Recuperi e valorizzazioni:Tintin nel paese dell’oro nero

Tintin va nel paese dell'oro nero e indaga sul sabotaggio di pozzi petroliferi: nel 1950 era la Palestina, nel 1970 un generico Medio Oriente.

Recuperi e valorizzazioni:Tintin nel paese dell'oro nero nel paese dell’oro nero ha una vicenda editoriale particolarmente interessante: iniziò a pubblicarne le prime tavole su Le Petit Vingtieme, subito dopo la conclusione de L’isola nera. L’occupazione nazista del Belgio spinse però l’autore ad abbandonare il racconto, che rimase incompiuto, e a lavorare a una nuova avventura: La stella misteriosa.

L’abbandono nel 1940 della pubblicazione de Il paese dell’oro nero si rese inevitabile per il semplice fatto che l’intreccio originario metteva in scena, come già ne L’isola nera, un complotto ad opera della Germania nazista, stavolta mirante a impadronirsi dei giacimenti di petrolio medio orientali.

Al momento della sospensione, l’intreccio era ormai giunto in una fase molto avanzata – il confronto nel deserto fra Tintin e il villain tedesco Muller corrispondente alle attuali pagine 27-28 -, con uno scenario ben definito, che ne rendeva impossibile un eventuale adattamento alle nuove condizioni politiche. Ripreso nel 1948 per il Journal Tintin, Hergé la conclude nel 1950 e la licenzia in volume per Casterman. Nel 1971, preparando l’edizione inglese, l’editore Methuen richiede alcune modifiche che, come gia nel caso de L’isola nera, autore ed editore accolgono, realizzando l’edizione che da allora Casterman manterrà in catalogo come quella standard.

Hergé, Tintin e il mondo intorno

Recuperi e valorizzazioni:Tintin nel paese dell'oro nero
TIntin nel paese dell’oro nero: già nella versione per il Petit VIngtieme lo scenario è quello ad altissima tensione della Palestina sotto mandato britannico.

Hergé ha sempre amato inserire le avventure di Tintin nella cronaca e racconti come Il loto blu e L’isola nera devono molta della loro capacità di suggestione proprio a questo intrecciare eventi reali e invenzione fantastica. Scorrendo la cronologia della saga, è forte addirittura la tentazione di legare l’evoluzione della scrittura di Hergé alla padronanza del confronto fra quelle componenti.

La stessa vocazione originaria di Tintin come reporter è funzionale alla sfida di raccontare qualcosa del mondo ai lettori bambini, alla ricerca di un equilibrio fra i vari ingredienti (comicità, avventura, malvagità, crimine, eccetera) che determini un racconto alla loro portata.

Quando Hergé accentua la componente avventurosa e il distacco dal reale (da Il granchio d’oro a Il tempio del Sole), è immediato ricondurre la scelta al vincolo esterno creato dall’occupazione nazista. In quella temperie, l’intrattenimento fu luogo franco non solo per i lettori ma anche per l’autore, che, se con i suoi primi racconti aveva mostrato di condividere molti stereotipi del tempo, altrettanto chiaramente aveva dimostrato e trasmesso una netta avversità verso il nazismo, il fascismo e l’imperialismo nipponico.

Un (ri)adattamento debole

Un vincolo esterno, legato alla cronaca politica, fu alla base anche dell’adattamento del 1971, dal quale Il paese dell’oro nero uscì purtroppo indebolito rispetto alla versione del 1950. Hergé aveva ambientato la vicenda originaria in Palestina, nel contesto della lotta fra milizie e organizzazioni arabe ed ebraiche per il controllo dei territori sotto amministrazione britannica. Trame politiche ed economiche erano strettamente intrecciate e Tintin era coinvolto in questo scontro di poteri complesso e non convenzionale con vaste risonanze culturali e storiche che si articolava in manovre diplomatiche, attentati, agguati nelle vie cittadine, sabotaggi e corruzione.

Le richieste dell’editore inglese Methuen indussero l’autore a rimuovere qualsiasi allusione al mandato britannico e alla lotta arabo-ebraica, ormai divenuto conflitto cronico fra Israele, organizzazioni palestinesi e nazioni arabe. Il risultato è che lo scenario perde identità e sfuma in un generico medio oriente percorso da bande di avventurieri e compagnie petrolifere, replicando di fatto la dinamica messa in scena ne L’orecchio spezzato.

Estrusa dalla cronaca, l’avventura diventa quasi uno stereotipo, un caso di regressione, poiché paradossalmente ci troviamo più vicini a Tintin in America che a L’isola nera o a Il iempio del Sole.
Naturalmente, come già per L’isola nera, Casterman ha nel tempo reso disponibile anche l’edizione in volume del 1950.

Recuperi e valorizzazioni:Tintin nel paese dell'oro nero
In Tintin nel paese ell’oro nero compare un altro bambino: Abdallah. Ma stavolta è la classica peste irrimedibile.

Tracce del tempo andato

Recuperi e valorizzazioni:Tintin nel paese dell'oro nero
Il tormentone di Haddock è anche un buon sunto della vicenda editoriale di Tintin nel paese dell’oro nero.

A testimoniare platealmente l’origine de Il paese dell’oro nero stanno i ruoli di molti personaggi: il Capitano Haddock e il Professor Girasole sono di fatto assenti dal cuore dell’intreccio. Il Capitano ha un rapido inserto iniziale per poi ricomparire nella parte finale. Il suo intervento rimane non solo non spiegato, ma Hergé costruisce un tormentone sui tentativi di spiegarlo e l’incipit ricorrente di Haddock – “È molto semplice, e anche molto complicato” – si guadagna un posto fra le frasi più rimarchevoli dell’intera serie. Da parte sua, il Professor Girasole compare solo in uno scambio epistolare.

Al contrario, la coppia Dupond e Dupont trova in questa avventura un grande spazio: le scene comiche che animano sono probabilmente le (loro) migliori di tutta la serie. La sequenza iniziale delle loro disavventure automobilistiche, che sfociano in una pseudo indagine, risulta un’introduzione molto più efficace di tante altre in carico al protagonista e le loro disavventure nel deserto finiscono per costruire un vero e proprio spazio “altro”, un racconto nel racconto esilarante che la coppia attraversa con aplomb imperturbabile, confrontandosi con una natura che, per quanto spietata, non riesce a imporre su di essi il proprio dominio.

È forse nel timore che una coppia così artisticamente in forma rubi la scena all’intreccio principale che a un certo punto Tintin chiede all’emiro Aliq Ihr Ish di trattarli con tutti i riguardi, ma di non farli uscire dal suo palazzo.

La vicenda editoriale di Tintin nel paese dell’oro nero è anche il tema valorizzato dalla prefazione di Jean-Marie Embs e Philippe Mellot, con la collaborazione di Philippe Goddin, non solo attraverso la proposta di disegni, tavole e copertine delle diverse vite del racconto, ma anche nelle schede dei personaggi.

Abbiamo parlato di:
Tintin il paese dell’oro nero
Hergé
Traduzione di Giovanni Zucca
In allegato a La Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera, Aprile 2017
45+62 pagine, cartonato, colori – 7,99 €
ISBN: 977203975726270015

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