoscenza del mondo fuori dal comparto domestico è un’inclinazione tipica dell’età puberale e dell’adolescenza, un passaggio quasi obbligato di quella fase della vita, necessario per costruire un mattoncino fondamentale della propria identità.

Alla ricerca di se stessi con la gatta Brina

Brina fa lo stesso: pur essendosi sempre trovata bene con Samuele e Margherita, i suoi padroni, ascolta le sirene di un gattaccio guercio che la pungola, facendola sentire in gabbia. Come Buck di Il richiamo della foresta di Jack London, anche la protagonista di questo fumetto decide di ascoltare la voce istintuale del proprio retaggio selvatico, scambiando il certo per l’incerto, che appare così giusto e irresistibile.
Salati non punta mai il dito, non si mostra critico nei confronti di questa scelta: permette però al lettore di osservare i risvolti, sia positivi che negativi, di questa avventura, e fa comprendere come azioni del genere siano importanti per acquistare piena consapevolezza di sé e del proprio ruolo a ciascun individuo, anche attraverso batoste.

Come detto, nulla di inedito nella letteratura (per immagini o meno) per ragazzi. Per questo, il lettore più “scafato” potrebbe sentirsi poco coinvolto dalla storia, specialmente nella prima parte: ma Salati risolve il problema con didascalie particolarmente ispirate, quasi poetiche – ricordando vagamente l’approccio di Teresa Radice, non a caso citata nei ringraziamenti iniziali insieme a Stefano Turconi – e con una seconda parte che, pur svolgendosi senza sorprese eclatanti, presenta un paio di flashback ben gestiti e situazioni descritte in modo realistico.

Alla ricerca di se stessi con la gatta Brina

L’unica parte realmente debole è quella relativa ai due umani: Sam e Marg rappresentano gli “adulti”, con tutto il loro carico di responsabilità, ansie e sofferenza relative alla perdita. In potenza rappresenterebbero un contraltare importante alle tematiche di Brina, ma il lettore riesce difficilmente a empatizzare con loro, e i pur non pochi momenti a loro dedicati non riescono ad approfondirli come avrebbero meritato.
Il loro distacco rispetto al resto dell’opera sembra evidenziato anche dai disegni di Christian Cornia: il suo tratto cartoon, che negli altri esseri umani che compaiono come personaggi secondari trova sfogo in character design volutamente eccessivi e quindi interessanti, non rende particolarmente intrigante l’aspetto dei padroni di Brina, che appaiono poco più che stilizzati e con forme piuttosto rigide, quasi poco amalgamati con il resto del disegno e privi di dinamismo nei movimenti.

Per quanto riguarda però gli ambienti e la rappresentazione dei vari gatti protagonisti della vicenda, Cornia trova una sintesi piacevole e apprezzabile tra uno stile comico e uno più vicino al reale. Brina e gli altri non saranno realistici, come aspetto, ma le proporzioni sono reali, il loro modo di muoversi anche, e tutto questo ci restituisce un’immagine credibile delle loro azioni. Quando si tratta però di focalizzarsi sul loro sguardo, sugli occhi e sulle zampe, ecco che emerge l’approccio cartoonesco, ottimo nel conferire umanità e empatia ai felini, costituendo quindi un passaggio necessario e riuscito per trasmettere al lettore quanto espresso dallo sceneggiatore nel racconto.

Alla ricerca di se stessi con la gatta Brina

Gli sfondi sono spesso semplici, specialmente nella raffigurazione degli edifici dove le forme sono squadrate, ma il segno contribuisce in questo modo a creare l’atmosfera, in contrasto con l’ambientazione del bosco che, tra abeti e montagne, restituisce uno scenario più armonico e morbido nelle linee. I colori, curati sempre da Cornia con l’assistenza di Erika Turbati, aiutano efficacemente a immergersi nelle tavole, giocando spesso con le ombre e con alcuni effetti di luce.
 
Il volume si chiude con una sintesi della storia in forma di poesia e con gli omaggi di alcuni disegnatori amici degli autori, che danno la loro personale visione di Brina e delle atmosfere del fumetto.
Brina e la banda del sole felino è un libro che ha sicuramente il pregio di attrarre in modo
intelligente i ragazzini: la componente felina non è usata in modo ruffiano, ma certamente ha quella dose di tenerezza in grado di attirare l’attenzione, soprattutto grazie ai disegni. Il valore dell’opera si rivela però nello svolgimento, semplice e molto sentito: una fiaba moderna capace di parlare in modo diverso, ma sempre efficace, a diverse età e di offrire quindi una buona gamma di emozioni.

Abbiamo parlato di:
Brina e la banda del sole felino
Tunué Tipitondi, marzo 2017
Giorgio Salati, Christian Cornia, Erika Turbati
96 pagine, brossurato, colori – 14,90 €
ISBN: 9788867901494

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